Mantra, la vibrazione che eleva e guarisce

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Mantra, la vibrazione che eleva e guarisce

Amadio Bianchi

22 luglio 2002 – n.1676 www.isvara.org

Il Mantra, il cui uso è largamente diffuso nella tradizione indiana, è uno strumento potente per
mezzo del quale si intende ottenere il controllo della mente o indurre nella stessa contenuti
diversi dagli usuali.
La parola sanscrita Mantra, che originariamente indicava un inno vedico, dal punto di vista
etimologico, come ho già affermato in altre occasioni, risulta dalla fusione del suffisso tra,
abitualmente usato per formare nomi di strumento, e dalla radice verbale man che può riferirsi
all’atto del pensare. Letteralmente si potrebbe dunque interpretare: “strumento per pensare” o, come
a molti piace intendere, strumento per la mente.
Ma una diversa interpretazione, sicuramente più ricollegabile al tantrismo, sostiene che la parola
deriverebbe da altri due termini ossia manana (sempre riferito al mentale) e trana liberazione.

Nessun tentativo di definizione, tuttavia, può esprimere in modo adeguato il significato che tale
nome assume nella cultura indù.
Il altri termini il Mantra è per la cultura indiana uno strumento verbale a cui i più attribuiscono
straordinari poteri. “Una parola o una formula….(che) rappresenta una presenza o una energia
mentale ; per suo tramite si produce qualcosa nella mente, in forma cristallizzata” (Zimmer –
Myhts).

Esistono, pare, circa settanta milioni di formule: quelle utili per superare un disagio, per avere
successo, per assicurarsi una lunga vita, per proteggere dai pericoli e dalle difficoltà, per
infondere amore negli amanti poco sensibili ecc.
Alcuni Mantra dell’Atharva Veda, avevano la funzione di espellere dal corpo i demoni della febbre o
di altre malattie.

Tra le parole di molti autorevoli testi si legge fra le righe che con l’utilizzo di un Mantra
appropriato tutto sembra divenire possibile e nessun indiano mostra dubbi nel collegare il Mantra
allo Shabda Brahman o suono divino.
Correttamente recitati e intonati divennero nell’antichità parte integrante della liturgia,
ponendosi addirittura come strumento di comunicazione con la divinità prescelta.
Nei tempi moderni, l’efficacia del Mantra non è tanto ricollegabile al significato delle parole che
lo compongono, ma alla disciplina mentale che esso rappresenta, costituita da induzione nella stessa
mente di impulsi volti all’elevazione e all’auto guarigione.
Sicuramente il mantenere la mente impegnata su contenuti “migliori” degli usuali, induce il fiorire
di una diversa natura nel praticante.

Si afferma nella moderna psicologia che persino una bugia ripetuta più di sessanta volte diviene per
chi la sostiene una verità. Per la stessa ragione esprimere con la propria mente migliaia di volte
un “proposito”, se così si può dire, può portare verso una concreta realizzazione.
Non bisogna tuttavia dimenticare che, sempre secondo la cultura indiana, l’obbiettivo più elevato di
tali formule è quello di realizzare un collegamento diretto con il divino.
Esistono Mantra per così dire generici (Maha Mantra), adatti a tutti, e Mantra personali, in
relazione ad esempio con la propria Ishta Deva (la divinità con la quale un discepolo è stato
iniziato), la cui continua ripetizione (Japa), secondo la tradizione, chiarisce e purifica il
pensiero.

Nei Purana si considera il Japa come una via facile per giungere alla Brahmavidya o conoscenza del
Brahman (L’Assoluto o “Fondamento Eterno di ogni esistente”).
Molte di queste formule sono famose, ricordo ad esempio la Gayatri, un Mantra composto di
ventiquattro sillabe (una terzina di otto sillabe per ogni verso) che compare come X° Mantra al XVI°
sutra del III° mandala. Il termine Gayatri c’è chi afferma che deriva da GAYAntam TRIyate iti che
potrebbe significare alla lettera : “quello che soccorre (o protegge) chi lo recita è Questo”. A
proposito del significato di tali versi, si legge giustamente, nell’enciclopedia dello Yoga di
Stefano Piano, che “Nessuna traduzione può rendere giustizia dei suoi molteplici significati e degli
echi profondi che suscita nel cuore di uno Hindù, ma una traduzione letterale potrebbe essere la
seguente : << Meditiamo quella desiderabile gloria di Savitr ch'egli stimoli le nostre menti>>.

Molti inni del Rik Veda vennero tuttavia composti con lo stesso metro di quello più famoso dedicato
alla Dea Gayatri moglie di Brahma e madre dei quattro Veda.
Il Mantra, per concludere, è uno strumento, considerato facile, ma serio, al quale si può ricorrere
per stabilizzare la mente su un’idea e monodirezionarla verso un obbiettivo. Ma….come si legge
nella Vision Of Divine di Eruch B. Fanibunda – molte persone, indotte in errore, non comprendono la
natura divina dei Mantra e cercano di comprarli da altri che della spiritualità hanno fatto un
“business”. Dopodiché dichiarano di aver raggiunto un particolare stato di meditazione. Tali stati
non sono altro che una gamma di varie tonalità di autoipnosi, indotta attraverso suggestioni, e
producono un temporaneo stato di euforia o benessere fisici. Il lettore sappia riconoscerle per
quello che sono…..”

Approfondimento sul sito www.sublimen.com

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