Linguaggio e cervello

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Linguaggio e cervello

di: Massimo Piattelli Palmarini

La scoperta fatta da ricercatori italiani e tedeschi pubblicata sulla rivista ‘Nature Neuroscience’
Le regole del linguaggio sono istintive e ‘occupano’ una precisa area.

ANSA – Roma, 22 giugno 2003

Il linguaggio si impara per istinto, obbedendo alle regole dettate dalla biologia. Esiste infatti
una zona specializzata del cervello, chiamata area di Broca, nella quale nasce la grammatica. Lo ha
scoperto una ricerca condotta in collaborazione tra Italia e Germania e pubblicata sulla rivista
internazionale Nature Neuroscience. “La nostra scoperta è la prima dimostrazione biologica
dell’esistenza di una struttura che organizza la cosiddetta Grammatica universale ipotizzata dal
linguista Noam Chomsky”, ha detto il linguista Andrea Moro, dell’Università Vita e Salute del San
Raffaele di Milano, che ha condotto la ricerca in collaborazione con Mariacristina Musso, Cornelius
Weiller e Christian Buchel dell’Università di Amburgo.

La ricerca è stata condotta su due gruppi di volontari tedeschi, alle prese con l’apprendimento di
frasi italiane e giapponesi, alcune delle quali corrette, altre invece costruite a tavolino da Moro
con regole grammaticali inesistenti e impossibili. Tecniche di neuroimmagine hanno permesso di
osservare che l’area di Broca si attivava solo quando i volontari imparavano frasi basate su regole
grammaticali vere. Quando invece le frasi erano costruite su regole impossibili, l’area di broca
restava spenta, ed entravano in gioco, altre aree del cervello, senza un preciso ordine.

Il Dottor Massimo Piattelli Palmarini scrive in merito:

L’articolo pubblicato lo scorso 23 GIUGNO n.d.a. sull’autorevole Nature Neuroscience da un’equipe
italo-tedesca di neurologi e linguisti dell’Università San Raffaele di Milano, dell’Università di
Amburgo e dell’Università Schiller di Jena, inserisce il decisivo ultimo tassello in un rompicapo
che ci riguarda tutti, in quanto esseri umani dotati di linguaggio. Ben sappiamo, ormai, che le
lingue differiscono tra di loro per le parole e per la forma esterna, ma che condividono in
profondità una struttura comune, la famosa “grammatica universale”, messa in luce dal linguista
americano Noam Chomsky quasi esattamente mezzo secolo fa’. L’esistenza di questa grammatica
universale fa sì che le lingue e i dialetti oggi ancora esistenti, quelli purtroppo scomparsi, e
perfino quelli che potrebbero in astratto esistere, ma di fatto non esistono (le cosiddette lingue
umane naturali “possibili”) abbiano tutti in comune alcune strutture interne e alcune operazioni
sintattiche basilari.

Queste strutture e operazioni sono, prese tutte insieme, diverse da altre che la mente umana è anche
capace di apprendere a riconoscere e manipolare, pezzo per pezzo, magari divertendosi, ma con
fatica. Un’autentica regola grammaticale, quindi, per quanto complessa, è, per noi esseri umani, del
tutto naturale, mentre una regola astratta, superficialmente simile, è per noi innaturale. La prima
attiva risorse di calcolo mentale del tutto diverse dalla seconda. Dati inoppugnabili su questa
diversità, al livello mentale, erano stati raccolti in Inghilterra dal linguista Neil Smith una
quindicina di anni or sono. Smith e collaboratori insegnarono a soggetti normali e a rarissimi
pazienti con capacità linguistiche intatte, ma con intelligenza generale gravemente compromessa, sia
lingue vere a loro ignote, sia lingue artificiali, rette da regole non naturali.

La diversità dei risultati emerse netta: le regole autentiche delle lingue vere vennero apprese
abbastanza rapidamente da tutti, mentre l’apprendimento delle regole innaturali venne vissuto come
un gioco di enigmistica dai soggetti normali, e risultò del tutto impossibile per quei pazienti. In
questi ultimi anni, era insorto il sospetto che fossero distinte regioni del cervello ad elaborare
queste distinte classi di operazioni mentali. Il passaggio dalla mente al cervello diventa oggi
sempre più diretto, grazie a raffinate e non invadenti tecniche di imaging, come ad esempio la
Risonanza Magnetica Funzionale. Si è potuto, quindi, verificare che questo sospetto corrisponde alla
realtà. La scoperta è stata fatta sulla base di un progetto sperimentale ideato da Andrea Moro,
professore di linguistica generale presso la facoltà di Psicologia dell’Università San Raffaele di
Milano, ed è stato eseguito sulla risonanza magnetica dell’Ospedale Universitario di Amburgo dalla
dottoressa Mariacristina Musso.

Il metodo di verifica, assai raffinato, ma riassumibile in termini semplici, è consistito
nell’insegnare (letteralmente) a dei soggetti tedeschi, privi di qualsiasi familiarità con
l’italiano e con il giapponese, delle regole della grammatica. Tra le regole autentiche venivano ad
arte inserite anche delle regole linguisticamente impossibili, ma assai semplici. Le frasi si
susseguivano sullo schermo di un computer, mentre i soggetti giacevano “incassati” entro
l’apparecchiatura di risonanza magnetica e giudicavano, via via, se la regola veniva rispettata o
meno. Ad esempio, i soggetti imparavano, tra le regole possibili, che, a differenza del tedesco, per
fare una frase in italiano non è necessario esprimere il soggetto come in “leggo molti bei libri”;
invece, come regola impossibile imparavano che la negazione andava messa sempre esattamente dopo la
terza parola. Per esempio, per negare la frase precedente dovevano dire: “leggo molti bei non
libri”. Tale regola è “impossibile” perché in nessuna lingua del mondo la negazione occupa un posto
fisso nella sequenza delle parole. Procedure analoghe sono state applicate al giapponese, lingua
ancora più dissimile dal tedesco di quanto non sia l’italiano.

Il risultato è stato che solo quando i soggetti apprendevano le regole possibili si attivava un’area
del cervello tipica del linguaggio (la cosiddetta area di Broca, che ha un equivalente anche nei
primati ma non è così evoluta come nell’uomo). Quando il cervello deve apprendere regole
impossibili, invece, questa area sembra addirittura disattivarsi! Andrea Moro mi precisa: “Uno scopo
centrale delle moderne ricerche in linguistica è quello di ben caratterizzare la classe delle lingue
umane possibili, assai più di quello di descrivere le lingue esistenti. Dopo cinquant’anni di
ricerche, questa scoperta conferma che non si tratta solo di un’utile classificazione di comodo. La
classe delle lingue umanamente possibili corrisponde, infatti, ad un’elaborazione effettuata da aree
specifiche del cervello. L’ipotesi che l’acquisizione del linguaggio nel bambino avviene sotto una
guida biologicamente determinata viene così corroborata”. L’austera rivista scientifica ha
intitolato l’articolo di Moro e collaboratori (traduco in italiano usando regole del tutto
naturali): “L’area di Broca e l’istinto del linguaggio”. È facile prevedere che oggi spunterà un
sorriso sul volto di Chomsky e su quello di Steven Pinker, autore del best seller internazionale
intitolato, appunto, “L’istinto del linguaggio”.

Autore: Massimo Piattelli Palmarini
Fonte: Ospedale San Raffaele di Milano
Ente: Università San Raffaele di Milano
Phone: +3902 2643 2757 (area ricerca)
E-mail: sanraffaele@sanraffaele.org

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