Musicosophia, la meditazione musicale

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Musicosophia, la meditazione musicale

di Maurizio Torretti

Pubblicato il 29-04-2004

Imparando ad ascoltare la musica “con la mente e con il corpo” si possono cogliere preziosi
particolari dell’architettura del brano musicale e del messaggio che il compositore ha espresso in
musica.

Musicosophia, parola che affascina e intimorisce al tempo stesso, ma di che cosa si tratta
esattamente? Superficialmente potremmo dire che è un metodo di ascolto per capire la musica, per
conoscere i grandi compositori, Bach, Mozart Beethoven, Chopin, per fare interamente nostro il
messaggio spirituale delle loro opere.

L’ascoltatore viene avviato a un percorso di conoscenza e spiritualità, svelando la segreta
architettura delle composizioni dei grandi maestri anche a chi non ha molta confidenza con le sette
note. Per scoprire la saggezza nascosta nei suoni, l’ascolto deve superare quella percezione globale
e diffusa in cui prevale la sensazione puramente sentimentale della musica. Essa ha un messaggio più
importante da comunicare.

L’obiettivo è quello di cogliere la struttura di un brano, carpirne l’essenza attraverso un ascolto
concentrato, ripetuto. Le strutture della musica cominciano allora ad apparire più chiare e si
instaura un rapporto di percezione interiore tra musica e ascoltatore, tra compositore e
ascoltatore. Non occorrono studi accademici poiché è la musica stessa che introduce negli arcani del
suo linguaggio.

Un ascoltatore che non sa distinguere una chiave di fa da quella di sol o tra maggiore e minore, non
è per questo costretto a sostenere la lotta contro le barriere create dall’istruzione musicale in
quanto possiede già la chiave della comprensione spirituale, grazie appunto a questa sua “ingenuità”
che un professionista deve invece riacquistare.

L’uso di lettere, numeri, linee e figure sono il migliore strumento per la ricerca di un sistema di
notazione libero e personale. Una volta scoperta l’architettura di un brano nella prima fase della
meditazione musicale che si potrebbe definire analisi lucida, non resta che cogliere le risposte che
il corpo dà. I movimenti e i gesti che rendono visibili le linee melodiche, costituiscono il
fenomeno che George Balan, musicologo e fondatore di Musicosophia chiama meloritmia.

Essa diventa meditazione musicale totale, vissuta con tutto il corpo. E’ quest’ultimo che rivela,
attraverso i suoi movimenti semplici e a volte solenni, il senso nascosto della musica. Viene così
costruita un’immagine corporea delle forze che agiscono nel più profondo della musica, come
un’architettura in movimento. Le melodie vissute nella meditazione e incise nel corpo e nella mente,
diventano col tempo amici interiori che aiutano a scoprire perchè la musica è connaturata in noi,
così come respiriamo e pensiamo.

Maurizio Torretti

www.lifegate.it/essere/articolo.php?id_articolo=925

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