L’OTTAVA FATICA DI ERCOLE: L’IDRA DI LERNA

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L’OTTAVA FATICA DI ERCOLE: L’IDRA DI LERNA

di Giuseppe Bufalo

Interpretazione esoterica dell’ottava fatica di Ercole: “La distruzione dell’Idra di Lerna” (la
vittoria del discepolo sulla sua natura inferiore).

Ercole rappresenta il figlio di Dio incarnato ma non ancora perfetto. Nelle dodici fatiche, svolge
il ruolo del “discepolo sul Sentiero” che, attraverso alcuni compiti di natura simbolica, prende tra
le sue mani la natura inferiore e con la volontà l’assoggetta alla disciplina per far emergere la
Divinità in lui.
Ogni uomo in incarnazione è sottoposto alle leggi della materia rappresentate dalla paura,
l’individualismo, la competizione e l’avidità. Queste devono essere sostituite dalla fiducia
spirituale, dalla cooperazione, dalla consapevolezza di gruppo e dall’altruismo.
È questa la lezione che Ercole ci offre attraverso le dodici fatiche.
Egli rappresenta ogni discepolo che calca il Sentiero e che cerca di controllare ed asservire la
propria natura.

Per motivi di spazio, ci occuperemo in questo scritto di una sola delle dodici fatiche, l’ottava,
“La distruzione dell’Idra di Lerna”.
Perché proprio questa e non altre? Perché attraverso questo compito, Ercole (il discepolo) domina
ciò che più di ogni altra cosa rallenta il percorso del pellegrino sul Sentiero e cioè: i vizi, le
passioni e gli appetiti.
Ma vediamo, nei dettagli, come fu svolta dal Figlio di Dio questa missione.

Il Mito
Presso il fiume Amimone si trovava una palude pestifera che con il suo fetore impregnava l’atmosfera
per molti chilometri. In questo malsano ambiente viveva un’Idra mostruosa con nove teste delle quali
una era immortale. Inoltre, distruggendo una testa ne apparivano subito altre due al suo posto. Il
mostro rappresentava una piaga per tutta la campagna circostante. Il compito di Ercole era di
trovarla e distruggerla per liberare gli abitanti della zona.
Quando Ercole si avvicinò alla palude, il solo cattivo odore lo fece arrestare, inoltre, le sabbie
mobili rappresentavano un rischio dal quale doveva guardarsi costantemente.
Quando finalmente trovò la caverna dell’Idra, si appostò in paziente attesa per scorgere il mostro
che però restava rintanato nella sua fetida dimora.
Allora Ercole, per stanarla, immerse le sue frecce nella pece infuocata e le fece piovere
nell’imboccatura della caverna.

L’Idra, orrenda e ripugnante a vedersi, si sollevò minacciosa con le sue nove teste ed uscì fuori
della caverna sbattendo furiosamente l’acqua melmosa con la sua enorme coda squamosa.
Il mostro si scagliò contro Ercole che con un colpo di clava staccò di netto una delle nove teste;
ma, appena la testa toccò terra, ne crebbero immediatamente altre due al suo posto. Ad ogni attacco,
l’Idra, invece di indebolirsi diventava sempre più forte.
“Ercole comprese che non era questo il metodo giusto… allora si inginocchiò, afferrò l’Idra e la
sollevò in alto.” Il mostro, forte nell’oscurità e nel fango, diventava sempre più debole alla luce
del sole ed al contatto del vento. Il suo viscido corpo era attraversato da spasmi d’agonia finché,
alla fine, con un tenebroso rantolo, si accasciò con tutte le sue nove teste. Quando il mostro fu
totalmente privo di vita, Ercole scoprì la testa mistica, quella immortale. La mozzò e la seppellì
sotto una roccia.
Solo allora la vittoria fu totale e completa.

Interpretazione esoterica

La prima immagine che balza gli occhi è la figura del discepolo che “si inginocchia in tutta umiltà”
e solleva il mostro (tutto il male accumulato, gli errori ed i fallimenti di tante incarnazioni)
nelle “altezze dello Spirito”. A causa della sua natura oscura l’Idra non può sopravvivere alla
“Luce radiosa” quindi perde ogni sua energia e muore.
Il mostro dimora all’interno della caverna tenebrosa della mente degli uomini e si spinge nelle
profondità delle oscure regioni del subcosciente. Non è facile per il discepolo scovarlo finché non
comprende che “egli stesso nutre quella feroce creatura”. Solo allora scoccherà le sue “frecce
infuocate dall’ardente aspirazione spirituale” per stanarla.

Ma per ogni testa troncata ne spuntano altre due… ciò significa che per ogni desiderio di bassa
natura estirpato, ci sono subito pronti altri che ne occupano il suo posto.
Finché Ercole combatteva nel fango era incapace di battere l’Idra. Solo quando, con umiltà, sollevò
il mostro alla luce della saggezza e “trasferì i suoi problemi nella dimensione spirituale”, vinse
la sua battaglia.
Questo ci fa comprendere che i nostri problemi possono essere risolti solo quando si raggiunge una
visione con una nuova prospettiva.

Ma veniamo alle nove teste…
Ognuna di esse rappresenta un problema che il discepolo deve superare per raggiungere il dominio
della natura inferiore.

La prima triade: simboleggia gli appetiti legati al sesso, al benessere e al denaro.
Il sesso può essere inibito, esercitato indiscriminatamente o sublimato. L’inibizione non è una
soluzione poiché il problema ricompare puntualmente. La promiscuità rende l’uomo schiavo della
passione e lo avvicina all’animale. La sublimazione, invece, implica l’uso corretto dell’energia
sessuale.

Il benessere è spesso un freno allo sforzo evolutivo. Annebbiato dai possessi e appesantito
dall’ingannevole senso di benessere, lo Spirito langue ed è prigioniero dell’apatia. Dimentico delle
lotte che aiutano a temprarsi, si adagia e avvizzisce. Bisogna trasmutare questo stallo e ricavare
da esso la forza per iniziare ad interessarsi del mondo dello Spirito.
Il denaro e la sua ricerca affannosa, rappresentano gli appetiti dominanti per molti individui.
L’ansia di accumulare denaro diventa insaziabile e ogni scelta di vita è caratterizzata da aspetti
finanziari anziché etici o spirituali. Questo inevitabilmente porta all’egoismo poiché l’individuo
tende a prendere senza dare nulla. Quest’energia va trasmutata nel desiderio di ammassare conoscenza
e di ottenere i “gioielli dello Spirito”.

La seconda triade: si riferisce alle passioni della paura, dell’odio e del desiderio di potere.
Le paure terrorizzano gli uomini in diversi modi e li tengono incatenati a forme illusorie. Molte
persone si bloccano sotto il loro influsso subendo la paura del ridicolo, del fallimento, della
perdita, dell’incognito, della vecchiaia, del rischio e della morte. Per trasmutare queste energie
bisogna innalzare il pensiero verso un livello più alto. Una madre che strappa il proprio bambino
dal pericolo non ha paura. Il discepolo che orienta i propri pensieri spiritualmente, stabilisce la
propria dimora in un livello dove la paura non può entrare.
L’odio è figlio della separatività e della negazione e, nella sua forma più cruenta, è distruttivo.
Esso può essere elevato e trasmutato nel ripudio di tutto ciò che è irreale ed illusorio. Quando è
completamente purificato, può essere visto come l’altra faccia dell’amore e nulla più.

Il desiderio di potere, quando non è correlato all’amore, è una forza che corrompe. Il desiderio di
dominare gli altri, rappresenta l’essenza di questa passione. Quando quest’energia è trasmutata,
diventa volontà di sacrificio e l’egoismo del dominio si trasforma in un benefico dispensatore di
doni.
A questo punto, il potere serve l’Amore e l’Amore glorifica il potere.

La terza triade: si riferisce ai vizi di una mente ottenebrata ed è rappresentata dall’orgoglio,
dalla separatività e dalla crudeltà.
Le spesse mura dell’orgoglio imprigionano l’uomo meglio della più sicura prigione. Legato alle
catene della vanagloria, guarda gli altri esseri con superiorità. In tal modo si allontana dagli
altri fratelli e si tiene in disparte. Per trasmutare questa esaltazione della personalità, bisogna
raggiungere l’umiltà ed inginocchiarsi, come fece Ercole, portando in alto ciò che risiede in basso.

La separatività tende a far attribuire più importanza alla parte che non al tutto. Il separativo
considera più importante la diversità che non la realtà dell’unità. Egli rileva le differenze a
discapito delle somiglianze e concepisce le religioni come una serie di verità in antagonismo
piuttosto che un’unica espressione della spiritualità. Finché Ercole tentava di combattere le teste
una per volta era sempre sconfitto, quando considerò l’insieme, vinse la battaglia.
La crudeltà rappresenta la soddisfazione che alcuni individui provano nel far del male ad altri e
testimonia l’esistenza di tendenze malefiche che corrodono la mente. Chiaramente, chi prova piacere
nel provocare sofferenza ad un altro essere, è un malato. Attualmente, la vita offre molti esempi di
crudeltà e fare un elenco sarebbe troppo dispendioso e… crudele. Quest’orribile testa dell’Idra
deve essere distrutta prima che l’uomo possa chiamarsi umano. Questo mostro di crudeltà perde i suoi
poteri solo quando è sollevato nella luce della compassione.

Purtroppo, diversamente da Ercole, molti di noi non hanno ancora sconfitto l’Idra e cercano di
combatterla con i fallimentari metodi che egli impiegò all’inizio della prova.
Nei nostri momenti “illuminati”, nei quali ci sentiamo in contatto con l’Anima, comprendiamo
benissimo quali dovrebbero essere le nostre azioni ed il nostro atteggiamento, eppure poi ricadiamo
e continuiamo a sguazzare nel fango. Questo perché, in natura, ogni cosa evolve in maniera graduale,
passo dopo passo, regola su regola.
Ciò non significa, però, che dobbiamo adagiarci ed aspettare che la Legge agisca; questo è il
comportamento di coloro che sono ancora in “letargo”.
Chi si è risvegliato o ritiene di esserlo, deve scendere nel campo di battaglia e combattere con
l’Idra che si annida dentro di sé, sconfiggere il mostro e calcare, finalmente in maniera spedita,
il Sentiero del Ritorno.

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