Poesie di Rabindranath Tagore

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Alcune poesie di Rabindranath Tagore

a cura di Girolamo Mancuso

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Il dono

Voglio darti qualcosa, bambino mio,
poiché stiamo andando alla deriva
nella corrente del mondo.
Le nostre vite verranno separate,
il nostro amore, dimenticato.

Ma non sono così sciocco da sperare
di comprare il tuo cuore coi miei doni.
Giovane è la vita,
il tuo sentiero, lungo,
e tu bevi d’un sorso l’amore
che ti portiamo, e ti volgi,
e corri via da noi.

Tu hai i tuoi giochi,
e i tuoi compagni di gioco.
Che male c’è se non hai
tempo di pensare a noi!

Abbiamo abbastanza tempo nella vecchiaia
per contare i giorni passati
per nutrire in cuore
ciò che le nostre mani hanno perduto
per sempre.

Veloce scorre il fiume con un canto,
travolgendo tutte le barriere.
Ma la montagna rimane e ricorda,
e lo segue con il suo amore.

L’ultimo contratto

«Venite a comprarmi», gridai al mattino
camminando per la strada selciata.
Spada in mano, venne il re sul suo carro.
Mi prese la mano dicendo:
«Ti comprerò col mio potere».
Ma il suo potere non valeva nulla,
e se ne andò sul suo carro.

Nella calura del meriggio
le porte delle case erano chiuse.
Io vagavo per la strada tortuosa.
Un uomo uscì con il suo sacco d’oro.
Meditò e disse:
«Ti comprerò col mio denaro».
Pesò le sue monete a una a una,
ma io me ne andai per la mia strada.

Era sera. La siepe del giardino
era tutta in fiore. La bella
fanciulla uscì e mi disse:
«Ti comprerò col mio sorriso».
Il suo sorriso svanì
e si sciolse in lacrime,
e lei tornò sola nel buio.

Il sole brillava sulla sabbia,
le onde del mare si frangevano ribelli.
Un bimbo sedeva giocando con le conchiglie.
Alzò la testa e parve riconoscermi,
e disse: «Ti comprerò per nulla».

Da quel momento il contratto
concluso quasi per gioco
fece di me un uomo libero.

La notte velata

Fammi diventare il tuo poeta,
o Notte, Notte velata!
C’è chi è rimasto seduto per secoli
nella tua ombra, senza parole;
lascia ch’io canti le loro canzoni.

Fammi salire sul tuo carro senza ruote
che corre senza suono per i mondi,
tu, regina del palazzo del tempo,
tu, oscura bellezza!

Molti intelletti curiosi son entrati
furtivamente nei tuoi cortili
e hanno vagato per la tua casa senza luci
cercando una risposta.

Da molti cuori, trafitti dalle mani
dell’Ignoto con frecce di gioia,
sono esposti lieti canti, scuotendo
l’oscurità delle sue fondamenta.

Quelle anime insonni fissano la luce
delle stelle, stupiti dal tesoro
che hanno trovato all’improvviso.

Fammi diventare il tuo poeta, o Notte,
il poeta del tuo silenzioso profondo.

La Gemma senza prezzo

Sanatan recitava il rosario
in riva al Gange, quando un bramano
cencioso lo avvicinò dicendo:

«Sono un povero, aiutami!».

«Tutto ciò che possiedo», disse Sanatan,
«E’ la mia ciotola per l’elemosina.
Ho dato via tutto quello che avevo».

«Ma Shiva m’è apparso in un sogno»,
disse il bramano, «e mi consigliò
di venire da te». All’improvviso
Sanatan ricordò che aveva raccolto
una pietra senza prezzo tra i sassi
della riva del fiume, e pensando
che qualcuno ne avrebbe avuto bisogno
l’aveva nascosta nella sabbia.

Indicò il punto al bramano, che scavò
e stupito trovò la pietra preziosa.
Il bramato sedette per terra
meditando in silenzio finché il sole
tramontò dietro i rami degli alberi
e i pastori ritornano a casa
spingendo il loro bestiame.

Allora si alzò e lentamente
venne da Sanatan e disse:
«Maestro, dammi un po’ della ricchezza
che disprezza le ricchezze del mondo».
E così dicendo gettò
la pietra preziosa nell’acqua.

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