L’INFLUENZA DEL SUONO SULLA PSICHE (SECONDA PARTE)

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LINFLUENZA DEL SUONO SULLA PSICHE (SECONDA PARTE)

Collaborazione tra Università degli Studi di Siena e Centro Studi Bhaktivedanta

Intervista a Marco Ferrini

da http://psicologiaespiritualita.blogspot.com/

5) La musica agli inizi era un fatto assolutamente spirituale, elevatissimo e culturale, mentre oggi
conosciamo e sentiamo musica a tutti i livelli, per tutte le occasioni, riguardanti però il modo
esteriore di vivere in questa civiltà. La musica occidentale non opera con i suoni. Non si preoccupa
delle emozioni dei suoni, ma solo delle emozioni del pubblico che ascolta. Crede che questo accade perché in occidente abbiamo sottomesso la natura?
Questa domanda apre una finestra su un panorama molto interessante che, se lei crede vada oltre le
dimensioni di questa intervista, ne farà luso che riterrà più opportuno. Io non rinuncio a darle
laspetto ulteriore perché la formulazione stessa della domanda presuppone un aspetto trascendente.
E vero che la musica allinizio era sacra, perché accompagnava il sacrificio per la trasformazione
dellesistenza. Ogni atto, con gravi e importanti responsabilità, veniva reso sacro e solenne dalla
musica. La musica serviva da accompagnamento ai mantra, che già di per sé sono musicali. Il Rig Veda
è il testo più antico dellumanità e riguarda la scienza fisica e metafisica; per il sacrificio, le
cui regole vengono canonizzate nello Yajurveda, nasce il Samaveda, che è il Veda della musica.

La musicalità strumentale è inferiore rispetto a quella della parola. La verità è musica di per sé,
è la musica divina trasformante, che trasforma lambiente e le persone. Grandi leaders dellumanità
hanno trasformato masse intere con racconti e parabole, metafore. Oggi la musica si consuma, non la
si utilizza come un mezzo trascendentale in senso kantiano, ma come uno dei tanti oggetti usa e
getta, perciò si è dissacrata, diventata soggetta alla moda, roba da spazzatura. Chi la produce ha
abusato della musica, rendendola uno strumento di consumo. La musica serviva per accompagnare un
atto sacro, per trasformare in sacro ciò che sacro non era. Era utilizzata come unastronave per
andare in altre dimensioni, in altri livelli di realtà. Ora latteggiamento e lattitudine sono ben
diversi ed è evidente che portino a risultati diversi. Luomo moderno teorizza la musica in modo
distratto, mentre fa altre cose, la musica quindi risulta un sovrappiù, un accessorio superficiale,
come del profumo indossato banalmente e non per un’occasione speciale. Oggi si usa la musica per
narcotizzare, stordire, indurre, ipnotizzare. I suoni sono sempre nellaria, come i colori sono
sempre a disposizione sulla tavolozza, ma lartista che fa con quei suoni una musica celeste, aiuta
a trascendere e ci rimanda ad altri mondi, alla gioia essenziale che non dipende dallesterno ma zampilla naturalmente dal nostro cuore.

6) Lincontro con un vero Maestro produce smarrimento. Cosè per lei un Maestro?

Il Maestro dà senso alla nostra vita, ci fa comprendere lorientamento da dare alla nostra vita,
illumina la via non soltanto con gli insegnamenti, che sono lopera per eccellenza del Maestro, ma
con il suo esempio di vita. E un parto quello che fa il Maestro. Il discepolo nasce dal Maestro,
per il sacrificio del Maestro. Per il discepolo il Maestro è la somma del padre e della madre, del
cibo, della sostanza vitale, dellaria, della luce, perché egli viene alla luce e alla conoscenza
attraverso il Maestro. Uno dei più antichi mantra del Gautama Tantra recita: Omaggi al guru che ha
dissipato le tenebre dellignoranza dai miei occhi, restituendomi la vista con la torcia della luce
spirituale. Il Maestro è per definizione Vachashpati: il signore della parola, la parola creatrice,
di speranza; la compassione è tipica del Maestro ed il modello in cui imposta la sua vita rappresenta lesempio costante ed eterno per il discepolo.

7) Kant disse: Lascolto di un Corale evangelico mi dona una serenità che la filosofia non mi dà Perché? Dove agisce la musica?

Kant, come si sa, è stato un grande filosofo occidentale. La rivoluzione kantiana ha, nella
filosofia, la stessa importanza della rivoluzione copernicana nellastrofisica. Kant è sicuramente
una pietra miliare nellevoluzione del pensiero umano e, soprattutto in Occidente, rappresenta un
punto di svolta e un modello straordinario. Dunque, Kant riponeva una grande fiducia nella
filosofia, ma intelligentemente, a conferma del genio che era, conosceva anche i grandi limiti della
filosofia stessa. Che cosè la filosofia? E limpresa del genio intellettuale umano. Lintelletto
umano ha il proprio campione nella filosofia ed è lutilizzo della ragione, quindi della funzione
logico-razionale, fino alle sue estreme conseguenze. La grandezza di Kant è collegata al fatto che
lui afferma che cè una dimensione chiamata trascendente, cui la mente non può giungere. Kant
afferma che la filosofia non può giungere alla dimensione della trascendenza, indica in tal modo il
limite della filosofia, della logica razionale: la contraddizione. Quando la logica arriva alla
contraddizione, ovvero allantinomia, si blocca e va in tilt, crolla. La filosofia dunque ha dei
limiti: quando incappa in una coppia di opposti, in una contraddizione in termini, cè
lannullamento del pensiero razionale. Kant dice di trovare una serenità, una pace, unispirazione
nella musica perché evidentemente va oltre la filosofia; la musica è capace, come strumento, di
raggiungere quella dimensione di trascendenza, così egli si rifà alla musica per quelle altezze che
non riesce a raggiungere con la filosofia. Naturalmente parla di canti composti in spirito ascetico,
non bisogna dimenticarlo, dunque non sono canti che ricercano la mera gratificazione dei sensi.

8) Cosè per lei la creatività? Deve aderire ad un ordine? Richiede sottomissione a qualcosa?

Ci sono vari livelli di creatività, come ci sono vari livelli di libertà. Per diventare liberi
bisogna aver aderito prima a delle norme. Solo quando abbiamo fatto esperienza delle regole ce ne
possiamo liberare. Il disegno dal vero prima di diventare spontaneo deve essere copia. Quando una
copia diventa larte dellosservazione, quando si è capaci di rilevare gli aspetti più salienti
della verità, allora si può assurgere a un modello di creatività compositiva e di realtà spontanea,
ma non prima. Prima bisogna esercitarsi allinterno di norme che regolano la nostra creatività.
Assoggettandosi alle leggi e poi superandole si diventa liberi. A quel punto, quello che noi
chiamiamo creatività libera è in realtà un aderire a principi superiori che non sono leggi
opprimenti, ma inscritte nel nostro cuore: ciò che i Veda chiamano Dharma. Dharma significa ordine
etico universale che ci rende liberi nella misura i cui noi ci armonizziamo con esso. E una libertà
che a sua volta è un canone di ordine superiore che però non opprime. Questa massima libertà che
viene accolta come unutopia nel mondo fenomenico, esiste in un sovramondo come ordine superno che
non si vede ma cè. Non si vede perché non ha contraddizioni. La vera creatività sembra che non
sottostia alle leggi perché è nellordine, ma questordine è di per sé legge, che non costringe, non
chiude, ma libera. Essere retti vuol dire aderire allordine etico universale che è la rettitudine.
Quando sei nella rettitudine non devi sottostare ad essa perché sei la rettitudine: è come dire un
pesce non si bagna perché è nel mare. La creatività necessità di leggi, regole, norme, per
costituirsi al più alto livello e poi vive in norme superiori e non si interessa più delle norme
inferiori. In seguito non ci sarà più necessità del modello, perché il modello vive dentro.

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