Musicoterapia, melodia e ritmo diventano la cura

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Musicoterapia, melodia e ritmo diventano la cura

Ritmo, melodia e armonia non sono solo gli ingredienti per fare buona musica o per creare un bel
concerto, ma gli elementi fondamentali della musicoterapia, un metodo poco conosciuto in Italia e
non riconosciuto dalla medicina ufficiale che permette di intervenire su diverse patologie infantili
come l’autismo, la sordità, le paralisi cerebrali, ma anche su malattie cronico degenerative dell’adulto e dell’anziano come il morbo di Parkinson e di Alzheimer.

Una definizione del metodo

«Difficile definire il metodo, non è facile esprimere a parole quello che accade in musicoterapia
perché le parole non sostituiscono i suoni» spiega Giulia Cremaschi, musicoterapeuta e presidente
della Federazione italiana dei musicoterapeuti (Fim). «La musicoterapia, in Italia, è di origine
umanistica e nasce da una visione della musica come qualcosa che riguarda l’uomo nella sua
interezza, senza distinzione tra mente e corpo». Con la scienza, però, la musicoterapia condivide
l’evidenza che la musica, per esempio, modifica il battito cardiaco e la respirazione ma con la
premessa che «il corpo viene è messo in movimento dal suono, dall’onda sonora» sostiene l’esperta «e
noi siamo allo stesso tempo cassa di risonanza ed emettitori di suoni, poiché possiamo usare la voce».

Ed è, infatti, con la risonanza che il musicoterapeuta interviene sul paziente, in particolare con i
bambini nati prematuri o con problemi: «Il lavoro viene fatto contemporaneamente con madre e figlio»
spiega Cremaschi «La presenza dei genitori è auspicabile con i bambini, indispensabile con i
piccolissimi. Il bambino, restando vicino alla madre, viene messo a contatto con uno strumento
dotato di cassa armonica, come il pianoforte, le percussioni, la chitarra, e quando il
musicoterapeuta lo suona fa vibrare il corpo del bambino e, in sostanza, lo tocca con le onde
sonore». Agli strumenti si possono aggiungere anche strumenti musicali etnici, a fiato e vari tipi
di campanelli, «ed è importante che il musicoterapeuta conosca la musica e sia un musicista in grado
di creare musica per sfruttare i suoi elementi fondamentali che sono ritmo, melodia e armonia».

Patologie in cui intervenire

Per quanto non ci sia un riconoscimento, il musicoterapeuta in alcuni casi lavora con un’equipe
medica e con gli altri specialisti che hanno in carico il paziente. Ma non ci sono protocolli,
poiché il principio è diverso da quello dei programmi prestabiliti nell’ambito riabilitativo: «In
musicoterapia si agisce attraverso il “fare musica” creando una relazione interpersonale diretta e
immediata» si legge sulle pagine del sito Fim, «ma questo non esula dall’agire secondo finalità
terapeutiche mirate». Esistono, infatti, ambiti di intervento in cui la musicoterapia offre già opportunità di miglioramento:

Autismo infantile, sindrome autistica, tratti di autismo
Bambini non vedenti
Bambini prematuri
Bambini prenatale
Paralisi cerebrali infantili
Plurihandicap
Problemi di apprendimento
Problemi e/o disturbi di linguaggio
Sindrome di Down
Sindromi varie
Sordità infantile

«Con i bambini con disturbi di linguaggio, per esempio, si usa molto il ritmo, perchè è dal ritmo
che nascono i numeri e le parole e il corpo vibrante è il luogo dove la parola si forma. Si creano
giochi con la musica e il ritmo con l’obiettivo di farli esprimere usando la voce, fino ad
articolare le parole». Il metodo, in ogni caso, prevede sedute di un’ora e a seconda dei paziente
varia la durata del trattamento: «Con i bambini con problemi di apprendimento o con deficit di
attenzione l’intervento può durare uno o due anni, ma più è grave il problema più è lungo il percorso da fare».

Simona Zazzetta

dica33.it

Ultimo aggiornamento: 06/07/2011 00:00

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