LE VIE MAGICHE DELL’AZIONE

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LE VIE MAGICHE DELL’AZIONE
di Antonio Bruno
per Edicolaweb

In Magia si ricorda sempre che suono, parola e immagine possono essere dei tramiti primari per il
pensiero indirizzato. In particolare, il suono e la parola generano determinate formule, cadenze e,
in certi casi, ciò che gli Orientali chiamano “mantram”.

Suoni, musiche e parole che penetrano i livelli di esistenza e trasportano pensieri, muovono
energie, canalizzano vibrazioni. Anche questo è Magia. Fa parte dei “segreti magici”, infatti,
l’utilizzo corretto dei suoni e delle parole. Da qui parte la scienza delle “parole di potenza”, e
comunque, in ultima analisi, possiamo dire che molta parte dei formulari magici, quando non dettati
da pura fantasia, cercano in qualche modo di convogliare, attraverso il potere del suono,
determinate forze verso determinati scopi.

È, del resto, quasi logico supporre che chiunque pronunci una parola od emetta un suono vada ad
incidere in qualche modo nel “piano dei suoni” o, comunque, nelle impalpabili “regioni a noi
circostanti”. I suoni sono come soffi di vento che increspano più o meno fortemente uno specchio
d’acqua. Non dobbiamo farne una tempesta ma armoniche e positive raffigurazioni. Il discorso sulle
immagini, invece, va a collegarsi in modo estremamente interessante con il principio del “grafismo
magico”, laddove vediamo che moltissimi simboli, Sigilli, Pentacoli, ecc. hanno proprio lo scopo di
rappresentare delle sintesi energetiche di princìpi che si vogliono stimolare o evocare. In questo
“grafismo sapienziale”, che è essenzialmente, anche qui, un qualcosa di assolutamente energetico,
possiamo rintracciare le interazioni sottilissime delle energie che si manifestano sul piano fisico
e che, tuttavia, vanno ad organizzare complessi sistemi di leggi e strutture energetiche che
affondano la propria esistenza nel cosiddetto “invisibile”.

Non credo sia un caso, per venire ad un fenomeno misterioso ed affascinante che sta da decenni sotto
gli occhi di tutti, che molti agroglifici che appaiono nei celebri Crop Circles, ricalchino schemi,
disegni e simboli di un sapere antichissimo. Possiamo parlare a ragione di “Geometria Sacra”, come
altri studiosi prima di me hanno fatto mirabilmente; ma possiamo anche concepire, senza troppo
timore di dire astrusità, un universo di onde di forma in cui suoni, parole ed immagini
interagiscono e vanno ad amalgamarsi secondo sapienti disegni nei quali, non si sa fino a che punto,
è concesso all’uomo di intervenire. Ad ogni modo, qualunque sia il grado di autonomia che è dato
all’uomo onde intervenire volitivamente negli schemi energetici dell’Universo, se riusciamo ad
accettare, almeno teoricamente, che questa sia una cosa effettivamente possibile, possiamo iniziare
a farci un’idea piuttosto precisa di cosa sia la Magia, almeno nella sua parte pratica.

Leggiamo cosa scrive Giuseppe Cosco, noto studioso di esoterismo:

«Lo stesso Agrippa afferma che i sigilli sono nodi di energia che “presentano un’evidente
somiglianza con un’immagine celeste o con qualsiasi cosa desideri l’anima di colui che opera”. Il
filosofo Giordano Bruno, nel suo complesso sistema di magia, utilizzò, assieme alle cognizioni dei
dischi rotanti dell’arte combinatoria di Lullo, l’arte mnemonica classica e vi associò simboli dello
zodiaco, decani e aspetti della luna, mettendo, così, a punto un complicato alfabeto geografico
mnemonico astrale. (G. Bruno, Opera II, Napoli, 1886). Un segno tracciato in un certo modo o certi
suoni dal potere occulto, parole sacre o Mantra, possono avere una forza tremenda. Per questo motivo
Scholem afferma: “Il Mantra è una potenza che si presta incondizionatamente a qualsiasi uso. Un uomo
può essere ferito o ucciso dal Mantra”.

Nel tracciare un sigillo occorrerà tenere conto della scrittura sacra e di tante altre sottili
conoscenze. Solo così si otterranno gli effetti voluti dall’operatore. È molto complessa quest’Arte
e necessita della conoscenza del gran libro della natura o Anima mundi. I quadrati magici sono
simboli dell’ordine universale. Potenti ricettacoli di sottili forze che conferiscono loro
particolari poteri. Del quadrato magico del Sole, la cui addizione dei numeri di ciascuna fila dà
come totale sempre 111 e la somma totale di ogni numero-lettera è uguale a 636, scrive l’Agrippa:
“Questa tavola piena di numeri presenta, dei nomi di Dio, sia l’intelligenza mirante al bene, sia il
demone del male”. Non è cosa facilmente comprensibile, come si può ben intuire, dallo schematico
intelletto profano. Ecco perché occorre celare questi segreti meravigliosi al volgo, come è scritto
nei codici del Picatrix: “quia non intellexerunt istas mirabiles puritates celatas…” (Non
compresero queste meravigliose energie celate).

Hermes Trismegisto fu identificato con la divinità egizia Thot, inventore dei geroglifici. Una delle
funzioni principali di questi era, appunto, di “vietare agli indegni la lettura di quella sublime
parte della sapienza universale che tratta di Dio, degli angeli e del mondo (…) e anche questa
scienza (ci si riferisce all’Alchimia, ndr), che è la più sacra e sublime” (Adamah Booz, Splendor
lucis, Francoforte, 1785).
In un antichissimo testo egizio i geroglifici sono chiamati “medu-neter” (le parole di Dio), perché
rendono visibile ciò che non lo è. Marsilio Ficino asserisce che nei geroglifici si esprime
direttamente la divinità di cui è permeato il tutto, per cui “Tornerà l’Età dell’Oro, quando tutte
le parole – le parole figurate – i miti – e tutte le figure – le figure del linguaggio – saranno
diventati geroglifici” (Novalis, Freiberger naturwissenschaftliche studien, 1798).

È auspicato, insomma, il ritorno alla lingua originaria, quella di Dio.
In essa è la sintesi e la comprensione di tutto, perché “nel vasto spazio celeste (…) si trovano
figure e segni, con cui è possibile svelare i segreti più profondi, che sono costituiti dalle
costellazioni e dalle stelle (…). Tali figure splendenti sono le lettere dell’alfabeto, con le quali
il Dio benedetto ha creato Cielo e Terra.” (Sohar).
Né questo deve stupire; il segreto del creato, di ogni individuo, animale o cosa, sta tutto nella
riconquista della lingua sacra, in quanto: “le lettere del loro alfabeto (ebraico, ndr), secondo
quanto affermano i rabbini ebrei, sono costituite sulla base delle figure delle stelle e perciò sono
piene di celesti misteri, sia per quanto concerne la forma, la figura e il significato, sia per quel
che riguarda i numeri in esse contenuti.” (Agrippa di Nettesheim).

Questo carattere magico-sacrale delle lettere-numeri, riveste importanza primaria nell’arte
talismanica dove lega le immagini primordiali del macrocosmo, nella sacralità del gesto
grafico-rituale e nella sintesi delle corrispondenze simboliche, al microcosmo. È la ripetizione
dell’atto creativo del Demiurgo che si condensa nella vivificazione dei sigilli, riproducendo il
processo cosmogonico, secondo procedimenti segreti e noti soltanto agli iniziati. È la coagulazione
astrale che non si può capire, – scrive Kremmerz – “senza ricordare la teoria dell’unità della
materia e dell’Unità-Universo o monade universale”.

Enrico Cornelio Agrippa nella sua “Filosofia occulta” ci rivela una serie di quadrati fatti da
numeri, ordinati in modo da rispondere a regole ben precise, che producono grandi meraviglie. Lo
stesso scrive di: “tavole sacre dei pianeti e dotate di grandi virtù, poiché rappresentano la
ragione divina, o forma dei numeri celesti… secondo la proporzione delle immagini delle
intelligenze superiori, non altrimenti riproducibili che coi numeri e i caratteri”. Occorre,
tuttavia, tenere ben a mente che “nell’arte talismanica non è sufficiente scegliere un ‘supporto’
astrologico o simbolico adeguato, un’invocazione e i nomi dei geni magicamente potenti, è necessario
inoltre – ed è soprattutto necessario – che queste invocazioni, questi nomi sacri e questi
appellativi siano scritti o incisi secondo un alfabeto magico” (Jean Marquès-Rivière, Amulettes,
talismans et pantacles, Paris 1972).

È già stato detto, del resto, che le lettere-numeri hanno una grande importanza in tutte le
operazioni magiche. Gli strumenti dell’Arte sono preparati secondo legge numerica. Non a caso nel
“Libro della Potenza”, secondo taluni, fonte principale del più conosciuto “La Magia Sacra di
Abramelin il mago”, antico manoscritto risalente alla fine del XVII secolo e conservato alla
Bibliothéque de l’Arsenal di Parigi, è scritto che il mago, dopo aver ben tutto preparato, inizia il
rituale “a voce alta, perché il genio possa udirlo… e si usano anche i numeri delle parole…”.
Nella preparazione dei talismani anche i giorni e le ore vanno scelti con cura. I sacerdoti egiziani
ne indicavano alcuni come assai pericolosi.

Alberto Fidi, nel suo “Trattato pratico dei talismani”, asserisce, che in certe ore e giorni, è
opportuno, se non altro “per eccesso di precauzione… tralasciare di occuparsi della preparazione
dei relativi talismani… sotto pena che il talismano non solo non si carichi di effluvi benigni, ma
si impregni di influenze assolutamente contrarie…” oppure si addiviene al resto di niente. In
conclusione è da sapere, come afferma Jorg Sabellicus, che “i gesti rituali, non ispirati dalla
conoscenza vera, sono movenze vuote; i simboli, i diagrammi, le figure non convogliano alcuna forza
occulta: sono soltanto segni. il cui significato è oscuro”.
Nella maggior parte dei casi, infatti, l’azione sarà proprio il nulla perché: “se la tradizione
magica ha conservato alcune corrispondenze planetarie, bisogna riconoscere che ha completamente
dimenticato la Scienza degli alfabeti sacri e dei segni pentacolari. È sufficiente consultare gli
autori più noti, come E. Lévi, Papus, Guaita, Sédir, Piobb, per rendersi conto che questi ultimi non
hanno fatto altro che riprodurre le raffigurazioni deformate e mal copiate dei Testi ermetici e
delle Clavicole del XVIII secolo, ignorando completamente la scienza tradizionale degli alfabeti e
dei sigilli planetari” (Jean Marquès-Rivière, cit.).»

Come si vede, la Magia ci svela confini sempre più ampi, insospettati dai più, da coloro che la
identificano con le assurde cialtronaggini o, peggio, deleterie azioni truffaldine, di individui
privi di scrupoli. La Magia vera non ha confini né geografici, né culturali né religiosi, perché è
un insieme di leggi universali nelle quali, al contrario, possiamo rintracciare la genesi di tutti
gli altri percorsi soggettivi della ricerca spirituale. Forse solo la componente ascetica viene meno
ad un pensiero strettamente magico. Se, in Magia, infatti, abbiamo la Teurgia, essa è pur tuttavia
“scienza” anch’essa, con i suoi ordini e le sue corrispondenze con principi cabalistici e, dunque,
energetici. Il puro misticismo contemplativo di certe religioni è una via che potrei definire, senza
per questo volerla sminuire, “passiva”, silenziosa, discreta, di rapportarsi all’Infinito. Forse
sarà anche la più semplice e la più breve e chi vuole la può scegliere. Basta che rinunci al suo
raziocinio…

assgraal@katamail.com

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