Saggio sui chakras (centri eterici) umani – di Guido Da Todi – Parte ottava e fine.

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– SAGGIO SUI CHAKRAS (CENTRI ETERICI) UMANI –

– Parte ottava, e fine –

(di Guido Da Todi)

L’uomo non è ancora capace di vivere, unificato al silenzio della Parola
Divina Informale, che palpita in seno alla “nube delle cose intelligibili”.
La vibrazione rarefatta, composta dai mille segmenti energetici del suo
chakra alla sommità del capo, per forza di cose, è immersa, continuamente,
in tanto mondo archetipico. Ma, l’atmosfera è troppo alta perchè le parole
possano descriverla.

L’uomo si trova costretto, tramite l’articolazione occulta del suo Io, a
dare una veste a ciò che veste non ha e che è il puro Essere. Ivi, regna,
sovrana, la Monade. E la Monade è: “VOLONTÀ DI ESSERE”.

Ecco la ragione per cui il chakra alla sommità del capo è stato chiamato il
chakra della volontà, e soltanto la volontà risvegliata e cosciente può
compiere la magica incisione che ne liberi il fuoco ardente.

Quando l’uomo, prima pigramente, poi, in maniera più precisa e sempre più
precisa, inizia a portare giù la semenza d’oro delle astrazioni pure che
riceve dalla Monade, a cui si è unito, alla quarta iniziazione, distruggendo
il suo ego e acquistando la completa padronanza del chakra brahmarandra,
egli è costretto a prendere la strada del chakra ajna, posto tra le due
sopracciglia. È tale chakra che plasma il materiale luminoso, ne estrae il
messaggio contenuto, e lo inquadra in una forma intellettuale, comprensibile
all’umanità.

Tutti i chiaroveggenti, nell’osservare un uomo in atteggiamento cogitabondo,
ne hanno visto le idee: sono entrati in contatto con le energie sottili che
egli trattava inconsciamente. E tutti sono rimasti d’accordo nel dire che
ciò che veniva pensato da quell’uomo essi lo vedevano “galleggiare”, in
linee armoniose, o, confuse, a seconda della potenza del pensatore, a pochi
centimetri davanti ai suoi occhi.

Fate una prova. Sceglietevi una rappresentazione mentale di qualche
esperienza, da voi vissuta, e che, tuttora, continui ad interessarvi,
vitalmente.

Diciamo: “che continui ad interessarvi, vitalmente”, perchè è necessario che
per avere una potenza efficace, il pensiero vibri secondo una tonalità
forte.

Rappresentatevi l’esperienza, mentalmente, fino a fissare un solo
particolare. Sarà una mano, saranno le rotaie di un tram, sarà il candelabro
di una chiesa; non importa cosa.

Voi sentirete, distintamente, che tale piccola figurina, partorita dal
vostro immaginare, vi vellicherà la fronte, a pochi centimetri davanti agli
occhi, sostenuta dal chakra ajna.

Ricordatevi, è molto difficile saper pensare egregiamente. È, anche,
pericoloso intraprendere degli esperimenti telepatici, nella direzione
sbagliata e senza dei graduali allenamenti e con una saggia previsione degli
ostacoli a cui si vada incontro.

Quando l’uomo intensifica la sua tonalità magnetica, poiché, purtroppo, si
trova a dover superare delle barriere di forze stagnanti, sia in lui, che
fuori di lui, e poiché, anche, non ha la volontà necessaria a spazzar via
ogni impedimento energetico che gli viene dall’atmosfera celata del nostro
globo, potranno succedergli vari inconvenienti.

Se noi sfreghiamo un pezzetto di ambra, esso si elettrizzerà ed attrarrà dei
corpuscoli di polvere, che ne appanneranno la levigatezza. Se noi tuffiamo
in una scatola di limatura di ferro una calamita, essa resterà appesantita
da una considerevole quantità di ferro.

Lo stesso accadrà all’uomo, che inizia la telepatia. Indiscutibilmente, gli
sforzi che egli compie per il suo desiderio di aumentare il potenziale
magnetico lo elettrizzano e, prima o poi, senza le debite precauzioni, egli
si troverà circondato da una massa vibrante di corpuscoli energetici, che
ammanteranno la sua natura ancora impura, rendendo argilloso il terreno su
cui cammina.

Ecco perché i Guru insistono molto che, prima di addentrarsi in esperienze
di carattere occulto, il discepolo purifichi i propri moventi e la propria
natura.

V’è, poi, ancora, un altro inconveniente, per chi comincia a praticare l
arte della telepatia. La sua debolezza psichica. Esistono pochi individui
che riescano a forare la placenta di forze in cui si trovano tutelati, o
quelle della loro aura, e a toccare un’altra aura: l’aura, cioè, con cui
vogliono entrare in contatto. Ciò fa sì che gli incauti, credendo di
procedere con successo sulla strada della telepatia, gonfino di
sostanze-pensiero, sempre rinnovate, simile a un palloncino colorato, la
loro aura. E raggiungano gli stessi insuccessi di cui abbiamo parlato poco
fa.

Uno dei Maestri afferma che, tra coloro i quali, al giorno d’oggi, si dicono
telepatici, o, medium, il novanta per cento cade nell’illusione piena. Essi
manipolano e rimanipolano forme-pensiero, o, vibrazioni del loro subconscio,
attorno, e nella loro stessa zona astro-mentale. Mettono insieme, in una
cecità poco illuminata, dei messaggi, quasi tutti nello stesso tono; poi,
affermano che l’entità ha parlato, o, l’amico ha risposto, da una città
distante.

Per lo più, si tratta di persone in buona fede; quindi, ancor più
pericolose. Ma, lo stesso Maestro, esorta, nel contempo, a rinnovare gli
sforzi, e dice che la Gerarchia ha bisogno di discepoli, i quali sappiano
e siano telepatici.

L’abitudine a pensare rettamente, con precisione e con maturità, darà il
sottostrato necessario ad avere un pensiero efficace, per venire proiettato
e per ricevere.

* I metodi della telepatia *

Si è fatto un gran parlare, negli studi di esoterismo, della PACE, tanto che
l’uomo pensa che essa esista, in qualche angolo dell’universo, in maniera
integrale. Con ciò, perdendo di vista il messaggio dei Grandi Illuminati.
Quello del ritmo, quello del Movimento Eterno, quello del grande Respiro del
Tutto.

Un sottile senso di egoismo e di pigrizia mentale viene, ogni volta,
alimentato nel neofita, quando egli inserisce lo sguardo verso la direzione
della “Luce che è oltre”; pensa che, lì, si metterà seduto, superiore alla
problematica minuta dell’Essere, dimentico del dolore e della sofferenza.

Eppure, tali individui non hanno capito il messaggio del Cristo, il Grande
Dolente, l’Incessante Lavoratore. È un Dolore Soggettivo, il Suo; un “Dolore
di identificazione”, di natura così alta, da riuscire incomprensibile alla
massa.

Quale pace, quindi, dovrà cercare l’uomo, prima di dedicarsi all’esercizio
di una proiezione, o, di una ricezione telepatica? < La pace dell'amore >, la
quale è un’attività così intensa, che non viene percepita dal pigro occhio
di chi non sappia amare.

Lo Spirito, la cui natura è amore, è stato paragonato, dagli indiani, ad una
ruota che giri, su se stessa, ad incredibile velocità. I suoi raggi non sono
visibili, e pare che, addirittura, se ne stiano immobili.

Questa, è la pace che occorre possedere, mentre si applica la telepatia. Là,
ove tutti i sensi mentali, spirituali, eterici sono desti. Là, ove non
esiste differenza tra soggetto ed oggetto; là, ove l’uomo si riconosce
chiaramente TUTTO IN TUTTO.

Egli possiede un’idea. Egli sa che il sussurrio delle linfe vitali, nel suo
corpo eterico, è la eco dei campi Eterico-Cosmici; la eco del Logos. Egli sa
che egli è uno con il Logos. Il chakra brahmarandra e l’ajna, già da tempo,
hanno unito le loro scintille vitali, e, tramite il matrimonio nei cieli, l
unificazione tra il Cristo in lui, e l’uomo in lui, ha avuto luogo.

Egli sa che, nella quarta dimensione, non v’è separazione tra il soggetto e
l’oggetto; tra di lui e l’essere con cui vuole entrare in rapporto
telepatico. Dal chakra brahmarandra introduce l’ idea nella zona magnetica
del centro ajna, le dà consistenza oggettiva e, tramite la parola,
sussurrata leggermente, mette in funzione il chakra della gola.

La parola è l’involucro di quell’idea, la parola diviene discorso telepatico
Il suono fa vibrare il corpo eterico, preludio al denso. Carne>.

Dall’altro capo del filo, il ricevente terrà aperto, come un fiore, il
centro posto tra le sopracciglia, ed inerte quello alla sommità del capo: e,
nitida, la vibrazione si circoscriverà nell’ajna, la fusione avverrà, il
messaggio sarà stato accolto, la parola percepita. Questi rapporti,
condurranno, in breve, ad eliminarli completamente. L’uomo preesisterà alla
manifestazione. E sarà, prima di essere.

È vicino il tempo beato in cui le parole, sia mentali che materiali,
verranno abolite. E chi può descrivere la sfera di beatitudine, ove tutto è
compiuto e il Fiore della Vita si erge, splendido e maestoso, senza sostegni
che lo reggano? Questa, è la meta a cui deve giungere ogni discepolo.

Questo, il vertice del Sentiero.

Vorremmo, qui, suggerire – per inciso – a chi ci abbia seguito con
attenzione, di rilevare, a questo punto, quanto le informazioni date sinora
sui centri eterici siano state più che eloquenti, in riferimento alle
possibilità che essi offrono per all’uomo>.

Intanto, riassumiamo alcuni concetti fondamentali sulla loro natura.

La loro esistenza nasce da alcuni principi innati, scaturenti dalla natura
archetipica del cosmo.

Per la l’individuo è, di conseguenza, polarizzato
con l’universale, mentre ne ospita in sé delle che riflettono le sue
origini.

I chakras – per propria natura – costituiscono il più aristocratico e
duttile ponte, che ; ossia, sono – come abbiamo già
visto – le scintille che nascono dalla pressione di contrari, quali la
materia e l’energia; il manifesto e l’immanifesto; il frammentato e
l’integrale.

Nell’uomo, e con l’intervento misericordioso del Logos divino, essi – da
principi astratti – si mutano in organismi; composti da una sostanza che, se
pur sottile, è comunque .

Proprio come ognuno di noi vive e si esprime in un complesso stato di azioni
e di reazioni inconsapevoli, costituendo lo snodo – composto da
miliardi e miliardi di fotoni; e , in ultima analisi, ognuno dei suoi cinque
sensi è comparabile ad una fotocellula, che registra in sè e riproduce i
flussi della luce (di cui unicamente è composto il creato), facendoli
confluire al suo sistema nervoso centrale, dove codesti flussi vengono
nuovamente rielaborati e tradotti in visione ottica, sensazione, piacere,
dolore e conoscenza, così – secondo la conoscenza tradizionale metafisica –
i < semafori >, soggiacenti a questo intenso traffico di esperienze
energetiche, sono, appunto, i chakras.

Ognuno di essi è l’anima centrale di una ghiandola umana, e si connette alla
medesima, provocando il funzionamento dell’intero sistema endocrino
individuale.

Da ciò si può comprendere la vitale importanza che possiedono – a livello
biologico e sostanziale – considerata l’essenziale funzione che tale sistema
ha, in rapporto ad ogni persona.

Conducono e distribuiscono – tramite il e la corrente
sanguigna – quell’essenza vitale, che tutti gli esperti chiamano < prana >: il
< Ch’i > degli Insegnamenti cinesi.

A tale proposito, vale ricordare la collocazione – sul palmo di ogni mano
(vedi elenco dei 21 centri minori) – di due centri eterici. È tramite questi
che i guaritori effondono la loro vitalità sui malati…
Ogni chakra emette una sua specifica radiazione – o, colore – ed un suo
suono.
Ogni chakra collega l’uomo ad uno dei suoi < corpi sottili >, ed al
corrispondente piano di esistenza planetario.

Di conseguenza, le meditazioni che si riferiscono ad ognuno di essi, al suo
colore ed al suono che emettono sono le più possenti leve
al risveglio di queste sbalorditive potenzialità umane; e, in ultima analisi
possono proiettare colui che medita – tramite un’eccezionale < via di minor
resistenza > – nell’universo parallelo della beatitudine e della libertà.

Il Kriya Yoga è la sintesi perfetta della < giusta via > allo sviluppo dei
centri umani.

Ogni , rappresentato dalle quattro iniziazioni, si occupa di
risvegliare una precisa funzione dei centri.

Questo, è il < fiorire > di kundalini.

Va da sé – e lo abbiamo visto – che tale risveglio deve seguire una saggia
ed oculata metodologia.

Difatti, se i centri non sono sviluppati < all’unisono >, se ne rischia la
mostruosa deformazione, che enfatizza solo uno, o alcuni di essi, a scapito
dell’integrale evoluzione del loro assieme.

Chi – ad esempio – porta la sua attenzione e meditazione ai centri diaframma>, alla lunga diviene un individuo con funzioni e desideri sessuali
accentuati in modo abnorme.

Chi medita intensamente sul chakra del plesso solare espande e dilata a
dismisura la sua emotività irrazionale.
Inoltre, vista la stretta interdipendenza fra il corpo fisico, il sistema
ghiandolare e i centri, ben presto – oltre alle dissonanze energetiche –
nasceranno disturbi evidenti della salute e dell’equilibrio psico-fisico.

Vorremmo, a questo punto, indicare – con onestà morale – che il breve
escursus da noi fatto nell’argomento è servito solo a dare una parziale –
anche se equilibrata – visione della natura dei centri eterici.

Se il lettore ha ricevuto solo una sollecitazione del proprio intuito
interiore verso l’importanza essenziale dei centri eterici, in lui, di
conseguenza potrà comprendere l’importanza di un metodo come il Kriya Yoga,
che si occupa – in modo perfetto ed esemplare – del risveglio dei centri e
di kundalini.

Con il Kriya Yoga l’uomo vive la diretta esperienza del Suono e del Colore,
del rapporto tra materia e spirito, e diviene egli stesso centro planetario.

Ecco, infatti, il dono che – alla fine dell’evoluzione – lo spirito liberato
vede nascere in sè.

Egli scopre il proprio Suono, o Nome Occulto.

Egli scopre di essere lui medesimo un Centro della Coscienza di Dio – e non
più di .

Egli ascolta il Suono da cui la propria Nota viene emessa.

Egli vede, < faccia a faccia >, Dio

fine

“Tratto dalla mailing list Sadhana

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