Mataji – La Madre permeata di gioia

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Mataji – La madre permeata di gioia

(parte ottava)

Titoli originali delle opere tradotte in questo volume:
“Matri Darshan” – di Bhaiji.
“Words of Sri Anandamayi Ma”
– tradotto e compilato da Atmananda.

1992 by Edizioni Vidyananda

IL POTERE DEL MANTRA

Per quanto ne sappiamo, Anandamayi Ma non ha ricevuto l’iniziazione da un guru secondo la consuetudine sociale prevalente. Nessuno studio di qualche testo degli Shastra o di qualche discorso religioso ha illuminato il campo della sua conoscenza. Molte persone sono dell’opinione che lei sia discesa in questo mondo per diffondere la Luce Divina e il Potere, per la rigenerazione dell’umanità di questa epoca.

Quand’era ancora una ragazzina, diversi fenomeni straordinari cominciarono a manifestarsi nel suo corpo; ma non furono notati dalla gente che la circondava. Già nei giochi della sua prima infanzia sembrava così distaccata e indifferente che molte persone arrivarono a considerarla come una ritardata mentale. Anche i suoi genitori avevano dubbi sul suo futuro. Succedeva a volte che non sapesse dov’era o che non potesse ricordare ciò che aveva fatto o detto pochi minuti prima.

Si dice che nell’infanzia, quando passeggiava, fosse solita parlare agli alberi, alle piante e ad esseri invisibili dell’aria. Comunicava con loro anche con segni e gesti. Qualche volta, all’improvviso, cadeva in uno stato di astrazione, interrompendo ogni discorso. Nel periodo tra i 17 e i 25 anni si manifestarono in lei diversi fenomeni sovrannaturali. A volte, dopo aver cantato i nomi di dei e dee, rimaneva muta e immobile. Durante i kirtan il suo corpo diventava rigido e insensibile. Dopo avere ascoltato un discorso divino o aver visitato un tempio, il suo comportamento non sembrava normale.

A ventidue anni andò con Bholanath a Bajitpur (una cittadina del Bengala orientale) e vi rimase cinque o sei anni. Verso la fine di quel periodo molti mantra uscivano spontaneamente dalle sue labbra e molte immagini di dei e dee si mostravano chiaramente nel suo corpo. I suoi arti assumevano spontaneamente varie posizioni yogiche. Mentre queste manifestazioni divine trovavano espressione nel suo corpo, a Bajitpur le venne meno la parola per circa un anno e tre mesi, e quando arrivò a Dacca continuò a rimanere in silenzio per un altro anno e nove mesi – tre anni in tutto.

Durante questo periodo, si mostravano il lei lo splendore della beatitudine celeste e la serenità dell’infinita distesa del cielo. Fu allora evidente che le correnti dei mondi esteriori ed interiori avevano cessato completamente di influenzarla. Sembrava riposare nell’assoluta calma del Sè.

Durante tutti questi straordinari avvenimenti della sua vita, Pitaji mostrava spesso grande ansia sulle loro conseguenze finali. Ma a dispetto di ogni critica e speculazione egli non si oppose mai a nessuna delle sue azioni. Temendo che il suo corpo potesse essere posseduto da qualche spirito maligno, si cercò l’aiuto di alcuni sadhu ed esorcisti. Non fu di alcuna utilità, al contrario, quando questi uomini tentavano di curarla erano costretti a ritirarsi con timore e meraviglia. Solo pregando per la sua misericordia potevano
riacquistare il loro equilibrio. Durante un intero periodo di cinque mesi e mezzo, le forme di molti dei e dee si manifestarono tramite il suo corpo.

Ella aveva visione di queste divinità e dopo averle adorate esse svanivano completamente. Quando terminava l’adorazione di una divinità, un’altra faceva la sua apparizione. Durante la cerimonia sentiva spesso di essere lei stessa l’adoratore, l’adorato e l’atto dell’adorazione; sentiva che lei era i mantra, le oblazioni e ciascuno degli ingredienti.

In questi atti d’adorazione non vi erano oggetti materiali n_ vi era alcun desiderio da parte sua di compiere le cerimonie. Appena sedeva in un posto solitario, tutte le attività fisiche e mentali coinvolte nell’adorazione rituale si manifestavano attraverso un misterioso processo di attività spontanee. Fu accertato in seguito, da persone ben versate nei riti e rituali degli Shastra, che tutti i vari processi di adorazione eseguiti da lei erano perfettamente in armonia con le ingiunzioni delle Scritture. Ogni volta che qualcuno chiedeva come le fosse possibile svolgere così perfettamente quei riti, la sua risposta era: “Non chiedetemi nulla ora, lo saprete al momento giusto”.
Il 10 aprile 1924 Mataji arrivò a Dacca e una settimana dopo andò a vivere a Shahbag (nome del giardino del nawab di Dacca). Molti devoti cominciarono ad adunarsi là per avere il suo darshan. Nel 1925 alcuni devoti la pregarono di celebrare il Kali puja, poich_ avevano saputo che la sua celebrazione era meravigliosa. Lei rispose: “Conosco poco dei riti e rituali degli Shastra; sarà meglio che cerchiate l’aiuto di un bravo prete”. Dopo però, su richiesta di Bholanath, acconsentì a celebrare il puja.

Quando la Madre era adorata dai suoi devoti, la loro gioia era sconfinata. Se però lei stessa decideva di adorare una Divinità per la loro illuminazione, la santità del rito aumentava mille volte. Era una cosa troppo profonda per descriverla a parole. Tutti i devoti sentivano una gioia inesprimibile, alla bellezza e solennità della cerimonia.

Fu portata un’immagine di Kali. Sri Ma sedette per terra in assoluto silenzio. Poi, traboccante di meditazione e di devozione, Ella iniziò il puja, cantando mantra e ponendo fiori impregnati di pasta di sandalo sul suo capo anziché sull’immagine. Sembrava che tutte le sue azioni fossero come i movimenti di una bambola, come se una mano invisibile stesse usando il suo corpo come uno strumento flessibile per esprimere il Divino. Ogni tanto alcuni fiori venivano sparsi sulla statua di Kali. Il puja fu fatto in questo modo.
Si doveva sacrificare una capra, che fu lavata nell’acqua. Quando venne portata alla Madre, se la mise in grembo e pianse mentre le accarezzava delicatamente il corpo con le mani. Poi recitò alcuni mantra, toccando ogni parte del corpo dell’animale, e sussurrò qualcosa nelle sue orecchie. Poi adorò la scimitarra con la quale si doveva sacrificare la capra. Si prostrò a terra, mettendosi il coltello sul collo, e dalle sue labbra uscirono tre suoni, come i belati di una capra. Quando poco dopo l’animale fu sacrificato, non si mosse, né emise un gemito, né vi furono tracce di sangue sul corpo e la testa recisa. Solo con grande difficoltà si riuscì a tirar fuori dal corpo dell’animale un’unica goccia di sangue. Per tutto il tempo il volto di Sri Ma splendette di un’intensa ed eccezionale bellezza e durante la cerimonia vi era su tutti i presenti un atmosfera di grande santità e di profondo assorbimento.

Nel 1926 i devoti pregarono Ma di celebrare nuovamente il puja. Lei non disse nulla. Più tardi, mentre la portavano a casa di un devoto, alzò la mano sinistra, sorrise e rimase in silenzio. Quando Pitaji le chiese il significato di quel gesto, Ella non rispose. Lo stesso gesto della mano sinistra fu ripetuto di nuovo mentre sedeva in quella casa per mangiare. Dopo alcuni giorni Sri Ma spiegò che, mentre andavano a casa di quel devoto, aveva visto – circa cento metri più avanti – la dea vivente Kali sospesa nell’aria a circa otto metri da terra che allungava le mani verso Mataji come se desiderasse abbracciarla. Quel giorno, mentre mangiava, la stessa immagine s’era presentata davanti a lei come una fanciulla. Per questo aveva alzato la mano sinistra.

Il giorno precedente il Kalipuja, quando i devoti rinnovarono la loro preghiera a Sri Ma, Ella chiese a Pitaji: “Siccome sono tanto desiderosi di celebrare il puja, tu potresti officiare al posto del prete”. Egli disse loro: “Poiché vostra Madre mi ha chiesto di celebrare il puja, lo farò. Vi prego di fare le dovute preparazioni”. I devoti chiesero circa le dimensioni della statua e Pitaji suggerì che doveva essere alta come quella che si era mostrata a Sri Ma nelle due occasioni in cui lei aveva alzato la mano.

In quel momento Mataji giaceva sul pavimento in uno stato di totale immobilità. Erano le undici di sera. Fu presa una misura
approssimativa. Vi fu molta discussione su come si potesse ottenere una statua della misura indicata nel corso di un solo giorno. Partendo da Shahbag, Sri Surendra Lal Banerji andò in città con molti dubbi; ma in un negozio si trovò una statua della giusta misura. C’erano dodici statue in tutto, delle quali undici erano state ordinate dai clienti. Quella in più era stata modellata dall’artista di propria iniziativa.

L’immagine fu portata in tempo. Sri Sri Ma sedette per celebrare il puja. C’era una divina atmosfera intorno alla sua persona. Dopo un po’, improvvisamente si alzò e disse a Pitaji: “Vado al mio posto, ti prego di celebrare tu il puja”. Dicendo questo si mise a fianco all’immagine e con una risata incantevole sedette sul pavimento. L’intera atmosfera della stanza era sovraccarica di un meraviglioso rapimento divino troppo profondo per essere espresso. Sri Ma disse: “Chiudete tutti i vostri occhi e cantate il nome di Dio”.

La casa era strapiena; un uomo che stava fuori guardava nella stanza senza essere visto. Tuttavia Sri Ma lo chiamò con il suo nome e gli ingiunse di chiudere gli occhi. Tutti i presenti avevano gli occhi chiusi, nessuno sapeva cosa stesse succedendo in quel momento. Quando tutti riaprirono gli occhi, videro che un avvocato, chiamato Brindaban Chandra Basak, giaceva sul pavimento privo di sensi. Più tardi ci disse: “Quando guardai nella stanza vidi un intenso splendore di luce che emanava dal volto della Madre. Era così potente che caddi privo di sensi. Non so cosa sia successo dopo”.

La notte passava e il puja s’avviava alla conclusione. Non s’era preparato nulla per il sacrificio. Quando arrivò il momento
dell’ultima offerta (ahuti), Sri Ma disse: “Non deve esserci offerta, che il fuoco sacrificale sia conservato”. Quel fuoco è tenuto acceso ancor oggi. Il giorno dopo ci doveva essere l’immersione
dell’immagine. La moglie di Niranjan portò tutte le cose necessarie per la cerimonia. Guardando l’immagine, ella disse alla Madre con emozione: “Ma, mi sento estremamente riluttante a immergere
l’immagine”. Mataji rispose: “Queste parole dalle tue labbra indicano che probabilmente la Dea non desidera essere immersa. Benissimo, saranno fatti preparativi per la sua conservazione e adorazione”.

Pur attraverso grandi cambiamenti di circostanze, questa statua d’argilla è stata mantenuta nella stessa posizione per dodici anni. Si possono menzionare due incidenti connessi a questa immagine. Fu nel settembre del 1927. Mataji stava lasciando Chunar per Jaipur. Allora stavo a Chunar per un cambio di clima. Mi recai alla stazione per vederla partire. Sri Ma indicò un certo luogo vicino alla collinetta sulla quale era stato costruito il forte e mi disse di passare di là al ritorno.

Vi avrei trovato una ghirlanda di fiori di ibisco, che avrei preso e conservato con cura. Feci come mi fu detto. Quando tornò a Chunar, vide la ghirlanda. Quando in seguito tornò a Ramna, si scoprì che nel giorno esatto in cui avevo trovato la ghirlanda a Chunar nessuna ghirlanda era stata messa al collo della dea Kali a Ramna, sebbene fosse una pratica consueta del prete offrire ogni giorno una ghirlanda alla statua.
Una volta Sri Ma si trovava in riva al mare a Cox’s Bazar. Stava passeggiando lungo la spiaggia, quando improvvisamente disse con un sorriso: “Guardate il mio polso; è rotto? Non è vero? Esaminatelo attentamente. Potrebbe esserci una frattura”. Quella stessa notte un ladro era entrato nel tempio di Kali a Ramna e aveva rubato gli ornamenti della Dea, rompendo il polso della statua.

La statua è ancora custodita in un rifugio sotterraneo dell’ashram di Ramna. Ogni anno, durante le celebrazioni del compleanno di Sri Ma, la porta viene tenuta aperta perché tutti possano avere il darshan. Mataji aveva disposto questo anche prima che i templi indù fossero aperti a tutti senza distinzioni di casta e di credo..

Una volta si stava celebrando il Vasanti puja al Siddhesvari Ashram. Sri Ma era presente durante la cerimonia di dare vita alla statua. Quando Ella la fissò, gli occhi della statua cominciarono a brillare come quelli di una persona vivente. Sri Ma dice: “Le personalità e le forme di dei e dee sono reali come lo sono il vostro corpo e il mio. Essi possono essere percepiti con la visione interiore aperta dalla purezza, dall’amore e dalla devozione”.

IL POTERE DEL PENSIERO

Ciascuno dei modi e degli stati d’animo di Mataji è il risultato della Beatitudine Suprema (Ananda); analizzando più da vicino si scoprirà che ogni fibra del suo Essere è vibrante di Beatitudine Divina. Per poter giocare l’Ananda Lila con i suoi figli, Ella ha assunto una forma fisica, animata da tutte le gioie del Divino. È naturale che per il bene di tutti gli esseri umani, le idee migliori sulla vita e la cultura spirituale trovino espressione, si sviluppino e, per così dire, prendano forma tramite lei e alla fine svaniscano
nell’inconoscibile.

Se uno la studiasse attentamente scoprirebbe che rivela se stessa in due modi: la bellezza del suo comportamento esteriore verso tutti i tipi di persone e le grazie della sua vita interiore. Il modo perfettamente calmo, dolce e naturale che manifesta con ogni genere di persona, dal più pio al più grande peccatore, dai bambini e i giovani irrequieti fino ai vecchi piegati dall’età e dalle infermità, rivela una grazia meravigliosa, una squisita bellezza e dignità che conquista subito tutti i cuori. L’altro aspetto della sua vita ha a che fare con le forze e i poteri del mondo invisibile – gli agenti celesti, gli esseri eterei, che portano all’umanità felicità e dolore, benedizioni e maledizioni. Il rapporto tra questi due aspetti della sua vita è meravigliosamente coerente e intimo.
Durante i suoi anni giovanili, come pure dopo essere venuta a Dacca, Sri Ma trascorse moltissimo tempo giacendo completamente immobile. Venimmo a sapere che rimaneva assorta continuamente per ore
nell’estasi divina, cosa che le parole non possono esprimere. A volte passava parecchi giorni consecutivi in questa condizione di profondo assorbimento in s_, e durante il kirtan il suo corpo assumeva varie posizioni, che indicavano uno stato di Suprema beatitudine.

Il 14 gennaio del 1926 vi fu un kirtan nel giardino di Shahbag, in occasione dell’Uttarayan Sankranti. Fu la prima celebrazione pubblica con kirtan fatta alla presenza della Madre. Fu in quella occasione che Sri Shashibhushan Das Gupta venne da Chittagong. Appena vide Sri Ma il suo cuore si riempì di uno spirito di profonda devozione. In quel momento c’era molta confusione di persone. Egli fissava il volto di Sri Ma mentre le lacrime gli scendevano sulle guance. Mi disse: “Trovo di fronte a me ciò che non ho mai visto in tutta la mia vita. Ella sembra la manifestazione tangibile della Madre dell’Universo”.
Il kirtan iniziò alle dieci, mentre Sri Ma metteva il vermiglio sulla fronte delle donne presenti. Impro
vvisamente la scatola del vermiglio le cadde dalle mani. Il suo corpo s’accasciò al suolo e cominciò a rotolare su se stesso. Poi si alzò lentamente appoggiandosi sugli alluci. Entrambe le mani erano tese in alto, la testa era leggermente inclinata da un lato e un po’ all’indietro, e i suoi occhi radiosi guardavano fissamente verso il cielo lontano.

Poco più tardi iniziò a muoversi in quella posizione. Il suo corpo sembrava occupato da una presenza celestiale. Non prestava alcuna attenzione ai vestiti che le pendevano addosso disordinatamente. Nessuno aveva il potere o l’intenzione di fermarla. Tutto il suo corpo danzava con ritmi misurati, in maniera molto delicata, e raggiunse il luogo dov’era in corso il kirtan . Allora, silenziosamente, il suo corpo si fuse, per così dire, con il terreno. Guidato da qualche potere misterioso, esso dondolava, come le foglie secche di un albero mosse dolcemente da una brezza gentile.

Dopo un po’, mentre giaceva ancora sul pavimento, una tenera e dolce melodia uscì dalle sue labbra:

‘Hare murare madhukeitabhare’.

Le lacrime scendevano sulle sue guance in un flusso ininterrotto. Dopo alcune ore riacquistò la sua condizione normale.
Il suo volto splendente, i suoi dolci e ineffabili sguardi, la sua voce tenera e soave vibrante d’emozione divina, ricordavano alle persone là riunite le immagini di Sri Caitanya Deva descritte nelle sue biografie. In quell’occasione, tutti i cambiamenti fisici osservati tantissimo tempo fa nel Signore Gouranga si manifestavano di nuovo nella sua persona.

Al crepuscolo, quando Sri Ma entrò nella sala del kirtan, riapparvero tutti i sintomi dell’estasi di mezzogiorno. Dopo un certo lasso di tempo Ella pronunciò parole con accenti così chiari, teneri e dolcemente vibranti d’emozione divina che tutti i presenti rimasero senza parole, travolti dalla beatitudine celeste.

Dopo la distribuzione dei dolci alla fine del kirtan, Sri Ma stessa distribuì il prasad con tale grazia e bellezza, e con una espressione così divinamente materna, che la gente sentiva che Madre Lakshmi doveva essersi incarnata nel suo corpo. Quel giorno Shashibhushan e altri lì presenti realizzarono che il corpo di Sri Ma era solo un veicolo dell’infinita Grazia di Dio.
In quel periodo Niranjan fu trasferito a Dacca come assistente commissario dell’ufficio tasse. Una sera andai a Shahbag con lui mentre era in corso il kirtan della luna nuova. Man mano che il kirtan continuava, in Sri Ma divennero visibili molti cambiamenti. Ella sedeva perfettamente dritta; poi la sua testa si piegò gradualmente all’indietro fino a toccare le spalle; mani e piedi si contorsero finch_ tutto il corpo non cadde steso sul pavimento.

In armonia con il respiro, il suo corpo era mosso da movimenti ritmici simili ad onde, e con gli arti allungati ondeggiava sul terreno seguendo la musica. I suoi movimenti erano lievi e delicati come le foglie cadute di un albero che rotolano lievemente sospinte dal vento. Nessun essere umano avrebbe potuto imitarli, nonostante ogni sforzo. Ognuno dei presenti sentiva che Sri Ma stava danzando sotto l’impulso di forze celesti, che facevano fremere tutto il suo essere. Molti tentarono di fermarla senza riuscirvi. Alla fine i suoi movimenti cessarono e lei rimase immobile come un pezzo d’argilla. Sembrava immersa nella Beatitudine onnipervadente. Il suo volto splendeva di luce celeste, tutto il suo corpo traboccava di divina Ananda.

Niranjan rimase muto mentre osservava quello spettacolo per la prima volta in vita sua. Recitò un inno di lode alla Madre dell’universo. “Oggi – esclamò – ho visto una vera Dea!”.

In un’altra occasione, c’era una grande folla durante un kirtan a Shahbag. Sri Ma cadde in uno stato simile a quello appena descritto. Solo che questa volta scivolò sul pavimento stando seduta. Il suo respiro era quasi sospeso. Allungò le mani e i piedi e giacque sul pavimento con il viso rivolto in basso. Poi rotolò leggermente con un movimento ondeggiante. Dopo un po’, come presa da un grande bisogno di ascendere, si alzò lentamente da terra senza alcun sostegno e rimase dritta sugli alluci, sfiorando a malapena il terreno. Il suo respiro sembrava essersi fermato completamente, le mani erano alzate verso il cielo. Il corpo aveva solo un leggerissimo contatto con la terra, il capo era volto all’indietro e toccava le spalle; gli occhi spalancati e raggianti erano rivolti verso il cielo. Ella si muoveva come una bambola di legno tirata dal filo nascosto manovrato dal burattinaio dietro il paravento. I suoi occhi erano raggianti di splendore divino, il suo volto era illuminato da un dolce sorriso celestiale e le sue labbra erano piene di gioia. Dopo un po’, sostenendo tutto il peso del corpo sugli alluci e andando a tempo con il kirtan, si mosse come un essere dell’aria, come se tutto il peso del suo corpo fosse tirato dall’alto da un potere invisibile.

Rimase in questa posizione per molto tempo. Quindi i suoi occhi si chiusero lentamente e giacque sul terreno come un ammasso di carne, con il capo reclinato all’indietro. La mattina dopo verso le dieci ritornò al suo stato normale.

Un giorno ci fu un kirtan a casa di Niranjan. Tutti erano impazienti di vedere Sri Ma in uno stato sovrannaturale, specialmente la vecchia madre. L’anziana signora pregò silenziosamente di essere benedetta da quella vista. Sri Ma stava sul pavimento della stanza accanto. Improvvisamente si precipitò nella stanza dov’era in corso il kirtan e con la sua voce divinamente calma prese parte al canto e cominciò a danzare con i presenti. Dopo un po’ s’accasciò al suolo. Riacquistato il suo stato usuale, rimase a lungo in silenzio.

Oltre alle manifestazioni citate, i suoi stati sublimi si esprimevano in così tanti modi che è impossibile descriverli a parole. Quando il suo corpo rotolava sul pavimento, a volte si allungava in maniera insolita; altre volte si faceva piccolissimo; qualche volta
s’arrotolava su se stesso come una palla. Un’altra volta ancora sembrava senza ossa, rimbalzando come una palla di gomma mentre danzava.

La velocità dei suoi movimenti aveva la rapidità del fulmine, e questo rendeva quasi impossibile seguirli anche all’occhio più acuto. Durante quel periodo eravamo convinti che il suo corpo fosse posseduto da forze divine che lo facevano danzare in una grande varietà di bellissime pose. Sembrava così pieno di gioia estatica che anche le radici dei peli del suo corpo erano ingrossate, tenendo i peli ritti. Il suo colorito diventava roseo. Tutte le espressioni proprie dello stato divino sembravano accalcarsi nella minuscola forma del suo corpo; e manifestavano in innumerevoli modi pieni di grazia e di ritmo le bellezze sublimi dell’Infinito.
Tuttavia Ella sembrava stare molto al di sopra, completamente distaccata da tutte queste manifestazioni e non toccata dagli eventi che causavano. Queste sembravano apparire naturalmente attraverso il suo corpo provenienti da una sfera d’esistenza molto elevata.

Un giorno chiesi a Mataji: Quando il tuo corpo è fisicamente addormentato nel samadhi, c’è qualche Presenza Divina che appare davanti alla tua vista interiore?”. La sua risposta fu: “Poiché non ho uno scopo stabilito, non c’è bisogno di questo. Questo corpo non agisce con uno scopo. Il vostro grande desiderio di vedere questo corpo in stati di samadhi, fa sì che a volte i suoi sintomi si manifestino. Tutte le volte che un pensiero raggiunge la sua massima intensità, Ci sarà invariabilmente la sua espressione fisica. Se uno si perde nella contemplazione del Nome Divino, può fondersi
nell’oceano della Bellezza Celeste. Dio e i nomi che Lo simboleggiano sono un’unica e stessa cosa. Appena scompare la coscienza del mondo esterno, il potere autorivelante del Nome trova inevitabilmente la sua espressione oggettiva”.

Durante il kirtan uno stato divino sovrannaturale scendeva sul suo corpo. Abbiamo sentito dalle sue labbra che vi fu un tempo in cui vedeva il fuoco, l’acqua, il cielo o altre cose straordinarie. Allora il suo corpo tendeva a trasformarsi in ognuna di esse. In presenza di un colpo di vento sentiva l’impulso di far volare il suo corpo come un brandello di stoffa. Oppure quando sentiva il suono lungo e profondo di una conchiglia, tutto il suo corpo tendeva, per così dire, a gelarsi, e diventava immobile come una lastra di marmo. Ogni volta che l’onda di un pensiero attraversava la sua mente, una corrispondente espressione fisica si manifestava su tutto il suo corpo.

Una volta si unì a dei bambini nei loro giochi e iniziò a ridere così di cuore che la sua risata non poté essere frenata neanche dopo un’ora di tentativi. Si fermava per un minuto o due, solo per ricominciare di nuovo a ridere. Pur sedendo nella stessa posizione, vi era
un’espressione sovrannaturale nel suo sguardo. Molti dei presenti rimasero impressionati. Dopo un po’ riacquistò gradualmente la sua compostezza abituale.

Un altro giorno stava andando da Calcutta a Dacca. Molti ragazze e ragazzi, uomini e donne, andarono alla stazione per vederla partire. Tutti piangevano all’idea della separazione. Anche Sri Ma si unì a loro e cominciò a piangere così disperatamente che era impossibile fermarla. Si era già raccolta una folla. Dissero: “Molto probabilmente la donna che piange è una giovane sposa che viene portata dalla casa del padre a quella del marito” L’impulso di piangere continuò da mezzogiorno al
crepuscolo.

Un giorno mi chiese: “Dov’è il centro del tuo riso e del tuo pianto?”. Risposi: “Sebbene ogni stimolo venga dal cervello, il vero centro sta in qualche posto vitale vicino al cuore”.

Sri Ma disse: “Quando dietro la tua risata o il tuo pianto c’è un vero sentimento, cerca di esprimersi attraverso ogni fibra del tuo corpo”. Non riuscii a capire il significato delle sue parole e rimasi in silenzio. Dopo alcuni giorni andai all’ashram la mattina presto. Incontrai Sri Ma e feci una passeggiata con lei. Le chiesi: “Ma, come stai oggi?”. Ella rispose con una tale enfasi: “Sto molto, molto bene, che tutto il mio corpo, dalla testa ai piedi, palpitò e danzò con la vibrazione delle sue parole, e di colpo mi fermai sulla strada.

Mataji notò la mia confusione e disse: “Realizzi ora dove si trova il centro del nostro riso e pianto? Quando un pensiero o un sentimento viene espresso soltanto da una parte del corpo, non si manifesta tutta la sua forza”.

Ho sentito Sri Ma dire che quando tutti i pensieri e sentimenti del devoto scorrono unicamente verso Dio, allora le vibrazioni discordanti del mondo esterno, che sono contrarie alle sue aspirazioni, sono dolorose per l’aspirante. Se in quella fase qualcuno ferisce anche un animale o una pianta, e la vibrazione raggiunge il sadhaka, questa gli provoca un’acuta sofferenza mentale. Le vibrazioni di disarmonia o i piaceri dei sensi colpiscono il flusso costante della sua devozione a Dio. Finché il sadhaka è fortemente legato al mondo esterno, egli pensa che ciò che percepisce con i sensi sia tutto dentro il suo ‘io’. In quella fase anche la caduta di una foglia da un albero crea increspature nello spazio della sua coscienza. Durante i primi periodi della vita della Madre, qualunque cosa accadesse nel mondo esterno trovava, spontaneamente, una risposta in lei.

Appena Sri Ma riacquistava la sua normale serenità, dopo un’estasi profonda, si manifestavano naturalmente molti processi yogici. In quei momenti si poteva udire un mormorio di suoni indistinti provenire da lei. Poco dopo seguivano note rombanti come il sollevarsi delle onde del mare flagellate dalla tempesta; quindi usciva dalle sue labbra un flusso ininterrotto e sommamente melodioso di verità divine, nella forma di numerosi inni sanscriti. Sembrava che attraverso le parole di Sri Ma le verità divine prendessero forma dall’eternità del cielo in simboli sonori. Quella pronuncia impeccabile, quel libero fluire di melodia che toccava nell’intimo il cuore degli ascoltatori, riceveva maggiore incanto dal divino splendore del suo volto. Perfino dotti studiosi vedici avrebbero potuto acquisire difficilmente il suo modo d’espressione libero e naturale, nonostante tutto il loro
addestramento.
La ricchezza del significato di tutte le espressioni spontanee di Sri Ma è stata una sorpresa per molti sapienti. Il linguaggio in cui i versi venivano espressi non poteva essere compreso facilmente, e quindi non è stato possibile scriverli per intero e con precisione. Sono stati registrati quattro di quegli inni sacri di cui si poté in parte prendere nota. Avvicinammo Mataji per la verifica e la correzione. La sua risposta fu: “Se dovrà essere, sarà. Al momento non mi viene”.

Ecco la traduzione di uno dei quattro inni:

“Tu sei la Luce dell’universo e lo spirito che lo guida e lo controlla. Manifestati in mezzo a noi! Da Te si diffonde continuamente una ragnatela di mondi. Tu sei Colui che dissipa tutte le paure. Manifestati davanti a noi! Tu sei il seme dell’universo; Tu sei l’essere nel quale risiedo. Tu sei presente nei cuori di tutti questi devoti. O Tu che stai davanti a me, rimuovi le paure di tutte le creature. Tu sei la manifestazione di tutti gli dei e molto di più. Tu sei uscito da me e Io sono l’essenza del mondo creato. Facci contemplare il vero fondamento dell’universo, attraverso il quale il mondo cerca la liberazione. Tu risiedi sulla Tua eterna natura essenziale. Tu sei uscito dal Pranava, la vibrazione originaria alla base di ogni esistenza e la verità di tutto. I Veda sono solo scintille della Tua Luce eterna. Tu simboleggi la coppia divina, Kama e Kamesvari, che insieme si dissolve nella Beatitudine Suprema onnipervadente e viene espressa da Nada e Bindu, quando si differenzia per sostenere il Tuo Lila. Disperdi le paure del mondo!

“Io prendo rifugio in Te. Tu sei il mio asilo e la mia dimora finale. Attira tutto il mio essere in Te. Come Salvatore Tu appari in due forme: il liberatore e il devoto che cerca la liberazione. Da Me solo tutte le cose sono create a Mia immagine, da Me sono mandate nel mondo; e in Me tutto trova il rifugio finale. Io sono la causa prima indicata nei Veda come Pranava, Io sono nello stesso tempo Mahamaya e Mahabhava. La devozione a Me produce il moksha (liberazione). Tutto è Mio. A Me Rudra deve i suoi poteri. Io canto la gloria di Rudra che si manifesta in tutte le azioni e nelle loro cause”.

Da questa traduzione è evidente che il corpo-pensiero di Ma si è espresso a parole per il bene, la pace e il progresso del mondo. Il suo amore e la sua compassione illimitati per tutte le creature si irradiano in tutte le direzioni ed Ella siede suprema al centro, abbracciando l’universo.

Una volta Sri Ma disse riguardo questi inni: “La Parola Eterna è la causa prima dell’universo, con l’evoluzione di questa Parola sempre presente, continua parallelamente il progresso della creazione materiale”.

Durante questa fase della vita di Mataji, quando vennero rivelati molti di questi inni, a volte la sua voce diventava acuta e tagliente come una spada; altre volte era carezzevole come lo zefiro. In certi giorni ancora rivelava un potere pieno di tranquillità e di profonda beatitudine, come l’influenza del cielo di luna piena a mezzanotte. Con i cambiamenti di tonalità anche l’espressione degli occhi e del volto subiva corrispondenti trasformazioni.

In alcune occasioni gli inni le venivano alle labbra accompagnati da un incessante flusso di lacrime; un sorriso meravigliosamente luminoso e carezzevole, in un gioco alterno di riso e pianto come quello tra sole e pioggia, dava al suo volto beato una serenità e un fascino celestiale. Quando terminava il canto degli inni, rimaneva a lungo in silenzio oppure giaceva sul pavimento profondamente assorta.

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