di Ervin Laszlo
Il mondo attuale è in crisi. Questo non è il risultato di azioni arbitrarie
compiute da alcuni individui, da leader oppure da terroristi. Si tratta di
condizione sintomatica più profonda che non è nata ieri. Il fatto vero, ma
non sufficientemente riconosciuto, è che le radici della crisi globale sono
molto profonde. Sono la conseguenza di come il nostro sistema sociale è
strutturato e di come opera.
Abbiamo affidato le nostre fortune, persino la nostra salute e il nostro
benessere, ai meccanismi del libero mercato. Il sistema economico e sociale
basato sul mercato, ha portato ricchezza e lusso senza precedenti a pochi e
crescente emarginazione e miseria a molti e sta sfuggendo al controllo. Il
sistema del mercato è globale, e sta globalizzando produzione, commercio,
finanza e comunicazione, ma produce anche una battuta d’arresto sociale ed
ecologica. La disoccupazione nazionale e regionale e divari dei redditi
stanno crescendo, come anche il degrado ambientale sta aumentando. I
benefici della crescita economica, a lungo considerata il maggiore
indicatore di progresso, si stanno sempre più concentrando. Migliaia di
milioni sono spinti nella povertà estrema, vivendo in bidonville e ghetti
urbani all’ombra di una ricchezza ostentata.
Le attuali condizioni di vita sono socialmente e politicamente esplosive.
Alimentano rancori e rivolte e provocano massicce migrazioni dalle campagne
verso le città e dalle regioni più povere verso quelle più ricche. I
fanatici muovono guerre sante e ricorrono al terrorismo, gli antiglobalisti
cercano di bloccare il commercio e gli affari internazionali, e il crimine
organizzato spazia dalle truffe informatiche, al traffico di donne e di
bambini, di organi, di droga come pure di ogni tipo di armi.
Le nostre informazioni tecnologiche potrebbero creare una migliore
comprensione e più solidarietà nel mondo e permettere alle persone di
collegarsi tra loro indipendentemente dalla loro cultura ed etnia o nazione
di origine. Ma se i gruppi di potere, che hanno creato i network, hanno
il dominio su questi, saranno utili solo a ristretti interessi
concentrati in una piccola minoranza di persone, emarginando il resto.
Si dice spesso che l’11 Settembre la comunità globale è entrata nella fase
della crisi. Questo è vero, anche se la crisi in cui è entrato il mondo non
è stata causata da un atto terroristico, pur essendo stato terribile: ma è
stato solo fatto precipitare da esso. Le cause profonde sono state e
rimangono lo stress, la miseria ed il rancore che milioni di persone hanno
accumulati duranti gli anni precedenti. Queste condizioni, aggravate da
violenza senza precedenti tra Israeliani e Palestinesi – hanno creato una
situazione insostenibile che doveva esplodere, in un modo o in un altro, e
se non l’11 Settembre, nelle settimane o nei mesi successive.
Non ci potrà essere sicurezza e pace duratura nel mondo se non rettifichiamo
i difetti strutturali del sistema globale. Se noi vogliamo sradicare il
terrorismo dalla faccia della Terra, come anche la violenza e i crimini in
tutte le loro forme, non dobbiamo semplicemente sradicare i terroristi;
dobbiamo sradicare le cause che hanno spinto le persone a diventare
terroristi. Finché le persone saranno frustrate, nutriranno odio e
desiderio di vendetta, non potranno relazionarsi in uno spirito di pace e di
cooperazione. Che la causa sia l’ego ferito di una persona o la dignità
ferita di un popolo, o sia il desiderio di vendetta personale o una guerra
santa in difesa di una fede, il potenziale per la violenza rimane. Ottenere
la pace nel proprio cuore è una precondizione per ottenere la pace nel
mondo. La conquista di questa pace vitale interiore è una condizione
assolutamente necessaria per creare una relazione più equa e sostenibile tra
e con i popoli del mondo.
Creare condizioni più eque non richiede un dirigismo che sostituisca il
sistema di mercato. Ma il campo di gioco del mercato deve diventare più
livellato. Questo livellamento non può venire dall’alto, né non vuol dire
regalare ricchezza ai poveri. Richiede invece un migliore sistema di valori
per guidare la domanda e orientare l’offerta. Ora l’interesse personale
illuminato di ognuno è il bene di tutti. Con il nuovo modo di pensare il
mercato potrebbe essere funzionale per tutti. Non controlli esterni, ma
autoregolazioni interne è il requisito base. E questo può venire solo da
persone che costituiscono la massa critica dei consumatori e dei produttori
sulle piazze del mercato locale e globale.
La realtà emergente del mondo attuale é la crisi di cui parlano leader
politici e media: attacchi e contrattacchi, conflitti e guerre etniche e
territoriali, collasso economico e politico unito ad una fluttuazione
imprevedibile dei mercati finanziari e delle fortune di multinazionali. La
realtà più profonda che è alla base e che produce queste manifestazione
emergenti è la condizione dell’umanità nella biosfera e la condizione della
biosfera stessa. Vale la pena esplorare queste condizioni, dato che oggi
generano conflitti e crisi, domani potrebbero anche generare un mondo più
stabile e pacifico.
A parte le dispute territoriali con origini indipendenti, la realtà che sta
alla base, radice fondamentale della crisi globale, è la insostenibilità
del mondo in cui viviamo. La insostenibilità è il risultato di forze del
mercato globale, attivate da una potente produzione e da tecnologie di
mercato orientate al profitto a breve termine. Dominando la parte migliore
del 20° secolo, l’operazione- miope del mercato ha creato due tipi di
condizioni insostenibili. Una riguarda la vasta ed iniqua distribuzione
della ricchezza, del privilegio e del potere nel mondo. L’altra il
progressivo degrado e la progressiva distruzione della natura.
Nel regno della società l’insostenibilità è dovuta alla competizione del
mercato che si svolge su enormi campi da gioco non livellati – condizioni
che favoriscono i ricchi a spese dei poveri. Di conseguenza, la comunità
mondiale
sta crescendo insieme sotto alcuni aspetti, non condividendone altri.
Commercio e tecnologia, informazione, comunicazione e mercati finanziari
sono globali, ma in questo mondo globale il 20 per cento più ricco guadagna
90 volte il reddito del più povero 20 per cento, consuma 11 volte più
energia, mangia 11 volte più carne, ha 49 volte più numeri di telefoni, e
possiede 145 volte il numero di automobili.
L’operazione del mercato libero si sta imbattendo in seri vincoli. Gli
oppositori della globalizzazione stanno diventando più forti e meglio
organizzati; coalizioni anti-crescita, anti-commercio e anti-Occidente
stanno creando e ottenendo potere finanziario e politico. In molte economie
di sviluppo la crescita si arresta periodicamente ed in altre è soggetta di
collasso. Paesi e popolazioni escluse dalla globalizzazione non riescono ad
averne i benefici – vedono solo gli effetti negativi: urbanizzazione,
inquinamento ed il crescente e visibile contrasto tra povertà e ricchezza.
Questa situazione non è sostenibile. Tra le sue conseguenze troviamo la
violenza in tutte le sue forme – l’anarchia sociale, la rivolta politica,
gli stati di guerra dichiarati e non dichiarati e il terrorismo anarchico.
Il livello di stress continua a crescere nella maggior parte del mondo. Nei
paesi industrializzati la sicurezza del lavoro e la sicurezza della
sopravvivenza aziendale sono cose del passato. A livello di sicurezza
personale grande ricchezza significa grande rischio: crea un pericolo per la
stessa vita. Nei paesi poveri la povertà è esasperata dalla fame, dalla
disoccupazione e dalle degradanti condizioni di vita. Sia i paesi ricchi che
quelli poveri tendono a far lavorare troppo le loro terre produttive,
contaminano i loro fiumi e laghi e abbassando i loro livelli d’acqua. Il
divario tra i segmenti moderni e tradizionali della società lacera le
strutture e le istituzioni da cui dipende molto la stabilità sociale.
L’operazione ingiusta dei mercati crea un ciclo vizioso. Si crea più
povertà, e più povertà incoraggia un alto tasso di natalità – i figli
aiutano il sostentamento delle famiglie raccogliendo le risorse necessarie
per la sopravvivenza. La crescita della popolazione incrementa la povertà e
più gente povera distrugge più ambiente.
Questo ci porta al secondo aspetto dell’attuale insostenibilità: la
insostenibilità delle nostre interazioni con la natura. Qui le cause
principali sono il rapido incremento nel nostro uso di risorse naturali sia
rinnovabili che non rinnovabili, e le nostre inconsapevoli azioni che
riducono la capacità della natura di rigenerare la scorta delle risorse
rinnovabili.
La insostenibilità ecologica è un fattore nuovo nell’equazione che definisce
l’equilibrio tra la vita umana e la biosfera. In quasi tutta la storia
passata è stato possibile mantenere un equilibrio funzionale: il nostro
sfruttamento dell’ambiente era relativamente modesto. Con tecnologie
primitive e una popolazione minore l’approvvigionamento delle risorse
naturali sembrava senza fine ed il danno causato all’ambiente
insignificante. Persino quando le tecnologie perfezionate esaurirono o
distrussero un ambiente locale, esistevano sempre altri ambienti da
conquistare e da sfruttare.
A metà del diciannovesimo secolo la popolazione umana raggiunse il miliardo
e il consumo delle sue risorse aumentò drammaticamente. La popolazione e
l’uso delle risorse è aumentato durante tutto il 20° secolo. Negli ultimi
cinquanta anni l’umanità ha consumato più risorse che in tutti i precedenti
millenni messi insieme. Oggi siamo circa 6.1 miliardi di esseri umani,
anche se i nostri numeri sono senza precedenti, i nostri corpi
costituiscono comunque solo lo 0.014 per cento della biomassa del pianeta, e
lo 0.44 per cento della biomassa degli animali. La nostra richiesta è fuori
proporzioni in rapporto ai nostri numeri.
Il nostro sfruttamento delle risorse naturali è accompagnato dal nostro
progressivo degrado della natura. Questo, purtroppo, non è stato
riconosciuto in generale fino agli anni 1980. L’evidente successo della
civilizzazione tecnologia ha oscurato il fatto che il nostro ambiente vitale
stava diventando sempre più degradato. Un’agricoltura chimicamente
sostenuta e meccanizzata aveva permesso di aumentare il raccolto per ettaro
e di rendere coltivabili più ettari , ma aveva anche aumentato la crescita
di alghe che soffocano laghi e vie d’acqua. Prodotti chimici come il DDT
sono sicuramente insetticidi efficaci, ma avvelenano intere popolazioni di
animali, di uccelli e di insetti. Le 300 a 500 tonnellate di pericolosi
prodotti chimici che vengono prodotti ogni anno avvelenano sia la natura sia
gli esseri umani: insieme ad una ampia varietà di tossine, noi abbiamo da
500 a 1.000 volte più piombo nei nostri corpi che non i nostri avi nelle
società pre-industriale.
A causa della sfrenata crescita nella domanda e nell’utilizzo di tecnologie
dannose per l’ambiente, abbiamo raggiunto ora il limite estremo della
capacità del pianeta per sostenere le forme di vita più alte. Vivere ai
margini è estremamente pericoloso, perché il collasso dell’ecosistema non
arriva un pò alla volta: può accadere con estrema rapidità. Uno studio
pubblicato l’11 Ottobre 2001 sulla rivista scientifica Nature ha presentato
la drammatica prova che un’estesa fase di graduale incremento può
improvvisamente trasformarsi in una fase di caos.
Per la maggior parte degli ecologisti e per quasi tutti i politici la
“dinamica del caos” è nuova. La società ha sempre operato sull’ipotesi che
causa ed effetto rimangono proporzionali – un etto di inquinamento equivale
sempre ad un etto di danno. Si da il caso però che questa ipotesi non è
corretta. Gli ecosistemi possono essere inquinati per molti anni senza
cambiamento alcuno, poi, tutto d’un tratto, cadere in una condizione
totalmente diversa. Cambiamenti graduali accumulano vulnerabilità, finché un
singolo shock al sistema, come un’inondazione o una siccità, catalizza un
collasso auto-sostenibile. Uno shock che precedentemente non avrebbe avuto
un grande effetto sul sistema, ma che ora, in questa situazione, ha il
potenziale di spostarlo in un’altra dimensione, meno favorevole alla vita
umana, all’abitabilità e all’attività economica.
Come nelle società, anche in natura ci sono segni minimi di un cambiamento
più grave fino a quando non accade veramente. Ma quando accade, è
difficile se non impossibile invertire la rotta.
Le insostenibilità sociali ed ecologiche del mondo attuale si trovano in una
fase critica. Questa fase non può essere prolungata indefinitamente; è
necessario affrontare un punto-decisionale. Abbiamo la scelta di
raggiungere un’era di stabilità e di pace, oppure di rischiare conflitti e
caos. E’ troppo presto per dire in quale direzione andrà il mondo. Ma non
è troppo presto per dire che la direzione che prenderà dipende che che cosa
noi facciamo qui ed ora.
estratto da:
OLTRE LA CRISI
UN NUOVO RAPPORTO DEL CLUB OF BUDAPEST
di Ervin Laszlo
MANUALE PER LA SOPRAVVIVENZA UMANA E LA CRESCITA PERSONALE
www.club-of-budapest.it

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