Se hai una musica in testa, il cervello l’analizza cosi’

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Se hai una musica in testa, il cervello l’analizza cosi’

L’analisi dei suoni e della loro organizzazione è la stessa, anche quando un motivetto è solo
immaginato (e non udito). La scoperta potrebbe servire per i pazienti con difficoltà nel linguaggio.

da focus.it

Ancora non è chiaro perché ogni tanto le canzoni si insinuino in pianta stabile nella nostra mente.
Ora però sappiamo come il cervello le analizza: una nuova ricerca fa luce su cosa accade quando
canticchiamo in silenzio una canzone “immaginaria”. I meccanismi di analisi del suono – emerge dallo studio – sono gli stessi impiegati quando la musica viene udita davvero.

IN PRESA DIRETTA. Un gruppo di ricercatori del Politecnico federale di Losanna (EPFL) in Svizzera, ha usato una tecnica di registrazione dell’attività elettrica cerebrale chiamata
elettrocorticografia: la procedura, invasiva, consiste nell’inserire chirurgicamente elettrodi sulla
corteccia cerebrale, e permette una localizzazione della sua attività estremamente precisa.

MUSICA VERA E IMMAGINARIA. La tecnica è anche usata nel trattamento dell’epilessia, per questo per
lo studio è stato scelto un paziente epilettico già in cura, pianista esperto. L’uomo è stato
invitato a suonare una tastiera elettrica due volte: mentre poteva ascoltare il suono prodotto, e a volume spento, mentre lo canticchiava a mente soltanto.

POCHE DIFFERENZE. Dal punto di vista neurologico, non sono state rilevate grandi differenze tra le
due performance. L’attività della corteccia uditiva durante la musica immaginata, con
l’organizzazione del suono tra alte e basse frequenze, è risultata del tutto simile a quella in
condizioni di ascolto. L’organizzazione delle informazioni sonore è dunque la stessa.

RISVOLTI CLINICI. Oltre a spiegare un fenomeno che tutti sperimentiamo quando canticchiamo a mente
una canzone, la ricerca potrebbe aiutare quei pazienti che, a causa di lesioni cerebrali, riescono a
immaginare quello che vogliono dire, ma hanno problemi a esprimerlo a parole (afasie). L’obiettivo a
lungo termine è creare interfacce per poter udire i discorsi “immaginari” anche in assenza di
parlato. Non sarà un percorso immediato: a differenza della musica, il linguaggio è un sistema più complesso e non universale, processato dal cervello in più fasi.

https://www.biorxiv.org/content/early/2017/02/07/106617

https://cnbi.epfl.ch/

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