Suoni e musiche per una vita migliore!

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Musicoterapia: Suoni e musiche per una vita migliore!

di Shana67

La musicoterapia appartiene a quel gruppo di terapie definite “cure dolci” che portano
all’autoguarigione, fanno uscire più in fretta dallo stato di convalescenza e servono a guidare e
rilassare chi vuol trovare un metodo per meditare su se stesso.

La musica è sempre stata usata, fin dai tempi più antichi, come strumento di cura, basta pensare
agli sciamani che usavano guarire attraverso il suono dei tamburi. Essi infatti consideravano i
malati come uno strumento “scordato” che per guarire non aveva altro che da ritrovare il suo stato
di armonia originaria.

I mantra, i canti magici, gli inni usati in terapia, hanno le origini più arcaiche, basta pensare al
fatto che in alcuni papiri egizi vengono riportati canti da intonare per la guarigione della
sterilità o la cura delle ossa o che gli studi fatti da Esculapio e da Pitagora, riportati in molti
loro scritti, vengono confermati da molti maestri yoga.

Durante il Medioevo ed il Rinascimento, molti maestri attribuirono alla musica la capacità di
entrare in sintonia con l’universo e l’inizio di un vero e proprio studio scientifico sugli effetti
psicofisici prodotti dalla musica, si ebbe nel corso del XIX secolo, periodo in cui venne preso come
base il principio acustico della risonanza.

Questo rivelò come le onde sonore, penetrando negli organismi viventi (sia animali che vegetali),
producessero vibrazioni (armoniche o disarmoniche) in grado di eccitare o di rilassare.

Il vero boom che fece entrare di diritto la musica negli ambienti adibiti alla salute dell’uomo, si
ebbe con l’avvento della new age che diede l’avvio ad un massiccio utilizzo dei suoni in tutte
quelle terapie che avevano ed hanno, lo scopo di guarire oltre che lo spirito, anche il corpo.

La musica cosiddetta new age non è solamente piacevole da ascoltare ma rappresenta una vera e
propria porta d’ingresso verso quegli statdi cerebrali più vicini alla meditazione e alla
creatività, stadi ai quali possiamo accedere attraverso il rilassamento.

I primi ad usare in maniera scientifica la musica applicata alla terapia, furono gli americani che
nel 1944 istituirono la Fondazione per le Ricerche sulla Musica applicando quindi questo nuovo
“strumento” per la cura nei casi di blocco della comunicazione verbale, nei casi di coma vegetativo,
applicarono la musica anche per la fase del parto o nel procedimento di interventi chirurgici di
odontoiatria (chi di noi non si rilassa di più dal malefico dentista se c’è una musica rilassante?).

Venne sempre più spesso associata anche alle nuove terapie che man mano prendevano sempre più piede
(o moda…se meglio vogliamo) come il training autogeno, lo yoga, lo shatzu, l’agopuntura, il Reiki o
i massaggi rilassanti (thailandesi, cinesi e di tutte le altre provenienze di cui oggi abbiamo ormai
piena conoscenza).

Non si tratta solamente di una sensazione ma di un fatto scientificamente provato.
Quando siamo rilassati mentalmente e fisicamente, attraverso la meditazione o altri sistemi ad
ognuno più confacenti, le onde elettromagnetiche emesse dal nostro cervello diminuiscono il loro
ritmo, passando dai 13-39 battiti al secondo (tipici dello stato di veglia) agli 8-12 battiti.

Il ritmo della musica dunque modifica le onde cerebrali facendole passare da Beta (veglia) a Theta,
tipiche dello stato di sonno profondo, producendo una notevole riduzione della produzione di
adrenalina che porterà il corpo allo stato di rilassamento.

Attraverso le onde trasmesse dalla musica, la nostra Aura ( il campo energetico che avvolge tutto il
nostro corpo) viene a sincronizzarsi con le vibrazioni della Terra, attingendo così da essa
quell’energia pura che apporta benefici sia alla nostra mente che al nostro corpo.

Ed è soprattutto per questo motivo che molte delle musiche new age si rifanno ai suoni della natura:
le onde del mare, il soffio del vento, lo scrosciare della pioggia, la voce degli animali (come
delfini o balene) ed i suoni dei boschi, sempre rigorosamente registrati dal vivo.

Alcune musiche possono aiutare a scaricare il dolore, l’ansia, la depressione, mentre altre (come ad
esempio le sinfonie di Mozart) vengono spesso consigliate per le donne in stato di gravidanza o per
i bambini (alcuni studi attribuiscono proprio all’ascolto di questa musica la maggior creatività di
alcuni bambini che ne hanno usufruito l’ascolto dal concepimento fino alla nascita).

Affinché questo tipo di terapia abbia un effetto più coinvolgente, molti suggeriscono delle
posizioni adatte al suo ascolto migliore ed anche se io usufruisco dell’uso della musica in
principal modo per il Reiki, molte di queste posizioni sono state da me sperimentate e trovo che
siano efficaci.

Si può scegliere di stare sdraiati con le ginocchia leggermente rialzate poggiando la testa su un
piccolo cuscino e posizionandoci con i piedi in direzione della musica, immaginando che il suono che
ci sfiora ci stia massaggiando, punto per punto, tutto il corpo fino a raggiungere un livello di
rilassamento muscolare completo.

Oppure altri (come me) possono scegliere di stare seduti a gambe incrociate, nella classica
posizione yoga del loto, con le mani poggiate sulle ginocchia e le palme rivolte verso l’alto.
Immagino che non tutti trovino questa posizione molto comoda ma per chi è abituato a praticare un
po’ di ginnastica, se non proprio lo yoga, risulterà molto efficace.

Se decidiamo di ascoltare la musica assieme a qualcuno e quindi di fare terapia assieme alla
persona, la posizione migliore è quella di sedersi a terra posizionandosi schiena contro schiena
oppure, uno di fronte all’altro, mettendo le palme dei piedi uno contro l’altro. In questo modo le
vibrazioni che il corpo di ciascuno produrrà, si sposteranno per espansione e principio di
circolarità, uno verso l’altro e viceversa (un po’ come due vasi comunicanti).

Qualsiasi sia il metodo che troviamo più adatto a noi, la cosa più importante da ricordare è quella
di rilassarsi e lasciarsi andare all’ascolto, avendo cura di portare un’attenzione particolare alla
respirazione (sempre molto importante) che deve essere lenta e profonda come se, ad ogni respiro,
introducessimo nel nostro organismo, una ventata di nuova energia.

È anche importante ricordare che dopo l’ascolto e quindi la conclusione di una seduta di
musicoterapica, non ci si deve affrettare ad alzarsi e tornare ai soliti ritmi quotidiani ma bisogna
rimanere, ancora per qualche minuto in silenzio, ripensando all’esperienza appena vissuta.

A conclusione posso suggerire che (ma credo che per molti il suggerimento sarà quantomeno superfluo)
l’ascolto di tali musiche non deve essere ristretto al solo e specifico campo della terapia ma può
essere effettuato anche durante particolari momenti delle nostre giornate: in macchina, magari
nell’insopportabile frangente di esser intrappolati in mezzo al traffico (scarica un po’ la tensione
ed il nervosismo), durante il lavoro (per favorire meglio la concentrazione), oppure a casa ad un
volume moderato dopo un’intensa giornata di lavoro.

Il momento più piacevole però resta sempre quello in cui ci accingiamo ad andare a dormire…una
musica di sottofondo che ci instilli pensieri positivi e che ci aiuti con l’ausilio di una
respirazione lenta, ad addormentarci meglio e con più serenità.

Fra i molti artisti che compongo questo tipo di musica atta al rilassamento, voglio segnalarvene
alcuni che sono solita ascoltare e se qualcuno ritenesse che questo metodo sia utile…beh…buon
acquisto e buon ascolto!!!

Aeoliah (scrittore, scultore, poeta e Reiki master)
Steven Halpern (musicista e terapeuta californiano)
Deuter (disegnatore grafico e critico musicale divenuto successivamente sannyasin)
Aiad (Reiki Master)
Marco Milone (Reiki Master)
Medwyn Goodall (musicista new age, con un vasto repertorio, dalla musica celtica agli Indiani
d’America)

da ciao.it/Iscritti__shana67_329687

Approfondimento sul sito www.sublimen.com

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