Le esperienze extracorporee sono una spia di disturbi mentali?

pubblicato in: AltroBlog 0
Le esperienze extracorporee sono una spia di disturbi mentali?

Ansia, depressione e sintomi dissociativi sono più comuni in chi ha sperimentato esperienze
extracorporee. Le quali, però, sono anche una via di fuga.

17 luglio 2025 – Elisabetta Intini

Le persone che nell’arco della vita hanno sperimentato un’esperienza extracorporea, cioè la
percezione di uscire per qualche istante dal proprio corpo fisico e di osservarsi da fuori, sembrano
avere qualcosa in comune: potrebbero avere una peggiore salute mentale rispetto a chi non hai mai
provato questo tipo di illusione.

Lo rivela uno studio scientifico pubblicato su Personality and Individual Differences, in base al
quale, le esperienze extracorporee offrono una via di fuga temporanea da situazioni di stress
psicologico, e andrebbero pertanto considerate come un meccanismo di difesa.

Esperienze extracorporee: che cosa sono?

Le esperienze extracorporee (out of body experiences, OBE) sono paragonabili a una sorta di
“rottura” della coscienza di sé nello spazio: anche se si è svegli, ci si sente come se si stesse
fluttuando al di fuori del proprio corpo. Possono avvenire come “effetto collaterale” di alcune
condizioni mediche (emicrania, epilessia, traumi cerebrali), al risveglio da un’anestesia generale o
nel passaggio tra sonno e veglia, in momenti di profonda meditazione o – al contrario – quando si
vive una situazione di forte stress, pericolo o dolore fisico.

Le esperienze extracorporee possono essere accompagnate da un pervasivo senso di pace, o al
contrario dalla paura di non riuscire a rientrare nel proprio corpo, percepito come un’entità
distante, che si sorvola come sospesi e che non si riesce a incarnare.

Esperienze extracorporee in laboratorio

Le esperienze extracorporee possono essere indotte per studiarle più da vicino. Ci si può riuscire
stimolando, durante interventi di chirurgia cerebrale, il giro angolare destro, un’area del cervello
coinvolta nell’integrazione tra l’informazione visiva e il feedback sulla posizione degli arti nello
spazio; o ancora, usando la realtà virtuale per proiettare un segnale interocettivo, come quello del
battito cardiaco, all’esterno del corpo di un volontario (esperimento condotto in passato da un
gruppo del Politecnico Federale di Losanna, in Svizzera).

Esperienze extracorporee e salute mentale

Nel nuovo studio Marina Weiler, neuroscienziata dell’Università della Virginia (USA) ha reclutato
545 adulti con diversi vissuti e chiesto loro se avessero mai avuto esperienze extracorporee, oltre
a informarsi sulla loro salute mentale. Tra chi aveva avuto esperienza di OBE, l’80% ha dichiarato
di averne provate tra una e quattro, e il 20% in numero maggiore.

Nonostante la diversa origine dell’esperienza (meditazione, ipnosi, uso di sostanze psicoattive o
insorgenza spontanea), in chi aveva avuto questo tipo di percezioni risultavano più comuni disturbi
mentali come ansia o depressione. Il gruppo delle esperienze extracorporee risultava inoltre più
incline a sintomi dissociativi, l’insieme di sensazioni che fanno sentire scollegati da se stessi,
spesso conseguenti a traumi.

Una strategia difensiva

Per gli autori dello studio, se questa è la base di partenza, le esperienze extracorporee potrebbero
essere lette come fughe temporanee da realtà stressanti, o un modo per riconsiderare da una
dimensione esterna la totalità dell’esperienza vissuta. Insomma non sarebbero preoccupanti di per sé
né sono da considerare una causa di un trauma: piuttosto, sarebbero una forma di risposta a
un’esperienza traumatica.

www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0191886925002545?via%3Dihub

da focus.it

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *