L’inganno dell’Amore Materno

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L’inganno dell’Amore Materno

Come evitare che il “Troppo Amore” distrugga i figli e la coppia

di Anatolij Nekrasov

>> http://goo.gl/dChEjU

Se quello che ci hanno sempre detto riguardo al nostro ruolo di figli fosse sbagliato? Se la dedizione incondizionata di una mamma verso i figli non fosse in realtà “vero amore“? Se l’eccesso di amore materno potesse diventare un inganno esistenziale che condiziona e danneggia sia i genitori che i figli?

Quando si parla di amore materno si sceglie di vedere sempre lo stesso lato della medaglia: il ruolo fondamentale di ogni mamma nella crescita e nell’educazione dei figli. Questo libro affronta invece il lato che nessuno ha mai il coraggio di svelare, il rovescio della medaglia: ogni mamma è anche donna e compagna.

Difficile a credersi, ma il concetto di amore materno dovrebbe sempre tenere in considerazione anche il ruolo della mamma in quanto donna, dell’uomo e, soprattutto, della coppia.

Questo libro è l’occasione per parlare dei problemi che il “presunto amore materno” crea in tutto il mondo: dalle piccole incomprensioni familiari ai divorzi, dalla morte dei bambini ai grandi problemi sociali e alle guerre.

Difficile da accettare e da credere. Sconvolgente quasi. Ma prima di negarlo a priori, leggiamo, pensiamo, osserviamo, soprattutto noi stessi.

Possiamo cambiare in meglio la nostra vita e quella delle persone che ci stanno accanto solo imparando ad amare davvero, senza inganni, senza illusioni, senza fraintendimenti. Semplicemente imparando a vivere correttamente il nostro ruolo di figli, amanti e genitori.

Estratti dal libro

“La causa vera delle disgrazie che coinvolgono i bambini è il ribaltamento del sistema di valori provocato da un eccessivo amore per i figli. Pare incredibile che la causa di grandi o piccole tragedie stia nei sentimenti dei genitori, soprattutto della madre, ma posso dimostrare che è davvero così”.

“Il tema dell’eccesso di amore materno ha un carattere globale […] e crea una gran quantità di problemi in tutto il mondo. Dalle piccole incomprensioni familiari ai divorzi, dalla morte dei bambini ai grandi problemi sociali e alle guerre […]. Non affrettatevi a negarlo! Leggete, pensate, osservate la vita, e Voi stessi sarete sicuramente d’accordo con me”.

“[…] scopo della vita è amare. Amare se stessa, le persone, gli uomini, la Terra, la vita in quanto tale. La maternità dovrebbe essere solo una conseguenza di questo amore, che la donna realizza esclusivamente se è lei a volerlo. Una conseguenza, non lo scopo principale della vita”.

“L’eccessivo amore verso i figli e la preoccupazione per loro distruggono la libertà e disturbano la naturale espressione dell’amore dei figli per i genitori.”

Se volete che i figli siano felici siate felici voi stessi. Ai figli si può dare solo ciò che si possiede”.

Anteprima – “L’inganno dell’Amore Materno” di A. Nekrasov

Prefazione dell’Autore all’edizione italiana

Il tema dell’amore materno è noto alla maggioranza delle persone, indipendentemente dal colore della pelle e dal Paese di residenza o provenienza…

Alcuni sono alle prese con la carenza di questo amore e di ciò è stato scritto molto, dai testi letterari ai soggetti cinematografici fino alle ricerche di psicologia. I media riferiscono regolarmente di casi di bambini abbandonati e su questo tema sono stati e continuano a essere prodotti film e libri.

Ma dell’altra faccia dell’amore materno, del suo eccesso, se ne parla veramente poco quando, invece, questo “dramma” incide assai più profondamente sulla vita dei figli, sulla famiglia e sulla società. Perfino nelle relazioni internazionali si possono, non di rado, osservare le conseguenze dell’eccesso di questo volto dell’amore materno.

Certo, il destino dei figli abbandonati, o che hanno sofferto di carenza di amore, è tutt’altro che facile ma, per quanto ciò possa apparire paradossale, la sorte dei figli troppo amati dalle madri è ancora più difficile.

Ho fatto ricerche sul tema dell’eccesso di sentimento materno nel corso di venti e più anni, in diversi Paesi del mondo, e ho potuto rilevare che questo “male” non ha confini territoriali e coinvolge tutti gli strati sociali della popolazione, dai più poveri ai più ricchi. E non esiste alcuna religione o insegnamento capace di limitarne i danni.

Ecco la lista dei possibili problemi generati dall’eccesso di sentimento materno che ho riscontrato nel corso dei miei studi.

Non di rado esso è la causa del mancato concepimento di un bambino, circostanza che per molte famiglie rappresenta un problema insoluto e provoca grandi sofferenze.
Anche una gravidanza inattesa e non voluta può dipendere proprio da questa ragione, nel caso in cui nella donna sia presente, a livello inconscio, un eccesso di sentimento materno.
Molte gravidanze interrotte e molte nascite di bambini problematici spesso dipendono da questo scompenso. Numerose malattie e traumi infantili derivano da eccessivo amore materno.
Nell’80% degli episodi di morte infantile, la causa va ascritta a questa stessa ragione.
Infantilismo, scarsa volontà di apprendere, relazioni aggressive con i genitori: anche in questo caso si tratta di conseguenze dell’eccesso di amore materno.
Dipendenza da alcol e droga, coazione al gioco, cleptomania molto spesso hanno un nesso con l’eccessivo amore materno. Per tali motivi si affacciano alla vita adulta persone psicologicamente immature, che spesso trovano mezzi di sostentamento socialmente pericolosi, generando molti problemi.
Le persone psichicamente danneggiate dall’eccessivo amore materno, una volta adulte, faticano a crearsi una famiglia, a mettere al mondo figli sani e a essere felici.
Queste persone, se raggiungono i vertici del potere, si comportano in modo inadeguato e creano sofferenze e danni alla società. Troviamo molti esempi di quanto espresso in numerosi personaggi storici e addirittura tra gli odierni governanti.
Tale lista potrebbe ulteriormente allungarsi: ad esempio pensando alle molte malattie collegate direttamente all’immaturità psichica, le cui radici affondano proprio nell’eccesso di amore materno.

L’eccesso di amore materno è un’autentica sciagura su scala mondiale e tocca tutte le realtà. Non esiste un Paese che ne sia esente e in certe situazioni vi è l’aggravante dell’eccessivo amore nutrito anche dai padri nei confronti dei propri figli.

Il libro che vi propongo, cari lettori, è ostico.

Saranno molti che all’inizio non saranno d’accordo con quanto vi è scritto.
Ma quelli che, dopo averlo letto, lo comprenderanno, pronunceranno parole di ringraziamento per aver avuto la possibilità a loro volta di volgere al meglio la sorte dei loro figli.

In Russia il volume ha avuto oltre 30 ristampe ed è stato già tradotto in sette lingue. Tutto ciò testimonia quanto abbia aiutato realmente le persone a risolvere molti problemi e a essere, di conseguenza, più felici.

Vi ringrazio, gentili lettori, di avere preso in mano questo libro. Spendete un po’ del vostro tempo, leggetelo e sono certo che allora la gratitudine sarà reciproca. Ringrazio la curatrice Vera Giovanna Bani, la traduttrice Patrizia Romagnoli e il Gruppo Editoriale Macro per avere fatto sì che questa opera capitasse tra le vostre mani.

Con profondo rispetto e amore per l’Italia.
Anatolij Nekrasov

Prologo

Ero sul metrò, appena uscito da un teatro, dove avevo assistito a una pièce sull’amore materno, o più precisamente, sulla sua mancanza. Un tema ampiamente investigato, quello della madre che abbandona il figlio. Un dramma che si incontra di frequente nella vita, una delle disgrazie più terribili.

Ma c’è un altro dramma, in cui ci si imbatte più spesso, ma di cui non si parla apertamente e al quale si presta scarsa attenzione: quello dell’eccesso di amore materno, in grado di creare veri disastri.

Pensavo proprio a questo, seduto nel vagone del metrò. Era sera tardi, c’era poca gente. Il mio animo era appesantito da quello che avevo visto nello spettacolo, perché ancor oggi la questione non è risolta, nonostante le centinaia di anni dacché il testo, di un famoso autore classico, è stato scritto e portato in scena.

Da qui mi è venuta l’idea di uno spettacolo “alternativo”.

Solo un’idea, senza alcun piano per la sua realizzazione. In primo luogo, perché non avevo mai letto un testo drammatico su questo argomento. In secondo luogo, perché ero molto impegnato su altre questioni e non avevo tempo per approfondirlo.

Eppure, in quel momento, sentivo che avrei potuto scrivere uno spettacolo di quel tipo, perché conoscevo bene la questione, sebbene da un altro – e più tragico – lato.

Fu proprio allora che a una fermata salì una donna, che somigliava come una goccia d’acqua a una mia vecchia paziente. Stesso vestito nero, come molti anni addietro, quando l’avevano accompagnata da me.

Due anni prima aveva perduto il figlio e per tutto quel periodo era vissuta nella più profonda sofferenza. Non sopportava di vedere delle facce felici, lei, a cui era morto un figlio…
Era un caso difficile: nessuno, in tutto quel tempo, era riuscito a farla uscire da quella condizione e io avevo a disposizione appena due ore, prima del suo volo. Riuscii a farla tornare alla vita solo grazie al fatto che scoprii la ragione principale della sua tragedia, e andai fino in fondo.

Ricorderò questo caso per tutta la mia vita.

Ed ecco che lei mi apparve nel metrò per dimostrarmi che l’argomento era ancora aperto e significativo, ed era importante sviscerarlo e farlo conoscere al pubblico. Ovviamente non era la stessa donna, ma le assomigliava davvero moltissimo.

Da tempo, peraltro, non mi meraviglio più di queste manifestazioni del Mondo. Per me, comunque, era un suggerimento, quindi mi misi all’opera. È stato così che ho scritto il capitolo “Materinskaja ljubov” (L’amore materno) nel libro Živye mysli (Pensieri vivi).

Passarono alcuni anni e per tutto quel tempo mi sentii spinto a occuparmene.

Raccolsi parecchi nuovi esempi e feci una ricerca ancora più approfondita e, mentre mi apprestavo a scrivere un altro libro della serie Mir vo mne (Il mondo in me), ci furono altri nuovi segnali che non lasciavano dubbi su che cosa avrei dovuto scrivere.

Gli esempi di eccesso d’amore materno sono frequenti.
Ne troviamo letteralmente ogni giorno.

Si tratta davvero di un grosso problema, e in questo libro potrete comprenderne la realtà in modo più approfondito e completo.

Un giorno, come fosse un altro segnale, ho comprato un giornale con una tiratura da mezzo milione di copie e in copertina ho letto: Ol’ga Ponizova: «Vivo solo per mio figlio». E io già sapevo quale poteva essere la vita di questo figlio.

Certo, era un problema personale della Ponizova, ma la sua visione del mondo veniva diffusa a un pubblico enorme e rischiava di diventare un esempio negativo per molti. E nessuno l’avrebbe contraddetta, nessuno avrebbe detto a quello stesso mezzo milione di persone che lei stava distruggendo suo figlio!

Lo stesso succede ora con la trasmissione televisiva Moja sem’ja (La mia famiglia), che tiene incollati al video svariati milioni di persone, dove non si prende mai in considerazione il potere distruttivo dell’eccesso di amore materno. Di questo non parla mai nessuno, tranne qualche testo scientifico di psicologia, e in ogni caso si fa troppo poca ricerca.

Proprio il giorno in cui mi sono trasferito a Ozëry, per poter scrivere con calma il nuovo libro, mi è arrivata una lettera dalla città di S. in cui una donna mi raccontava della morte del figlio dodicenne. Nella lettera, grondante dolore, era scritto anche che con il padre del ragazzo aveva divorziato cinque anni prima a causa del suo alcolismo. Dalla lettera emergeva l’enorme amore nei confronti del figlio e la loro forte unione. Scriveva sempre usando il pronome “noi”: “noi ci siamo curati”, “noi siamo andati”… e così via.

Un perfetto quadro di eccesso d’amore materno, capace di sfociare in tragedia.

La lettera in questione rappresentò per me l’ultima goccia, poco prima che a Mosca, nella chiesa di Cristo Salvatore, si tenesse il “congresso delle madri”.

Là, era tutto molto sfarzoso: la sala lussuosa, l’elevato numero di delegazioni straniere, gli ospiti importanti, i serissimi argomenti delle relazioni e l’elevato status del forum. Ero anch’io invitato al congresso, così decisi di preparare una relazione e di intitolarla: Materinskaja ljubov – obratnaja storona medali (L’amore materno. Il rovescio della medaglia).

Come avevo immaginato, tutti i relatori parlavano della stessa faccia della medaglia, quella del grande ruolo della mamma e nessuno parlava del ruolo della donna, del ruolo dell’uomo e di quello della coppia. Come se la vita si concentrasse tutta sulla maternità, e che questa esistesse autonomamente, di per se stessa, senza l’unione di un uomo e di una donna, senza il loro amore.

Perfino il prete ortodosso nella sua relazione aveva detto:

«Ma voi uomini, che cosa c’entrate?».

La docente di psicologia che faceva da conduttrice della sessione aveva provato zitta zitta a togliere la mia relazione, perché era a conoscenza del contenuto e non era d’accordo con la mia posizione.

Alla fine mi diede la parola con la poco incoraggiante premessa: «Adesso do la parola a una persona con la cui opinione non sarete d’accordo, ma vi prego di avere pazienza e di ascoltare».

Non tutti i mali, però, vengono per nuocere.
Per lo meno aveva suscitato l’interesse di un pubblico che quasi si stava addormentando…

Ma la cosa più stupefacente fu che le mie parole sui danni enormi provocati dall’eccesso d’amore materno e sul fatto che nel sistema dei valori al primo posto doveva esserci l’amore tra i genitori, e non verso il figlio, furono comprese e ricevettero una reazione di approvazione nella maggioranza dei presenti! Ne fui molto contento.

Ma la conduttrice non si arrese.
Mise ai voti – cosa che non accadeva mai – i postulati fondamentali della mia relazione. Purtroppo per lei i voti contrari furono solo due, il suo e quello della sua assistente!

Da ciò ebbi la conferma che le mie ricerche stavano andando nella giusta direzione, che nel profondo della coscienza molti comprendono l’altra faccia della medaglia dell’amore materno, solo che occorre portarla alla luce nella pratica.

Questo libro è nato così.

Il tema dell’eccesso di amore materno ha un carattere globale, solo tra alcuni popoli risulta più debole, ma esiste e crea una gran quantità di problemi in tutto il mondo. Dalle piccole incomprensioni familiari ai divorzi, dalla morte dei bambini ai grandi problemi sociali e alle guerre: è questo lo spettro delle situazioni la cui ragione fondamentale è l’eccesso di amore materno.

Non affrettatevi a negarlo!

Leggete, pensate, osservate la vita; voi stessi sarete sicuramente d’accordo con me e troverete tantissime conferme a ciò che qui viene detto.

Cambierà così la vostra visione del mondo e diventerete più saggi.
E, ciò che è più importante, se voi stessi vi farete parte attiva in questo ambito, potrete cambiare molto, e in meglio, nella vostra vita e in quella dei vostri figli.

Maternità e amore – Estratto da “L’inganno dell’Amore Materno”

Eccesso d’amore, come e perché

Ci sono precisi segnali che fanno capire come e quando l’amore materno è eccessivo.

Il primo è la presenza nei figli di malattie e di difficoltà.
Il secondo è la scarsa realizzazione del marito nella vita, le sue malattie e spesso anche le sue dipendenze. Il terzo, l’esistenza di problemi nei rapporti familiari.

Ma perché nasce e cresce questo sentimento deleterio?

Al primo posto sta il mancato riconoscimento nella donna del senso della sua vita, cui consegue il sovvertimento del sistema dei valori.

Al secondo, la relazione problematica con i genitori e con i progenitori. In altri termini, il problema affonda le sue radici nelle profondità della storia del genere umano e si trasferisce di generazione in generazione.

Al terzo posto stanno le concezioni morali e le tradizioni della società contemporanea, che impongono di collocare i figli al primo posto nella scala dei valori. Ci si mettono anche le religioni, che assumono la “sacra maternità” tra le loro credenze più profonde, fondamentali nella loro visione del mondo.

Non va dimenticato anche un quarto elemento, ossia l’istinto animale della femmina, che nell’essere umano si trasforma in senso di possesso. Il senso di possesso dà alla donna la speranza di essere corrisposto. Il bambino, dal canto suo, corrisponde davvero, e spontaneamente, a questi sentimenti, rafforzando così il legame madre-figlio.

Ben di rado avviene che la donna non percepisca il senso di possesso nei confronti del proprio bambino: purtroppo, perché, se avvenisse, ciò rappresenterebbe il segnale di una forte spiritualità…

Un ulteriore elemento costitutivo dell’amore materno è la compassione che genera molti guai. Le donne, da noi in Russia, sono molto compassionevoli verso gli uomini e ancor più verso i bambini.

Mostrare compassione è molto più facile che manifestare amore, anche perché la compassione diventa un sostituto dell’amore stesso, prendendone il posto. Dalla compassione nasce il vittimismo, che a sua volta distrugge e umilia le persone, le blocca nel ruolo di deboli e di malati e ne impedisce lo sviluppo personale e spirituale.

Cominciamo con un esempio di eccesso d’amore materno tratto dalla vita reale. Una famiglia tipica, padre, madre, figlio. Reddito medio, elevato grado di istruzione dei genitori, buoni rapporti familiari: il marito non beve, non va a donne, mai un litigio.

Il ragazzo cresce tranquillo e silenzioso, obbediente, va bene a scuola, non si lascia trascinare dalle compagnie, non fuma e non si droga. I genitori sono contenti, lo incoraggiano a vivere in questo modo tranquillo, lui non chiede mai nulla. Non hanno avuto altri figli, proprio per potersi dedicare esclusivamente a lui.

Grazie alle loro conoscenze e a buone possibilità economiche lo mandano in una scuola privata. Al ragazzo non importa molto quale scuola frequentare, meglio comunque una scuola privata dove non si devono fare troppi sforzi.

I genitori comprano al figlio studente un’auto. La vita continua nel solito modo tranquillo. Quando il figlio annuncia di volere vivere insieme alla sua ragazza, la mamma afferma: «Quando ci si sposa, bisogna poter vivere con agio». E gli dà dei soldi. Per la fine degli studi il ragazzo chiede in regalo una nuova auto, stavolta molto costosa, e i genitori ottengono un prestito dalla banca per potergli regalare per il compleanno una BMW nuova di zecca.

Dov’è, chiederete voi, l’eccesso di amore materno?
Se ci sono i mezzi, ben vengano attenzioni e regali…

Il giorno del compleanno, il figlio corre fuori a provare la macchina ricevuta in dono, sbatte contro un palo e muore sul colpo, insieme a tre amici. Indescrivibile il dolore dei genitori, che perdono il loro unico figlio.

Per cinque anni la madre paga le rate dell’auto, ricordando ogni volta che è stata quell’auto a provocare la morte del figlio.

Perché è successo?
Perché il destino è stato così crudele con quella donna?

«A che scopo?» mi ha chiesto poi lei stessa.

Analizziamo la situazione.

Nella gestione della famiglia il ruolo di “primo violino” apparteneva alla madre. Una donna orientata al fine, volitiva, era lei a decidere le questioni familiari fondamentali, specie quando si trattava del figlio. Per lei, il ragazzo rappresentava il valore sommo nella vita.
Era stata lei a decidere di non avere un secondo figlio, per potersi dedicare esclusivamente a lui.

Il padre aveva un carattere debole e si adeguava tranquillamente alle decisioni della moglie. E anche quando era un po’ contrario, come nel caso dell’acquisto dell’auto, si arrendeva rapidamente alle sue pressioni. Cercava di non discutere e da tempo si era adeguato alla posizione di uno che finiva per privilegiare i buoni rapporti all’interno della famiglia. Ovviamente, trovandosi in questa posizione, non poteva rivestire il ruolo di persona autorevole nei confronti del figlio.

Il ragazzo, osservando il padre, aveva capito presto che la sua era una posizione comoda: meno ti opponi, tanti più vantaggi ottieni. Alla madre piaceva l’arrendevolezza del figlio e la stimolava a ogni piè sospinto.

Non è casuale il proverbio: «L’acqua cheta rovina i ponti».

L’energia giovanile, bloccata dal controllo stretto e dalle proibizioni della madre, aveva però bisogno di sfogo.

Il ragazzo aveva trovato una scappatoia: di nascosto, partecipava a gare automobilistiche clandestine. Non a livello professionale, ma da dilettante, insieme ad altri giovani come lui repressi e insoddisfatti, in cerca di conferme. Erano riusciti a trovare tratti di strada liberi e non controllati dalla polizia, e gareggiavano senza regole, perché psicologicamente avevano bisogno di trovare una via d’uscita dalla compressione della famiglia e uno sfogo all’energia giovanile.

Come raccontò poi un testimone oculare, il ragazzo cambiava totalmente quando era al volante: diventava aggressivo, cattivo, era un’altra persona… Come se avesse attraversato il confine, cambiato strada e fosse tornato alla libertà, incurante del pericolo.

Quando era in macchina con la madre, invece, non superava mai i limiti di velocità.
Allorché le dissero che al momento dell’incidente andava ai 200 all’ora, lei non voleva crederci: «Ma se non superava mai i 90!»…

Lei non lo conosceva affatto.
Il mondo interiore del figlio le era totalmente sconosciuto.

Il fatto è che amicizia e confidenza non rientrano nello schema dell’“amore materno”. Anche in questo caso la relazione era a senso unico, e il padre non rappresentava l’autorità.

Il ragazzino aveva fatto amicizia soltanto con il nonno. Nonostante la differenza di età, lui era suo amico, l’unico. Quando il nonno morì, il ragazzino soffrì molto, e per lungo tempo continuò ad andare al cimitero. E a una parente che gli chiese perché ci andasse così spesso, rispose che andava a chiacchierare con il nonno. Segno evidente di quanto fossero carenti i suoi rapporti d’amicizia.

Nonostante il Mondo avesse mandato diversi segnali per avvertire i genitori che non tutto andava bene, l’amore materno li aveva resi ciechi e sordi.

Non si erano accorti della doppia vita del figlio, e dello scombinato sistema di valori che si era instaurato nella loro famiglia, soprattutto ad opera della madre. La madre aveva distrutto il sistema autentico dei valori, e ciò l’aveva resa incapace di valutare obiettivamente la situazione e di cogliere i segni premonitori del disagio che avrebbe sicuramente coinvolto il figlio.

Abbiamo tutti sentito donne affermare con orgoglio e senso di sfida: «Ho dato tutto ai miei figli! Ho dedicato a loro tutta la mia vita!». Il significato reale sarebbe tuttavia: “Non riuscivo a esprimere me stessa e il mio amore, a diventare donna, e per questo non ho realizzato una famiglia felice. Ho operato con poca saggezza, e ho scelto la strada più facile, quella di dare il mio amore ai figli, e così ho trasferito a loro i miei problemi”.

Queste madri interferiscono ‒ naturalmente per il loro bene! ‒ nel processo di sviluppo dei figli e diventano così un ostacolo alla loro felicità.

Una donna, insegnante di musica, mi chiese come mai suo figlio ormai trentenne non riuscisse a combinare niente nella vita, neanche a innamorarsi. Le proposi un esempio musicale di facile comprensione soprattutto per lei.

«Immagini un’orchestra: molte trombe, tamburi, piatti… In mezzo a questa orchestra c’è suo figlio. Arriva una ragazza, che tenta di suonare sul violino una melodia d’amore. Pensa che lui possa riuscire a sentirla, in mezzo a un tale frastuono di amore materno?»

L’amore materno, che conta sul legame di sangue e su un lungo periodo di vita comune, contiene un’energia fortissima. L’amore della nuora fa una gran fatica a prevalere su un amore materno così forte, e tanto più nel caso di una convivenza.

Un sentimento materno troppo forte blocca nel figlio la libertà di movimento e la piena capacità di esprimere se stesso.

La madre impone la sua visione del mondo, e non presta il minimo interesse al mondo del bambino, a ciò che gli piace, al suo modo di esprimersi. Ciò che conta è avere il pieno controllo su di lui. Il risultato è che il figlio sviluppa una forte aggressività nei confronti della madre e verso il resto del mondo.

Mi è capitato di conoscere un ragazzino che rispondeva regolarmente “no” a qualunque proposta, e che solo dopo che se ne era fatta un’idea, accettava – con fatica – quella più ragionevole.

Non è difficile spiegare questo sgradevole atteggiamento: la madre aveva desiderato follemente di avere un figlio e lo amava “follemente”. Assillato dall’amore materno e da quella follia aveva preso fin da piccolo a rispondere regolarmente “no” e aveva continuato così fin quasi all’età adulta: era davvero stufo dell’attenzione e della cura nei suoi confronti.

Le modalità con cui si manifesta l’amore eccessivo sono variegate.

Ci sono delle madri che decidono di fare ricorso alla scienza e trasformano il figlio in una cavia su cui sperimentare le proprie competenze pedagogiche. Ancora, ci sono le madri che proiettano sui figli i loro sogni non realizzati.

Ho avuto modo di occuparmi del caso di una ragazzina sempre malata. «Peggiora sempre ‒ mi disse la madre ‒ e nessuna medicina è in grado di curarla».

Indagai un po’ e saltò fuori che la mamma amava moltissimo i lavori manuali, ma era stata costretta dalle circostanze a fare un lavoro molto diverso dalle sue aspirazioni. Appena la figlia era stata in grado di fare qualcosa con le mani, l’aveva iscritta a un corso di cucito “creativo”.

Bellissima la creatività direte voi… Peccato che alla figlia della creatività e del cucito non importasse proprio niente, lei desiderava solo cantare! La malattia era una forma di difesa dalla pretesa della madre di imporle i suoi personali interessi e desideri non realizzati.

Un altro esempio.

A una mamma piaceva da matti il pattinaggio artistico su ghiaccio e aveva iscritto la figlia fin dalla prima infanzia a un corso. Ogni giorno portava la bimba, che andava ancora all’asilo, dal centro della città al lontano Palazzo dello sport. In realtà il pattinaggio non piaceva alla figlia, ma alla madre, e lei, nonostante segnali contrari, si ostinava a portare la bambina agli allenamenti.

Un bel giorno, però, la mamma finì sul ghiaccio e cadde. E nonostante fosse vestita con pelliccia e cappello, la caduta le procurò una commozione cerebrale. E fu allora che capì: sua figlia era caduta decine di volte fin dal primo allenamento, facendosi solo dei lividi!

La donna rifletté sulla situazione ed ebbe tanto buon senso da smettere di forzare la figlia.

Anatolij Nekrasov
L’inganno dell’Amore Materno – Libro >> http://goo.gl/dChEjU Come evitare che il “Troppo Amore” distrugga i figli e la coppia Editore: Macro Edizioni
Data pubblicazione: Aprile 2014
Formato: Libro – Pag 192 – 13.5×20.5 cm
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