Omeopatia: due secoli di storia

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Omeopatia: due secoli di storia

di Massimo Citro

Le poche molecole presenti nei preparati omeopatici dopo la 3CH non sono sufficienti ad agire
farmacologicamente: rimane un ricordo del soluto, anche se dal punto di vista chimico, i rimedi sono sempre fatti solo di acqua…

da La Scienza dell’Invisibile (Macro Edizioni, 2011).

Sono trascorsi più di duecento anni da quando il medico tedesco di campagna Samuel Hahnemann
scioglieva in alcool organismi vegetali, animali o minerali, tinture madri che poi diluiva con
successivi passaggi in acqua. A ogni diluizione, sbatteva violentemente il flacone con un centinaio
di colpi contro una superficie rigida ma elastica, quale la coperta di pelle di un libro . Nasceva così lOmeopatia.

Questi colpi, senza i quali il preparato non è rimedio omeopatico ma soltanto sostanza diluita, si
chiamano succussione o dinamizzazione. Le diluizioni più adoperate sono nella proporzione 1:100
oppure 1:10, quindi: centesimale o decimale. Facciamo un esempio: si prendono le mosse da una
tintura diluita all1% in peso o in volume che, dopo la succussione, diventa la prima centesimale
hahnemanniana (1CH), una parte della quale, a sua volta addizionata a 99 di acqua e succussa,
diviene la seconda centesimale (2CH) e si continua così fino alla diluizione desiderata. Dalla terza
centesimale la concentrazione di soluto è di poche parti per milione, quindi leffetto farmacologico
di quelle rare molecole di sostanza è zero e la soluzione è quasi interamente acqua. Dopo la
dodicesima centesimale (oltre il numero di Avogadro) lassenza di soluto è tale che della sostanza disciolta non si trova più traccia.

Le poche molecole presenti nei preparati omeopatici dopo la 3CH non sono sufficienti ad agire
farmacologicamente: rimane un ricordo del soluto, anche se dal punto di vista chimico, i rimedi
sono sempre fatti solo di acqua. È da qui che si comincia a parlare di memoria dellacqua, termine
colorito e fantasioso a significare che nella struttura dellacqua può rimanere ricordo di qualcosa
che vi era disciolto. Fenomeno osservato già nellantico, ma mai approfondito. Fino a quel santuomo
di Hahnemann, che provava su di sé gli effetti del chinino a diverse diluizioni per accorgersi che
poteva indurre la stessa febbre che era in grado di guarire. Hahnemann aveva scoperto il principio
cardine dellomeopatia, quello del simile. Similia simillibus curentur E che dire di quellaltro
medico pazzo, il dottor Hering, pioniere dellomeopatia, inviato dallOrdine dei Medici per
dissuadere Hahnemann da simili stregonerie, e che invece si convertì allomeopatia e nella jungla
amazzonica si fece chiudere in una gabbia a tu per tu con il serpente più velenoso del mondo, lachesis, per studiarne gli effetti?

Buona parte della comunità scientifica ancora oggi irride lomeopatia considerandola acqua fresca.
È evidente anche a un bambino che, se il rimedio omeopatico consegue risultati terapeutici, non sarà
certo per via di quelle poche molecole disciolte, ma per qualche altro fattore. Chimicamente il
rimedio omeopatico è sempre H2O, ma si tratta di acqua diversa che, come si suol dire, ha conservato
memoria, una traccia del soluto, di quanto vi era stato disciolto. Che cosè questa benedetta
memoria? Come fa a registrare qualcosa? Proprio lacqua che è così semplice e fragile? Il punto è:
lacqua sarà fragile e semplice, humile et casta, ma in realtà è un potentissimo registratore
naturale di frequenze. Come un nastro magnetico o un CD. Avete mai pensato che la molecola dacqua
si comporta come una calamita? Osservatela con quella sua forma a V. Al vertice lossigeno con
polarità negativa, mentre sui due bracci sono due idrogeni di polarità positiva. Calamita. E i
miliardi di molecole dacqua si possono combinare tra loro, sfruttando il principio di attrazione e repulsione delle cariche elettriche, a formare le più disparate situazioni.

Le molecole dacqua si attirano e respingono come bambini sulle altalene, agganciandosi tra loro,
grazie ad attrazioni polari tra idrogeni da una parte e ossigeno dallaltra. Si formano i cosiddetti
legami idrogeno, molto fragili e pronti a spezzarsi per riconfigurare lintera situazione. Quella
dellacqua è una rete di molecole unite da legami idrogeno. Miriadi di microscopiche calamite
collegate tra loro, questa è lacqua. Lavevate mai pensato quando, sognanti, sospiravate al mare
notturno stringendo la persona amata? O malinconici guardando cadere la pioggia È nei legami
idrogeno la prima condizione che consente allacqua di registrare qualcosa. Gli effetti terapeutici
del rimedio omeopatico sembrano dovuti a particolari configurazioni delle molecole dacqua. Per
comprendere, è necessario spostare il pensiero dalla chimica alla fisica ed è questo a mandare in crisi.

Tratto da La Scienza dell’Invisibile (Macro Edizioni, 2011).

Massimo Citro, Masaru Emoto
La Scienza dell’Invisibile
Nella memoria dell’acqua i farmaci del futuro
Editore:Macro Edizioni
Data pubblicazione:Marzo 2011
Formato:Libro – Pag 152 – 17×24
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la_scienza_dell_invisibile.php?pn=1567

Un affascinante viaggio tra fisica, medicina, spiritualità e filosofia.

È possibile dare informazioni all’acqua attraverso suoni, parole ed emozioni? E l’acqua ha una memoria?

Possiamo trasferire a esseri viventi le proprietà

terapeutiche dei farmaci senza doverli somministrare?
Si potrà arrivare ai “farmaci digitali”?

La Scienza dell’Invisibile ci introduce, in maniera chiara e appassionante, a straordinarie scoperte
scientifiche. Un’opera che finalmente ci spiega quei fenomeni fisici che i nostri sensi non
percepiscono e che non sono magie o superstizioni, ma costituiscono una “nuova” scienza antica.

Attraverso La Scienza dell’Invisibile, una nuova disciplina scientifica contemporanea, Massimo Citro
e Masaru Emoto ci conducono in un affascinante viaggio tra fisica, medicina vibrazionale, spiritualità e filosofia.
Un percorso stimolante che chiarisce fenomeni fisici non percepibili dai sensi umani e dunque invisibili e non misurabili.

Tutto quel che esiste al di fuori della nostra percezione è una nuova scienza, non magia o
superstizione. Gli Autori si soffermano soprattutto sul fenomeno della cosiddetta memoria
dell’acqua. Emoto racconta le sue esperienze di cristallizzazione e la possibilità d’informare l’acqua attraverso suoni, parole e emozioni.

Citro presenta la sua scoperta del Trasferimento Farmacologico Frequenziale (TFF) che consente di
trasferire a sistemi viventi, attraverso particolari circuiti elettrici, le proprietà terapeutiche di molte categorie di farmaci senza doverli somministrare.

Una vera rivoluzione, una svolta verso una medicina che utilizza “farmaci digitali” senza effetti tossici, con una maggiore efficacia e un minor costo.
Le possibili applicazioni sono tante: nella clinica umana e veterinaria, nella bioagricoltura e nell’industria alimentare.

«Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare finché non arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa».

Albert Einstein

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