Quando vista e udito entrano in conflitto

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Quando vista e udito entrano in conflitto

10 settembre 2013

La comprensione del linguaggio parlato dipende dalla vista più di quanto ipotizzato. In contesti che
possono generare incertezza tra visione e udito, le informazioni relative al labiale provenienti
dalla corteccia visiva hanno la precedenza rispetto a quelle uditive creando un’efficace illusione (red)

lescienze.it

Udito e vista sono collegati e in molte occasioni la nostra comprensione del linguaggio dipende da
quello che vediamo perché, per usare una metafora informatica, nelle situazioni ambigue i circuiti
cerebrali della vista sovrascrivono le informazioni in loro possesso sui “file” elaborati dal
sistema cerebrale uditivo. A dimostrarlo è una ricerca effettuata da un gruppo di neuroscienziati
dell’Università dello Utah a Salt Lake City, che firmano un articolo pubblicato sulla rivista PLoS ONE.

Che a volte la vista possa prevaricare l’udito, in quello che è chiamato effetto McGurk, è noto
dagli anni settanta. Tuttavia fino a oggi erano rimasti oscuri i meccanismi che presiedono alla manifestazione di questo effetto.

Ora, grazie alla collaborazione di quattro volontari ai quali, in previsione di un intervento
chirurgico per la terapia di una una grave forma di epilessia erano stati impiantati nel cervello
alcuni elettrodi, Elliot Smith e colleghi hanno potuto registrare e analizzare i segnali cerebrali
nella regione del cervello che elabora il suono, ovvero la corteccia temporale, e venire a capo della questione.

Ai soggetti sono stati mostrati video, con sonoro, in cui si vedeva la bocca di una persona che
pronunciava una di quattro possibili sillabe; in alcuni di questi video, però, i movimenti della bocca non corrispondevano a quelli tipici della sillaba associata al filmato.

Quando il video mostrava il labiale corrispondente alla sillaba proposta dal sonoro i soggetti non
avevano alcun problema a identificarla correttamente, e anche quando il video mostrava la pronuncia
una sillaba molto diversa da quella emessa dall’altoparlante – creando un effetto analogo a quello
di un film doppiato male i soggetti percepivano quella proposta dall’audio. Tuttavia, quando
immagini e audio erano solo leggermente differenti, come per esempio nelle sillabe ba e va, i
soggetti identificavano come pronunciata la sillaba che in realtà era stata solo vista, ma non udita.

In particolare, durante la percezione delle sillabe i ricercatori hanno potuto osservare che dalla
corteccia occipitale, le informazioni visive che vi vengono elaborate sono inviate verso la
corteccia uditiva del giro temporale superiore, l’area uditiva primaria, dimostrando che gli stimoli
visivi influenzano la rappresentazione neurale del suono udito fin dalle sue prime fasi.

Questi risultati possono contribuire a chiarire sia i meccanismi che nei bambini piccoli consentono
di associare i suoni al movimento delle labbra per imparare la lingua, sia i problemi di integrazione fra stimoli visivi e uditivi che emergono nella dislessia.

http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0073148#s1

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