PRINCIPI OLISTICI DELL’ECOLOGIA – 8

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PRINCIPI OLISTICI DELL’ECOLOGIA – 8

da “Enciclopedia olistica” – www.globalvillage-it.com/enciclopedia

di Nitamo Federico Montecucco ed Enrico Cheli

Il Cantico della Terra Gaia – il primo documento storico dell’ecologia moderna

di Capo Seattle

Questo documento, scritto dal capo indiano Seattle all’allora Presidente degli Stati Uniti, incarna
tutta la bellezza e la profondità della visione unitaria tipica dell’età Paleolitica, che rimase
incontaminata negli indiani d’America fino al tempo della loro assoggettazione da parte degli
‘uomini bianchi, ultimi eredi di quella colonizzazione ariana che continua da più di 4000anni. Nel
1852, il Gran Capo Bianco di Washington cioè il presidente Frenklin Pierce, fece un’offerta per una
grande area di territorio indiano e promise una “riserva ” per il popolo indiano. La risposta del
Capo Seattle, qui sotto pubblicata, è considerata la più bella e profonda dichiarazione
sull’ambiente mai fatta da un uomo.

Quando il Gran Capo di Washington manda a dire che desidera acquistare la nostra terra, egli chiede
molto da noi: Il Gran Capo manda, a dire che desidera acquistare la nostra terra, egli chiede molto
da noi. I1 Gran Capo manda a dire che ci riserverà un’area in modo che noi possiamo vivere
comodamente. Egli sarà il nostro padre e noi saremo suoi figli.

Così noi considereremo la Vostra offerta di comprare la nostra terra. Ma non sarà facile.

Perché questa terra è sacra per noi. Questa acqua scintillante, che scende nei ruscelli e nei fiumi
non è solo acqua ma il sangue dei nostri antenati. Se vi vendiamo la terra, dovrete ricordare che è
sacra, e dovrete insegnare ai vostri figli che è sacra, e dovrete insegnare ai vostri figli che è
sacra e che ogni immagine spirituale riflessa nella chiara acqua dei laghi parla di avvenimenti e
ricordi nella vita del mio popolo.

I1 mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli, spengono la
nostra sete. I fiumi trasportano le nostre canoe, e alimentano i nostri figli. Se vi vendiamo la
nostra terra, dovrete ricordarvi e insegnare ai vostri bambini che i fiumi sono nostri fratelli, e
vostri, e che dovrete d’ora, innanzi riservare ai fiumi tutte le gentilezze che riservereste a ogni
fratello.

Sappiamo che l’uomo bianco non comprende il nostro modo di pensare.

Un pezzo di terra è per lui uguale a quello vicino perché egli è lo straniero che viene di notte e
prende dalla terra tutto ciò di cui ha bisogno.

La sua avidità divorerà la terra e lascerà dietro a sé solo il deserto. Io non lo so. I nostri modi
di pensare sono diversi dai vostri.

La vista delle vostre città fa male agli occhi dell’uomo rosso, forse perché l’uomo rosso è un
selvaggio e non capisce. Non c’è luogo tranquillo nelle città dell’uomo bianco. Nessun luogo per
ascoltare l’aprirsi delle foglie in primavera, o il fruscio delle ali di un insetto.

Ma può darsi che questo sia perché io sono un selvaggio e non capisco.

Già il solo fracasso sembra un insulto alle orecchie. E come si può chiamare vita se non si riescono
ad ascoltare il grido solitario del capriolo, le discussioni delle rane di notte attorno ad uno
stagno?

Io sono un uomo rosso e non capisco.

L’indiano preferisce il sommesso suono del vento che increspa la superficie dello stagno e l’odore
del vento stesso, purificato da una pioggia di mezzogiorno o profumato dai pini.

L’aria è preziosa per l’uomo rosso perché tutte le cose dividono lo stesso respiro, la bestia,
l’albero, l’uomo, tutti dividono lo stesso respiro. L’uomo bianco non sembra notare l’aria che
respira. Come un uomo in agonia da molti giorni egli e insensibile alla puzza.

Ma se vi vendiamo la nostra terra, dovrete ricordare che l’aria per noi è preziosa, che l’aria
divide il suo spirito con tutta la vita che sostiene. Il vento che diede al nostro avo il suo primo
respiro, riceve, anche il suo ultimo sospiro. E se vi venderemo la nostra terra dovete tenerlo
separato e considerarlo come un posto dove persino l’uomo bianco possa andare a sentire il vento
addolcito dai fiori di prateria.

Così considereremo la Vostra offerta di acquistare la nostra terra. Se decideremo di accettare, io
porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà trattare le bestie di questa terra come sue sorelle.

Io sono un selvaggio e non capisco altro modo.

Cosa è un uomo senza le bestie? Se tutte le bestie se ne fossero andate, l’uomo morirebbe di grande
solitudine di spirito perché qualunque cosa succeda alle bastie, presto succede all’uomo.

Tutte le cose sono collegate.

Dovrete insegnare ai Vostri bambini che la terra sotto i loro piedi è la cenere di nostri avi.
Affinché essi rispettino la terra, dite ai Vostri bambini che la terra è ricca delle vite della
nostra razza. Insegnate ai vostri bambini ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri bambini: che la
terra è nostra madre. .

Qualunque cosa succeda alla terra, succede ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra,
sputano su se stessi.

Questo noi sappiamo; la terra non appartiene all’uomo ma l’uomo appartiene alla terra. Questo noi
sappiamo. Tutte le cose sono collegate come il sangue che unisce una famiglia.

Tutte le cose sono collegate.

Qualunque cosa succeda alla terra succede ai figli della terra.

L’uomo non ha tessuto la trama della vita: egli è un filo.

Qualunque cosa egli faccia alla trama egli lo fa a se stesso.

Anche l’uomo bianco, il cui Dio cammina e parla con lui da amico, non può essere esonerato dal
destino comune.

Potremmo essere fratelli, dopo tutto.

Vedremo.

Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco potrebbe scoprire un giorno: il nostro Dio è lo stesso Dio.

Ora proteste pensare che voi lo possediate come desiderate possedere la nostra terra, ma non potete.

Egli è il Dio dell’uomo, e 1e Sua misericordia è uguale per l’uomo rosso e per l’uomo bianco.

Questa terra è per Lui preziosa e trattarla male è accumulare disprezzo sul suo Creatore. Anche i
bianchi dovranno passare, forse prima di tutte le altre tribù.

Contaminate il Vostro letto e una notte soffocherete nei vostri rifiuti.

Ma nel vostro perire voi splenderete, incendiati dalla forza del Dio che via ha portato su questa
terra e per qualche speciale scopo vi ha dato il dominio su questa terra e sull’uomo rosso.

Questo destino è per noi un mistero, perché noi non sappiamo quando i bufali saranno tutti
massacrati, i cavalli dominati, gli angoli segreti della foresta appesantiti con l’odore di molti
uomini, e la vista delle colline opulenti deturpata dai cavi.

Dov’è il boschetto? Sparito. Dov’è l’aquila? Sparita.

La fine della vita è l’inizio della Sopravvivenza

Ogni specie che si perde equivale alla perdita di informazioni per l’intero sistema vivente

di Italo Bassi

Quando una specie vegetale o animale si estingue, l’intero sistema vivente Terra perde le
informazioni genetiche contenute nel DNA di quella specie. È come se perdessimo un software le cui
istruzioni richiedono migliaia di pagine per essere scritte in chiaro.

“L’intera struttura genetica umana conta circa 3 miliardi di lettere. Tre miliardi di lettere nel
codice genetico corrispondono a 1000 libri di cinque centimetri di spessore. Impilati, essi
raggiungono un’altezza di 50 metri, 1’altezza di una casa di venti piani”.

E noi non sappiamo se quel programma avesse per caso contenuto soluzioni ai problemi vitali che
l’umanità sta affrontando. Magari quella specie vegetale estinta sotto i fuochi delle multinazionali
nordamericane, europee o giapponesi conteneva nel suo DNA informazioni capaci di produrre liquidi
elettrofotosensibili in grado di rendere inutile la costosa e incerta corsa della fusione nucleare.
Le informazioni contenute nel DNA delle piante potrebbe porre fine alla corsa contro il tempo
dell’accumulo esponenziale e distruttore dei residui delle combustioni chimiche che ci danno
l’elettricità con la quale edifichiamo una civiltà che sta minando le basi stesse della vita.
Fantascienza?

Può darsi, ma non lo sapremo mai al ritmo con il quale stiamo estinguendo biblioteche di DNA. Di
fatto sappiamo con certezza che l’estinzione del DNA di una specie comporta la perdita di soluzioni
creative che quella specie aveva prodotto per far fronte a dei problemi esistenziali. I famosi
antibiotici sono una di queste soluzioni creative.

Uccidendo delle specie viventi noi di fatto compiamo un genocidio, un genomacidio, non diverso da
quello tentato da Hitler con gli ebrei.

Questo olocausto quotidiano fa impallidire il ricordo di quel lontano imperatore cinese spesso
ricordato da Borges che bruciò tutto ciò che di scritto gli preesisteva, e anche il rogo islamico
della Biblioteca di Alessandria risulta piccola cosa al confronto dei 3/4 delle foreste delle
Filippine tagliate in 40 anni dai giapponesi per farne bacchette per il cibo.

Perché stiamo inquinando, uccidendo, distruggendo la Terra? Dopo il compromesso cartesiano, la
materia alla scienza, lo spirito alla Chiesa, il paradigma scientifico e quello religioso
apparentemente si separano. Agli scienziati andò il potere di condurre il gioco del creatore che
rimodella il mondo secondo i propri desideri, non bilanciato dalla considerazione del minimo comune
denominatore che dovrebbe costituire la base di ogni gioco democratico: ogni individuo consapevole
di esiste (cogito ergo sum) ha il diritto di vivere e quindi il dovere di non provocare la morte
anticipata di un altro essere consapevole. Per il momento lasciamo in sospeso la domanda: sono gli
esseri umani gli unici individui consapevoli di esistere?

Ai preti andò il potere di condurre il gioco immaturo di chi si considera il rappresentante di un
dio insensato che riceve il senso di esistere solo dalla fede cieca di chi vi crede.

Una tautologia degli effetti devastanti, in cui l’autorità non proviene dall’esperienza, ma si
autoritualizza nell’esperienza dell’autoritarismo.

Nel contempo chi non riusciva a divenire scienziato o non voleva fare il prete sceglieva (e sceglie)
di entra in politica. Scienziati, preti politici (potere del sapere, autoritarismo, arroganza), la
terna del dominio dell’uomo sul mondo, dell’uomo sull’uomo, dell’uomo sulla natura, sempre in nome
del bene comune.

Questo tipo di mistificazione ideologica è stata più volte acutamente denunciata ed esposta dagli
spiriti più liberi ed evolutivi, ma ciò non è stato sufficiente a produrre delle effettive
trasformazioni della dualità spirito/materia che sostiene praticamente l’uomo nella sua rapina della
terra.

Anche la denuncia di Marx dei grandi rentiers della rendita fondiaria come della perversione
fondamentale di tutte le strutture sociali che l’uomo si è dato non è andata sino in fondo.

E i rentiers dell’Amazzonia si dimenticano di quel “memento homo”, tu es pulvis et in pulvem
returneris” che alla chiesa cristiana è solo servito a rinfocolare la paura della morte dopo gli
eccessi delle feste carnevalizie e mai per insegnare agli uomini la loro sostanziale unità con la
terra/Terra.

Nietzsche è impazzito per aver scritto queste verità nelle maniere più acute e sofisticate che
l’occidente abbia mai visto e nel contempo per l’essersi accorto che nulla cambiava, che nessuno
prendeva atto di queste verità e di conseguenza mutava comportamenti.

Perché stiamo distruggendo la terra/Terra? È semplice, perché della terra/Terrà ancora diciamo che
appartiene a … qualcuno mentre ancora, nonostante l’immensa mole del lavoro ecologico, non
riusciamo a dire/sentire: la terra/Terra “siamo” noi.

Alcuni ormai lo scrivono e lo leggono (come “noi”, ora) ma non basta, occorre farne esperienza e
questo è difficile perché molto profondo, fino al livello del nostro DNA, è il condizionamento
scientifico-religioso-politico che ci fa slittare inconsapevolmente dall’autorità dell’esperienza
diretta alla stupefacenza della speranza. È uno slittamento continuo del nostro software mentale,
del presente negato al futuro impossibile che non viene mai, rinforzando così la principale droga
del mondo: la frustrazione. Di fatto noi distruggiamo la terra/Terra per noia che è il correlato
mentale della chimica della frustrazione, che a sua volta è il combustibile principale che alimenta
le religioni organizzate.

Ma la comprensione della frustrazione non basta (W. Reich docet); risolvendosi essa in
autoderelizione, autoafflizione.

Così come non basta comprendere il meccanismo della fusione nucleare per passare dalla bomba H
all’energia gratis per tutti, così una reale trasmutazione del rapporto uomo/terra/Terra può
avvenire solo attraverso un salto quantico, ovverosia un utilizzo moderno, spregiudicato,
edonistico, endorfinico di quelle tecniche di meditazione che per millenni sono rimaste border-line
rispetto alla corrente più manifesta della storia della terra. A ragion veduta, infatti il rischio
era sempre che i Berlusconi di ogni epoca usassero lo Yoga per gasare l’Io dei propri dipendenti…
ma nonostante l’inquinamento un fiore c’è sempre, la meditazione.

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