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L’unico sutra in cui Buddha parla integralmente della cosmogonia angelica

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L’unico sutra in cui Buddha parla integralmente della cosmogonia angelica

Il MAHÂ-SAMAYA-Sutta (Dîgha Nikâya 20)

tradotto da Daniel John Gogerly

Par M.GRIMBLOT, Ancien CONSUL DE FRANCE À Ceylan et en BIRMANIE. Traductions
Anglaises et françaises. [Parigi, L’Imprimerie nationale] [1876] (Digitalizzato e cura di Christopher M. Weimer, maggio 2002)

Trad. Italiana di Aliberth Meng

MAHÂ-SAMAYA-Sutta, Discorso indirizzato alla Grande Assemblea.

“Così ho udito. Quando il Buddha risiedeva ancora una volta nella foresta
chiamata Mahâ-vana, situata nella città di Kapilavatthu, nel paese dei
Sakya, circondato da un gran numero di bhikkhu (monaci), circa cinquecento e
tutti arahat, e da diecimila deva Sakvala convenuti in gran numero allo
scopo di vedere il Buddha e i bhikkhu. In quel momento, i quattro deva
residenti nel mondo chiamato Suddhâ-vâsa-kâya ebbero il seguente pensiero:
‘Il Bhagavân si trova nel bosco chiamato Mahâ-Vana nella città di
Kapilavatthu, nel paese dei Sakya, circondato da un gran numero di bhikkhu,
circa cinquecento e tutti arahat, e da diecimila deva Sakvala convenuti in
gran numero proprio allo scopo di vedere il Buddha e i bhikkhu. E’ bene
quindi se dovremo anche ripararci nel luogo dov’è il Buddha, e, ciascuno di
noi, rispettivamente, dire una diversa strofa in presenza del Budda.
Istantaneamente i suddetti quattro deva sparirono dalla loro sede, cioè il
mondo Suddhâ-vâsa-kâya, e discendendo così rapidamente come un uomo forte
avrebbe disteso la mano che era stata piegata, o piegato la mano che era
distesa, e si presentarono davanti al Buddha. Dopo averlo venerato si misero
ai suoi lati. Uno di loro poi recitò in sua presenza la seguente strofa:

‘Oh, che grande assemblea! un concorso di deva è riunito nella foresta;
siamo venuti anche noi in questa assemblea di giusti allo scopo di vedere
l’invincibile
bhikkhu’.

Dopodichè un altro Deva recitò alla presenza del Buddha la seguente strofa:

‘I bhikkhu sono impegnati nel samâdhi (meditazione); essi hanno diretto le
loro menti verso la rettitudine; quei saggi bhikkhu controllano i loro sensi
come un guidatore di un carro che sa tenere costantemente le redini’.

Quindi un altro Deva disse in presenza del Buddha la seguente strofa:

‘Quei bhikkhu si stanno muovendo, avendo eliminato il gioco (della lussuria,
rabbia e ignoranza), avendo tagliato via la scorza (della lussuria, rabbia e
ignoranza), e demolita la soglia (della lussuria, rabbia e ignoranza), si
stanno muovendo come giovani elefanti, essendo liberi dal desiderio, liberi
da passioni, puri e dotati di buona vista (i cinque occhi)(1), e ordinati
nella loro condotta’.

Quindi l’ultimo Deva disse in presenza del Buddha la seguente strofa:

‘Se un qualsiasi essere mette se stesso sotto la protezione del Buddha, egli
non andrà nei quattro inferni; egli abbandonerà il corpo umano e acquisirà
un corpo divino (cioè, rinascerebbe in cielo)’
.
Allora il Buddha chiamò i monaci e parlò loro in questo modo: ‘Bhikkhu, i
deva dei diecimila Sakvala si sono in gran numero congregati al fine di
vedere il Tathâgata e i bhikkhu. Bhikkhu! Per rispetto verso gli onniscienti
e santificati Buddha che sono apparsi nei tempi passati, anche per quei
Bhagavan vi sono state assemblee di deva pari a quella che ora si è
congregata per me. O Bhikkhu! E rispetto a quei santificati e onniscienti
Buddha che appariranno in futuro, anche per tali Bhagavan, ci saranno
assemblee di deva pari a quella che ora si è congregata per me. Bhikkhu! Vi
dirò i nomi dei deva, Bhikkhu! Vi annuncerò i nomi dei deva, Bhikkhu! Vi
dichiarerò i nomi dei deva. Voi li dovrete ascoltare, tenetelo bene in
mente, ed io stesso li ascolterò!’.

I monaci, in risposta al Bhagavân, dissero: “Che sia così, o nostro
Signore!” E il Bhagavân dichiarò quanto segue: (Ripeterò la strofa)

“Questi deva terrestri sono ovunque, essi risiedono qui. Vi è un monaco che
vive in una grotta fra le rocce, e nella sua mente si sta preparando (per il
conseguimento del Nibbâna), egli è uno di mente tranquilla; molti di loro
sono come leoni, in possesso di tranquillità d’animo; sono intrepidi; hanno
una mente immacolata, sono puri; essi hanno menti inalterate: questo monaco
sapeva che vi erano più di cinquecento bhikkhu nel bosco nelle vicinanze di
Kapilavatthu”.

A quel punto, il Satthâ (il divino Maestro, cioè il Buddha) chiamò i suoi
discepoli, devotamente uniti alla sua religione, e così parlò loro:
‘Bhikkhu! è presente una moltitudine di deva: non li riconoscete?’ Ed i
monaci ascoltando le indicazioni del Budda, immediatamente obbedirono. Essi
divennero dotati della facoltà di percepire gli Amanussa (2) (esseri
invisibili o esseri spirituali). Alcuni di loro riuscirono a vedere
centinaia di esseri invisibili, alcuni ne videro migliaia, ed altri,
settantamila. Alcuni, centomila esseri invisibili; altri, oltre ogni numero,
ogni punto dello spazio era riempito di essi.

Il Buddha Cakkhumâ (3) conoscendo tutto chiaramente e bene, chiamò quindi i
suoi discepoli uniti devotamente alla sua religione e così disse: ‘Bhikkhu,
devo annunciarvi in dovuto ordine ogni deva? Riconosceteli, essendo essi
presenti: settemila Yakksha (4) nati nella città di Kapilavatthu, che sono
in possesso della facoltà di siddhi, (poteri), di attrazione personale, e di
un seguito di attendenti, sono venuti con gioia all’assemblea dei monaci
nella foresta; seimila Yakksha nati sulle montagne dell’ Himalaya, che sono
di vari colori, dotati della facoltà di siddhi, pieni di potere, in possesso
di personale attrazione, e con un seguito di attendenti, sono venuti con
gioia all’assemblea dei monaci nella foresta; tremila Yakksha nati sui monti
Sâta giri, che sono di vari colori, ecc. ecc.’

‘E così questi sedicimila Yakksha, che sono di vari colori, ecc,

‘E cinquecento Yakksha Wessâmittas, che sono di vari colori, ecc.

‘Vi è un Yakksha di nome Kumbhîra della città di Râjagaha; la sua residenza
è la montagna Vepulla; egli è circondato da centomila Yakksha ed anche
Kumbhîra della città di Râjagaha è venuto qui all’assemblea dei monaci nella
foresta.

‘Il re Dhatarattha reggente d’Oriente che governa gli abitanti dell’Est;
egli è il capo dei Gandhabba (5); ed è accompagnato da un seguito di
attendenti. I suoi numerosi figli, anche di grande potenza e con il nome di
Inda, sono dotati della facoltà di siddhi, ecc.

‘Il re Virû.lha reggente del Sud; che governa gli abitanti del Sud; egli è
il capo dei Kumbhanda (6), ed è accompagnato da un seguito di attendenti. I
suoi numerosi figli, anche di grande potenza e con il nome di Inda, sono
dotati della facoltà di siddhi, ecc.

‘Il re Virupakkha reggente d’Occidente; egli governa gli abitanti
dell’Ovest;
egli è il capo dei Nâga (7), ed è accompagnato da un seguito di attendenti.
I suoi numerosi figli, anche di grande potenza e con il nome di Inda, sono
dotati della facoltà di siddhi, ecc.

‘Il re Kuvera reggente del Nord; egli governa gli abitanti del Nord; egli è
il capo degli Yakksha (8), ed è accompagnato da un seguito di attendenti. I
suoi numerosi figli, anche di grande potenza e con il nome di Inda, sono
dotati della facoltà di siddhi, ecc.

‘I quattro deva (reggenti dei quattro angoli del mondo) stavano nel bosco
nelle vicinanze della città Kapilavatthu illuminando tutti i quattro angoli
del mondo con il loro splendore, illuminando ognuno la sua propria regione:
Dhatarattha, l’Oriente; Virûlha, il Sud; Virupakkha, l’Occidente, e Kuvera,
il Nord. Anche i loro servi, che erano dotati di strumenti, dispositivi, e
dissimulazioni, erano venuti, ed i loro nomi erano: Mâyâ, Kutendu, Vetendu,
Vitucca, Vitucco, ed altri, coi nomi: Candana, Kâmasettha, Kinnughandu e
Nigandu; (i deva chiamati Gandhabba) Panâda, e Opamañña, Matali il guidatore
del carro, Chitta e Sena, il re di Nala, Janesabha, anche arrivarono, come
pure Pañcasikha , Timbaru, e Suriya-vacasâ (la figlia di Timbaru).

‘Accanto a questi deva anche altri Gandhabba vennero con gioia all’assemblea
dei monaci nella foresta, e alcuni Nâga (del lago) Nâbhasa, quelli della
città Visala, accompagnati dai loro attendenti chiamati Taccakas; Kambala e
Assatara, e arrivarono anche i Nâga di Pâyâga, accompagnati dai loro
parenti. I Nâga di Yamuna, e quelli della stirpe di Dhatarattha, anch’essi
accompagnati da un seguito di guardiani, arrivarono all’assemblea dei monaci
nella foresta. Ed anche Erâvana, il grande Nâga, è venuto all’assemblea dei
monaci nella foresta. Vi sono alcuni Nâga portati a forza e dotati di potere
divino, che sono nati due volte, che sono dotati di ali, in possesso di
occhi chiari, questi (Garula) discesero dal cielo nel mezzo della foresta e
i loro nomi sono Citrâ Supannâ. A quel tempo i Nâga non avevano paura (dei
loro nemici Garula).

Il Buddha concesse la sua protezione ai Nâga (dai Garula), e invitò tutti i
Nâga e i Garula, con parole dolci, a prendere rifugio in Buddha. Gli Asura
(letteralmente “non dèi”), che erano stati sconfitti dai Sakka, riempivano i
mari: essi erano cugini (per un rapporto derivati dalla vergine Sujâta) dei
Sakka, ma anch’essi possedevano i poteri siddhi, e parteciparono insieme ad
un seguito di attendenti. Kâlakañjâ dotato di un orribile forma,
Dânaveghasâ, Vepacitti, Sucitti, Pahârada, Namuci (anche vennnero).
Centinaia di figli di Bali, e tutti quelli che hanno il nome di Râhu (quelli
che hanno Râhu come loro capo) avendo preparato un esercito armato di tutto
punto, ripararono a Bhadda Râhu, e lui (dando la sua benedizione) disse:
“Possa la prosperità assistere su di voi! è tempo per voi di andare
all’assemblea dei monaci nella foresta”.

‘Anche i deva Apa (quelli che hanno avuto nascita in cielo dimorando in Apa
kasina), i Pathavi (quelli che hanno ottenuto una nascita celeste per mezzo
di Pathavi kasina), iTeja (quelli che erano nati in cielo grazie a Teja
kasina), e i Vâya (quelli che avevano ottenuto una nascita in cielo con la
pratica di Vâya kasina), vennero a quel punto, ed anche i deva Varuna e
Soma, accompagnati da Yasasa. Ed anche i deva che avevano ottenuto la loro
nascita grazie alla pratica della benevolenza, bontà e meditazioni, insieme
ad un grande seguito di attendenti, vennero: tutti questi dieci corpi di
deva erano composti di vari tipi, che erano di colori diversi, dotati della
facoltà di siddhi, ecc.

‘E vennero anche i deva Ve.nhu, Sahali, Asamâ, due del nome di Yama; i deva
che dimorano nella luna, preceduti dalla luna, e i deva residenti nel sole,
preceduti dal sole. Vennero anche i deva del vento, delle nuvole, e del
calore, preceduti dai deva dei pianeti, e Sakka, il capo dei deva della
Terra e che è anche chiamato Vâsava e Purindada,; tutti questi dieci corpi
di deva, composti di molti vari tipi, che erano di colori diversi, ecc.’

‘Poi, venne il deva Sahabhû, splendente come una fiamma di incendio,
Aritthakâ, e Rojâ, splendenti come i fiori del Ummâ (Pontederia hastaka),
vennero; e vennero anche Varu.na, Dhamma, Accuta, Anejaka, Suleya, Rucira,
Vasavanesi: tutti questi dieci corpi di deva, composti di molti vari tipi,
che sono di vari colori, ecc..

‘Indi vennero i deva Sama.nas, Mahâ-Sama.nas, Mânussas, Uttama-Mânussas,
Khi.d.dâpadusikas, e venne anche i Manopâdusikas. E vennero i deva Hari,
quelli di Lohita, è anche i Pâragas, Mahâ-pâragas: tutti questi dieci corpo
di deva, ecc.

‘Poi vennero i deva Sukka, Karumha, Aru.na, e Veghanasa; Pamokkha che è
chiamato Odâtagayha (dal candore del suo corpo), e vennero anche Vicakkhana,
Sadamatta, Hâragaja, e Missaka, pieni di prosperità, e Pajjuna, che provoca
la pioggia in ogni direzione, arrivò tuonando: tutti i dieci corpi dei deva,
ecc.

‘Poi giunsero i Khemiyas e i Tusita (deva del cielo), i Yamas, e i Katthaka,
pieni di prosperità, i Lambitaka, Lâma-settha, e Joti (chiamato così per
personale attrazione), giunsero gli Asava, quelli del (cielo) Nimmânarati,
Ed anche quelli del (cielo)Parinimmita: tutti i dieci corpi di deva, ecc.

Tutti questi sessanta tipi di deva vennero, ed essi sono di vari colori e
tutti distinti da un particolare nome, e se ve ne sono altri (noti per altri
colori e nomi), sono anch’essi con quelli elencati sopra. Tutti vennero
dicendo: “Andiamo a vedere i monaci arahat che non potranno mai rinascere,
che sono privi del vizio (di lussuria, rabbia e ignoranza), che hanno
attraversato i (quattro) flussi, e che sono esenti da passioni, ed anche
Colui (il Buddha) che ha attraversato i (quattro) flussi, che è chiamato il
Nâga (per il fatto che non commette mai un reato) e che risplende come luna
libera dalle tenebre”. Ed ancora, si recarono all’assemblea dei monaci nella
foresta Subrahma e Paramatto, con i loro figli in possesso della facoltà di
siddhi, eTissa Sanam-kumâra. Vi sono alcuni che sono superiori ai
Mahâ-Brahma nei mondi-di-Brahma, in possesso di ricchezze, di grandi poteri,
di un vasto corpo, migliaia di tali Brahma sono venuti.

Tra tutti questi, sono venuti dieci Brahma principali, ciascuno dei quali ha
il controllo su un corpo diverso, e in mezzo a loro venne anche il Brahma di
nome Harita circondato (da diecimila attendenti).

Quando tutti i deva guidati da Inda, e tutti i Brahma guidati da Harita,
furono giunti, arrivò anche Mâra con il suo seguito: guardate la potenza del
malvagio Mâra! Mâra poi chiamò Mahâ-sena dicendo:

“Vieni qui, cattura (li), lega (li), lasciali essere preda della lussuria,
circondali, (essi) soffrono il non sfuggire qualunque corpo”, e colpendo la
terra con le mani, e producendo così un terribile shock, inviò il suo nero
esercito in mezzo ai deva. Nello stesso modo in cui la pioggia non cade più
dopo i fulmini e i tuoni, così Mâra scoprì che i propri seguaci lo
disobbedirono, ed essendo assai irritato, se ne rimase in silenzio. Il
Buddha, essendo dotato dei (cinque) occhi, perfettamente sapendo tutto ciò
che stava accadendo, chiamò a sé i suoi discepoli che sono devotamente uniti
alla sua religione e parlò loro così:

“Monaci, sono qui presenti i seguaci di Mâra, voi li riconoscete (sic)?” ed
essi ascoltate le parole del Buddha si prepararono ad entrare in
meditazione. L’esercito di Mâra si ritirò da tutti questi che erano privi di
lussuria, tanto che neppure un loro pelo ne fu influenzato. Allora Mâra,
dicendo: “Tutti questi (monaci) essendosi dimostrati vittoriosi nella lotta
alle passioni sono diventati intrepidi, dotati di prosperità, divenuti
famosi tra le persone, e questi discepoli vivono gioiosamente con gli arahat
della religione del Budda”, alla fine se ne andò via.

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Note

1) I cinque occhi di Buddha sono, il suo occhio divino, il suo occhio umano,
il suo occhio mentale, il suo occhio onnisciente, l’occhio di Buddha, e cioè
la conoscenza del Nibbâna (Nirvana).
2) Letteralmente esseri disumani.
3) Un appellativo applicato al Buddha alludendo alle sue cinque facoltà di
percezione spiegate sopra.
(Letteralmente uno dotato dei cinque occhi).
4) Yakksha significa Deva, o dio, in tutto questo Sutta.
5) Musicisti celestiali.
6) Una classe di semi-dei.
7) Esseri a forma di Serpenti-Cobra con poteri sovrumani che possono
assumere la forma umana e possono avere rapporti sessuali con la razza
umana.
8) In inglese sono comunemente chiamati ‘dèvils’, ma corrispondono alle
‘demonia’ dei Greci.

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