Musica e onde cerebrali

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Musica e onde cerebrali

di Alberto Tedeschi

La musica rappresenta da sempre uno strumento di grande espressione artistica che rileva le innate
capacità dell’esecutore materiale del pezzo ma soprattutto la più intima natura del compositore; per
molti è infatti facile distinguere un brano composto da Mozart o da Vivaldi.

Le differenze non sono solo quelle dovute alle caratteristiche “tecniche” della musica, che
dipendono dal modo di fare musica di un particolare periodo storico, di una certa scuola o dal
potere utilizzare certi strumenti invece di altri, ma soprattutto dall’estro creativo e vitale e
dalla situazione esistenziale dell’autore; la composizione di un brano musicale è talmente
complicata e vasta da risultare unica. La capacità di contenere e di testimoniare le informazioni
vitali dell’artista nella musica è enorme; dall’ascolto si possono quindi ricavare preziose
informazioni sul compositore.

Molti ricercatori si sono negli anni cimentati in questa ricerca con svariati mezzi di analisi; la
recente tecnologia permette di verificare le variazioni istantanee di onde cerebrali di chi sta
ascoltando musica. Uno studio fatto dal Prof. Helmut Petsche dell’Università di Vienna ha analizzato
gli interessanti effetti della musica classica su un gruppo di ascoltatori. Con una particolare
tecnica matematica è possibile infatti vedere dove si trova “il baricentro dell’attenzione” musicale
nel nostro cervello che continuamente si sposta e fluttua da un emisfero all’altro ed inoltre si
trova quali sono le frequenze cerebrali che più si armonizzano tra di loro. Questo ultimo parametro
è molto importante in quanto attraverso la Riflessologia delle Onde Cerebrali, che mette in
relazione ogni singola frequenza con una parte del corpo e con la sua capacità di rappresentare la
gestione di un livello di informazione della vita, si comprende la capacità che ha un brano musicale
di equilibrare al livello energetico una persona. Si viene così a scoprire che la musica di Mozart
stimola la creatività e l’emisfero cerebrale destro legato alle emozioni, armonizza le onde alfa che
descrivono il quarto livello d’informazione legato al senso di identità; Mozart, che ha raggiunto la
maturità artistica da fanciullo, rappresenta un lato gioioso della musica classica e le sue
composizioni “di cuore” sono un po’ la panacea per tutte le disarmonie energetiche.

Da un punto di vista energetico il cuore è infatti un regolatore tra il basso e l’alto, ovvero tra
istinti e mente. Bach invece è cinetico ovvero regola le onde theta dell’emisfero sinistro con le
beta: da un punto di vista informativo energetico stimola la volontà e l’azione. Beethoven darebbe
inoltre armonia nei processi mentali (onde beta) e aiuta la concentrazione e l’analisi unita
all’intuizione; questo potrebbe essere spiegato dal fatto che, essendo diventato praticamente sordo,
Beethoven componeva la musica a rigor di logica secondo uno stile melodico molto preciso. Per
concludere citiamo un altro interessante esperimento voluto dal grande direttore d’orchestra Herbert
Von Karajan, grande appassionato di psicologia e tecnologia. Sono state analizzate e comparate tra
loro le onde cerebrali di Von Karajan e di tutti i componenti della sua amata Berliner Philarmoniker
durante un’esecuzione; il risultato è stata una perfetta armonia su tutte le frequenze, tutti erano
diventati un unico grande organismo. E tutto questo senza tecniche di meditazione ma semplicemente
agendo insieme la stessa musica. È da notare inoltre che tutti i componenti della Berliner diretta
da Karajan avevano con essa un contratto di lavoro a vita, il che indica quanto fosse realmente
unito il gruppo, al contrario della maggior parte delle orchestre.

(Dalla rivista mensile Nuova Era e meditazione n. 34, edita da New Sounds Multimedia Vimercate –
Milano – Proprietà letteraria riservata)

www.evoluzioni.info/Musiconde.htm

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