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STORIA DELL’OLISMO – 10

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STORIA DELL’OLISMO – 10

da “Enciclopedia olistica”

di Nitamo Federico Montecucco ed Enrico Cheli

Tutto il mondo e’ pervaso dalla coscienza – Il famoso mitologo americano parla della sua esperienza
della coscienza
di Joseph Campbell

da “Il potere del mito” – Ed. Guanda

Fa parte di un atteggiamento cartesiano pensare che la coscienza appartenga alla testa, come se la
testa fosse l’organo da cui essa trae origine. Ma non è così. La testa è un organo che dirige la
coscienza in un dato modo, verso un determinato insieme di obiettivi.

Ma c’è anche una coscienza che sta nel corpo. Tutto il mondo vivente è pervaso dalla coscienza. Ho
la sensazione che coscienza ed energia siano in fondo la stessa cosa. Dove esiste energia vitale c’è
anche coscienza. I1 mondo vegetale possiede certamente una coscienza.

Quando si vive in mezzo alle foreste, come ho fatto io da ragazzo, si ha la possibilità di vedere
come tutte queste coscienze differenti entrino in relazione tra loro. C’è una coscienza della piante
e una coscienza dell’animale e noi partecipiamo di entrambe. Se mangi certi cibi la bile sa se deve
mettersi al lavoro o meno. E’ l’intero processo ad essere dotato di coscienza.

Cercare di interpretarlo in termini puramente meccanicistici è un errore.

La nuova coscienza
Di Filippo Falzoni Gallerani

Quest’epoca di crisi e di trasformazione offre all’umanità possibilità straordinarie. Siamo in una
fase storica in cui è possibile iniziare a vivere secondo modalità nuove, che rappresentano la
realizzazione di un più alto livello evolutivo. Il Nuovo Piano di Coscienza inizia a mostrare i suoi
effetti e gli albori dell’età dell’Acquario portano molti individui a comprendere i segreti della
coscienza.

La fisica che ha dominato la scienza degli ultimi secoli basata sulle teorie di Newton rappresenta
l’universo come un enorme macchina in cui gli accadimenti sono prevedibili secondo leggi lineari di
causa effetto. Essa si dimostra del tutto inadeguata per spiegare un gran numero di fenomeni.

Negli ultimi anni la scoperta della meccanica dei quanti e l’opera di Einstein hanno rivoluzionato
la visione convenzionale della realtà. Dagli anni ‘60 di conseguenza, abbiamo assistito al sorgere
della coscienza olistica – ecologica – sistemica, al riconoscimento della saggezza delle filosofie
orientali e della loro importanza complementare al pensiero pragmatico sviluppatosi in Occidente.
Ciò ha aperto un orizzonte coscienziale in cui i fenomeni mistici trovano un posto e sono anzi un
aspetto fondamentale della salute dell’individuo alla ricerca di sé e di una nuova consapevolezza.

“Il lavoro di Einstein, dimostra che ciò che noi percepiamo come materia solida consiste in uno
spazio vuoto attraversato da un flusso di energia. La fisica dei quanti ha provato che l’atto stesso
di osservare condiziona i risultati – ovvero la coscienza dell’osservatore influenza l’osservazione
– Il mondo fisico è, in un certo modo, quindi il prodotto della coscienza di chi lo percepisce. Una
realtà invisibile ed intelligente è la vera realtà che si nasconde dietro al mondo dei fenomeni. Si
è così giunti ad investigare scientificamente sul substrato immateriale che sottende ai fenomeni.

La materia basilare dell’universo, si presenta come una specie di energia pura plasmata dalle
intenzioni e dalle aspettative di ogni individuo in un modo che sfida l’antico modello
meccanicistico del cosmo e permette di comprendere la dimensione del miracoloso e del
“parapsicologico”. Tutto questo è in linea con il messaggio dei maestri spirituali e con le dottrine
filosofico religiose Orientali.

I presupposti dalla fisica “quantistico relativista” sono stati di basilare importanza per lo
sviluppo della Psicologia Transpersonale che studia le dimensioni della coscienza trascendenti
l’esperienza egoica e il potenziale umano oltre i limiti convenzionali.

In quest’ottica sono riconosciuti e compresi i fenomeni del paranormale (telepatia, chiaroveggenza,
precognizione, telecinesi, psicometria), il fenomeno della sincronicità (le coincidenze
significative che non possiamo attribuire al caso in termini probabilistici), le esperienze di
“coscienza cosmica” o di l’accesso a stati di coscienza non “ordinari”. Molti studiosi riconoscono
che l’uomo può e deve perciò sviluppare di un diverso rapporto con la realtà e che l’accesso alla
dimensioni transpersonale ha un straordinario effetto terapeutico.

Come aveva profetizzato Pierre Theilhard le Chardin: “Non è affatto lontano il giorno in cui
l’umanità si troverà biologicamente costretta a scegliere tra il suicidio e l’adorazione”.

All’uomo è concesso di accedere all’autorealizzazione e alla consapevolezza della sua più autentica
realtà attraverso l’esperienza della natura trascendente dell’essere cone accade con metodi della
Psicologia di frontiera e le più moderne psicoterapie esperienziali che permettono di attivare le
forze di autoguarigione latenti nell’individuo e di risvegliarne il potenziale sino ad accompagnarlo
oltre i limiti della visione convenzionale, nell’area dello spirito e dell’illuminazione.

Quando l’individuo ha accesso a piani di coscienza che trascendono il “mentale condizionato” può
percepire la realtà in modo nuovo, sperimentare il valore e la gioia dell’esistere, (il bene, il
bello, ed il vero), e raggiungere uno stato di benessere che sorpassa la condizione di “normalità
patologica” che caratterizza la vita dei più.

I veri maestri permettono a chi li avvicina di sperimentare l’Unità della vita, e Sri Babaji, nella
sua grandezza, scende fino a noi per aiutarci a trovare questo spazio di libertà e gioia che
rappresenta sia lo sviluppo evolutivo della coscienza nella Nuova Era che l’eterno riassorbimento
nell’assoluto.

La coscienza delle cellule – Mére parla dell’esperienza spirituale del suo corpo
di Satprem

Da “La mente delle cellule” Ed. Mediterranee – a cura dell’Istituto Ricerche Evolutive

La sostanza fisica progredisce attraverso ogni formazione individuale: un giorno questa sostanza
sarà capace di stabilire un ponte fra la vita fisica quale noi la conosciamo e la vita sopramentale
quale si manifesterà.

Il corpo è il ponte. Il corpo: cioè le cellule…

Sembra che sia davvero possibile capire solò quando si capisce col corpo…

C’è una coscienza (corporea, suppongo) che fluttua nel corpo in una specie di pace eterna, ma non è
come una distesa, la parola non è giusta: è un movimento senza limiti e dal ritmo molto armonioso,
molto calmo, molto vasto e tranquillo. E questo movimento è appunto la vita…

Strano, la coscienza è diventata sempre più diffusa e il corpo è come qualcosa che ci naviga dentro,
ma non attivamente. Non posso spiegare.

Come un oceano di luce che continua a fare il suo lavoro, e dentro ci fluttua qualcosa… di blu
oltremare scuro, conosci quel colore?… Ecco… Ma il corpo potrà lasciarsi andare a quel modo solo
quando sarà pronto. Questa è la preparazione. Il movimento è quello di una fusione totale, che ha
come risultato l’abolizione dell’ego, cioè uno stato sconosciuto, no?, possiamo dire “mai realizzato
fisicamente”, perché tutti quelli che cercavano il Nirvana, lo cercavano abbandonando il corpo,
mentre il nostro lavoro consiste nel fare in modo che sia il corpo la sostanza materiale, a
fondersi. E’ proprio quanto stiamo per tentare. Ma come conservare la forma senza un ego? E’ questo
il problema. Perciò il lavoro procede a piccoli passi. Ecco perché prende tanto tempo: ogni elemento
viene ripreso, trasformato. La meraviglia (per la coscienza comune è un miracolo), è conservare la
forma perdendo completamente l’ego…

Deve esserci qualcosa di nuovo nella coscienza degli aggregati cellulari… qualche cosa, una nuova
esperienza che probabilmente sta avvenendo. Risultato: la notte scorsa ho avuto una serie di
esperienze fantastiche – cellulari – che non riesco nemmeno a spiegare e che devono essere l’inizio
di qualche nuova rivelazione… Quando è cominciata l’esperienza, c’era qualcosa che guardava (sai
c’è sempre un qualcosa che osserva in modo un po’ ironico, sempre divertito) e che ha detto: “Beh,
se una cosa del genere succedesse ad un altro, si crederebbe malatissimo o mezzo pazzo!”. Così mi
sono messa tranquilla e ho detto: “Bene, bisogna lasciar fare; starò a guardare, vedrò -voglio
proprio vedere…”. Indescrivibile, indescrivibile, bisognerà che l’esperienza si ripeta molte volte
prima che possa capire, fantastico! è cominciata alle otto e mezzo ed è durata fino alle due e mezzo
del mattino.

Cioè neanche per un secondo ho perso coscienza: stavo li e osservavo le cose più fantastiche.

Non so dove tutto questo porterà… E’ indescrivibile. Capisci? Diventare una foresta, un fiume, una
montagna, una casa ed è una sensazione del corpo, la sensazione assolutamente concreta del corpo. E
tante altre cose. Indescrivibile… Si è un’unità – il senso dell’unità…

I1 corpo è diventato trasparente, per dir cosi, e quasi inesistente, non so come dire… non è più
di ostacolo alle vibrazioni: tutte le vibrazioni gli passano attraverso. Sicché non ha quasi la
sensazione dei propri limiti.

E’ un fatto piuttosto nuovo. Vedo che è successo abbastanza progressivamente; ma è un fatto
piuttosto nuovo, perciò è difficile da esprimere.

E’ proprio il corpo a non sentirsi più limitato: si sente sparso in tutto quel che fa, in tutto
quello che lo circonda, in tutte le cose, le persone, i movimenti, le sensazioni, tutto… Sparso,
così.

Tutto è diventato molto divertente. E davvero nuovo.

Devo stare piuttosto attenta e cauta a non urtare, a tenere le cose: i gesti sono un po’ fluttuanti.
Interessantissimo. Dev’essere un periodo di transizione, fino al momento in cui si stabilirà la
coscienza vera: allora la coscienza funzionerà in un modo totalmente diverso da prima, ma con una
precisione che si può prevedere incalcolabile e di tipo molto diverso. Per esempio, per molte cose,
la visione è più chiara ad occhi chiusi…

C’è la percezione sottilissima di un modo d’essere che sarà luminoso, armonioso. Tale modo d’essere
è ancora indefinibile, ma nel cercarlo c’è una percezione costante (che si traduce in visione) di
una luce multicolore, di tutti i colori tutti i colori, però non stratificati, ma come un insieme
puntiforme di tutti i colori: un brulicare di puntini. ora lo vedo sempre, associato ad ogni cosa:
lo si direbbe “percezione della vera Materia” …

La mente della vita di Gregory Bateson
di Shantena Augusto Sabbadini

Per molti versi, il pensiero contemporaneo va ritrovando un senso organico e olistico della realtà,
la percezione di un tutto vivente che include l’essere umano, la visione di una totalità sistemica
assai più complessa e misteriosa dell’universo “macchina” che ha rappresentato il paradigma del
pensiero riduzionista. A questa ricchezza, complessità e mistero, Gregory Bateson ha dato contributi
fondamentali.

Uno di questi contributi è l’allargamento del concetto di “mente”, che viene ad abbracciare un campo
più vasto del concetto tradizionale, che identifica la mente con una specie di software del
bio-computer cervello. La “mente” di Bateson non è un attributo esclusivamente dell’individuo umano
o animale, bensì una forma, un complesso di caratteristiche sistemiche, che abbraccia per esempio,
tutti quei “fenomeni che chiamiamo pensiero, evoluzione, ecologia, vita, apprendimento”.

Questo modo di vedere è non solo sottile e fecondo, ma anche ricco di speranza per il futuro
dell’umanità e del pianeta. Quando la mente umana ritrova il proprio posto, forse per la prima volta
da tempi antichi e mitici, in dimensioni più vaste, che la includono come l’organismo include la
cellula, ci troviamo di fronte simultaneamente alla grandezza e piccolezza del nostro destino, a un
senso di mistico stupore e a una nuova consapevolezza. Se questo modo di conoscere riuscirà a
permeare il nostro essere e il nostro agire collettivo, che sono attualmente informati da modelli di
separazione e di dominio, possiamo sperare che la specie umana continui ad avere un ruolo
nell’evoluzione di questo prezioso piccolo pianeta dove abitiamo.

Un altro importante sviluppo di pensiero che si muove verso una visione più organica della realtà è
la descrizione della dinamica dei processi della vita contenuta nella termodinamica delle strutture
dissipative di Ilya Prigogine e altri.

Le strutture dissipative potrebbero rappresentare qualcosa come ‘l’anello mancante’ che congiunge
l’inorganico all’organico. Esse sono forme che evolvono spontaneamente in un sistema inorganico
inizialmente caotico in certe particolari condizioni.

Com’è più dettagliatamente illustrato altrove in questo numero, una struttura dissipativa è un
sistema che ammette una descrizione statistica (costituito da un gran numero di componenti), aperto
(interagente con l’ambiente circostante), dotato di una sufficiente complessità, attraversato da un
opportuno flusso di energia e in una particolare condizione di lontananza dall’equilibrio.

Cruciale è la complessità del sistema, che tipicamente è caratterizzata dalla presenza di anelli di
feedback, cioè da catene di determinazione circolari in cui gli effetti di un processo reagiscono
sulle cause. Questa situazione, che matematicamente è descritta da equazioni non lineari, è
caratteristica della chimica degli organismi viventi, in cui molto sovente un prodotto di una
reazione influisce, catalizzando o inibendo, sulla produzione di un reagente. In una dinamica con
queste caratteristiche, l’approssimazione lineare della termodinamica classica perde significato e
si apre la via a fenomeni molto più complessi e interessati della semplice evoluzione verso
l’equilibrio (che è tendenza al disordine e all’uniformità). Al contrario di quanto avviene nella
classica termodinamica lineare, nelle strutture dissipative assistiamo all’instaurarsi di ordine e
differenziazione a partire dal disordine, all’emergere di struttura dal caos. Un sistema
inizialmente omogeneo può ripartirsi in celle, disegnare spirali o geometrie complesse, sviluppare
direzioni preferenziali. La sua evoluzione nel tempo può presentare ricorrenze, cicli. Uno degli
aspetti più interessanti del fenomeno è l’instaurarsi di una sorta di sintonia in cui il sistema si
comporta come un tutto, in cui il processo locale sembra essere informato della totalità, con un
comportamento in qualche modo “preorganico”. E un aspetto altrettanto interessante è.la presenza
nella dinamica del sistema di “punti di biforcazione”, punti in cui l’evoluzione del sistema diviene
indeterminata: il sistema ha, per cosi dire, libertà di scelta fra due cammini alternativi e
fluttuazioni microscopiche manifestano effetti macroscopici.

Questi processi, con ogni probabilità, ci insegnano qualcosa di importante su come funziona un
organismo vivente e forse sulle origini stesse della vita. Ma non nel senso di una comprensione
meccanica, della comprensione del funzionamento di una macchina. Al contrario, essi suggeriscono una
lettura dei processi fondamentali della vita come espressione di una “mente” nel senso di Bateson,
di qualcosa come una mente dei processi biologici.

Rendiamo un po’ più concreta questa immagine con qualche commento alla caratterizzazione di “mente”
offerta da Bateson nel quarto capitolo di Mente e natura, caratterizzazione che rappresenta, secondo
l’autore, “la pietra miliare dell’intero libro”. Esistono notevoli analogie tra i criteri di Bateson
e la fenomenologia delle strutture dissipative. All’inizio del capitolo, Bateson afferma: “Questo
capitolo è un tentativo di creare una lista di criteri tale che se un qualsiasi aggregato di
fenomeni, un qualsiasi sistema, soddisfa tutti i criteri elencati, dirò senza esitazione che
l’aggregato è una mente…”. I criteri proposti sono i seguenti:

1) Una mente è un aggregato di parti o componenti interagenti.

2) L’interazione tra le parti di una mente è azionata (triggered) da una differenza.

Una differenza è un fenomeno non sostanziale non situato nello spazio o nel tempo; la differenza è
un rapporto con la nega-entropia e l’entropia piuttosto che con l’energia.

3) I processi mentali richiedono energia collaterale.

4) I processi mentali richiedono catene di determinazione circolari (o più complesse) .

5) Nei processi mentali gli effetti di una differenza vanno visti come trasformate (cioè versioni in
codice) di eventi precedenti.

Le regole di tale trasformazione devono essere relativamente stabili (cioè più stabili del
contenuto) ma sono esse stesse soggette a trasformarsi.

6) La descrizione e la classificazione di questi processi di trasformazione dischiudono una
gerarchia di tipi logici immanenti nei fenomeni.

I criteri di Bateson sono molto densi, la loro esplicitazione e illustrazione occupa l’intero
capitolo IV di Mente e natura, e quindi non si può dare un’idea adeguata della complessità del
pensiero. È comunque interessante cogliere qualche impressione, notare le somiglianze che esistono
tra la caratterizzazione di mente di Bateson e le caratteristiche delle strutture dissipative di
Prigogine.

Il fatto che colpisce immediatamente è che il quarto criterio (catene di determinazione circolari) è
una descrizione diretta del tipo di complessità determinante per la possibilità di strutture
dissipative. L’ouroboros, l’antichissimo simbolo circolare del serpente che divora se stesso, sembra
essere una rappresentazione cifrata di una fondamentale comprensione dei processi vitali.

Il primo criterio è relativamente ovvio, è il presupposto minimo della complessità sistemica. Più
interessante è il terzo criterio (energia collaterale), che suggerisce un’altra caratteristica
essenziale delle strutture dissipative: il sistema scambia energia con l’esterno, ma i processi di
auto-organizzazione non sono conseguenza diretta degli apporti esterni, bensì trasformazioni,
governate da parametri esterni, dell’energia interna del sistema. L’effetto delle interazioni con
l’esterno è in un certo senso analogo all’effetto che ha la pressione di un tasto sullo stato
interno del computer: tale effetto è assai più legato alla complessità interna del sistema che
all’energia meccanica impartita al tasto. L’energia collaterale di Bateson è in questo caso
l’energia elettrica che alimenta i circuiti interni del computer.

Il secondo e il quinto criterio, “tradotti” in termini di strutture dissipative, ci dicono una cosa
di questo genere: le interazioni con l’esterno influiscono sull’auto-organizzazione della struttura
(interazione tra le parti della mente) essenzialmente come apporto di informazione (differenza), non
di energia, e i processi di auto-organizzazione ( gli eventi precedenti).

Ancora una volta l’immagine del computer può aiutare a rappresentarli più concretamente quanto
detto. La “differenza” fra la pressione o meno di un tasto (non, come livello del software, ciò
anche determina quello che succede) e le conseguenze della pressione del tasto sono descrivibili
come rappresentazione codificata dell’azione di chi sta seduto alla tastiera.

Questi rapidi cenni vogliono essere soltanto delle suggestioni. Se è vero che le strutture
dissipative, come sembra, sono i “mattoni” della vita, le analogie che esse presentano con le
strutture di una mente suggeriscono che non vi è forse una discontinuità così netta tra i “mattoni”
e l’edificio”, fra i processi di quella che è stata tradizionalmente considerata “materia inerte” e
quelli immensamente più complessi, della nostra mente. Siamo fratelli e sorelle non solo di tutti
gli esseri viventi, ma forse dell’intera realtà.

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