Saggio sui chakras (centri eterici) umani – di Guido – Terza parte

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– SAGGIO SUI CHAKRAS (CENTRI ETERICI) UMANI –

(di Guido Da Todi)

– Terza parte –

Riteniamo opportuno, a questo punto – per avvicinarci alla dimensione più
inerente e più accosta agli universi contemplati dai centri eterici dell’
uomo – inserire un saggio, che riguarda molte caratteristiche – del tutto
scientifiche – appartenenti ai vostri cinque sensi. Comprese le quali, voi
potrete pervenire al concetto finale che rivelerà quanto la essi> costituisca del tanto decantato e ricercato .

Il saggio che proponiamo – pur occupandosi della
propone chiaramente i concetti che abbiamo, sin qui, esteso, come substrato
e matrice alla piena comprensione della natura dei chakras.

Dopo di che, affronteremo la descrizione del rapporto costante e vitale
che – secondo le rivelazioni dei Veda (e dello stesso Paramahansa
Yogananda) – l’ambiente circostante ha nei riguardi del sistema nervoso,
della colonna vertebrale e del sistema ghiandolare umani.

Un rapporto che si estende al cosiddetto < fuoco kundalini > dormiente, ed ai
chakras occulti del corpo eterico.

Osservando le leggi della biologia si impara molto sulla natura occulta dell
‘uomo.

L’ottica ci suggerisce la verità che ognuno di noi è in grado di creare un
dipinto identico a quelli di Leonardo, o di qualunque altro pittore
conosciuto.

La fisica del suono, invece, ci insegna che è per noi naturale, invece,
riprodurre esattamente una sonata di Beethoven.

Per quanto possano sembrare paradossali queste affermazioni, cercheremo di
dimostrarne l’assunto.

Ogni ambiente da noi frequentato, abitualmente o meno, è visibile solo
perchè composto da particelle infinitesimali (i pacchetti di fotoni), che ne
sostengono e compongono la complessa intelaiatura.

Gli atomi vibranti della materia costituiscono le molecole; le molecole
formano i corpi (gassosi, liquidi e densi); i corpi, nel loro assieme,
costituiscono l’ambiente.

È teoria consolidata dalla scienza che l’atomo sia formato da particelle,
antiparticelle, nucleo, nuclone ed elettroni. Lasceremo da parte l’
antimateria e le altre sue componenti.

Ognuna di queste costituenti, nel suo aspetto più essenziale, è un elemento
della luce.

I pacchetti di fotoni, viaggiando a 300.000 km. al secondo, rendono attiva e
vivente la sostanza dell’universo.

Einstein non riuscì, tuttavia, a provare se la luce fosse un’onda, oppure un
granello, con una sua massa (sia pur debolissima).

Torniamo, ora, al nostro ambiente.

I corpuscoli che lo costruiscono vibrano e viaggiano nell’etere, creando una
intricatissima rete di rapporti con il resto.

Il semplice fatto di illuminare, all’improvviso, una stanza crea un fenomeno
complesso, per il quale si assiste ad una catena di azioni e reazioni molto
interessante. Ossia, dalla lampadina vengono emessi dei fasci di elettroni
(luce allo stato puro), i quali si espandono a miliardi, andando a colpire
gli atomi dell’ambiente e ponendoli in stato di aumentata vibrazione;
questi, a loro volta, producono dei “salti quantici” nelle loro orbite; o,
addirittura, scambiano elettroni con altri atomi; e così via. E la luce
originaria aumenta di intensità, grazie al processo dello scontro tra
elettroni di atomi diversi.

In effetti, la luce della lampadina non è la sola responsabile dell’
illuminazione dell’intera stanza. Ma è, invece, il principale reattivo di
nascita d’altri raggi luminosi.

Ad esempio: quando essa va a colpire una poltrona, noi riusciamo a vederne
la struttura ed i colori solo in quanto riceviamo nella retina i raggi
luminosi (sotto forma di elettroni puri) che gli atomi dei braccioli, del
tessuto, dello schienale, ecc.. inviano ai nostri occhi, in reazione al
campo energetico emesso dalla lampadina a soffitto.

Tuttavia, la vista ha, tra le molte, un’altra funzione. Ossia, in un
rapporto diretto con il sistema cerebro spinale, essa raccoglie nella retina
la sintesi dei raggi luminosi della poltrona e ne riproduce forma e colore.

Di conseguenza, quando noi passeggiamo in una profumata e splendida campagna
primaverile, tra lo stormire delle fronde e lo schiamazzo colorato di un
immenso campo di papaveri rossi, la visione di tutto questo incantevole
scenario non è l’originale, bensì ciò che ricostruiamo esattamente, a causa
del processo di elaborazione naturale del sistema cerebro spinale,
sincronizzato con i nervi ottici della retina.

Così è per la campagna primaverile; ma, lo è anche per il giornale che
leggiamo; per il panorama che osserviamo dalla nostra finestra; per il
quadro di Van Gogh che contempliamo nel museo.

Non è il quadro di Van Gogh che noi ammiriamo; ma, semplicemente la
riproduzione di esso, che la nostra retina ci propone, con quella ricchezza
di particolari, di angolazioni, di colori, ecc..

È il nostro profondo iperconscio che, giorno dopo giorno, ridipinge, grazie
alle leggi dell’ottica, la natura che ci ospita, e tutto ciò che di essa
conosciamo, utilizziamo, vediamo..

Insomma: è la nostra mente la prima ed unica costruttrice del mondo in cui
viviamo; del nostro mondo personale.

Lo stesso procedimento avviene per il suono.

La struttura interna del nostro orecchio è mirabilmente composta da una
serie di strumenti fisici (chiocciola, timpano, tamburo, ecc..), adatti a
ricevere le onde sonore che si propagano nello spazio, e da esso giungono a
noi.

La membrana sottilissima che possediamo nell’organo viene colpita dalle
modulazioni dell’etere esterno e, a sua volta, ne riproduce le lunghezze d’
onda.

Il rumore di un treno che si avvicina, la melodia di un canto di usignolo,
lo scrosciare della pioggia, la voce di chi ci parla sono compressioni dello
spazio che agiscono sulla membrana interna dell’orecchio e ne fanno nascere
una reazione vibrante simile a quella che la provocò.

Non è, quindi, la canzone di Adriano Celentano quella che rallegra il nostro
animo, ma la riproduzione che il nostro sistema nervoso ne fa, utilizzando
il gli strumenti fisici del nostro udito.

Insomma, la Quinta di Beethoven possiamo ascoltarla soltanto ricreandola con
una delle funzioni del nostro meraviglioso sistema nervoso.

Quanto appena indicato serve non già ad esaurire le descrizioni delle
incredibili facoltà del nostro inconscio (sia esso psichico, che biologico)
quanto a farci penetrare in un’atmosfera molto più sottile: quella delle
potenzialità dell’uomo; adoperate quotidianamente da lui, ma a lui
sconosciute.

Vogliamo affrontare, nell’articolo, i risultati che ognuno di noi può
ottenere agendo sulle pulsioni della sua psiche (timori, angosce, gioie,
creatività, complessi..), mentre fa leva sui propri meccanismi mentali più
reconditi. Non toccheremo, quindi, le altre facoltà dell’ “uomo radiante”,
che servono a provocare fenomenologie di più vasta portata.

Osserviamo, un attimo, allora, quella fedele, stabile, crudele angoscia che
preme nel vostro mondo soggettivo in ogni attimo della giornata; quando vi
trovate al lavoro, o ridete in mezzo alla gente, oppure nei vostri soliloqui
costanti.

Essa non è sostenuta da particolari ragioni razionali. È nata, di certo, da
una causa provocatrice; poi, si è stratificata su di uno sfondo interiore
preesistente, e, da lì, continua ad unirsi al “coro muto” di tutta una turba
antica di altri complessi.

Cercheremo le cause di questi timori inconsci? No, di certo. Esiste una
vasta letteratura psicologica che se ne occupa.

Vogliamo solo indicare alcuni meccanismi che uniscono le vostre angosce
alle facoltà mentali iperconsce dell’individuo e ne potenziano i valori. E,
di conseguenza, darvi la possibilità, all’inizio almeno, di osservarne i
ritmi esatti e celati di azione; in seguito, di eliminarle.

Alcune leggi vanno, qui, indicate:

– Ogni sensazione di benessere e di malessere nasce nel nostro campo mentale
e viene sostenuta ed alimentata costantemente in esso;

– queste sensazioni non sono casuali; ma riprodotte e tenute in vita,
secondo dopo secondo della nostra esistenza quotidiana, da una nostra
volontà interiore, anche se inconsapevole;

– un istinto di instabilità latente (derivante da complesse ragioni
psichiche) rende arduo ogni nostro intervento su di esse. È come se fossimo
affezionati ai nostri timori e credessimo che il vangelo delle loro tacite
affermazioni energetiche sia più sacro della nostra serenità;

– esistono, nel campo elettromagnetico della nostra persona, uno o più punti
di tensione, che la nostra volontà, e solo la nostra volontà (anche se
inconscia) tiene in costante vitalizzazione;

– Questi punti di tensione sono le radici di ogni stato di benessere e di
malessere individuale.

Nel tempo e nello spazio le strutture di cui parliamo tendono ad aumentare e
a divenire vere e proprie patologie; di conseguenza, come l’individuo
focalizza costantemente i punti di tensione mentali responsabili di ogni suo
malessere egli può smettere di farlo, ad ogni momento della propria
esistenza, cessando di nutrire, a livello inconscio, le cause della sua
infelicità.

Codeste sono affermazioni che non dovrebbero essere sottovalutate.
Costituiscono la base di ogni sistema di guarigione esoterica e si uniscono
ad ampie verità tradizionali metafisiche.

Suggeriamo, di conseguenza, al lettore di adottare il metodo del training
autogeno, o del rilassamento attivo, o della meditazione per recuperare
intelligentemente il controllo delle sue pulsioni inconsce.

È molto più facile di quanto sembri localizzare in sé (nella sfera
elettromagnetica del proprio corpo mentale) questi punti di tensione
responsabili degli umori nefasti che ci rendono dolorante la vita
quotidiana.

Uno dei metodi migliori per liberarsi da questi nuclei di energia rappresa
nella sfera del nostro campo radiante – una volta localizzati – è quello di
< cessare di nutrirne l'incessante pigolio >.

Distogliere l’attenzione da essi (affrontati uno per volta) non significa
solo staccare il proprio cordone ombelicale energetico dalla causa del
nostro malessere, quanto concentrare la propria attenzione su un nuovo
elemento reagente che ne rimpiazzi l’esistenza: ottimismo, serenità,
costruttività, ribellione alla stasi, amore per l’esistenza.

“Non si scaccia l’oscurità da una stanza a colpi di scopa; ma, aprendo le
finestre al giorno..”

“Tratto dalla mailing list Sadhana

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