Le entità virtuali

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Le entità virtuali

di: Oscar Bettelli – ecplanet.net

Il concetto di personalità virtuale o di entità virtuale parte dall’ipotesi che ciò che conta sia il
comportamento risultante dal corretto funzionamento del programma nel rispondere a domande.
L’approccio teorico segue lo schema della “black box” ovvero ci si prefigge la costruzione di una
“scatola nera” in grado di rispondere ad una serie pressoché infinita di input.

DOMANDA ==> PROGRAMMA ==> RISPOSTA

Allo stato attuale delle conoscenze questo approccio sembra a molti il più robusto sia in termini
teorici che applicativi. Infatti consente di utilizzare un discreto numero di strumenti software già
elaborati e l’impatto psicologico si è dimostrato, in situazioni analoghe, ben accettato.

L’obiettivo operativo consiste nel configurare la reazione della black box in modo tale da
somigliare il più possibile allo stile di reazione della persona da sintetizzare.

In fondo la percezione che noi abbiamo della personalità di un individuo non è altro che l’insieme
delle sue reazioni rispetto ai quotidiani stimoli esterni: le sue opinioni, il modo di esprimerle,
il suo modo di rapportarsi con noi, con gli estranei, con gli eventi che scorrono. Naturalmente il
grado di sofisticazione necessaria ad elaborare una risposta universale ad un generico stimolo
complesso è ancora molto lontana dalle attuali capacità della intelligenza artificiale. Questo però
non vuol dire che non sia possibile fissare, anche se fondamentalmente in modo statico, alcuni
aspetti della personalità di un individuo.

Ad esempio da una persona oppurtunamente interrogata si può ricavare un discreto numero opinioni
fino a capirne i tratti salienti della personalità. Una volta capita la struttura della personalità
si può tentare anche di effettuare delle previsioni comportamentali spesso abbastanza coincidenti
con i comportamenti osservabili.

L’idea di base che sta alla costruzione della black box è proprio questa: osservare il comportamento
di un individuo conseguente a determinati stimoli e fissarlo in modo riproducibile. L’esempio più
semplice (ma anche il più interessante in generale) di sequenza “stimolo => reazione” è sicuramente
quello legato alla sequenza “domanda => risposta” in ambito verbale.

In fondo sarebbe già un eccellente risultato poter costruire una blackbox che sia in grado di
rispondere ad un elevato numero di domande verbali riproducendo fedelmente il modo in cui
risponderebbe l’individuo da sintetizzare. Ed allo stato attuale della tecnologia probabilmente
questo è anche l’unico obiettivo raggiungibile nell’arco di qualche anno.

A tutti piacerebbe interagire con i propri antenati o con personaggi del passato, famosi e non.

Gli eventuali scritti (o più in generale le opere) che questi personaggi ci hanno lasciato sono una
prima forma di elementare e limitata interazione nel tempo. Quando leggiamo un libro o ascoltiamo un
brano musicale in un certo senso l’autore, anche se è morto da molti secoli, comunica direttamente
con noi.

L’intelligenza artificiale ci permetterà di ampliare e dilatare significativamente la nostra
interazione temporale con le generazioni future. Anche se simulata la comunicazione sarà comunque bi
direzionale e appena i progressi teorici lo consentiranno la blackbox sarà in grado di adattarsi
anche ad eventi strutturalmente nuovi come l’opinione su un futuro avvenimento di cronaca o la
posizione rispetto ad una nuova idea politica o filosofica.

Data articolo: marzo 2008

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