SCIAMANESIMO 1

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SCIAMANESIMO 1

da “Enciclopedia olistica”

di Nitamo Federico Montecucco ed Enrico Cheli

SCIAMANESIMO

La riscoperta dello sciamano
di Italo Bertolasi

Lo sciamano é un mistico che sfida l’ignoto e il mistero dell’esistenza.

Un uomo straodinario che riesce a curarsi da dolorose malattie iniziatiche e laceranti crisi
esistenziali che lo trascinano al limite della follia. Che inventa riti bioenergetici e danze
estatiche per fare una concreta e dolorosa esperienza di morte e rinascita, di verità. Diventa un
medico, un mago e un mistico. Un uomo “nuovo” sano e armonioso. Un visionario, un animale erotico e
uno specialista dell’anima umana.

Col trance provocato da allucinogeni, dalla danza e dal suono del tamburo lo sciamano ristabilisce
l’equilibrio tra il ” dentro ” e il ” fuori ” tra l’uomo e l’universo.

Col “volo magico” – il viaggio interiore – scopre il ritmo vibratorio e le forme dell’Universo.
Quando entra in risonanza con gli spiriti trema, perde coscienza e sprofonda nel ventre della Madre
Terra dove tutto é caos e dove l’energia si muove liberamente. Scende nel regno della Morte,un mondo
al rovescio dove gli alberi crescono all’ ingiù e il sole tramonta ad oriente. Viene torturato e
fatto a pezzi: con una operazione di chirurgia rituale gli vengono trapiantati cristalli e altri
oggetti sacri al posto del cuore e degli altri organi. La morte simbolica e il rito dello
smembramento liberano l’energia interiore imprigionata dalla corazza del corpo e dell’Ego. Aprono
alle visioni e alla sapienza sciamanica. Lo sciamano può allora lottare contro forze inquietanti,
ombre e demoni che grondano sangue e che causano disgrazie e malattie. Attraversa foreste di fiamme
e fiumi di pece: il corpo si disfa, diventa puro e leggero. Poi scala l’albero cosmico decorato con
visi e mammelle per ritrovarsi in un paradiso solare dove é accolto come un santo e un perfetto,
come uno sciamano.

Quando si incontra il vuoto, l’assoluto e il trascendentale si realizza che non c’é cammino, né
conoscenza, né mete da conquistare. Con un senso di vertigine si galleggia nel mare del silenzio
senza più confini corporei. Si diventa “signori del Sonno”e si sprofonda negli strati più fondi e
segreti della psiche. E’ un percorso di consapevolezza d’autoguarigione e di rinnovamento del se’:
si vince la paura del morire, del disordine psichico e del caos. Si regredisce per ritornare bimbi,
animali polimorfi – nè maschi né femmine – e si conquista agilità e sensibilità corporea, poteri
medianici e creatività.

Per vivere in compagnia degli animali selvaggi, per raccogliere le piante “maestre” e per meditare
in silenzio lo sciamano si ritira nel ventre verde della foresta. Per curarsi vagabonda nei deserti
d’alta montagna e si fortifica con doccie ghiacciate, bagni di vento e diete vegetariane. Ridiventa
selvaggio, istintivo e animale. Per proteggersi dai demoni indossa il costume sciamanico che é una
corazza energetica, ma anche una mappa di simboli cosmici e di itinerari metapsichici.

Claudine Brelet nel suo libro – Le arti mediche sacre dall’antichità ad oggi – Edizioni Sperling &
Kupfer come é fatto il mantello dello sciamano: ” Su un caffettano é appeso tutto un tintinnante
armamentario di oggetti di ferro – dischi forati, arpioni, raffigurazioni di animali. Il tutto per
un peso che può anche essere di venti chili. Gli oggetti sono indenni dalla ruggine perché
possiedono un’ anima.Talvolta sono cuciti altri ornamenti, seni di donna e altri organi – fegato,
cuore, lune stelle e soli “.

Lo sciamano é un “etologo” che studia le abitudini degli animali e il mondo vegetale. Per gli
sciamani siberiani l’aquila é l’animale guida per salire in cielo. L’apprendista sciamano dovrà
imparare a ritornare uccello per volare verso il sole. Anche il condor é sacro perché divora le
carni del sacrificio. Il “tusu Guru” – lo sciamano Ainu – impara dall’orso delle sconfinate foreste
dell Hokkaido una danza sacra e bioenergetica. Gli sciamani amazzonici imitano alla perfezione il
canto dei pappagalli e si adornano con i loro piumaggi colorati e con le orchidee della foresta.
Usano la magia verde delle piante maestre. Per risvegliarsi e per curarsi gli indios Yanomamo bevono
il te’ allucinogeno di Ayahuasca – Banisteriopsis Caapi – una liana che é l’anima vegetale
dell’Amazzonia e di Panche mama – la Madre Terra. Gli sciamani amerindi usano il peyote – Lophophora
Williamsi – un piccolo cactus psichedelico. In Asia visionari e sciamani fumano invece il polline
della Cannabis Sativa – l’Hashish – e il lattice del frutto del Papaver Sonniferum – l’oppio e gli
sciamani siberiani mangiano l’Amanita Muscaria, un fungo allucinogeno.

Lo sciamano è anche un artista e un trasformista che conosce l’arte delle metamorfosi. Inventa
psicodrammi e feste per scaricare le tensioni sociali, per rinsaldare il gruppo e tramandare i miti
del clan. E’ un mago che pretende di regolare la meterologia per assicurare la caccia e i raccolti e
un medico “ferito” che cura le malattie dell’anima e del corpo. E’ anche psicologo e veggente: i
suoi occhi sfavillano nel buio per scrutare i segreti della vita. Libero e solo é un filosofo che
ricerca senza inibizioni e falsi pudori la verità e un “politico” coraggioso in lotta contro le
ipocrisie e le violenze del potere politico e religioso – e per ridurre l’uomo in schiavitù si son
sempre dovuti bruciare streghe e sciamani.

Lo sciamanesimo esprime la spiritualità e la cultura di classi sociali povere e emarginate e delle
tribù indigene più deboli e lontane. Con la distruzione delle foreste tropicali, della “wilderness”
e delle popolazioni aborigene anche lo sciamanesimo è in crisi in tutto il mondo. Senza bibbie e
monasteri e senza “mass media” lo sciamano non riesce a raccontarsi e a difendersi. E i giovani del
“terzo mondo” che inseguono i miti del consumismo e della vita facile non ne vogliono più sapere di
ridiventare sciamani.

Tra i kafiri – gli “infedeli” dell’ Hindu Kush afgano – sono spariti i Dehar. I giovani non salgono
più in montagna per diventare “batcha” – re – e “dehar” – sciamani, sedotti dalle “suchi”, le
bellissime fate nude custodi dei monti sacri. Il kafiristan era un tempio dell’Asia dove si recavano
in pellegrinaggio sufi e mistici famosi – tra questi il russo Gurdijeff. Nel mio ultimo viaggio in
Kafiristan sono ritornato sui monti afgani per raggiungere i “nidi d’aquila” dove gli sciamani
vivevano con i pastori. Ho incontrato un solo Dehar. Vent’anni prima ne avevo contati una dozzina.

In Nepal gli sciamani “Bon Po”, accusati di stregoneria, sono stati decimati dai lama buddisti con
una vera e propria caccia ai demoni, alle streghe e ai maghi neri che ricorda la nostra medioevale
santa inquisizione. In Nepal ci sono ottocento mila “Jhakri” – sciamani – ma i giovani preferiscono
vendere cianfrusaglie nei negozietti turistici di Katmandù. In Siberia gli sciamani sono finiti
negli ospedali psichiatrici e nei gulag e nella Cina della cosidetta “rivoluzione culturale” sono
stati rieducati e costretti a tagliare i boschi sacri dello Yunnan e del Tibet. In Africa sono
perseguitati dai missionari e nelle foreste tropicali dell’Amazzonia sono il bersaglio preferito nei
safari di “caccia grossa agli indios” sponsorizzati dai “garimperos” e dagli allevatori di bestiame.

Il “viaggio”, l’arte e la scienza sciamanica hanno sempre attratto l’uomo occidentale. Che ha perso
da più di 500 anni stili di vita e quella religione – “religere” vuol dire legare – che lo riunivano
alla forza della natura.

Poeti come Rimbaud e Henry Miller, antropologi come Claude Lévi Strauss, esploratori della coscienza
umana e della bioenergetica come Jung, Groddeck e Reich e ancora artisti e attori come Picasso,
Grotowski e Julian Beck hanno spiato gli sciamani.

Riconosciuti patriarchi dell’umanità e eletti maestri “psicosintetizzatori” che sanno utilizzare
nevrosi, catarsi e altri fenomeni parapsichici per scoprire la causa del malessere umano e le
sorgenti sacre del piacere e della vita.

Oggi nell’Italia delle cure naturali e del “New Age” sono proposti “worshops” per diventare
apprendisti sciamani. Dopo aver incontrato nei miei viaggi gli sciamani “veri” dell’Asia ero curioso
di lavorare con i neosciamani “bianchi” europei e americani, interessati alla medicina sacra, al
benessere e all’esplorazione dei misteri della mente. Scrive poeticamente Claudine Brelet:” In
termini occidentali la ricerca sciamanica può essere considerata un viaggio non dissimile alla fuga
di bambini e di adolescenti, o anche di adulti avidi di scoprire il mondo. Lasciano il campo
ristretto delle loro città per aprirsi ai venti, impregnarsi di rugiada, e lasciarsi trascinare
dalla sinfonia della natura che li strega e li affascina”.

John Perkins ha cinquant’anni, é bello e biondo. E’ stato un businessman di successo delle energie
alternative e poi socio fondatore dell’ “Earth Dream Alliance” – un organismo senza fini di lucro
che difende la foresta dell’Amazzonia. Si è messo in viaggio come volontario del “Peace Corps” e
come antropologo delle Nazioni Unite. Perkins si é fatto adottare dagli indios Quechua delle Ande e
dai Shuara dell’Amazzonia e dalla tribù dei Bugis dell’Indonesia. Ha scritto due libri: “
Psiconavigation” e “The stress-free habit”. Nel primo si insegna a “cambiare sogni “: l’uomo bianco,
materialista e sprecone insegue i suoi sogni di conquista e con una voracità insensata distrugge le
risorse naturali. Dovrà imparare a psiconavigare. A viaggiare al di là del tempo per ritornare sano
e armonico. Nel secondo libro si elencano una serie di facili esercizi anti stress per curare
l’insonnia, gli stati depressivi ma anche le dipendenze da alcool e droga con i consigli degli
uomini medicina delle Ande, dello Yucatan e dell’ Indonesia.

Perkins ha navigato negli oceani della Polinesia con i Bugi che seguono la rotta guardando le
stelle, la forma delle nuvole, il volo degli uccelli marini, il colore del mare. Cullati dalle onde
questi mistici del mare diventano silenziosi. Quando navigano pregano e nutrono Tuaraati – il
signore degli oceani – versando in mare latte di cocco. Sembrano in trance, posseduti dal magnetismo
del mare, e le loro canoe seguono l’ago di una bussola invisibile che le conduce fino all’approdo.
Qualche cosa di simile avviene anche agli Indios Shuares quando per settimane intere vagabondano nei
labirinti verdi dell’Amazzonia per cacciare e per trovare le loro piante “maestre” e agli sciamani
Quechua in pellegrinaggio verso i vulcani sacri delle Ande. Perkins sostiene che anche Beethoven,
Jung e Einstein e altri artisti e mistici nostrani erano abili psiconavigatori.

Nei suoi workshops suona il tamburo e brucia incensi sacri di semi di Datura – Datura Stramonium.
Guida un rilassamento profondo suggerendo visualizzazioni e frasi chiave dirette al proprio
inconscio. Un esercizio che ricorda la tecnica di rilassamento del ” traning autogeno ” di Schultz.
Quando si ritrova il proprio “pilota interiore” si dovrà proseguire da soli: c’é allora chi si
sentirà sprofondare in un buio caldo e nero e chi si sentirà morire. C’é chi diventa un rettile che
striscia lungo un tunnel utero. C’é chi invece si risveglia in un giardino segreto dove si incontra
l’animale totem o la dea nutrice.

L’ “Earth Dream Alliance” – l’EDA – e Jhon Perkins ci invitano a seguirli in tours pellegrinaggio
nella foresta amazzonica e in cima alle Ande dove si vivrà a contatto con la natura, con le
popolazioni indigene e dove si potrà studiare con curanderos, erbalisti e sciamani. Con una parte
dei soldi che guadagna e con le donazioni all’ EDA John Perkins compera ettari di foresta che
restituisce agli indios.

Frank Natale mi racconta una storia straodinaria. E’ nato cieco e ha riacquistato la vista da un
occhio vent’anni fa. Ha sempre lottato con quella sua cecità ma considera l’occhio buio che gli é
rimasto é un prezioso strumento per scrutare nei misteri dell’esistenza. E’ nato a New York
cinquant’anni fa e ha seguito santi e guaritori famosi – Muktananda, Krishnamurti, Maslow e Rogers –
prima di fondare la “Phoenix House”, il più grande centro americano per il recupero dei tossici. Ci
dice: “La maggior parte di noi conosce lo sciamanesimo dai libri o per aver partecipato a un fine
settimana di “iniziazione sciamanica”. Ma per sperimentare veramente il potere dello sciamanesimo ci
vuole tempo e coraggio. Vi invito a sperimentare la nostra via neo sciamanica – la via degli
Energetizzatori – e a lavorare assieme nella “Crystal Cave” di Ibiza. Ibiza é famosa per le sue
notti, le sue discoteche frequentate dal jet set internazionale ma io l’ho scelta per la magia e la
bellezza della sua natura. Ci sono voluti tre anni per scegliere il posto dove erigere la “Crystal
Cave”. Il nostro santuario é sul cocuzzolo della montagna più alta dell’isola, con una vista
stupenda sull’ isoletta mistica di Es Vedra dove le streghe chiamavano Ulisse. Di giorno ci riuniamo
per rilassarci, tuffarci in mare, per suonare i tamburi e per far danze sciamaniche. Celebriamo le
notti di luna piena con i rituali del Yagé e dell’Ayahuasca. Si danza sotto le stelle e si beve
l’antica bevanda degli immortali

Nella danza del fuoco si brucia il passato e ci si rinnova, nella danza dell’uccisione del fantasma
si colpisce il lato oscuro e passivo della nostra personalità. Nella danza delle donne ringraziamo e
celebriamo la donna che ci ha scelto. Poi facciamo anche incontri di “caccia all’anima” e di trance
dance, altri viaggi per contattare i nostri animali di potere e moltri altri esperimenti per
rivelare l’attitudine sciamanica che é nascosta in ognuno di noi.”

Frank Natale assomiglia a un hippy impenitente. Ci dice ancora: “Noi ridiamo, danziamo e gioiamo
della vita senza chiedere a nessuno il permesso di farlo. Non esistono peccati mortali, non esiste
morale. L’unico atto immorale é danneggiarsi così profondamente da privarsi dell’autostima,
dell’amore per sé stessi e della coscienza della propria libertà e del proprio Sé”.

Rolando Toro é cileno, antropologo e poeta, ha inventato il sistema “Biodanza” per star bene e per
liberare gli individui dalle gabbie emozionali e dalle abitudini insane che li hanno dissociati
dalla vita. Toro é convinto che oggi ci sia un ritorno al sacro, un bisogno di tribalismo e di
contatto col cosmico e col primordiale. Nei suoi seminari di ” Biodanza e sciamanesimo ” si
abbandona il mondo della logica e della razionalità per sviluppare l’intuizione e l’istintività. Ci
si esercita con il “koan” – la poesia giapponese che non si può capire razionalmente ma che attiva
risonanze interne e flash di consapevolezza.

Toro porta i suoi allievi nella natura alla ricerca di un “nido ecologico” dove regredire ed entrare
in contatto con gli elementi della natura: terra, acqua, fiori e piante.

Negli esercizi di “trance dance” si lascia andare il corpo per permettere alla forza biologica che
organizza l’universo di muoversi e danzare in noi. Nella danza con il viso e il corpo dipinto si
mette in scena il mistero della nostra identità. Alcuni si danno aspetti zoomorfi, altri di grande
vitalità, sensualità e spiritualità. Nella danza di contatto e di cura – una specie di iniziazione
alle arti dei “curanderos”- si accarezzano le zone del corpo malate e in tensione.

Nella danza tantrica, ispirata alle dottrine indù, si regredisce al primordiale e si condivide una
danza “telepatica” d’amore e di sincronicità, in coppia e uniti da un profondo contatto mentale e
bioenergetico. Nel “sogno di smembramento” invece ci si sdraia e ci si concentra sulla propria
sofferenza. Si viene prima sconnessi con energici strattoni per far così morire il passato nevrotico
e alienato e poi si viene integrati con carezze e altri massaggi per rinascere più sani e più
consapevoli.

Nell’esercizio della “ricerca degli antenati” si dovrà ricordare chi ha più influenzato la nostra
crescita culturale e spirituale. Poi lo si associa a un animale e alla fine si danza questo nostro
animale totemico che sarà anche il nostro angelo custode. Ci spiega Rolando Toro: “Bisogna stimolare
la creatività, il coraggio e il senso di responsabilità dei nuovi sciamani che rifiutando ogni
superstizione e ogni vincolo ristabiliscono l’armonia e la sensibilità nel mondo. Con la fragranza
del loro amore, la delicatezza del loro tocco magico e con la maestà delle loro visioni”.

Winterhawk é un “Iciasckae” – un saggio e uno sciamano – del clan della Farfalla delle tribù Apache
che vivono tra Arizona e Nuovo Messico. Il nonno paterno Falling Tree gli ha insegnato la via del
“cerchio sacro” e della “ruota della medicina”, i canti e i riti apache. Winterhawk é diventato così
un uomo medicina e un “portatore di pipa” – un capo. Dal 1987 insegna anche in Italia le tecniche
apache per l’autoguarigione e la consapevolezza in seminari che chiama “La Via del Guerriero”. Ogni
estate lo sciamano apache e Adriana Kassuhn – un’apprendista sciamana che dirige il centro
“Ohenyan”- organizzano tra le colline di Assisi, nella natura e nel bosco, seminari settimanali dove
si pratican le cerimonie degli indiani del Nord America. Si insegna a “essere presenti nella vita, a
danzare il canto che nasce dal proprio sentire, dal conoscersi in profondità e dal vivere in modo
armonioso”.

Per morire simbolicamente, per curarsi, per ricevere visioni e per sentirsi rinascere i nativi
americani praticano la via della “rivelazione involontaria”. Gli indiani Lakota nella “danza del
sole” si appendono agli alberi con degli uncini e donano il sangue che cola dal corpo trafitto
all’astro divino. Gli Apache con la sauna bollente nella “Sweat Lodge” – la tenda del sudore – si
scottano con vapori bollenti e offrono canti e preghiere e quel loro sudore agli antenati e alla
Madre Terra. Nei worshops Winterhawk insegna a costruire con rami di salice, pianta sacra e
medicinale, la cupola tempio del sudore. Al centro del cerchio sacro – ombelico del mondo – si scava
la buca dove verranno posate le pietre roventi. Ci spiega Adriana: ” Con il rito della sweat Lodge
si rigenera il corpo e ci si apre alle visioni. L’interno della capanna é un microcosmo accogliente
simbolo dell’universo che nutre tutte le sue creature. E’ il grembo fertile della Madre Terra nella
cui oscurità si può percepire “Wakan Tanka”- il Grande Mistero. Sulle pietre roventi si gettano erbe
medicinali e acqua che diventa vapore urticante e taumaturgico. Si fuma la pipa sacra, si offre
tabacco e si bruciano le erbe sacre: la salvia, le foglie del cedro e la lavanda. Si pronuncia
l’invocazione “Omatquiasen” – porto la mia benedizione a tutti gli antenati e alle energie spirito
della terra – e poi si entra nel ventre caldo e buio del tempio del sudore. Lo sciamano suona il
tamburo e tutti cantano e pregano. Per quattro volte l’energia dell’acqua e quella del fuoco si
incontrano sprigionando vapore e per quattro volte si apre la tenda e ci si lascia accarezzare
dall’aria fresca. Poi si esce pronunciando ancora l’augurale “Omataquiasen”. Ci si sente leggeri,
puri e carichi di energia.” Ci spiega ancora Winterhawk: “Cerca il tuo nutrimentonel fuoco sacro.
Ascolta ogni giorno la voce della Grande Madre Terra e generosamente percorri i sentieri del cuore e
la “via del guerriero”. Porta con te alcuni carboni accesi di questo fuoco e ritorna al tuo
villaggio affinché tutti si possano riunire intorno al fuoco di una nuova vita, in un mondo cambiato

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