Nada Yoga di Swami Sivananda Radha

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Nada Yoga – di Swami Sivananda Radha

Nada Yoga

– di Swami Sivananda Radha

Tratto da:

Swami Sivananda Radha MANTRA Armenia

Ci sono molte cose che si potrebbero scrivere sul Mantra; per esempio, che ci sono parecchi tipi
diversi di Mantra. Però questo libro non intende essere un’opera erudita sull’argomento, ma
piuttosto una guida pratica che aiuti la gente a sviluppare la propria vita spirituale, attraverso
la pratica del Mantra. In ogni caso, è comunque utile sapere qualcosa riguardo alla posizione che il
Nada Yoga, lo yoga del suono, occupa nella filosofia dello yoga e, in particolare, su quella parte
nota come Mantra Yoga.

Lo scopo ultimo di tutto lo yoga è la rivelazione, l’unione con il Divino, e nel corso dei secoli
sono stati seguiti diversi sentieri dello yoga, o “yuga”, come sono a volte indicati, per arrivare a
questo obiettivo. In ogni yuga lo scopo dello yoga viene realizzato nel modo più adatto per
l’individuo in questione in quel determinato periodo. Ogni yuga ha avuto i suoi yugi, i suoi
insegnanti, o santi che indicassero la via agli aspiranti. Queste sono persone religiose che hanno
compreso l’enfasi del tempo particolare in cui si sono trovate a vivere.

Nel Satya Yuga (satya significa purificazione), per esempio, non era necessario che gli aspiranti
facessero molto Hatha Yoga, oppure Bhakti o Jnana Yoga, perché l’accento era posto sulla
meditazione; nel Treta Yuga era invece raccomandato il sacrificio, che non doveva essere
necessariamente quello della vita: poteva essere il sacrificio dei desideri della vita, desideri che
non erano veramente profondi e che avrebbero comportato una realizzazione soltanto a livello di
esistenza quotidiana. Nel Dvapara Yuga erano incoraggiate tutte le forme di adorazione, preghiera,
conversazione con Dio, devozione nella forma più elevata.

Si dice che adesso stiamo vivendo nel Kali Yuga, nell’Età del Ferro, l’ultima dei quattro yuga:
un’età malvagia. In essa si ritiene che prevalgano forze di malvagità e d’immoralità, e di certo
pare che sia così. In quest’epoca il Mantra Yoga, la recitazione del nome del Signore, è considerato
essere il miglior aiuto per lo sviluppo dell’individuo, come suggerisce il detto Namah Adhara>, che significa: «Nel Kali Yuga il santo nome è la barca per attraversare l’oceano del
maya (dell’illusione).»

La tradizione sostiene che i Mantra ci sono stati dati dai rishi, dai grandi veggenti, santoni e
insegnanti che sono vissuti nel passato e che a loro volta avrebbero percepito i Mantra sul livello
eterico, o si sarebbero sintonizzati su di essi. I Mantra sono stati creati dalle sottili vibrazioni
emesse dai molti milioni di persone che hanno gridato d’angoscia attraverso i secoli, e sono, per
così dire, l’essenza di tutte quelle grida, ma anche molto di più: sono la risposta ad esse.

Per centinaia di anni i saggi indù si sono dedicati a uno studio molto dettagliato degli effetti del
suono o, più correttamente, della vibrazione, arrivando a essere perfettamente consapevoli del
potere del suono nel processo di guarigione e purificazione dei chakra (i centri della
consapevolezza) del sistema Kundalini.

Il suono è vibrazione; e suoni e immagini hanno un rapporto molto stretto. Nel suo libro, Japa Yoga,
Swami Sivananda fornisce parecchi esempi di cantanti capaci di produrre immagini, intonando
semplicemente una certa nota o una combinazione di note. La creazione di un particolare suono può
inoltre indurre un oggetto di un certo materiale che si trovi sintonizzato su quella particolare
vibrazione a tornare integro; se la percentuale di vibrazione creata dal suono è più forte e più
acuta di quella di un oggetto esistente, esso invece si spezza, come dimostra il fatto che emettendo
il giusto suono è possibile infrangere il vetro.

Un episodio del Vecchio Testamento narra di come gli squilli di tromba abbiano abbattuto le mura di
Gerico, e l’orecchio stesso può restare danneggiato dai suoni, come sappiamo dalle infelici storie
di giovani che soffrono di una perdita dell’udito per aver ascoltato musica rock suonata a un volume
troppo elevato.

Un Mantra viene cantato sulla base di una melodia nota come raga. Raga (o ragini) è il vocabolo
indiano che significa melodia, o chiave, ma include molto più di quanto si possa trovare nella
nostra concezione di tono musicale. Letteralmente, raga significa amore o passione: è una
composizione di suono che consiste in movimenti melodici che colorano il cuore di una persona.

Il raga di un Mantra è primariamente monofonico, una sequenza di singoli suoni privi di armonia.
Nell’insegnamento di Pitagora si sottolinea che la musica, così com’era compresa nell’antica Grecia,
è collegata all’aritmetica, una concezione che in tempi più recenti è stata espressa negli scritti
del defunto P. D. Ouspensky. Il termine “musica delle sfere” appartiene ai greci come anche
all’Oriente. I greci collegavano il suono e la musica con l’astronomia e nella sua Poetica
Aristotele sostiene che linguaggio, ritmo e suono insieme costituiscono la poesia.

Al tempo stesso il filosofo indica però un altro elemento, privo di nome e di forma, identificato
nella capacità che sia il potere della parola sia il potere del suono hanno di influenzare il
pensiero umano. Gli Yogi ritengono che quest’influenza arrivi molto più lontano di quanto in genere
si creda possibile e che la musica non sia soltanto un sistema ordinato o una successione di suoni,
ma anche un potere che ha effetto sull’ascoltatore. Come Aristotele, anche Confucio sosteneva che la
musica condiziona le persone e le induce ad agire nel modo giusto o in quello sbagliato. È
interessante scoprire che perfino i greci sottolineavano come la melodia portante non dovesse essere
modificata, perché una simile “assenza di leggi” portava alla distruzione.

Il Mantra Yoga fa parte del Nada Yoga, lo yoga del suono, e rappresenta uno fra i circa quaranta
diversi approcci allo yoga. Il Nada Yoga è una teoria e una comprensione del suono, della vibrazione
e della musica, che per secoli ha superato di gran lunga qualsiasi simile comprensione in Occidente.
In questo secolo, tuttavia, questa comprensione sta venendo riscoperta dai fisici occidentali a mano
a mano che il loro lavoro li conduce oltre le idee tradizionali riguardo al mondo fisico.

Gli Yogi si sono avvalsi dei principi del Nada Yoga per essere in armonia con l’Universo.

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