The Hour of God 6

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The Hour of God 6

di Sri Aurobindo

Brani da:

(parte sesta) da: Esonet

MAYA

Il mondo esiste come simbolo di Brahman ma la mente crea ed accetta falsi significati e
scambia il simbolo per la realtà. Tale è l’ignoranza, l’ illusione cosmica, l’errore della mente e
dei sensi da cui il Mago stesso, il Maestro dell’Illusione, ci chiede di liberarci.

Tale errata valutazione del mondo è la Maya della Gita che può essere trascesa senza abbandonare
la vita attiva o l’esistenza nel mondo. Anche l’intera esistenza universale è un’illusione di
Maya, poiché non si tratta della realtà ultima immutabile e trascendente, ma soltanto di una
realtà simbolica, di una rappresentazione della realtà del Brahman in termini di coscienza
cosmica. Tutto ciò che vediamo, o di cui siamo mentalmente consapevoli come di una
realtà oggettivamente esistente, è solo una forma di coscienza. Si tratta della ‘Cosainsé’
dapprima manifestata in termini ed idee generate da un movimento o da un processo
ritmico della coscienza e poi oggettivata nella coscienza stessa, e non realmente esterna ad essa.

Di conseguenza tutte le cose hanno una realtà convenzionale fissata, ma non una realtà
essenziale durevole; sono solo simboli e non la realtà che rappresentano, sono soltanto
strumenti di conoscenza e non la realtà da conoscere. Partendo da un altro punto di
vista, possiamo dire che l’Esistenza, o Brahman, ha due stati fondamentali di coscienza: la coscienza cosmica e la coscienza trascendente.

Per la coscienza cosmica il mondo è reale in quanto termine primario diretto che esprime
l’inesprimibile; per la coscienza trascendente il mondo è soltanto un termine secondario ed
indiretto per esprimere ciò che non può essere espresso. Dimorando nella coscienza cosmica
vedo il mondo come il mio Sé manifestato; nella coscienza trascendente non vedo il mondo
come la manifestazione del mio Sé, ma come una manifestazione di qualcosa che scelgo di
porre in essere nella mia Autocoscienza. Si tratta di una rappresentazione convenzionale
attraverso cui mi esprimo, ma che non mi vincola; potrei dissolverla ed esprimermi in altro
modo. E’ simile ad un vocabolo di una determinata lingua che vuole esprimere oralmente o
per iscritto un concetto che potrebbe essere espresso altrettanto bene da un altro vocabolo appartenente ad un’altra lingua.

Dico tiger (tigre) in inglese; potrei benissimo esprimermi in sanscrito ed usare il
termine sardula; ciò non comporta cambiamenti né per la tigre, né per me, ma solo per il mio
gioco con i simboli del discorso e del pensiero. Tutto ciò vale anche per Brahman e l’universo,
per la ‘Cosainsé’ ed i suoi simboli con i loro significati convenzionali, alcuni dei quali sono relativi alla coscienza generale ed altri alla coscienza individuale
dell’esseresimbolo. Ad esempio, Materia, Mente e Vita sono simboli generali con un significato
generale fissato per Dio nella Sua coscienza cosmica, ma assumono significati individuali
diversi, hanno un diverso impatto o, per così dire, si manifestano diversamente in me, in una
formica, in una divinità o in un angelo. Tale percezione del valore meramente convenzionale della
forma e del nome nell’universo viene espressa in termini metafisici con la formula in base alla quale il mondo è una creazione di Para Maya, l’Illusione Cosmica suprema.

Quanto detto finora non implica che il mondo sia irreale o non abbia un’esistenza
degna di tale nome. Nessuna delle antiche scritture dell’Induismo sostiene l’irrealtà del
mondo, né tale irrealtà è la logica conseguenza della grande verità, così remota e
complessa da non poter essere adeguatamente espressa in parole. Dobbiamo ricordare che
tutti questi termini, Maya, illusione, sogno, irrealtà, realtà relativa, significato convenzionale,
sono solo forme verbali e non devono essere prese troppo alla lettera. Sono simili al pennello che
il pittore lancia contro il suo quadro nella disperazione che deriva dal non poter
raggiungere gli effetti che vorrebbe creare, si tratta di pietre scagliate in direzione
della verità e non della verità stessa. Ci renderemo chiaramente conto di questo quando guarderemo il Cosmo non dal punto di vista di Maya ma da quello di Lila .

Alcune grande menti metafisiche, non capendo che le parole, come qualunque altra cosa,
hanno solo significati convenzionali e sono simboli di una verità in sé stessa
inesprimibile, hanno tratto dalle idee suggerite da queste parole conclusioni concrete e
rigorose. In tal modo hanno ridotto il mondo ad un sogno miserabile e menzognero, reso
ancora più odioso e privo di senso da un certo elemento di realtà alla quale è
impossibile sfuggire, realtà che la parte più illuminata delle loro menti non può evitare di intuire e di ammettere almeno parzialmente.

La verità delle premesse ha reso le loro dottrine un potente strumento di liberazione
per anime grandi ed austere; l’errore presente nelle loro conclusioni ha afflitto l’umanità con
il vangelo inutile e sterile della vanità non solo degli aspetti falsi ed insinceri dell’esistenza
terrena, ma della totalità dell’esistenza terrena. Per le forme più estreme di questa
visione, sia la natura che la supernatura, l’uomo e Dio, sono menzogne della coscienza,
miti di un sogno cosmico, indegni di essere accettati. Il miglioramento è una vana chimera; Dio
una lusinga; l’unico fine degno di essere perseguito è il perdersi in un’esistenza impersonale e trascendente.

Gli adoratori di Dio, i ricercatori della perfezione umana, coloro che innalzano
l’umanità dalla natura verso la supernatura, incontrano due grandi ostacoli sul proprio
cammino: da una parte la tendenza ordinaria della natura a rimanere attaccata alle
conquiste del passato, rappresentate dall’ebete naturalismo dell’uomo pratico e mondano,
dall’altra la tendenza esagerata a voler oltrepassare il simbolo, rappresentata non tanto
dall’asceta che si ritira dal mondo, che dopo tutto, può farlo a pieno diritto, ma
piuttosto dal pessimismo deprimente degli ignoranti che non vogliono fuggire il mondo, né,
se tentassero di farlo, potrebbero innalzarsi fino alle vette dell’ascetismo, ma sono
comunque imbevuti a livello intellettuale e dominati nel temperamento da queste dottrine
distaccate e catastrofiche. Un’alba migliore sorgerà per l’India quando la nebbia si diraderà
e la mentalità indiana, pur senza rinunciare alla verità di Maya, riuscirà ad intuire che si tratta solo di una spiegazione parziale dell’esistenza.

L’esistenza terrena non è indispensabile all’essere o alla gioia di Dio, ma non per
questo è vanità; né un’esistenza terrena liberata, libera in Dio, può essere considerata vana o
falsa. La dottrina ordinaria di Maya non è una verità semplice, ma deriva da tre diversi
livelli di percezione spirituale. La prima e più elevata è la percezione che il mondo è
un insieme di simbolicoscienza dotati di un valore convenzionale; gli esseri esistono solo
nell’autocoscienza di Brahaman e la personalità ed il senso dell’ego sono solo simboli e
termini dell’esistenzasimbolo universale. Lo abbiamo già detto e vedremo che questa
percezione non ci costringe a considerare il mondo come un mito o una convenzione priva di valore.

Lo stesso Mayavadin non sarebbe giunto a questa conclusione estrema se non avesse incluso
nella purezza della sua esperienza spirituale più elevata gli altri due livelli di percezione. Il
secondo di tali livelli, il più basso, è la percezione di Apara Maya o Maya inferiore,
di cui ho parlato all’inizio di questo saggio, la percezione del sistema di falsi valori
imposti dalle mente e dai sensi ai fattisimbolo dell’universo. Ad un certo livello di cultura
mentale è facile rendersi conto del fatto che i sensi sono guide ingannevoli; tutte le opinioni ed
i giudizi mentali sono incerti, parziali e minati dal dubbio; il mondo non è una realtà
nel modo in cui la mente lo considera reale, nel modo in cui i sensi dominati e
preoccupati solo del valore pra tico delle cose, del loro vyavaharika arta, lo ritengono reale.

Raggiungendo questo stato la mente arriva a percepire che tutti i valori che attribuisce
al mondo sono falsi, forse perché non esiste alcunché di vero in se stesso o alcun vero valore
concepibile dalla mente,; da questa idea è semplice per l’impazienza della nostra natura
umana giungere affrettatamente alla conclusione che è veramente così e che l’intera esistenza, o
per lo meno l’intera esistenza del mondo è illusoria, una sensazione senza alcun
fondamento reale, un gioco di zeri. Da ciò nascono il Buddismo, le filosofie agnostiche
basate sui sensi e il Mavavada. Nuovamente è facile ad un certo stadio di sviluppo morale
percepire che i valori morali imposti dalle emozioni, dalle passioni e dalle aspirazioni
alle azioni ed alle esperienze sono falsi valori; è facile sentire che l’oggetto dei nostri
peccati è qualcosa per cui non vale la pena di peccare e che i nostri principi ed i
nostri valori non hanno impatto e non contribuiscono a scuotere le condizioni effettive
del mondo, ma sono solo, essi stessi, meri valori convenzionali che sembrano non influenzare la grande marcia della Natura.

Da tali premesse è naturale e corretto giungere a vairagya, il disgusto per una vita
di fatta di false percezioni e molto facile affrettarsi, nuovamente per l’impazienza
tipica della nostra natura umana imperfetta, al compimento di un vairagya totale: non
soltanto insoddisfazione verso una vita morale falsa, ma avversione e disgusto per qualunque tipo
di vita e l’affermazione della vanità dell’esistenza terrena. Abbiamo un vairagya mentale, un
vairagya morale ed a queste forti motivazioni si aggiunge il genere più potente di tutti,
il vairagya spirituale. Ad un certo stadio di educazione spirituale percepiamo il mondo
come un sistema di meri valoricoscienza in Parabrahman, o meglio, sperimentiamo, e questo
fu probabilmente l’aspetto decisivo per le menti dei grandi ricercatori spirituali come
Shankara , il puro e splendente Saccidananda impersonale, che sta oltre l’intera esistenza
cosmica, apparentemente lontano e completamente distaccato da essa. Osservando
intellettualmente questa grande esperienza la conclusione naturale e quasi inevitabile è
che questo Uno Puro e Splendente considera l’universo un miraggio, un’irrealtà, un sogno.
Ma questi sono solo i termini, i valori convenzionali delle parole e delle idee con cui la mente
traduce l’ esperienza della trascendenza libera da ogni impatto. La mente dà questa interpretazione
perché questi sono i termini che è abituata ad applicare a tutto ciò che la supera, che è lontano da lei e con cui non riesce a stabilire relazioni tangibili.

La mente avvinta dalla materia dapprima accetta solamente una realtà oggettiva, chiamando
tutto ciò che non può essere oggettivato o non può esprimersi oggettivamente, menzogna,
miraggio, sogno, irrealtà o, se disposta favorevolmente, ideale. Quando in seguito corregge il
proprio modo di vedere, la prima cosa che fa è rovesciare i propri valori, giungendo in
una regione, ad un livello, in cui la vita nel mondo materiale appare remota, priva di
spiritualità, o incapace di una realizzazione spirituale; allora immediatamente applica i
vecchi termini, sogno, miraggio, menzogna, irrealtà o semplicemente idea priva di verità e
trasferisce dalla materia allo spirito il suo modo esclusivo ed intollerante di utilizzare
le parolesimbolo della realtà. Aggiungiamo a questa traduzione mentale dell’esperienza della
trascendenza le conclusioni intellettuali e la repulsione emotiva tipiche del vairagya mentale
e morale, che alterano e sfigurano l’idea del mondo come un sistema di valoricoscienza , ed otteniamo Mayavada.

Terza Sezione

L’Assoluto e la Manifestazione

OM TAT SAT L’intuizione più elevata finora raggiunta dalla comprensione e dall’esperienza
umana può essere condensata come segue, senza dimenticare che per il fatto stesso di essere umana è necessariamente incompleta.

TAT. Quello. L’Assoluto non manifestato , Parabrahman, Purushottama, Parameshwara (che contiene in sé Parasakti ed in Lei il Tutto).

SAT. L’Esistente, Colui che E’ (Io Sono). L’ Assoluto che contiene tutto il potere della
manifestazione. L’Assoluto è ParabrahmanMahamaya. L’Assoluto è Purushottama=Paraprakriti. L’Assoluto è ParameshwaraAdya (l’originale) Parasakti.

OM. Il Suono della Manifestazione. A La manifestazione esterna (la coscienza della dimensione del
reale e del concreto, corrispondente per la consapevolezza umana allo stato di veglia).

U La manifestazione interna (intermedia, tipica dell’essere interiore e non dell’essere
intimo e segreto, coscienza che si esprime nelle potenzialità interiori e negli stati
intermedi tra il più profondo supermentale e la dimensione esterna; questa coscienza è
subliminale per la consapevolezza umana ed è associata allo stato di sogno).

M La coscienza seme, la coscienza condensata più profonda e segreta (il supermentale più
recondito, intuito dalla consapevolezza umana come qualcosa di supercosciente, onnisciente, onnipotente ed associato al Sonno senza sogni o all’apice della Trance ).

AUM Turiya, il Quarto; il puro Spirito che trascende i tre livelli precedenti, la
coscienza dell’Atman che entra in Tat Sat e riesce ad identificarsi con esso. Ritenuto
raggiungibile nella sua totalità solo nella Trance assoluta, il nirvikalpa samadhi.

Tutto ciò (secondo le Upanishad) è la visione che si può avere partendo dalla
consapevolezza mentale. Tale punto di vista è incompleto perché sono stati trascurati due
elementi sostanzialmente identici: la Manifestazione Personale ed il nome della Mahasakti.

L’aumentare della conoscenza spirituale ha comportato uno sforzo costante per aggiungere
tali elementi mancanti. Quando il segreto più profondo sarà svelato e reso effettivo, la
coscienza umana sarà trascesa ed il supercosciente diverrà cosciente; il subcosciente o
incosciente, che è l’inevitabile ombra del supercosciente, sarà colmato di vera coscienza spirituale e supermentale.

La Trance, il Sogno e gli Stati di Veglia (tutti attualmente imperfetti e soggetti
all’oscurità ed al limite) diventeranno completamente coscienti e le barriere, le lacune ed
i capovolgimenti di coscienza che li separano saranno eliminati. Tat apparirà allora in tutta
la sua verità, l’Assoluto Supremo, ‘l’UnoinDue’, l’uno interamente nell’altro ed entrambi
uniti in una Esistenza, una Coscienza ed una Gioia ineffabili. Sat è la verità infinita
ed eterna di Saccidananda pronta per manifestarsi. E’ l’Esistenza Una; i ‘DueinUno’ esistono
ognuno in sé stesso, ognuno perfetto nell’ altro. OM è la manifestazione. La Mahasakti si protende
dal Supremo per creare. Nella manifestazione eterna i ‘DueinUno’ sono evidenti l’uno
all’altro; la loro identità e la loro unione sono il fondamento della diversità di questo gioco di manifestazione ed è questa verità che rende la manifestazione stabile ed eterna.

Nella creazione temporale Sat sembra separato da Cit e da Ananda. Perciò il gioco dell’incoscienza
diviene possibile e similmente la creazione dell’Ignoranza, di una Maya ignorante. La CitSakti
deve rivelare il Sat Purusha a se stessa ed alla sua creazione per poterlo incontrare e
recuperare così la vera identità e la vera unione nell’Ananda. Sembra uscire da lui ma in ogni
momento lei è in lui e lui in lei. E’ questa la verità segreta che deve essere manifestata e
resa effettiva; la sua scoperta è il segreto della nuova creazione nella quale il
supercosciente e l’incosciente diventeranno coscienti e saranno pervasi dal Saccidananda supremo,
‘l’UnoinDue’ ed i ‘DueinUno’. Allora la manifestazione temporale verrà ricreata ad immagine
della Verità. Sarà in armonia con la manifestazione eterna, costituita da ciò che procede
direttamente dall’Eterno, poiché attraverso l’Ananda ed il Supermentale la manifestazione eterna
sottointende alla creazione temporale e sostiene segretamente i suoi movimenti involutivi ed evolutivi.

LA MAHASAKTI SUPREMA

Il nome segreto della Mahasakti suprema significa:

°Amore, Gioia cioè Ananda, mayobhuhradha ° Potere di Conoscenza Creatore e Formatore cioè CitTapas, mahamaya, paraprakrti ° Sostegno, Protezione, Diffusione cioè Sat.

Il Supremo è Ananda che unifica la Coscienza e l’Esistenza in un unico Potere (Sakti).

Ogni cosa è creata dalla Dea Suprema, la Mahasakti Suprema e Originaria; ogni cosa
procede da lei, tutto vive per causa sua, tutto vive in lei e lei vive in ogni cosa. Ogni forma di
saggezza e di conoscenza sono la sua saggezza e la sua conoscenza; ogni potere è il suo potere,
tutta la volontà e la forza sono la sua volontà e la sua forza; ogni azione è la sua azione
ed ogni movimento il suo movimento. Tutti gli esseri sono parte del suo potere di esistenza.

‘Sette volte sette’ sono i piani di esistenza della Dea Suprema, i livelli ascendenti e
discendenti dell’Adyasakti Universale, che trascende il Divino. Sopra troviamo i triplici
sette piani supremi di SatCitAnanda, Satyam rtam brhat ; nel mezzo i sette piani della Verità e
Vastità Divine, Mahad Brahma, trih sapta parama padani matuh ; sotto si trovano i i
triplici sette gradi di ascesa e discesa nel mondo evolutivo dell’esistenza terrena.

Queste tre gradazioni sono la Supermente o MentediVerità con i suoi sette soli; la Vita con i
suoi sette Loti e la Terra con le sue sette Gemme. I sette loti sono i sette cakra della tradizione
Tantrica, che scendono dalla Mente (Sahasraradala, Ajna, Visuddha, Anahata) che raccoglie la
Vita, attraverso la Vita come Forza d’azione (Manipura, Svadhisthana) , fino alla Vita
involuta nella Materia (Muladhara). Questi sette centri vitali sono in se stessi centri di Verità
nella Vita, come ognuno dei sette Soli è un cuore ardente di Verità nello splendore
dell’Esistenza e della Mente Divina; ma questi loti sono stati velati, chiusi, limitati
alle loro energie occulte, dall’Ignoranza. Da ciò derivano l’oscurità, la falsità, la morte e
la sofferenza tipiche della nostra esistenza. Le Gemme della Madre Terra sono in essenza
sette Centri di Verità, ma sono stati imprigionati nell’oscurità, fossilizzati
nell’immobilità, velati, chiusi, limitati alle loro energie occulte, dalla durezza, dall’oscurità e dall’inerzia dell’Incoscienza materiale.

Liberare questi poteri attraverso la discesa luminosa ed ardente dei Soli della Supermente
e svelare l’ottavo Sole di Verità nascosto nella Terra, nell’oscurità dell’Incoscienza,
nella caverna di ‘Vala’ e dei suoi ‘Pani’ è il primo passo verso la restituzione della Madre
Terra alla divinità che le è propria e verso il ritorno dell’esistenza terrestre alla luce originaria, alla verità, alla vita ed alla Gioia del puro Ananda.

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