LO SCIAMANISMO TRANSCULTURALE

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LO SCIAMANISMO TRANSCULTURALE

di Lorenza Menegoni

per Edicolaweb

Un lavoro di ricerca e sperimentazione per riproporre, in termini a noi culturalmente più vicini,
queste antiche conoscenze di cui gli sciamani sono depositari e custodi.

La pratica sciamanica contemporanea nell’approccio di Michael Harner

L’antropologo americano Michael Harner è attualmente considerato la massima autorità nel campo dello
sciamanismo, sia per quanto riguarda gli studi teorici che l’applicazione pratica. Le sue ricerche,
svoltesi nell’arco di quarant’anni, si sono dirette principalmente a sviluppare una metodologia e
una pratica sciamanica fondate sui principi e metodi dello sciamanismo tradizionale, ma accessibili
alla moderna cultura. Tale approccio Harner ha definito “core shamanism”, alla lettera “il nucleo
centrale dello sciamanismo”, qui tradotto con “sciamanismo transculturale”.

Scopo di questo articolo è presentare il lavoro di ricerca e sperimentazione condotto da Harner per
riproporre queste antiche pratiche in termini a noi culturalmente più vicini, conservandone allo
stesso tempo gli elementi chiave. Questa presentazione si propone, inoltre, di mostrare in che modo
i metodi sciamanici di guarigione possano rappresentare un complemento, non un’alternativa, alla
medicina e alla psicoterapia occidentali.
Lo sciamanismo è una pratica spirituale, un sistema di conoscenza e un metodo di guarigione. Gli
elementi fondamentali sono stati descritti da Mircea Eliade nel suo libro “Lo sciamanismo e le
tecniche dell’estasi” (1), un testo che rappresenta tuttora il fondamento degli studi teorici sullo
sciamanismo. Secondo l’interpretazione di Eliade, seguita anche da Harner, ciò che contraddistingue
lo sciamano, in rapporto ad altre figure di guaritori spirituali, è il “viaggio” in altri mondi. Il
viaggio sciamanico è un’esperienza di visione in cui la coscienza è modificata, mediante il suono
ritmato del tamburo e talvolta con le droghe e i nostri sensi si aprono per percepire e penetrare la
realtà spirituale normalmente invisibile (realtà non ordinaria). Quale ne sia la direzione, verso
l’alto o verso il basso, il viaggio sciamanico implica sempre uno scarto o una “rottura di livello”
(un termine di Eliade), cioè un passaggio dalla dimensione fisica a quella spirituale, concomitante
alla modificazione della coscienza.

Nella terminologia dello sciamanismo transculturale, si definisce come “realtà non ordinaria”
l’universo nascosto che si rivela e si manifesta allo sciamano nel viaggio. Questo termine,
originariamente coniato da Carlos Castaneda, è utile perché ci ricorda che l’accesso a quei mondi è
collegato al processo e al grado di modificazione della coscienza. Il cosmo spirituale dello
sciamano ha tipicamente una struttura a tre livelli e comprende il Mondo Inferiore, un mondo
immateriale percepito esistere sotto la superficie della Terra; il Mondo Superiore, collocato
dall’altro lato del cielo (vale a dire, oltre l’universo fisico); il Mondo di Mezzo, cioè il mondo
dell’esistenza umana, che ha pure una sua dimensione spirituale o non ordinaria. Per il viaggio nel
Mondo Inferiore il varco, o via di accesso all’invisibile, si configura come un tunnel che conduce
dentro la Terra; per il viaggio nel Mondo Superiore, come un foro nella volta del cielo. Questi
mondi sono considerati reali dallo sciamano, anche se di natura diversa dalla realtà ordinaria o
materiale; il suo scopo nell’accedervi è di contattare vari spiriti tutelari e ottenere conoscenze e
poteri terapeutici.

Sebbene coesista con differenti tradizioni religiose (ad esempio, il Buddismo in Asia), lo
sciamanismo non è una religione, ma una metodologia che presenta caratteristiche di uniformità in
culture anche molto diverse.
Come Harner ha sottolineato più volte (per esempio, Harner 1997) (2), lo sciamanismo non è una fede,
ma un sistema di conoscenza basato sull’esperienza diretta: lo sciamano non “crede” semplicemente
negli spiriti, ma li “conosce” perché nel viaggio egli ha visitato i loro mondi, ha comunicato e
interagito attivamente con loro, ottenendo risultati come la guarigione e altre informazioni utili
alla vita del gruppo.

Per avvicinarsi al mondo dello sciamano e cercare di capire il modo in cui egli opera, è importante
ricordare che nello sciamanismo prevale la dimensione spirituale, sia per quanto riguarda la
concezione della realtà che l’interpretazione della malattia. Per lo sciamano, tutte le cose create
– gli animali, le piante, le pietre – sono dotate di coscienza e vita, hanno cioè spirito. Il
benessere di ogni forma vivente dipende dal suo essere in armonia con il resto del creato e ciò vale
anche per l’uomo.
Per lo sciamano, guarire significa ristabilire il legame spirituale tra l’individuo e il cosmo, in
quanto la malattia è vista come una perdita di unità e armonia nei vari piani dell’esistenza. La
guarigione sciamanica non è mai diretta esclusivamente alla persona considerata come entità
separata, ma si rivolge all’individuo visto nella sua interrelazione con il mondo. Il lavoro dello
sciamano è quello di unire e creare un ponte tra la realtà umana e il mondo spirituale, aprendo un
canale per il potere di guarigione.

Sviluppo dello sciamanismo transculturale

Michael Harner ha iniziato le sue ricerche nel 1960-1961, studiando e vivendo a stretto contatto con
gli sciamani Conibo e Jìvaro dell’Amazzonia. Come descritto nel suo libro “La via dello sciamano”
(3), il suo apprendistato si è basato su delle pratiche che includevano l’assunzione
dell’”ayahuasca”, un potente allucinogeno nativo. Questo tipo di coinvolgimento diretto rispondeva
alle nuove tendenze in antropologia a sperimentare con gli allucinogeni come mezzo per conoscere
dall’interno l’universo mistico e spirituale di una cultura (l’apprendistato di Carlos Castaneda
negli stessi anni con lo sciamano Yaqui Don Juan è l’esempio più noto). Per le culture che le
utilizzano a scopi sacri, le droghe psicoattive rappresentano una porta di accesso all’altra realtà
e un veicolo per entrare in comunicazione con il mondo soprannaturale. Bisogna comunque ricordare
che l’uso degli allucinogeni si riscontra solo in una minoranza di culture.

Terminate le ricerche in Amazzonia, Harner ha continuato a lavorare con gli sciamani della costa
nord-occidentale degli Stati Uniti, in particolare con i Salish della Costa. Questi gruppi non
utilizzavano sostanze allucinogene, ma il tamburo come mezzo per modificare lo stato di coscienza ed
entrare in contatto con il mondo spirituale. Lavorando con questi sciamani, Harner fece l’importante
scoperta che con il tamburo si potevano ottenere le stesse esperienze e visioni che con gli
allucinogeni: l’uso del tamburo non era solo un metodo efficace, ma anche sicuro per il controllo
sulle proprie esperienze che conferisce alla persona. È infatti il metodo utilizzato più
frequentemente per trasportare lo sciamano nell’altra realtà e sostenerlo nei suoi compiti per tutto
il corso del viaggio. Molte caratteristiche del viaggio sciamanico sono legate all’uso del tamburo:
il rapido passaggio nella realtà non ordinaria, il controllo sulla direzione e sulla durata del
viaggio, la memoria dell’esperienza. Per sottolineare il fatto che si tratta di uno stato di
coscienza lucido e prettamente attivo, Harner ha coniato il termine di “stato sciamanico di
coscienza”, uno stato che ha gradi diversi di profondità.

In seguito, sulla base sia dello studio diretto che della ricerca comparativa, Harner giunse ad
identificare un solido nucleo di pratiche diffuse in tutte o quasi tutte le culture sciamaniche
(essenzialmente, il viaggio sciamanico e i vari metodi di guarigione). Affascinato dall’idea che se
lo sciamanismo fosse fondato su facoltà umane universali potrebbe essere praticato anche dalle
persone ordinarie, nei primi anni ’70 cominciò ad insegnare i metodi sciamanici ad amici e studenti,
scoprendo che gli occidentali potevano facilmente apprendere la tecnica del viaggio. Spesso dicevano
che era come un “ricordare” o un risvegliare delle capacità innate, ma assopite. Per Harner questa
facilità nel compiere il viaggio confermava le conclusioni di Eliade, che aveva visto nello
sciamanismo un’eredità umana universale. Portava inoltre a vedere lo sciamanismo non più come un
fenomeno magico-religioso legato a culture primitive o tribali, ma come una metodologia a carattere
transculturale che si avvale di facoltà umane universali e risponde a dei bisogni umani universali.
Poteva quindi essere utile e applicabile anche per l’uomo moderno.

Questi risultati incoraggiarono Harner a continuare il lavoro di ricerca e insegnamento e a creare
un Centro per gli Studi Sciamanici, poi trasformato in Fondazione (“The Foundation for Shamanic
Studies”, attualmente con sede in California). Mentre gettava le basi per sviluppare un programma
completo di addestramento nelle varie tecniche, Harner affinava il suo approccio sul piano teorico e
metodologico. In questo approccio egli ha condensato e ridotto al nucleo essenziale (“core” in
inglese) i metodi delle diverse tradizioni, riproponendoli in termini a noi più accessibili e
raccogliendoli sotto il termine di “core shamanism”, un’espressione che si riferisce unitamente agli
aspetti centrali e transculturali dello sciamanismo.

Il “core shamanism” non si richiama ad alcuna tradizione particolare (per esempio, lo sciamanismo
nativo americano, siberiano, ecc.), ma rappresenta invece la reinterpretazione e sintesi dei metodi
sciamanici fondamentali comuni a culture diverse. In quanto universalmente presenti, tali metodi
trascendono l’ambito di specifiche tradizioni e possono essere adattati e applicati in contesti
culturali diversi, incluso l’ambito occidentale. Questa estrapolazione e adattamento sono possibili
perché i metodi sciamanici sono fondati su una capacità innata e, indipendente dalla cultura,
permettono di espandere la propria coscienza per accedere a fonti non ordinarie di conoscenza e di
guarigione.
Secondo Harner, i nostri antichi progenitori, non disponendo di tecnologie mediche avanzate, hanno
sperimentato e usato i poteri della mente per curare il corpo e preservare la salute, giungendo
ovunque agli stessi risultati. Questo spiega l’uniformità dei metodi sciamanici in culture molto
diverse tra loro e lontane nel tempo e nello spazio (4).

In quanto espressioni storicamente particolari, le pratiche sciamaniche di un popolo sono sempre
inserite organicamente nella cultura globale di quel popolo e sono influenzate dalla religione e
dalla mitologia, come pure dall’organizzazione economica e sociale.
Poiché è slegato da un contesto culturale specifico, il “core shamanism” non richiede di aderire a
delle credenze a noi estranee o difficili da accettare. Consente inoltre di praticare i metodi
sciamanici senza appropriarci delle tradizioni sacre dei popoli nativi. Il “core shamanism” tuttavia
non è in contrapposizione con lo sciamanismo tradizionale, in quanto la base è comune. Molto del
lavoro condotto dalla Foundation di Michael Harner è diretto a sostenere gli sciamani tradizionali
nel loro complesso lavoro di preservare le antiche conoscenze di cui sono depositari e custodi.

Ci sono molte convergenze, ma anche alcune differenze tra lo sciamanismo classico o tradizionale e
lo sciamanismo contemporaneo. Anche quest’ultimo riconosce la medesima cosmologia tripartita e il
ruolo simile degli spiriti tutelari, sia animali che umani. Lo sciamanismo transculturale, tuttavia,
assegna uguale importanza al Mondo Inferiore e a quello Superiore, diversamente dalle varie
tradizioni che enfatizzano l’uno o l’altro. In termini molto generali, le società tribali danno
maggior importanza al Mondo Inferiore, spesso considerato il regno privilegiato dell’animale guida,
mentre le società influenzate dalle grandi religioni celesti, per esempio lo sciamanismo siberiano,
privilegiano il mondo Superiore quale sede degli spiriti guida, sia animali che umani. Inoltre, non
ci sono generalizzazioni nello sciamanismo transculturale circa il numero di livelli esistenti nel
Mondo Inferiore e in quello Superiore, mentre nello sciamanismo tradizionale il numero di livelli è
legato alla cosmologia, all’astrologia e, in certi casi, anche alla numerologia.

La divisione tripartita del cosmo, concezione presente in molte culture sciamaniche, non deve
tuttavia suggerire l’idea di una realtà rigidamente stratificata. Poiché è di natura spirituale, la
realtà non ordinaria non deve essere interpretata nei termini di una concezione lineare dello
spazio, cioè nel modo in cui percepiamo normalmente la realtà fisica. Mentre la divisione in Mondo
Inferiore e Superiore si riferisce alla direzione del viaggio dello sciamano, i vari livelli
presenti in questi mondi possono fondersi o espandersi aprendo dei varchi e passaggi tra i vari
piani, più di quanto potrebbe suggerire il linguaggio piuttosto schematico che utilizziamo per
descriverli.

Pur essendo caratterizzato da una notevole uniformità per quanto riguarda le tecniche, lo
sciamanismo presenta una grande ricchezza e diversità nei riti e nelle cerimonie, che possono
variare notevolmente da cultura a cultura. Il viaggio sciamanico stesso implica una sorta di
percorso “standard” da seguire per accedere all’altra realtà, ma le esperienze che si possono avere
una volta penetrati in quei mondi sono numerose e molteplici.
Lo sciamanismo è una metodologia che valorizza l’esperienza diretta, personale: la conoscenza che si
ottiene nei viaggi è sempre individuale e appropriata alla persona ed al momento. Ciò nonostante,
sono presenti temi ricorrenti nelle esperienze dei praticanti occidentali e degli sciamani
tradizionali, come pure similarità nella geografia di quei mondi.

Uno dei progetti più importanti della “Foundation for Shamanic Studies” è la creazione di una mappa
della realtà non ordinaria attraverso lo studio comparato delle testimonianze e dei resoconti sul
viaggio sciamanico sia degli sciamani tradizionali che dei praticanti occidentali (progetto “Monor”
o mappatura della realtà non ordinaria). Un altro punto che è utile sottolineare riguarda il
tambureggiamento per il viaggio sciamanico: un suono monotono e regolare si è rivelato più adatto
per gli occidentali, che normalmente lavorano stesi per terra quando compiono il viaggio. Gli
sciamani tradizionali generalmente danzano e cantano durante il viaggio, modificando il ritmo e
l’intensità del tamburo a seconda delle esperienze ed emozioni che vogliono comunicare agli astanti
(questo modo di lavorare è insegnato nel programma più avanzato della Foundation, il cosiddetto
Three-Year Program). Infine, anche nello sciamanismo transculturale rivestono grande importanza il
canto, la danza e il rituale come mezzi per contattare i propri spiriti tutelari e canalizzarne il
potere.

La guarigione sciamanica

Come già menzionato, alla base della guarigione sciamanica c’è una concezione spiritualistica: la
malattia è vista come una perdita o una diminuzione del potere spirituale e come un’armonia
disturbata. La guarigione sciamanica mira a restituire all’individuo il proprio potere spirituale e
a ristabilire unità e armonia là dove c’era separazione e squilibrio.
Il ruolo dello sciamano è di essere un tramite o un canale per l’energia di guarigione; come dicono
i Nativi Americani, egli deve diventare un “osso cavo”. Questo concetto implica che, per compiere il
suo lavoro, lo sciamano deve mettere da parte il proprio ego e la propria soggettività. Vale a dire,
egli non presume mai di sapere ciò che è bene per la persona che chiede il suo aiuto e non decide
autonomamente circa la terapia da seguire, ma interpella i propri spiriti tutelari per conoscere la
causa della malattia e si affida ai poteri dell’Universo per effettuare la guarigione. L’etica
sciamanica gli impone di intervenire solamente in risposta ad un’esplicita richiesta. Se il paziente
è in coma o incosciente, lo sciamano contatta lo spirito della persona per scoprire che cosa vuole
veramente; se vuole vivere o passare oltre. Lo scopo dello sciamano è di aiutare il paziente a
guarire, non quello di mantenerlo in vita a tutti i costi. Se la persona è pronta al trapasso, lo
sciamano ha un compito importante da svolgere per accompagnare l’anima del morente nell’aldilà.

La guarigione sciamanica è effettuata essenzialmente in due modi: il primo consiste nel reintegrare
alla persona il potere benefico e vitale (ciò che le manca o è stato perduto); il secondo
nell’estrarre da essa le energie nocive (ciò che non fa parte del suo corpo). La prima forma della
reintegrazione del potere è il recupero dello spirito guardiano.
Per lo sciamano, ogni individuo deriva il proprio “potere personale” (inteso come forza vitale, non
come dominio sulla natura e sugli uomini) da una connessione con uno spirito guardiano in forma di
animale, quello che i Nativi Americani chiamano “animale di potere”. Poiché la sua perdita è causa
di malattia, depressione e sfortuna, lo sciamano va a cercare l’animale nel Mondo Inferiore e lo
riporta alla persona aiutandola così a recuperare salute e benessere.

Un’altra forma, più specializzata, della reintegrazione del potere è il recupero dell’anima,
principio o essenza spirituale indispensabile alla vita. Esistono delle forme molto gravi di perdita
dell’anima, come quando la persona è in coma o in rianimazione. Queste situazioni estreme possono
richiedere allo sciamano di compiere un viaggio lungo e pericoloso nella Terra dei Morti per
recuperare l’anima. Ci sono tuttavia altri casi, meno drammatici ma più frequenti, di perdita
parziale dell’anima quando, attraverso i traumi e le difficoltà della vita, la persona perde parti
del proprio essere. Per lo sciamano questi frammenti perduti continuano ad esistere nella realtà non
ordinaria e possono essere riportati indietro e restituiti alla persona, rendendola nuovamente
integra e completa. La perdita dell’anima non è esplicitamente riconosciuta come causa di malattia
nella nostra società, anche se può celarsi sotto altri nomi; affiora spesso come un sentimento di
incompletezza ed estraniazione, un senso doloroso di fragilità ed alienazione dal proprio sé. Può
verificarsi in seguito a qualsiasi situazione che provochi sofferenza: la morte di una persona cara,
una separazione o un divorzio, la violenza fisica o psicologica. Di fronte a questi eventi
traumatici, una parte dell’anima si allontana per proteggersi e non essere ferita. Il ritorno di
questo frammento perduto restituisce alla persona una parte di sé che non ha sperimentato l’evento
traumatico e che può quindi contribuire al processo di guarigione.

L’antica tecnica del recupero dell’anima è stata riscoperta e adattata per gli occidentali da Sandra
Ingerman, psicologa americana e collaboratrice di Harner. Nel suo libro “Soul Retrieval (Il recupero
dell’anima)” (5), Ingerman espone i risultati da lei ottenuti utilizzando questa tecnica per guarire
i traumi e le ferite psichiche dell’uomo moderno e per restituire vitalità e completezza alle
persone. Il testo offre molti esempi e analizza in modo approfondito le forme moderne di perdita
dell’anima; ci aiuta a riconoscere come molti dei nostri problemi, che chiamiamo emotivi o
psicologici, siano anche spirituali e vadano quindi affrontati secondo una prospettiva che sappia
rispondere ai bisogni più profondi della persona, riconoscendo anche gli aspetti spirituali del suo
malessere. Il punto che l’autrice sottolinea instancabilmente è che la psicoterapia non funziona
quando una parte del sé è inaccessibile. Per lo sciamano questi frammenti perduti vanno cercati al
di fuori della psiche individuale, in una dimensione spirituale che pur includendo la psiche non si
restringe ad essa. La finalità della guarigione sciamanica non è riportare alla coscienza il trauma
originario, ma restituire alla persona quelle parti del sé necessarie per crescere ed evolvere. Come
Ingerman dimostra ampiamente con varie casistiche, il recupero dell’anima non ha come scopo il
ritorno del passato, ma l’evoluzione dell’anima.

Mentre la reintegrazione del potere investe la persona nella sua totalità, la tecnica
dell’estrazione viene utilizzata per curare la malattia fisica localizzata. Nello sciamanismo questo
tipo di malattia è vista come l’intrusione di un’energia estranea nel corpo. Nello stato alterato di
coscienza, le intrusioni spirituali appaiono spesso sotto forma di insetti o di altre creature, che
lo sciamano percepisce istintivamente come dannose. Mentre nello sciamanismo tradizionale le
intrusioni sono talvolta concepite come “spiriti maligni”, nello sciamanismo transculturale si tende
a considerale più come energie che agiscono nel posto sbagliato: si ritiene, cioè, che non siano
nocive di per sé, ma che lo diventino quando entrano nel corpo del paziente. Mediante l’estrazione
lo sciamano rimuove l’intrusione come si trattasse di rimuovere dal corpo un’anomalia fisica con
un’operazione, ma tutto questo viene fatto nella realtà non ordinaria, cioè a livello spirituale. Il
metodo classico per estrarre la malattia è la suzione, ma esiste anche una tecnica alternativa che
impiega le mani.

Un’ultima forma della guarigione sciamanica è la de-possessione, una tecnica che tuttavia non è
unica allo sciamano. Alla base di questo metodo c’è la concezione che alcuni gravi disturbi psichici
siano causati da entità che si sono introdotte nella psiche di un individuo prendendo il sopravvento
e alterandone la personalità. Spesso questi spiriti disincarnati sono le anime di persone morte di
morte improvvisa o violenta, inconsapevoli di essere morte. Il lavoro dello sciamano in questo caso
consiste nell’aiutare questi spiriti a passare ad una condizione migliore nell’aldilà, liberando
così le persone possedute.
Poiché si rivolge all’aspetto spirituale della malattia, l’approccio sciamanico può essere
complementare rispetto ad altre forme di terapia. Lo sciamanismo non esclude altri metodi efficaci
per curare il corpo in modo ordinario o materiale, che si tratti dell’assunzione di farmaci o di
un’operazione. Pertanto, la guarigione sciamanica non rappresenta un’alternativa alla medicina
convenzionale, ma piuttosto un complemento e un’integrazione di questa. Lo sciamano tuttavia si
occupa della condizione spirituale del paziente oltre che di quella fisica e questo conferisce un
carattere olistico alle sue pratiche, basate su di una concezione unitaria delle persona. Allo
stesso tempo non si tratta soltanto di una forma di psicoterapia diversa, o più umanistica, perché
nella guarigione sciamanica intervengono delle forze e dei poteri più grandi del singolo individuo:
questo è il potere dell’Universo e della vita in tutte le sue manifestazioni.

Lo scopo di Michael Harner, nell’insegnare e diffondere lo sciamanismo tra gli occidentali, era di
convalidare l’approccio sciamanico applicandone i metodi ai problemi di vita e salute dell’uomo
contemporaneo.
Sebbene i moderni praticanti vivano in un contesto sociale diverso e debbano quindi affrontare
problemi diversi, essi operano allo stesso modo degli sciamani tradizionali, usando le medesime
tecniche e facendo ricorso alle stesse fonti di conoscenza e di guarigione spirituale.
Negli Stati Uniti i metodi sciamanici sono utilizzati ormai da quasi vent’anni, da soli o in
congiunzione con il trattamento medico convenzionale, per curare o alleviare varie condizioni. Non
esiste ancora una valutazione complessiva del lavoro svolto da questi praticanti, tuttavia uno dei
progetti della Foundation è di organizzare un convegno di medici e altri professionisti della
salute, addestrati nel “core shamanism”, per confrontare le esperienze e valutare in che modo essi
hanno integrato i metodi sciamanici nella loro pratica.

Da tempo la Foundation sta conducendo un programma di ricerche, il cosiddetto “Progetto Sciamanismo
e Salute” diretto da Sandra Harner, per dimostrare sperimentalmente l’efficacia dei metodi
sciamanici di guarigione.
Per quanto riguarda i problemi più strettamente psicologici ed emotivi, il recupero dell’anima è
diventato un complemento frequente della psicoterapia, sviluppandosi secondo le linee e i principi
delineati nel testo pionieristico di Ingerman. Già da anni è in atto una sperimentazione volta ad
estendere l’applicazione dei metodi sciamanici alla sfera della vita collettiva e alla salvaguardia
dell’ambiente. Uno sviluppo interessante è l’attenzione prestata a problemi come la delinquenza
minorile e altre situazioni di disagio sociale, una preoccupazione che ha sempre caratterizzato
l’attività dello sciamano. Dopo i drammatici eventi dell’11 settembre, molto lavoro è stato fatto
per sanare a livello spirituale le conseguenze della violenza e per aiutare sciamanicamente le
vittime delle Torri Gemelle.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
1. ELIADE M., “Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi”, ed. Mediterranee, Roma 1974; ed. originale
francese 1951
2. HARNER M., “Shamanic Healing: We Are Not Alone” in “Shamanism” (1997, vol.10, n. 1). La
traduzione italiana di questa intervista è stata pubblicata sul sito web:
www.studisciamanici.it/
3. HARNER M., “La via dello sciamano”, ed. Mediterranee, Roma 1995; ed. originale inglese 1980
4. Ibidem, pag. 85
5. INGERMAN S., “Il recupero dell’anima”, ed. Crisalide, Latina 2001; ed. originale inglese 1991

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta sulla rivista “Uomini e Idee”, n. 12 del 2002.

Lorenza Menegoni, antropologa, ha studiato e praticato lo sciamanismo sotto la guida di Michael
Harner, Sandra Ingerman e altri insegnanti della Foundation for Shamanic Studies. È insegnante
accreditata della Foundation (FSS-Italy); tiene seminari di base e avanzati nel core shamanism (sito
web: www.studisciamanici.it/).

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