Quando “Non posso” diventa “Posso”

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Quando “Non posso” diventa “Posso”

di NORMAN VINCENT PEALE

ed. TASCABILI BOMPIANI

CAPITOLO TERZO

Quando ho scoperto l’importanza di pensare in positivo ho anche abbandonato
ogni atteggiamento del tipo “non posso”. La sindrome del senso di impotenza,
ha impedito a tanti di vivere un’esistenza piena e felice, più di qualsiasi
malattia. “Non riesco a smettere di fumare” il problema non è nella maggior
parte dei casi il fumo, ma era quel ” non posso” come atteggiamento di
fondo. Una volta superato quel blocco, non c’è nessun limite a ciò che la
persona può realizzare. E’ come se su una lavagna si scrivesse la parola NON
POSSO, la cosa più semplice è cancellare la parola NON in modo che nella
nostra mente rimanga indelebile la parola POSSO. Ognuno di voi può, se è
convinto che può. Pensate sempre: “io posso”.

Tu puoi, se lo pensi. Perciò pensa: “io posso”. Quando fai del tuo meglio;
gli angeli non potrebbero fare di più. Ognuno di voi userà la sua tecnica
personale per combattere il senso di impotenza, quella che più vi aiuti a
ricordate che potete. I ricercatori sembrano convenire sul fatto che i
bambini piccoli possiedano una normale dose di autostima e fiducia: Loro
sanno che tutto ciò che desiderano lo possono ottenere con un pianto, o
delle moine. Il bambino è normalmente portato a pensare positivo, in termini
di “io posso”. Ma già verso i 10 l’80% dei bambini hanno ormai perso la
stima di sé, maturando seri dubbi su se stessi e diventando individui che
pensano in termini di ‘Non posso’. Ciò avviene a causa di influssi negativi
assorbiti dalle famiglie, dagli insegnanti e dal mondo.

Restituire al bambino un normale, sano, positivo atteggiamento mentale
richiede un processo di disapprendimento duro e difficile, ma possibile. Il
guaio è che la bassa autostima infantile e la mancanza di fiducia in se
possono protrarsi fino all’età adulta. Troppi di noi permettono a piccoli
episodi negativi del passato di dominare la loro intera esistenza. Come di
quell’uomo che nella scuola era un baritono e durante un assolo la sua voce
ebbe qualche incertezza. Il pubblico non si accorse di niente; ma, lui da
quella volta non volle più cantare. Questi blocchi sono come insidiosi
piccoli semi che infestano la mente, se non si lavano via sostituendoli con
ricordi positivi e cancellandolo così, con l’aiuto di dio, il NON dalla
frase NON POSSO.

Si ha un sacco di proprietà e una quantità di soldi in banca. Ma bisogna
avere qualcosa dentro per essere davvero ricchi. Per sconfiggere la
mentalità rinunciataria bisogna superare i pensieri e i ricordi negativi con
la sicurezza che è possibile realizzare ogni cosa buona tramite Dio; che dà
la forza.

– Norman Cousins ha scritto “Anatomia di una malattia”

– Redford Williams ha scritto “Il cuore che crede”

– Bernie Siegel ha scritto” Amore medicina e miracoli”

– Joan Borysenko ha scritto “curare il corpo guarire la mente”

Allenatori, atleti e psicologi sportivi sono convinti che la differenza tra
vincere e perdere per i campioni, è a livello mentale. Nell’individuo
sportivo o impegnato in un progetto imprenditoriale il miglior livello si
ottiene eliminando la paura del fallimento e richiamando alla mente i
successi. Il fatto di crearsi un quadro mentale aiuta l’individuo ad avere
fiducia e a rilassarsi. La nostra vita è ciò che ne fanno i nostri pensieri,
la mente è tutto. Diventiamo ciò che pensiamo.

Quando rendiamo la nostra vita disponibile alla volontà di Dio possiamo fare
miracoli. Thomas Edison diceva spesso: “il compito principale del corpo è
portare a spasso il cervello, il cervello è quello che noi siamo. Attraverso
il cervello entriamo in contatto con i nostri pensieri, possiamo fare
considerazioni, possiamo valutare, possiamo sognare, possiamo ricordare e
pregando entriamo in contatto con dio. E’ la nostra mente che può bloccarci
o infonderci energia.

Oggi si usa spesso il NON POSSO perché è il modo più facile per schivare una
sfida. Cambiando la propria impostazione mentale abituale si può cambiare l’
intero corso della propria vita. Come in quella fabbrica che i dipendenti
più anziani di divertivano a presentare ai novelli un’impresa impossibile:
quella di smerigliare la lampadine all’interno. Tutti si arresero dopo
alcuni giorni tranne uno che tentò e ritentò finchè ci riuscì. Il suo
segreto era che nessuno gli aveva mai detto che era un’impresa impossibile.
Il senso d’impotenza cede quasi sempre il passo ad un atteggiamento
positivo. La sensazione di non farcela può avere come conseguenza anche la
morte di una persona. Al contrario, la sensazione di “farcela”, dà come
risultato una vita piena di gioia.

Quando l’individuo si sbarazza del suo senso di impotenza e adotta un
atteggiamento del tipo “io posso” cominciano a succedergli cose meravigliose
di ogni genere. Dio ci guida in ogni cosa perché Lui vuole il nostro bene e
se noi Lo preghiamo, credendo, Lui ci ascolta e ci risponde.con Dio possiamo
focalizzare i nostri pensieri sul bene, attirando così su di noi il bene e
la forza di cambiare esistenza nel momento stesso in cui cambiamo
atteggiamento mentale.

Se camminiamo nella fede e nella luce possiamo vedere oltre il nostro naso
con gli occhi di Dio. Se fiduciosamente facciamo quel primo passo che Lui ci
mette davanti, ci mostrerà l’altro e poi l’altro ancora, finchè
raggiungeremo il nostro obbiettivo. Quando si chiude una porta se ne apre
una migliore. Credo che quando Dio ci mette su questa terra, ci dà una buona
dose di fiducia in noi stessi per riuscire nella vita. Il problema è che noi
ci allontaniamo da LUI la perdiamo. Il miglior modo che io conosca per
recuperarla è camminare nella fede insieme a Dio. Può spaventarci sulle
prime: Ma so che ogni volta che noi intraprendiamo il primo passo, Dio ne fa
due grandi per me.

PER RIASSUMERE:

Noi diventiamo ciò che pensiamo
Abbiate fiducia in voi stessi, abbiate fede, perseverate

Quando rendiamo la nostra mente disponibile alla volontà di Dio, possiamo
fare miracoli

Per cancellare la sensazione di “non farcela”, ripetetevi con
convinzione “Posso con l’aiuto di Dio, posso”

Andate avanti e fate

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