Salute e bufale: il 70% delle persone crede ad almeno una fake news. Sei tra questi?

pubblicato in: AltroBlog 0
Salute e bufale: il 70% delle persone crede ad almeno una fake news. Sei tra questi?

La stragrande maggioranza della popolazione fatica a distinguere falsi miti da evidenze
scientifiche. Ecco perché il nostro cervello è così facile da ingannare quando si parla di salute.

4 maggio 2026 – Elisabetta Intini

Pensate che la sfiducia verso i medicinali, i vaccini o le tecniche che rendono i cibi sicuri da
mangiare sia un fenomeno, tutto sommato, circoscritto? È il momento di ricredervi: 7 persone su 10
sono convinte che almeno una, tra le più diffuse fake news in fatto di salute o alimentazione, sia
vera.

A metterlo in luce è un’analisi su oltre 16.000 partecipanti provenienti da 16 diversi Paesi,
invitati a spiegare se credessero ad affermazioni come: “il latte appena munto è più sano di quello
pastorizzato”, o “i rischi delle vaccinazioni pediatriche superano i benefici”, o ancora “il fluoro
nell’acqua fa male”. I sorprendenti risultati del rapporto – realizzato da Edelman, società di
comunicazione e relazioni pubbliche internazionale che ogni anno prepara un rapporto sulla fiducia
globale all’interno di settori specifici – sono stati ripresi in un articolo su Nature.

Non ne sono certo…

I partecipanti hanno dovuto indicare se pensassero che le tre affermazioni citate qui sopra, oltre
a: “le proteine animali sono più sane di quelle vegetali”; “i vaccini sono usati per il controllo
della popolazione”; e “il paracetamolo usato in gravidanza causa autismo”, fossero vere o false,
oppure se non sapessero esprimersi in merito. Per ognuna di queste sei totali, e controverse,
affermazioni, c’è stata una percentuale di persone compresa tra il 25% e il 32% che si è detta
convinta che la frase fosse vera, e una fetta, compresa tra il 17% e il 39% degli intervistati, che
ha affermato di essere in dubbio sulla sua veridicità.

Sette persone su dieci hanno detto di credere ad almeno uno di questi enunciati, molti dei quali
sostenuti dallo stesso segretario alla salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr.

Disinformati insospettabili

Qui però la politica c’entra fino a un certo punto. Anche perché la ricerca non ha riguardato gli
Stati Uniti soltanto. Nella maggior parte dei Paesi in cui è stata condotta l’analisi (c’erano
Germania, Francia e Regno Unito, ma non l’Italia; e poi India, Brasile e Sudafrica, solo per citarne
alcuni), almeno metà degli intervistati hanno creduto a una o più di queste affermazioni.

Quanto al peso dell’istruzione pregressa, è interessante notare che le persone che hanno detto di
credere a tre o più tra queste frasi divisive avevano la stessa possibilità di aver frequentato
l’Università o di informarsi di salute rispetto ai più scettici. Dunque, non è per forza vero che
per cadere nella trappola della disinformazione bisogna essere poco colti o poco informati.

Troppo rumore e tanti “maestri”

Il problema, più che il livello di istruzione, sembra essere la sovrabbondanza di informazioni
contrastanti di cui siamo costantemente inondati nel panorama informativo, sui social e offline. Un
rumore di fondo in cui è difficile orientarsi e che rende più difficile capire di chi ci si possa
fidare.

La fiducia nella scienza e negli scienziati sembra essere ancora alta: negli Stati Uniti, in una
recente analisi del Pew Research Center riportata da Nature, il 77% delle persone si è detto
convinto che gli scienziati agiscano per il bene dei cittadini – una fiducia non accordata in così
larga misura a politici e uomini d’affari.

Tuttavia, quelle degli scienziati non sono le uniche voci a cui i cittadini si affidano: le persone
ritengono sempre più spesso affidabili anche posizioni meno o per nulla qualificate, come quelle di
influencer della salute con largo seguito e scarsa preparazione. Questa mescolanza di voci non
sempre affidabili rende più facile deviare dalla verità scientifica. Anche per questo è importante
che gli scienziati imparino a comunicare in modo diretto e comprensibile con ogni mezzo, senza
disdegnare quelli meno accademici.

www.edelman.com/trust/2026/trust-barometer/special-report-health

www.nature.com/articles/d41586-026-01285-2

da focus.it

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *