Sistema uditivo e “Battimenti Binaurali”: cosa sono e come usarli

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Sistema uditivo e “Battimenti Binaurali”: cosa sono e come usarli

da altopotenziale.it

I Battimenti Binaurali o “Binaural Beats”, sono dei battimenti acustici che possono venire usati per
sincronizzare l’attività elettrica del nostro cervello (EEG).
Con il seguente articolo, cercheremo di fare un po’ di chiarezza sull’argomento e per fare ciò
consideriamo brevemente cos’è un suono e come funziona il nostro sistema uditivo.
Il termine fisico suono, è riferito a delle onde di pressione generate dalla vibrazione di molecole
d’aria. Tutte le forme d’onda, da quelle acustiche a quelle generate attraverso il lancio di uno o
più sassi in uno stagno, sono caratterizzate da quattro grandezze fondamentali che servono per
descriverla: forma d’onda, fase, ampiezza e frequenza.
E’ attraverso le differenti frequenze acustiche che riconosciamo il suono di uno strumento musicale
o distinguiamo la voce di un uomo da quello di una donna.
Con l’ampiezza sappiamo riconosce un suono più forte rispetto ad uno più debole, mentre è attraverso
la fase dell’onda che sappiamo riconoscere la provenienza del suono (vedi oltre).

Il nostro sistema uditivo è composto da due orecchie così da avere le informazioni necessarie per
rilevare tutte le informazioni utili per elaborare il segnale da decifrare.
La localizzazione del suono e/o rumore sul piano orizzontale e su quello verticale avviene in modo
distinto tra loro.
Nel primo caso (asse orizzontale), il nostro sistema cerebrale attraverso le differenze dell’onda
sonora percepita da entrambe le orecchie, compie una propria elaborazione ed è in grado di
determinare la provenienza esatta della fonte.
Questa differenza è relativa alla fase dell’onda e all’ampiezza; più precisamente per frequenze
inferiori ai 1500 cicli al secondo (Hz), il nostro cervello riesce a calcolare il ritardo di fase
(ritardo interaurale), mentre per le frequenze superiori ai 1500 cicli al secondo (Hz) è proprio la
testa a funzionare come ostacolo attenuando così l’ampiezza dell’onda acustica (differenza
interaurale di intensità).

Quindi con le differenze binaurali, il nostro cervello riesce a ricostruire esattamente la posizione
della fonte acustica sull’asse orizzontale.
Invece, come già accennato, la determinazione sull’asse verticale avviene in altro modo. Infatti
come sicuramente tutti noi abbiamo notato, l’uomo e tutti i primati superiori hanno un padiglione
auricolare con diverse sporgenze e ripiegature.
Questa particolare geometria, permette di combinare tra loro una serie di suoni diretti e riflessi,
attraverso i quali il nostro cervello riesce a determinare la posizione sonora sull’asse verticale.

Parecchi di voi si staranno chiedendo perché molti animali sono sprovvisti di padiglioni auricolari,
pur avendo una grande efficienza nella localizzazione delle fonti sonore anche sull’asse verticale.
La risposta che i ricercatori si danno, riguarda la diversa posizione delle orecchie sul capo
dell’animale, rispetto a quella dei primati superiori. In questo modo possono utilizzare la tecnica
usata dal nostro cervello per la localizzazione orizzontale per avere una dettagliata localizzazione
verticale.

Battimenti Binaurali
Questi battimenti furono scoperti nel 1839 dal tedesco Heinrich Wilhelm Dove, egli di accorse che
applicando alle nostre orecchie due frequenze differenti, è possibile percepire i battimenti pari
alla sottrazione delle due frequenze.
Spiegando praticamente quanto sopra affermato, supponendo di applicare (con delle cuffie)
all’orecchia destra un segnale audio pari a 400 cicli al secondo (Hz) e all’orecchia sinistra un
segnale pari a 410 cicli al secondo (Hz), saremo in grado di percepire un battimento di queste
frequenze pari a 10 cicli al secondo (Hz). Per verificare questo fenomeno, qui sotto riportiamo un
segnale audio che si riferisce proprio alle frequenze menzionate. Provate a riprodurre il file Mp3
con l’ausilio di un paio di cuffie audio; prima ascoltando solo con l’auricolare destro, poi solo il
sinistro ed infine con entrambe gli auricolari.

Il fenomeno dei battimenti dimostra che il suono che noi percepiamo è un elaborazione interna al
nostro cervello di quanto percepito dalle due orecchie in modo distinto.
Qui sotto vi è riportata la forma d’onda del battimento che viene percepito dopo l’elaborazione del
nostro sistema cerebrale, con l’applicazione di entrambe gli auricolari della cuffia, (con
riferimento al segnale dell’Mp3 sopra riportato).

Perché usare i Battimenti Binaurali?
Il nostro apparato uditivo è comunque limitato nella percezione delle frequenze acustiche, infatti
la “finestra” di frequenze percepibili dall’uomo va dai 20 cicli al secondo (Hz) fino ai 20.000
cicli al secondo (Hz). Al di sopra (ultrasuoni) e al di sotto (infrasuoni), non siamo in grado di
percepire nulla.
Così nel 1973 il Dr. Gerald Oster del Mount Sinai school of Medicine New York , decise di fare
alcuni esperimenti sul possibile fenomeno di risonanza che poteva venirsi a creare tra i Battimenti
Binaurali e l’attività elettrica corticale.
Egli considerò che le frequenze del nostro elettroencefalogramma (EEG) sono inferiori ai 20 cicli al
secondo (Hz), così da non poter essere influenzate per risonanza dai normali segnali audio. Questo
perché l’orecchio umano non è in grado di percepire frequenze così basse (inferiori ai 20 Hz).
Con i battimenti binaurali, è invece possibile percepire le variazioni anche a frequenze molto
basse, ed il Dr. Oster rilevò che il nostro elettroencefalogramma è influenzato dai battimenti
binaurali, arrivando ad avere una attività elettrica con frequenza simile a quella del battimento.

I vari stadi della attività elettrica corticale del nostro cervello possono essere riassunti come:

– Beta (maggiore o uguali a 14Hz).
Le onde beta, sono proprie delle normali attività di veglia o fase REM del sonno, indicano che la
corteccia cerebrale è attivata.
– Alfa (8 – 13 Hz).
Le onde alfa sono associate a uno stato di veglia ma rilassata. La mente è calma e ricettiva. E’ lo
stato ideale per lo studio o la meditazione.
– Teta (4 – 7 Hz).
Le onde teta sono tipiche di uno stato meditativo profondo e/o in alcuni stati di sonno. In questo
intervallo di frequenze l’individuo è concentrato sugli stimoli interni e l’interazione tra i due
emisferi cerebrali è elevata. Questa fase è tipica del dormi/veglia.
– Delta (inferiori a 4 Hz).
Il ritmo delta è molto lento ed è caratteristico del sonno profondo.

Quindi ascoltando per qualche minuto a basso volume (con l’ausilio di cuffie) il file in Mp3 sopra
riportato, la frequenza del vostro EEG sarà “traghettata” nella zona Alfa (10 Hz) e quindi ad uno
stato di relax.

Dove approfondire :

– NEUROSCIENZE, ESPLORANDO IL CERVELLO, di M.F. Bear, B.W. Connors, M.A. Paradiso, Masson.
– KANWAL, J.KIM and K. KAMADA (2000), Separate, distributed processing of environmental, speech and
musical sound in the cerebral hemispheres. J.Cog. Neurosci. (Supp.): p.32.
– NEUROSCIENCE, third edition D. Purves, G.J. Augustine, D.Fitzpatrik, W.C. Hall, A.S. LaMantia,
J.O. McNamara, S.M. Williams – Sinauer Associates Inc., Massachusetts U.S.A.
– HEFFNER (1990) Role of primate auditory cortex in hearing. In comparative Perceprion, Volume II.
– BARBOUR and X. WANG (2003), Contrast tuning in auditory cortex. Science 299: 1073-1075.

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approfondimenti su: www.sublimen.com

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