ONTOLOGIA DEL SUONO-SABDA

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ONTOLOGIA DEL SUONO-SABDA

di Priyavrata das

Genesi del suono-sabda

In principio esisteva solo l’oscurità del pradhana, l’energia materiale non manifestata. Poi quando venne agitata dal potente sguardo del Signore Vishnu nella forma dell’energia del tempo (kala-shakti), si manifestò lo stato chiamato mahat (sostanza primordiale). A poco a poco furono generati i seguenti elementi: ahankara (falso ego), manah (mente) e buddhi (l’intelligenza), tan matras (oggetti dei sensi) e panca bhuta (i cinque elementi materiali grossolani). Essi insieme formano il karana-sagara l’oceano causale. Il Signore poi si espanse entrando nell’oceano causale. Dal suo corpo fuoriuscirono i semi di milioni di universi. Il Signore poi si espanse entrando e sdraiandosi all’interno di ogni singolo universo. Nel suo lago ombelicale si genero un piccolo seme trascendentale, che si trasformò in un fiore di loto che conteneva tutti i sistemi planetari. All’interno di quel loto il primo essere creato, Brahma apparve. Egli era perplesso sulla sua origine e il suo destino, ma improvvisamente tutto attorno risuonarono due sillabe: ta-pa (compi austerità). Così iniziato dal Signore Supremo, Brahma compì severe austerità e venne ricompensato con la saggezza Vedica necessaria per il compimento della creazione secondaria. Il primo essere che apparve da Brahma fu pranava, il suono trascendentale omkara (om). E dal pranava (om) si manifestarono tutti i suoni dell’alfabeto.

Il suono nel corpo umano

In accordo alla scienza fonetica tradizionale (siksaa), il sé (atma) formula le intenzioni per mezzo dell’intelligenza (buddhi) e ispira la mente (mana) a parlare. Gli impulsi mentali stimolano il fuoco all’interno del corpo (kayagni) che a sua volta mette in moto il respiro (maruta) che inizia a muoversi nel petto, generando un ronzio (mandra) che si dirigerà nel palato fino alla sommità del capo, rimbalzando da li alla bocca producendo suoni articolati come le vocali e le consonanti.
Il suono (sabda) è considerato nella letteratura vedica come il più importante principio di esistenza, in quanto è sia la fonte della materia che la chiave per liberarsi da essa. Colui che può capire a fondo la natura del suono spiegata nei testi vedici può utilizzare questa scienza per liberarsi dalla schiavitù materiale.

Coloro che volessero intraprendere una seria ricerca sulla natura del “suono” nei suoi quattro livelli, dovrebbero prima comprenderne la definizione attraverso lo studio delle scritture. Nel Bhagavatam (3.26.33) ad esempio, troviamo una interessante descrizione a riguardo del suono (sabda):

arthashrayatvam shabdasya
drashtur lingatvam eva ca
tan-matratvam ca nabhaso
lakshanam kavayo viduh

“I saggi che possiedono la vera conoscenza definiscono il suono come ciò che esprime l’idea di un oggetto, indica la presenza di una fonte eloquente invisibile ai nostri occhi, e costituisce la forma sottile dell’etere”.

Questa definizione, indicata dal Bhagavatam, è molto interessante in quanto si differenzia completamente dal punto di vista occidentale e dalla moderna definizione di suono.

In primo luogo, coloro che posseggono la vera conoscenza definiscono il suono come ciò che dà l’idea di un oggetto. Il suono non è solo una vibrazione creata dalla interazione di due oggetti. Il suono è ciò che dà l’idea di un oggetto. La parola esatta utilizzata in questo contesto è “artha-ashraya” o “il ricettacolo del significato”. Nella concezione Vedica le aksharas (lettere) vengono definite bija, o semi di esistenza. Il suono udibile viene suddiviso nelle 50 lettere dell’alfabeto Sanscrito a partire da “a” fino a “ksha”. Per questo l’alfabeto viene chiamato “akshara”, che letteralmente significa “infallibile” o “supremo”. Akshara è anche sinonimo del Pranava (Om), la somma di tutte le sillabe e fonte di tutti gli inni vedici. Ciò è confermato nella Bhagavad Gita (3.15):

karma brahmodbhavam viddhi
brahmakshara-samudbhavam
tasmat sarva-gatam brahma
nityam yajne pratisthitam

“I doveri prescritti sono stabiliti dai Veda e i Veda sono direttamente manifestati dall’akshara, la sacra sillaba Om, manifestazione sonora dell’Supremo. Di conseguenza la Trascendenza onnipervadente (Pranava o la sacra sillaba Om) è eternamente situata negli atti di sacrificio.”

Il Karma, o dovere prescritto, è manifestato dai Veda. Ma il karma non è una manifestazione diretta poiché esso è materiale, mentre i Veda sono spirituali. E per questa ragione viene indicato con la parola udbhavam. D’altra parte, la manifestazione dei Veda del “Pranava (Om)” è diretta, e quindi la parola usata per descriverla è sam-udbhavam “direttamente generata” e non solo udbhavam.

Nei Tantra le aksharas sono ricondotte al loro livello di origine materiale, che è una particolare divinità di Shakti. Ognuno dei suoi stadi di manifestazione è una fase nella evoluzione dell’universo. Così le aksharas sono suono nello stato di potenza, costituzionalmente collegate a oggetti come suono (shabda) e al suo significato (artha).

Questo è interessante in quanto opera una distinzione tra suono e rumore. Il rumore, in quanto distinto dal suono, non è l’artha-ashraya, o il ricettacolo del significato.

Sri Baladeva Vidyabhusana nel suo commento al Vedanta Sutra 1.3.28 dice che la creazione di tutti gli esseri viventi avviene attraverso il ricordo delle loro forme e caratteristiche da parte di Brahma mentre recita le parole corrispondenti. Da questo possiamo cominciare a capire la potenza del suono e del suo intimo significato.

Per maggiori informazioni vedere: http://sabdadarsana.blogspot.it/2014/01/sabda-nei-testi-vedici.html

Il secondo aspetto della definizione di suono da parte del Bhagavatam, che è unico rispetto al pensiero moderno, è che il suono viene definito come “ciò che indica la presenza di una fonte eloquente, un oratore”. Così il suono è un prodotto della coscienza. In questo senso, il suono è a volte indicato nell’insieme dei testi vedici come vak, o discorso.

Nel sistema Tantra viene accettata la teoria espressa nel purva mimamsaka sull’eternità di sabda (suono) e artha (significato). Nei Tanta si afferma inoltre che sabda e artha sono l’incarnazione di Shiva e Shakti nella forma dell’universo stesso. Essi indicano la loro fonte originale come shabdàrtha-brahman, e non semplicemente shabda-brahman. Perché, quella è la fonte sia degli oggetti che della loro descrizione. Le parole e il loro significato – ciò che denotano nel mondo oggettivo – sono la varietà delle manifestazioni di Shakti.

Come il suono ha la stessa natura dei varna (sillabe) che lo compongono, ugualmente i Tantra affermano che la forza creatrice dell’universo risiede in tutte le lettere dell’alfabeto. Le diverse lettere simboleggiano le diverse funzioni di questa forza creatrice, e la loro totalità è definita come matrika o la “madre sostanziale”.

Così i Tantra ritengono i mantra non solo come una mera combinazione di suoni bizzarri, ma come la forma sottile della divinità che li presiede, e il vero scopo della meditazione attraverso il mantra è quello di comunicare con la divinità di quel particolare mantra.

Proprio come un sankalpa – un pensiero al suo stato di purezza – deve passare attraverso diverse fasi prima che effettivamente si manifesti come forza creativa concreta, il suono di un particolare mantra deve anche esso passare attraverso diverse fasi prima di venire pienamente assorbito e realizzato attraverso un ascolto appropriato. Queste fasi sono definite come para, pashyantì, madhyama e vaikhari.

Ogni livello di suono corrisponde ad un livello di esistenza, e la propria esperienza del suono dipende dalla raffinatezza e purezza della propria coscienza.

Ci vuole una coscienza altamente realizzata per sperimentare l’intera gamma di suoni, la gamma completa di esistenza.

Le tre forme superiori di shabda sono descritte nel Rig Veda come nascoste nel “guha”, o all’interno del sé, mentre il quarto è il suono o discorso manifestato all’esterno, noto come laukika bhasha.

Questi quattro livelli di suono corrispondono a quattro stati di coscienza. Para rappresenta la coscienza trascendentale. Pashyantì rappresenta la coscienza intellettuale. Madhyama rappresenta la coscienza mentale. E vaikhari rappresenta la coscienza fisica. Questi stati di coscienza corrispondono ai quattro stati conosciuti tecnicamente come jagrat, svapna, susupti e turiya – o lo stato di veglia, lo stato di sogno, lo stato senza sogni, e lo stato trascendentale.

Shabda-brahman nella sua natura assoluta è chiamato para. Nella manifestazione, la forma sottile è sempre all’origine della forma grossolana, quindi è dal para-vak che provengono le altre tre forme del suono.

Anche se la manifestazione del suono inizia dal para-vak per giungere al vaikhari-vak (dal sottile al grossolano), inizieremo a spiegare queste fasi da vaikhari-vak, poichè quello è il suono di cui tutti noi abbiamo esperienza diretta.

Vaikhari-vak è il livello più grossolano di ciò che esce in forma vibratoria attraverso la bocca, e lo si percepisce con i sensi esterni. Quando il suono è emesso attraverso la bocca nella forma di sillabe viene chiamato vaikhari.

Madhyama-vak viene definito come stadio intermedio non espresso del suono, ed è collocato nella sede del cuore. La parola madhyamà significa “in mezzo” o “al centro”. Il suono mediano si situa tra gli stadi di susupti e jagrat. Madhyama-vak viene definito come discorso mentale, non è un discorso udibile all’esterno. E’ a questo livello che normalmente sperimentiamo ciò che pensiamo. Alcuni sostengono che il pensiero vigile sia situato ancora a livello di vaikhari.

Nel processo della manifestazione, dopo che il suono ha raggiunto la forma di pashyantì-vak, procede oltre, fino al cuore, dove a contatto con l’intelligenza discriminante, e le sillabe a, ka, cha, tha, ta, ecc si manifesta in forma vibratoria nada rupa madhyama-vak. Solo chi è dotato di intelligenza discriminante lo potrà udire.

Al livello di madhyama e vaikhari, vi è una distinzione tra il suono e l’oggetto. L’oggetto viene percepito come diverso dal suono, e il suono è collegato ad un oggetto principalmente per convenzione.

Pashyantì-vak è il secondo livello del suono, ed è meno sottile di para-vak. Pashyantì in sanscrito significa “ciò che può essere visto o visualizzato”.

Nella fase Pashyantì il suono possiede qualità come il colore e la forma. Gli yogi che hanno sviluppato la visione interiore sono in grado di percepire queste qualità nel suono. In questa fase non esistono differenze tra vari linguaggi, in quanto questo suono è intuitivo ed è situato al di là di concetti rigidamente definiti. Nella fase di pashyantì-vak, la vibrazione sonora è intuitivamente connessa all’oggetto. C’è unicità, stretta connessione tra l’espressione sonora e l’esperienza descritta.

Pashyantì-vak è il modo più raffinato dell’espressione sonora. La sede di pashyantì è nell’ombelico, nel chakra manipura. Quando il suono sale nell’ombellico sospinto dall’aria del corpo in forma vibratoria senza particolari sillabe (varna), ma connesso con la mente, è conosciuto come pashyantì-vak.

Para-vak è il suono trascendente. Para significa il più elevato o il più distante, e in questo contesto indica che il suono è oltre la percezione dei sensi.

Para-vak è anche conosciuto come “rava-shabda” – una condizione non vibratoria del suono oltre la portata della mente e dell’intelligenza (avyakta), realizzabile solo da anime molto elevate.

Nello stadio di para-vak non vi è distinzione tra l’oggetto e il suono. Il suono contiene in sé tutte le qualità dell’oggetto.

In termini di cosmologia universale, vaikhari, madhyama e pashyantì corrispondono rispettivamente a Bhuh, Bhuvah e Svah. Il para-shabda corrisponde in ultima analisi, al tri-pada-vibhuti del Signore.

All’interno di pashyantì-vak risiede iccha-shakti, o la forza di volontà. All’interno del madhyama-vak risiede jnana-shakti o il potere della conoscenza. E all’interno del vaikhari-vak risiede kriya-shakti, o il potere dell’azione.

Il pranava, o la sillaba “Om”, è la rappresentazione completa delle quattro fasi del suono e le loro controparti esistenziali. Le realtà esistenziali sono quella fisica (sthula), che è collegata al vaikhari- shabda, quella sottile (sukshma), che è collegata al madhyama-shabda, quella causale (karana), che è collegata con la pashyantì-shabda, e quella trascendentale (para) collegata al para-shabda. In oltre queste quattro realtà esistenziali corrispondono ai quattro stati di coscienza.

Lo sthula-sarira, o corpo fisico, opera nello stato di jagrat (stato di veglia). È in questo regno della coscienza, e attraverso questo corpo, che il vaikhari-vak si manifesta.

Il sukshma-sarira, corpo sottile o psichico, opera nello stato di svapna. È in questo regno della coscienza, e attraverso questo corpo, che madhyama-vak si manifesta.

Il karana-sarira, o corpo causale, opera nello stato di susupti, o sonno profondo. È in questo regno della coscienza, e attraverso questo corpo, che pashyantì-vak si manifesta.

Il para-vak si manifesta attraverso il quarto stato di coscienza, conosciuto come turiya o trascendentale.

La sacra sillaba “om” si compone di tre matras, “a”, “u”, e “m”. Questi tre matras corrispondono rispettivamente a Bhuh , Bhuvah e Svah; jagrat, svapna e susupti; sukshma, sthula e karana e vaikhari, madhyama e pashyantì. Oltre a queste tre matras, il pranava (“aum”) è composto anche di un quarto componente, vale a dire l’ a-matra o anahata-dhvani – il suono senza sillabe o non prodotto dalla interazione di due oggetti fra di loro. Per la nostra comprensione pratica, questo a-matra corrisponde al rumore di fondo che permane dopo la recita della sillaba “Om”. L’a-matra rappresenta la trascendenza, o turiya, il para-vak.

Così la sillaba “Om” contiene tutti gli elementi dell’esistenza. E’ la riserva di tutte le energie del Supremo, e per questo motivo il Signore Krishna dichiara nella Gita:

om ity ekaksharam brahma

“La singola sillaba Om è la suprema combinazione di lettere.”

Il Signore afferma anche:

yad aksharam veda-vido vadanti

“Coloro che conoscono i Veda recitano l’Om (akshara).”

Perché fanno questo? Perché la sillaba Om è il Signore Supremo stesso e la potenza di tutti i mantra vedici:

pranava sarva vedeshu

“Io mi manifesto all’interno di tutti i Veda, come la sacra sillaba Om”.

Sri Chaitanya Mahaprabhu à stabilito il pranava come il maha-vakya dei Veda, perchè al suo interno risiedono tutti gli inni Vedici e (shabda). Il mondo stesso è una manifestazione di questa sillaba. Essa è la rappresentazione sonora della Verità Assoluta.

Vak non è una manifestazione della natura materiale, il Vedanta sutra 2.4.4 afferma quanto segue:

tat-purvakatvad vacah

Questo indica che vak esisteva prima del pradhana. Il pradhana è la radice della manifestazione cosmica materiale – le tre qualità non differenziate in equilibrio assoluto. Ma ancor prima esisteva il vak. Così il vak è non-materiale.

Per questo motivo troviamo nel Vedanta Sutra la seguente dichiarazione:

anavriti shabdat

“Liberazione attraverso il suono”

Dal momento che il suono è la fonte non materiale della manifestazione materiale, è la chiave con cui possiamo liberarci dalla schiavitù materiale. E’ il collegamento sottile tra la materia e lo spirito.

Chi volesse approfondire questi concetti può fare riferimento alla Nada-bindu Upanishad, Bhartrihari’s Vakyapadadiya, Prashna Upanishad, Mundaka Upanishad, Mandukya Upanishad, Maitri Upanishad e alla Katha Upanishad, così come per i concetti di shabda, vak, matrika, hiranyagarbha, i quattro stati di coscienza, ecc, si può far riferimento ai Tantra e a tutte le Upanishad. Si dovrebbe sapere che nello studio dei testi Vedici generalmente non sarà possibile trovare un libro solo che sia esaustivo su di un argomento in particolare (ad esempio “vaikhari” o altro) si dovranno consultare diverse fonti per assimilare una serie di concetti, a volte apparentemente divergenti. Questi concetti dovranno poi essere armonizzati nel loro insieme. Ciò costituisce la meditazione e il sacrificio dello svadhyaya yajna.

Per coloro che hanno assimilato questi argomenti, troveranno informazioni dettagliate molto utili all’interno di nove versi dello Srimad Bhagavatam a partire dal 11.2.35 fino al 11.2.43. Per esempio, nei versi 38 e 40 è contenuta una spiegazione completa del suono nei suoi quattro differenti livelli e il loro processo di manifestazione. Sarà comunque necessario un adeguato addestramento per coglierne il significato profondo, poichè questi argomenti sono discussi in maniera esoterica e confidenziale.

Quando troviamo parole come pranah, manasa, sparsha-rupinah e chandah-mayah come nei versetti 38 e 39, dobbiamo comprendere immediatamente la loro natura indiretta ed esoterica, quindi sarà necessario poi dedurre il significato diretto di tali discussioni. Dobbiamo imparare il codice trascendentale dei Veda. In realtà nello Srimad Bhagavatam viene spiegato tutto, ma poiché in generale non possediamo la visione necessaria e corretta per capire tali discussioni indirette ed esoteriche, necessitiamo di fare riferimento ad altre scritture più dirette. Perciò i commentari degli Acharya ci potranno aiutare a capire meglio questi argomenti.

Per maggiori informazioni vedere: http://sabdadarsana.blogspot.it/2014/01/sabda-nei-testi-vedici.html

La scienza del suono, shabda-vijnana, come è spiegata nei versetti sopra citati del Bhagavatam, viene anche sommariamente spiegata nel testo Pancharatrik conosciuto come Lakshmi-tantra:

mulam adharam arabhya dvistkantam upeyusi
udita aneka sahasra surya vahnindu sannibha
cakravat punar adharat santa pasyatha madhyama
vaikhari sthanam asadhya tatrasta sthanavartini
varnanam jananim bhutva bhogya prasnoumi gouriva

“Situato nella zona a partire dal muladhara fino alla posizione di dvistkanta splendendo come milioni di soli, fuochi e lune, roteando come il globo dell’adhara, sorge il suono conosciuto come santa, pashyati, madhyama. Raggiunta la posizione di vaikhari, si situa in otto luoghi, vale a dire, la gola, la lingua ecc. Essendo la madre di tutti i suoni io elargisco felicità e soddisfazione proprio come fa una mucca”.

da sabdadarsana.blogspot.it

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