LE ORIGINI DELLA MUSICA

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LE ORIGINI DELLA MUSICA

di Federica Leva

“La Musicoterapia è arte della comunicazione fondata sul suono origine della relazione col mondo,
con gli altri, con se stesso “

La musica è l’arte più giovane, l’ultimogenita, come sosteneva Nietzche, eppure i principi sui quali
si fonda la Musicoterapia risalgono a albori della storia dell’uomo. Prima di divenire ‘arte’,
linguaggio organizzato, essa era presente in una vasta costellazione di miti. Narrando di gloriosi
eventi nobilitati da un’antichità irraggiungibile, le leggende risalgono alle origini d’ogni
curiosità che appassiona la mente fervida dell’uomo, cercando risposte sperdute nelle nebbie dei
tempi. La musica domina nel mito di Orfeo o nei canti di Re Davide, e persino nella vanagloria di
Nerone, cantore dilettante e privo di talento, si ritrova l’imponente influsso della musica
sull’anima e sulla psiche dell’uomo. “Dall’età remota delle sue origini in cui la musica si
affermava come magia ed esorcismo, là dove natura e senso dell’ignoto facevano risalire l’uomo in
uno oscuro sgomento, fino ai nostri giorni, con l’acquisita consapevolezza del suo ruolo di
antagonista del tempo, essa è sempre stata una forma espressiva dell’umano coraggio d’esistere” (Il
terzo orecchio-Centro Scientifico Editore)

Un complesso di racconti mitici narra di come il primo sovrano leggendario dell’era pre-storica,
Fu-Hsi, compisse ricerche sui suoni, mentre Huang Ti, l’ultimo sovrano mitico, si fregiò del titolo
di “creatore della musica”, organizzando i suoni in ordini determinati, codificando i riti, e
persino prescrivendo le vesti da indossare durante l’esecuzione di generi musicali differenti. Una
conferma di come la coscienza musicale fosse insita nell’uomo sin dalle ere più remote, è celata nel
ritrovamento di un curioso strumento musicale databile all’era neolitica ritrovato nel Vietnam: si
tratta di un litofono, ossia di una serie di selci di pietre sospese da un telaio che, se percosse,
liberano vari suoni, in cui è possibile individuare autentiche note musicali.

Dalle corpose ricerche eseguite sulla funzione e sull’importanza della musica nelle civiltà più
primitive si deduce che la necessità d’espressione fu tanto prepotente ed urgente da spingere anche
l’uomo meno evoluto a ricercare una forma sonora con cui interagire con le creature della sua stessa
specie, e con cui dominare gli animali. Dunque la musica nasce come necessità di vita; ma essendo
anche una ‘facoltà’, ben presto si tramuta in elemento raffinato, s’incorona di privilegi e bellezze
sconnesse alla gretta utilità, e diviene una nobile componente della vita dell’uomo. “La facoltà di
pensare in musica, di far compiere cioè una metamorfosi in suoni ad un’attività della mente
orientata verso le possibili combinazioni di essi, nasce da una particolare attitudine dell’animo
che è logico supporre innata, parte del patrimonio genetio dell’individuo. Ciò che si chiama
generalmente “musicalità” è una forza istintiva che rende la persona in tal modo dotata, capace di
disporre operazioni mentali anche al di fuori delle strutture logiche del linguaggio verbale. […] La musicalità sarebbe quindi un dono concesso ab inizio, all’uomo. Tale dono dà una dimensione
ulteriore al pensiero, liberandolo dalla gabbia semantica, spesso equivoca, polivalente ed imprecisa
della parola” (Il terzo orecchio-Centro Scientifico Editore)

Sarebbe stato impossibile concepire nell’uomo, calato in un mondo ricco di sonorità naturali, una
sincera indifferenza per la musica. Il canto d’un uccello, il gorgoglio d’un ruscello, lo stormire
del vento fra le fonde degli alberi, e persino il rombo fragoroso del tuono sono espressioni
musicali della terra in cui viviamo. Potevamo, noi, dotati d’un apparato acustico estremamente
raffinato, non amare la musicalità che ci circondava, e, curiosi e vanitosi quanto siamo, non
desiderare d’imitarla?

La musica, e con essa la sua funzione benefica e terapeutica, ha quindi un’origine millenaria, e
verosimilmente era diffusa in Egitto, Grecia, Asia Minore, India e Cina, ma soltanto in epoche
recenti si è parlato e scritto del valore della musica nell’ambito terapeutico. Nel 1811 un medico
compositore italo-ungherese, Pietro Linchenthal, scrisse il Trattato sull’influenza della musica sul
corpo umano. Nel 1875, Il medico francese Chomet pubblicò alcuni studi di musicoterapia. Tra la fine
del 1800 e gli inizi del 1900, in America e in Europa, furono inviati negli ospedali molti musicisti
per “alleviare” le sofferenze dei pazienti. Ma già nel 1600 esistevano cantanti che si esibivano per
distrarre i pazienti, sostituendo, talora con comici risultati, l’effetto narcotizzante degli
anestetici. Una diva del periodo, Giulia di Caro detta “Ciulla” cantava per i clienti d’un dentista,
durante le estrazioni, per lenire il loro dolore. Non essendo tuttavia dotata di talento, è lecito
domandarsi se allontanasse il dolore con la dolcezza della sua voce o se il povero cliente,
tormentato dai suoi canti, e incapace di parlare, non badasse più alle terribili ferraglie che
massacravano la sua bocca.

Più tardi negli Stati Uniti si sperimentarono i primi interventi di terapia con la musica con gruppi
di reduci della seconda guerra mondiale. Ricerche più approfondite, risalgono a poco più di
cinquant’anni fa. Attualmente esistono cattedre universitarie in alcuni Paesi. La nascita della
Musicoterapia come disciplina specifica ed efficace, sono però molto recenti e si possono far
risalire agli inizi di questo secolo.

Queste esperienze porteranno in breve tempo al moltiplicarsi di tecniche musicoterapeutiche e poi di
vere e proprie metodologie, all’ampliarsi dei campi di applicazione ed al nascere di pionieri in
molti Stati tra cui, oltre agli Stati Uniti, ricordiamo il Regno Unito, il Belgio, l’Italia, la
Svezia, la Danimarca, la Francia, l’Argentina.

Federica Leva

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