The Hour of God 7

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The Hour of God 7

Sri Aurobindo (parte settima)

Brani da: (parte settima)

da: Esonet La Tradizione Iniziatica tra Oriente e Occidente www.esonet.org

L’EVOLUZIONE DELLA COSCIENZA

Tutta la vita è uno stadio, una manifestazione, dell’evoluzione progressiva dello Spirito
che si dischiude e si rivela dopo essersi involuto nella Materia e che sta lavorando
per manifestarsi in quella sostanza recalcitrante. Questo è il vero segreto della vita
terrestre. Non dobbiamo però cercare la chiave per svelare il segreto nella vita o nel
corpo; il geroglifico non è nell’embrione o nell’organismo, puri mezzi fisici: l’unico
mistero significativo dell’universo è l’ apparizione e lo sviluppo di una coscienza
nell’enorme muta ottusità della Materia. L’emergere della Coscienza da quella che poteva
sembrare inizialmente un’Incoscienza, ma si trattava solo apparentemente di incoscienza perché
la coscienza è sempre esistita in forma mascherata e latente, poiché l’incoscienza della
Materia non è altro che coscienza imbavagliata, la lotta che la Materia compie per
ritrovarsi, per raggiungere la completezza che le è propria, per ritrovare la perfezione, la gioia,
la luce, la forza, la regalità, l’armonia, la libertà, tale è il miracolo continuo e naturale, il
fenomeno onnicomprensivo di cui siamo al tempo stesso osservatori e parti coinvolte, strumenti e veicoli.

La Coscienza, l’Essere, il Potere, la Gioia erano qui fin dall’inizio, profondamente
imprigionati nella propria apparente negazione, in questa notte primigenia, nell’oscurità e
nell’ ignoranza della Natura materiale. Ciò che è, ed è sempre stato, libero, perfetto,
eterno ed infinito, Ciò che è il tutto, Ciò che chiamiamo Dio, Brahman, Spirito, si è
rinchiuso nei propri opposti. L’Onnisciente è sprofondato nell’Ignoranza, la Coscienza Pura
si è mutata in Incoscienza, l’Eterna Saggezza è divenuta Ignoranza perpetua. L’Onnipotente
si è rivestito di un’Inerzia cosmica che crea per mezzo della disintegrazione; l’Infinito si
manifesta in una frammentazione illimitata; la Pienezza della Gioia si è ammantata di
un’enorme insensibilità per superare la quale lotta attraverso il dolore, la fame, il
desiderio e la sofferenza. In qualunque altro luogo il Divino è; qui nella vita fisica,
nell’oscuro mondo materiale sembra quasi che il Divino non sia un essere ma soltanto un divenire.

Theos ouk estin alla gignetai. Il divenire, l’emergere graduale del Divino dai suoi
opposti fenomenici è il significato ed il fine dell’evoluzione terrestre. L’essenza
dell’evoluzione non è lo sviluppo di un corpo sempre più organizzato, o di una vita sempre
più efficiente, essendo questi soltanto strumenti e fenomeni esteriori. L’evoluzione è la
lotta che la Coscienza addormentata nella Materia compie per risvegliarsi e ritrovare la
propria libertà, per riconquistare se stessa e tutte le proprie possibilità, le più
estreme, le più ampie, le più vaste e le più elevate. L’evoluzione è l’emancipazione di
un’ Anima che si rivela a Se stessa, nascosta nelle Forme e nelle Forze, è il lento
divenire di una Divinità, la crescita di uno Spirito. L’uomo mentale non è la meta ed il fine di
tale evoluzione, né il suo valore globale o il suo significato ultimo e più elevato;
egli è ancora troppo piccolo ed imperfetto per essere il coronamento di questo potente
travaglio della Natura. L’uomo non è il fine; è soltanto un termine intermedio, un essere
di transizione, uno strumento intermedio dell’evoluzione. La natura dell’evoluzione e la
posizione intermedia dell’uomo non sono immediatamente evidenti; ad un osservatore esterno
può sembrare che l’evoluzione, almeno quella fisica, sia finita molto tempo fa,
producendo l’uomo come suo misero risultato migliore, e che non possano apparire nuovi
esseri o creazioni superiori. Ma tutto ciò ci sembra vero finché guardiamo solo alle forme
esteriori e non prestiamo attenzione all’intimo significato dell’intero processo. La
materia, il corpo, la vita sono i fondamenti necessari al lavoro che doveva essere fatto.

Non nascono nuove forme di vita perché la Forza Evolutiva non si occupa ora, o almeno
non in modo preponderante, di far evolvere nuovi esseri, ma piuttosto nuovi poteri di
coscienza. Creando un corpo eretto e capace di pensare, di progettare, di interrogare se
stesso ed il mondo, di agire coscientemente su se stesso e sulle cose, la Natura, il
Potere Divino, ha raggiunto ciò che il Suo fine segreto richiedeva; relegando ogni altra
cosa nella sfera dei movimenti secondari, si è indirizzata verso il suo scopo a lungo celato e verso le sue forze più elevate.

Tutto fino a quel momento è stato una lunga preparazione estremamente lenta; comunque in
tutto questo lavoro lo sviluppo della coscienza che giunge nell’uomo al punto cruciale di svolta
è rimasto celato nella Natura come suo unico vero scopo. Questa lenta preparazione ha
richiesto eoni e spazi infiniti nei quali pareva non esistere altro fine; il vero scopo ci si
presenta, almeno quando guardiamo con l’occhio esterno della ragione, come un evento accidentale
avvenuto quasi alla fine, in un attimo brevissimo, in un piccolissimo angolo insignificante di una
delle più piccole regioni di uno tra i tanti, infiniti universi. Potremmo comunque rispondere che il
tempo e lo spazio non hanno alcuna importanza per l’Infinito e l’Eterno; per Quello non è uno
spreco di energia come lo sarebbe per le nostre brevi esistenze limitate dalla morte lavorare
miliardi di anni per sbocciare solo per un istante. Ma il paradosso è solo apparente perché la
storia della nostra terra non è l’intera storia dell’evoluzione altre terre esistono altrove, e
anche qui sul nostro pianeta sono esistiti molti cicli prima di noi e molti ne
verranno. La Natura ha lavorato innumerevoli milioni di anni per creare un universo
materiale di soli ardenti e di sistemi planetari; per un numero minore ma sempre enorme di milioni
di anni si è degnata di rendere la terra un pianeta abitabile. Per tutto quel tempo incalcolabile
era o sembrava occupata solo con l’evoluzione della Materia; la vita e la mente era tenute segrete
in un’apparente non esistenza. Ma venne il tempo in cui la vita poteva avere una
possibilità di manifestarsi: la vibrazione nel metallo, la crescita, lo sforzo, lo strattone
e la tensione verso l’esterno della pianta, una forza e una sensibilità istintiva, un
miscuglio di gioia e dolore, fame, emozione, paura e lotta nell’animale, una prima coscienza organizzata, l’inizio del miracolo a lungo atteso.

Da allora la Natura non si occupò più esclusivamente della Materia in quanto tale, ma della
materia palpitante, del plasma utile per l’espressione della vita; l’evoluzione della vita
divenne il suo unico scopo. E lentamente anche la mente iniziò a manifestarsi nella
vita, una mente dominata dall’emozione e capace di pensieri e progetti molto rudimentali
nell’animale, un apparato totalmente organizzato nell’uomo, un essere mentale in via di
sviluppo seppure ancora imperfetto, Manu, la creatura capace di pensare, progettare, aspirare, già dotata di autocoscienza.

E da quel momento in poi la splendida preoccupazione della Natura, la sua grandiosa
scommessa è stata lo sviluppo della mente e non un cambiamento radicale della vita. Il
corpo pareva non evolvere oltre; la vita stessa nei suoi cicli evolveva solo quel tanto che
serviva per l’espressione della Mente che si elevava ed espandeva il proprio potere nel corpo
vivente; un’evoluzione celata ed interiore divenne da quel momento la più grande passione
della Natura ed il suo unico fine. Se la Mente fosse tutto ciò che la coscienza è in grado di
ottenere, se fosse la Divinità segreta, se non vi fosse nulla di più elevato, di più vasto,
di più miracoloso, l’uomo potrebbe essere lasciato a perfezionare la propria mente ed a
completare il proprio essere, e niente oltre a questo sarebbe necessario, niente di più
per raggiungere la sommità della coscienza, per portarla all’estrema vastità e per tuffarsi
nelle sue insondabili profondità. Perfezionando se stesso l’uomo porterebbe a compimento
la Natura. L’evoluzione terminerebbe in un UomoDio, coronamento dei cicli terrestri. Ma la
Mente non è tutto, perché oltre la mente c’è una coscienza più grande, esistono una
supermente ed uno spirito. Come la Natura ha lavorato nell’animale, l’essere vitale, per
giungere a manifestare l’uomo, Manu, il pensatore, così sta lavorando nell’uomo, l’essere
mentale, per riuscire a manifestare una divinità spirituale e supermentale, il Veggente
consapovole della verità, colui che conosce per identità, il Trascendentale e l’Universale
incarnati nella natura individuale. Dalla zolla, al metallo, alla pianta, dalla pianta
all’animale, dall’animale all’uomo, fin qui ha compiuto il suo viaggio; un enorme sforzo ed un
balzo stupefacente l’attendono ancora. Come è già passata dalla materia alla vita e dalla
vita alla mente, così ora deve passare dalla mente alla supermente, dall’uomo al
superuomo; questo è il golfo sul quale deve gettare un ponte, il miracolo supremo che deve
compiere prima di poter smettere di lottare e di aspirare, per esistere nella radiosità di
quella coscienza suprema, glorificata, trasfigurata e paga del proprio lavoro. Il subumano
era un tempo il suo vertice supremo, l’umano che lo ha sostituito sfida ora il Tempo,
ma, scopo e meta del futuro, il supermentale, il superuomo attendono di manifestarsi, una gloria di là da venire attende di essere raggiunta.

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Esonet La Tradizione Iniziatica tra Oriente e Occidente http://www.esonet.org

IL SENTIERO

Lo Yoga supermentale è al tempo stesso un’ascesa verso Dio e una discesa della Divinità
nella natura incarnata. L’ascesa si può ottenere soltanto con l’aspirazione dell’anima, della
mente, del vitale e del corpo, un’aspirazione potente e totale verso l’elevazione; la
discesa avviene solo quando l’ intero essere invoca con tutto sé stesso il Divino inf inito
ed eterno. Se l’invocazione e l’aspirazione esistono o nascono e crescono fino ad
impossessarsi dell’intera natura, allora e solo allora sono possibili l’elevazione e la
trasformazione sovramentali. L’invocazione e l’aspirazione sono solo requisiti di base;
devono esserci anche come loro conseguenza un’ apertura dell’intero essere al Divino ed una resa
totale. L’apertura è un allargarsi dell’intera natura a tutti i livelli ed in tutte le sue parti per
accogliere in se stessa senza alcun limite la più vasta Coscienza divina, Coscienza che
già sovrasta, sostiene ed ingloba l’esistenza mortale e semicosciente. Nel ricevere non ci deve
essere alcuna incapacità di contenere, nessuna incrinatura del sistema, della mente, del
vitale, dei nervi e del corpo a seguito dello stress indotto dalla trasformazione.

E’ necessaria una ricettività infinita, una capacità crescente di sopportare l’azione della
Forza divina sempre più insistente e forte. Senza tutto ciò non è possibile fare nulla di grande e
duraturo; lo Yoga sfocerà in una rottura, in un rallentamento inerte o in un arresto
invalidante e disastroso di un processo che deve essere assoluto ed integrale per non
fallire. Ma dato che nessun sistema umano dispone di una ricettività infinita e di una
capacità infallibile, lo Yoga supermentale può avere successo solo se la discesa della Forza
Divina aumenta il potere personale e pareggia la forza dell’essere che riceve con la Forza che
scende dall’alto per agire sulla natura di colui che riceve. Ciò è possibile solo se da parte
nostra c’è un abbandono progressivo dell’essere nelle mani del Divino; è necessario un
assenso totale ed immancabile, una volontà coraggiosa di lasciare che il Potere Divino
faccia in noi tutto ciò che è necessario per il lavoro da compiere. L’ uomo non può
con il suo solo sforzo superare la propria umanità; l’essere mentale non può da solo,
senza alcun aiuto, divenire lo spirito supermentale. Solo la discesa della Natura Divina
può divinizzare il ricettacolo umano, perché i poteri della nostra mente, del vitale e del corpo
sono costretti dai loro limiti e per quanto possano innalzarsi o espandersi non possono oltrepassare
i limiti naturali. Ad ogni modo, l’uomo mentale può aprirsi a ciò che lo trascende ed invocare la
discesa della Luce, della Verità e del Potere supermentali perché compiamo in lui ciò
che la mente non può fare. Se la mente non può da sola superare se stessa, la
supermente può discendere e trasformarla a propria immagine. E deve trattarsi di un abbandono
ed un’apertura diretti unicamente verso il Divino e non verso qualcos’altro. Infatti è
possibile per una mente ottusa o per un vitale impuro arrendersi a forze ostili e
antidivine scambiandole per il Divino. Non c’è errore più catastrofico. Perciò il nostro abbandono
non deve essere passività cieca ed inerte a qualunque influenza, ma una resa sincera, cosciente,
vigile e rivolta all’Uno ed al Supremo soltanto. L’abbandono del proprio essere alla Madre infinita
e divina, per quanto difficoltoso, rimane l’unico nostro mezzo efficace ed il solo rifugio sicuro.

Abbandonarci a Lei significa che la nostra natura deve divenire un suo strumento e l’anima simile ad un bimbo tra le braccia della Madre.

NOTE AL TESTO

I brani raccolti in questo libro furono scritti da Sri Aurobindo tra il 1910 ed il 1940. Nessuno di
essi venne pubblicato mentre egli era ancora in vita e nessuno subì la revisione finale a cui
sottopose le sue opere maggiori. La maggior parte dei brani vennero inizialmente stampati su
diverse pubblicazioni dell’ Ashram ed in seguito nelle diverse edizioni di The Hour of God,
la prima delle quali risale al 1959. I saggi ed i diagrammi qui pubblicati sono solo una
selezione tra le molte opere di prosa prodotte da Sri Aurobindo a Pondicherry tra il 1910 ed il
1950. Quelli scelti sono i più completi e chiari tra i suoi scritti in prosa pubblicati postumi. I
brani qui riuniti non sono mai stati considerati da Sri Aurobindo parti di un’unica
opera. Alcuni furono scritti a gruppi di due, tre o quattro ma molti sono brani separati
senza alcuna relazione tra loro. Il lavoro di selezione e di arrangiamento è stato
svolto dagli editori. Nel riunire i brani sono stati considerati tre fattori, la relazione fisica
(ricavabile dai manoscritti), quella tematica e stilistica e quella cronologica. I brani scritti
sullo stesso taccuino sono stati stampati assieme rispettando l’ordine in cui comparivano.
Come nelle precedenti edizioni di The Hour of God, i brani sono stati raggruppati in
categorie tematiche: lo Yoga, l’Uomo ed il Superuomo (l’Evoluzione), ecc. Tali categorie sono
sufficientemente consistenti da un punto di vista cronologico, da permetterci di considerare
tutte le sezioni tranne la prima come un singolo periodo temporale e da consentirci di
disporre tutte le sezioni eccetto la prima nel naturale ordine cronologico dalla più remota alla più recente.

PRIMA SEZIONE : L’ ORA DI DIO

I tre brani di questa sezione sono stati raggruppati perché l’argomento trattato e lo stile li
rendono adatti come pezzi introduttivi. Non sono tra loro in relazione fisica, né appartengono
allo stesso periodo, ma condividono il tono del discorso e l’uso della seconda persona
singolare per rivolgersi al lettore. L’Ora di Dio. Risale molto probabilmente al 1918, o al massimo ad uno o due anni dopo.

Un testo incompleto venne pubblicato sotto forma di “messaggio darshan” dell’Ashram nell’agosto
del 1954. Il testo completo uscì sul numero del novembre 1979 del Bulletin of Sri
Aurobindo International Centre of Education. La Legge del Sentiero. Brano scritto intorno
al 1927 e pubblicato per la prima volta nel Bulletin dell’Aprile 1951. Nel manoscritto è privo di
titolo; gli editori hanno usato una parte dell’ultima frase come titolo. Nelle precedenti
edizioni il brano era intitolato “The Way” (la Via, il Sentiero). Il Superuomo Divino.
Scritto intorno al 1918 (come l’Ora di Dio) questo saggio potrebbe essere stato concepito
per far parte della rivista mensile Arya, pubblicata da Sri Aurobindo a quell’epoca. Venne pubblicato per la prima volta nel Bulletin dell’Aprile 1951.

SECONDA SEZIONE : SULLO YOGA

I nove brani di questa sezione, accomunati dall’argomento che trattato, formano un preciso
insieme cronologico; infatti furono scritti tutti intorno al 1913. Certezze. Non è possibile
risalire con certezza alla data di questo brano, ma sicuramente fu scritto durante i primi
anni di permanenza di Sri Aurobindo a Pondicherry, dal 1910 al 1914. Si può
ulteriormente restringere senza tema di errore l’intervallo temporale dal 1911 al 1913. Venne
pubblicato per la prima volta in The Advent del Febbraio 1957. La frase finale compare in
sanscrito nel testo inglese ed è una citazione tratta dalla Bhagavad Gita (4.11).
Concetti e Definizioni Iniziali. Il taccuino nel quale fu scritto questo brano,
probabilmente nel 1913, riporta due titoli: “Cenni sullo Yoga” e “La Psicologia dello
Yoga”. Concetti e Definizioni Iniziali è l’unico brano completo del taccuino. Venne pubblicato per
la prima volta in The Advent del Novembre 1951. Lo Scopo del Nostro Yoga. Brano rinvenuto nel
taccuino che conteneva anche i due brani seguenti. Fu scritto dopo di essi, ma
probabilmente nello stesso anno, nel 1913. Nel manoscritto è privo di titolo. Il Grande
Intento dello Yoga. Parabrahman, Mukti ed i Sistemi di Pensiero Umani. Vennero scritti
insieme nell’ordine in cui appaiono, quasi certamente nel 1913. Nel manoscritto hanno i medesimi
titoli e sono etichettati con i numeri “I” e “II”. Un terzo brano, incompleto e privo di
titolo, escluso da questa edizione, compare di seguito nello stesso taccuino. I tre brani
vennero pubblicati per la prima volta nel “The Advent” dell’Aprile 1954 con il titolo di “Purna
Yoga”.Il Fine Evolutivo dello Yoga. La Pienezza dello Yoga nel Limite. La Natura. Maya
Questi quattro brani compaiono nell’ordine sul medesimo taccuino, scritti probabilmente nel 1913.
Sulla copertina del taccuino compare “Natural and Supernatural Man” (L’Uomo Naturale e
Soprannaturale). Tale avrebbe dovuto essere il titolo di un libro contenente questi ed
altri brani. I quattro brani apparvero per la prima volta nel numero dell’Aprile 1981 del “Sri Aurobindo: Archives and Research”.

TERZA SEZIONE: L’ASSOLUTO E LA MANIFESTAZIONE

Tutti i pezzi risalgono al 1926 o 1927, tranne gli ultimi due diagrammi che sono di epoca
posteriore. Tutti pezzi del 1926 o 1927 tranne uno appartengono allo stesso taccuino. Om Tat Sat.
Forse queste tre parole scritte all’inizio del pezzo non erano necessariamente il titolo.
Pubblicato per la prima volta nel Bullettin dell’ Aprile 1976. LA Mahasakti Suprema.
Sotto questo titolo sono stati riuniti tre pezzi correlati per argomento, appartenenti
allo stesso taccuino in cui compaiono nell’ordine. Dato però che tra un pezzo e l’altro
compariva del materiale non attinente, i tre brani sono stati separati da asterischi. Gli
ultimi due brani furono pubblicati per la prima volta nel Bullettin dell’ Aprile 1976; il
primo compare qui per la prima volta. Al tema del primo pezzo si allude in “Om Tat Sat”. Le
parole sanscrite, scritte in devanagari, possono essere traslitterate come segue:

mayobhuhradha mahamaya, paraprakrti La prima parola è un termine Vedico che significa
“creatore di gioia”. Radha è la “personificazione dell’ amore assoluto per il Divino” (vedi
Letters on Yoga, p.796). Gli ultimi due termini sono definiti nel glossario. Forse Sri Aurobindo
intendeva scrivere un terzo insieme di parole sanscrite ma non lo fece mai.

Nel terzo pezzo le parole sanscrite, scritte in devanagari, possono essere traslitterate come
segue Satyam rtam brhat e trih sapta parama padani matuh. La prima frase è definita nel glossario;
la seconda significa “i triplici sette piani (letteralmente, “impronte”) della Madre”. I
Sette Soli della Supermente. Pubblicato per la prima volta nella prima edizione di “The
hour of God (1959). I Sette Centri della Vita. Pubblicato per la prima volta nel Bullettin dell’Aprile 1976.

L’Assoluto Supremo Contenuto in Se Stesso. La Manifestazione. Il primo potrebbe non essere un
titolo ma solo l’intestazione del diagramma. Pubblicati per la prima volta in Mother India
del Dicembre 1953 sotto il titolo di “The Divine Plan” (Il Piano Divino). La Scala della
Coscienza. Le Gradazioni dalla Sovramente (Overmind) alla Mente. Questi diagrammi risalgono
al 1931. Dovevano far parte di una lettera in cui Sri Aurobindo rispondeva alle domande di
un discepolo che chiedeva chiarimenti su ” systems of spiritual and occult knowledge
(sistemi di conoscenza spirituale ed occulta)” ognuno dei quali “constructs its own
schema (costruisce il proprio schema)”. Le frasi tra virgolette sono tratte dalla risposta
che Sri Aurobindo inviò al discepolo (pubblicata in Letters on Yoga, pp. 24951). I
diagrammi non furono mai spediti e vennero pubblicati nella prima edizione di “The hour of
God (1959). La Madre affermò in una delle sue conversazioni che Sri Aurobindo doveva aver steso quei diagrammi quasi per scherzo.

QUARTA SEZIONE: L’ UOMO ED IL SUPERUOMO

Bozze dei primi due pezzi risalgono quasi certamente al 1927. Le versioni qui riportate
appartengono ad un unico taccuino e sono state scritte intorno al 1930. Gli altri due
pezzi risalgono allo stesso periodo. L’Uomo e la Supermente. Esistono numerose bozze di questo
brano e di brani affini per tematica. La prima bozza risale 1927 circa. La seconda,
scritta poco dopo, venne pubblicata, arricchita di passaggi correlati, sotto il titolo di “Man
A Transational Being (L’uomo un Essere Transizione)” nel Bulletin dell’Agosto 1951. Tra detta
bozza e quella pubblicata in questo libro ne esiste un’ altra, probabilmente dei primi
anni ’30, pubblicata nel Bulletin dell’Agosto 1976. L’Involuzione e L’Evoluzione della Divinità.
Una prima bozza di questo brano, risalente al 1927, venne pubblicata, sotto il titolo di
” Evolution (Evoluzione)” nel Bulletin del Novembre 1951. L’attuale bozza, probabilmente dei
primi anni ’30 (appare nello stesso taccuino di “Man and Supermind (L’uomo e la
Supermente)”), venne pubblicata per la prima volta nel Bulletin dell’Agosto 1976.

L’Evoluzione della Coscienza. Appartiene allo stesso taccuino ed allo stesso periodo,
intorno al 1930, dei due brani precedenti. Venne pubblicato per la prima volta nel Bulletin
dell’Agosto 1976 come il primo di due brani dal titolo “Evolution (Evoluzione). Nel presente
libro il pezzo, privo di titolo nel manoscritto, è stato intitolato “The Evolution of
Consciousness (L’Evoluzione della Coscienza). Il Sentiero. E’ uno dei molti pezzi scritti intorno
al 1930 sullo Yoga Sovramentale. Tre di tali pezzi vennero pubblicati sotto il titolo di
“The Supramental Yoga” nel numero del Novembre 1955 di The Advent. Il pezzo qui riportato è il più completo e l’unico provvisto di titolo nel manoscritto.

GLOSSARIO DEI TERMINI SANSCRITI

adhama: inferiore, più basso. aditi: la Madre degli Dei ; la coscienza forza indivisibile
del Supremo; Natura suprema o coscienza infinita. advaitin (Adwaitin): monista Vedantino. adya
mahasakti: la mahasakti originaria. adya sakti: potere originario; la Madre trascendente. ahamkara:
senso egoico; il principio di divisione che porta alla formazione dell’ego. ajna cakra:
centro (cakra) tra le sopracciglia , che governa la mente dinamica, la volontà, la
visione, le formazioni mentali (forme pensiero). amrtam: Immortalità. anahata: il loto del
cuore, il centro (cakra) che governa la emotiva ed il mentale vitale. ananda: gioia,
beatitudine, delizia, estasi spirituale; il principio essenziale della delizia, un gioire di
sé che è la reale natura dell’esistenza trascendente ed infinita. anandaghanaloka: mondo di
beatitudine densa. anandaloka: mondo di beatitudine. annam: materia. apara Maya: maya inferiore.
aparardha: l’emisfero inferiore (dell’esistenza nel mondo). asat: nonessere, nonesistenza, nulla.
atman: sé; spirito; la natura originaria ed essenziale della nostra esistenza. AUM: vedi om. avatara
(Avatar): discesa (della Divinità nell’uomo); Incarnazione. avidya: lIgnoranza; la coscienza
relativa e molteplice. avyakrta prakrti (Ayakrita Prakriti): natura indifferenziata. avyakta: non
manifestato; non rivelato. avyakta paratpara: il supremo dei Supremi non manifestato. Ayodhya: regno
governato da Dasaratha ed in seguito da suo figlio Rama. bhur: il mondo materiale. bhuvar: il mondo
vitale. brahman: la Realtà; l’Eterno; l’Assoluto; lo Spirito, l’Uno oltre il quale nulla esiste.
caitanyaloka: mondo di coscienza. cakra : centro sottile, ganglio nel sistema nervoso. cidatman: Sé
di coscienza. Cidghanaloka: mondo di coscienza densa. cit : coscienza, il principio della coscienza
pura. citsakti : Coscienzaforza; l’Energia Divina. cittapas : Coscienzaforza; pura energia di
coscienza. dharma: legge dell’essere; dovere. esa suptesu jagarti : ciò che veglia nei dormienti
(Katha Upanishad 2.2.8). gati: stato dell’anima naturale; stato finale del divenire. guru: maestro
spirituale; guida. guru: maestro spirituale; guida. Isvari: Colei che ha padronanza; La Madre che
regola. Jana: la gioia che partorisce la vita ed il mondo; il mondo della gioia creatrice
dell’esistenza (nel senso di janaloka). Jivanmukta: uomo liberato vivente. Jivanmukti: liberazione
durante la vita. janasakti : potere di conoscenza. Kali :la Madre divina nel suo aspetto terribile
di distruttrice di demoni. Kriyasakti: potere di operare ed agire. Krsna (Krishna): il Signore di
ananda, amore e bhakti (devozione). Kuvera: dio della ricchezza. Lanka (Lanca): l’isola regno di
Ravana, capo dei demoni, dove tenne prigioniera Sita dopo averla rapita. lila: gioco; gioco cosmico.
lilamaya: giocoso; tipico del gioco cosmico (lila). madhyama: intermedio. mahad brahma: il grande
Brahman; la Verità e la Vastità Divina. mahamaya: la grande maya. mahar, mahas: il grande mondo, il
mondo della Verità; il supermentale. mahati vinastih: la grande perdizione. (Kena Upanishad 2.5).
mahimanam asya: la Sua grandezza. manas: mente sensoriale; mente. manipura: il centro (cakra)
dell’ombelico, centro della forza vitale che governa il vitale propriamente detto. manomayah
pranasariraneta : l’Essere mentale, signore della vita e del corpo. (Mundaka Upanishad
2.2.8). manu: essere mentale. maya: originariamente rappresentava nei Veda la conoscenza creatrice
universale; successivamente in senso derivato e figurato significò inganno, magia,
illusione, l’illusione cosmica, la coscienza fenomenica. mayavada: dottrina che sostiene che
l’universo è maya, illusione. mayavadin: chi professa il mayavada. muladhara: cakra radice; è il
centro della coscienza; è il supporto del vitale e la base del fisico. nirvikalpa samadhi:
trance assoluta. om: il mantra, o suono simbolico, di espressione del brahman nei suoi
quattro piani di esistenza, dal turiya al piano esterno o materiale (il piano esteriore, quello
interiore o sottile, ed il piano causale supercosciente.Ogni lettera A, U,M, indica in

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ordine ascendente uno dei tre piani precedenti e l’insieme manifesta il quarto stato,
turiya). om tat sat: Colui che E’. parabrahman: il brahman supremo; il Divino. para maya: Potere
creatore supremo, Natura divina più elevata. paramesvara (Parameshwara): il Signore supremo.
paramesvari (Parameshwari): il supremo isvari. para prakrti (Para Prakriti): la Natura suprema.
parapurusa (Parapurusha): l’ anima surema; Dio. para sakti: il potere supremo. paratpara: Il supremo
dei Supremi. paratpara brahman: Il supremo Brahman. prajna prasrta purani :La saggezza che si
propagò fin dal principio. (Shwetashwatara Upanishad 4.18) prakrti (Prakriti): Natura, Anima della
Natura; forza esecutiva. prakrtim yanthi bhutani, nigrahah kim karisyati: Tutti gli esseri
seguono la propria natura e che valore può avere costringerla? (Gita 3.33) prana: Forza vitale;
vita. purna Yoga: lo Yoga Integrale. purusa (Purusha): Persona; Essere cosciente; Anima Cosciente;
Anima; essenza che sostiene il gioco di prakrti. Rama: Figlio di Dasaratha, re di Ayodhya;
considerato un’incarnazione di Vishnu. rsi (Rishi): veggente. sa: lei. saccidananda : l’Essere
Divino, una trinità di Esistenza (sat), Coscienza (cit) e Gioia (ananda). sadhaka: Il praticante, il
discepolo. sadghanaloka: mondo di esistenza densa. sah: lui. sahasraradala: il cakra più
elevato; il loto dai mille petali; il centro che apre alla mente illuminata. sakti:
Energia, Forza, Potenza, Volontà, Potere; il Potere autoesistente, autocosciente e
autoefficace del Signore. sama: costante, stabile, equo. samrat: colui che regola ogni cosa.
sardula: tigre. sastra: scrittura sacra sat: Essere, esistenza; Colui che Esiste. sat Purusha: il
puro Sé divino; Dio. sattvika (tradotto con sattvico/a): Che consiste di luce, equilibrio e pace.
satyaloka: Mondo della più alta verità dell’essere. satyam: Verità, verità dell’ essere. satyam rtam
brhat (Satyam Ritam Brihat): il Vero, il Giusto, il Vasto. siddha: perfetto; perfezionato. siddha
purusa: un essere perfetto; il superuomo. Sita: figlia di re Janaka e moglie di Rama. sreyan
svadharmo vigunah: Meglio è seguire la propria legge d’azione, sebbene imperfetta in se
stessa. (Gita 3.35). sunya: zero; vuoto. susupti (Sushupti): sonno profondo; lo Stato del Dormiente
svadhisthana : il secondo cakra situato tra l’ombelico ed il muladhara; governa il vitale
inferiore. Svar (Swar): mondo corrispondente al principio della mente chiara e non oscurata. svarat
(Swarat): colui che governa sé stesso, che si dà le proprie regole. tad va etat: che davvero è
questo. tapas: calore, energia; il principio essenziale dell’energia. tapasya: sforzo, energia,
austerità nella volontà personale; concentrazione. della volontà e dell’energia per uno scopo yogico
o altro scopo elevato. tapoghanaloka: mondo di tapas denso. tapoloka: mondo di tapas. Mondo di
Volontà o coscienza forza infinita. tat: Quello (l’Assoluto). turiya: il quarto; il quarto piano
della nostra coscienza; il supercosciente. Uttama: superiore, più elevato. vairagya: avversione,
disgusto (per il mondo). Vibhuti: potere divino; un potere di Dio nell’uomo, Forza Mondiale
incarnata o leader umano. vijnana: idea Pura; l’intelligenza totalmente spirituale, libera e
Divina; Gnosi; Supermente. vijnanaloka: il mondo di vijnana; il mondo supermentale. vijnanesvara
(Vijnaneshwara) : il Signore di vijnana. vijnanesvari (Vijnaneshwari) : l’isvari di vijnana.
visuddha : il cakra della gola; governa la capacità di comunicare, la mente esteriore e
tutte le capacità espressive. vyahrti: Ciascuno dei tre mondi simbolici del mantra: (om) bhur bhuvah
svah. vyavaharika arta: valore pratico. yayedam dharyate jagat: ciò da cui questo mondo è sostenuto.
(Gita 7.5) yoga: unione; l’unione dell’anima con l’essenza immortale e con la coscienza e
la gioia del Divino; uno sforzo metodico che tende a tale unione ed all’autoperfezione.
yogah hi prabhavapayayau: lo yoga è il principio e la fine di ogni cosa. (Katha Upanishad 2.3.11).
yogin: chi pratica lo yoga, specialmente chi vive stabilmente nella realizzazione yogica.

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