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Le endorfine

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Le endorfine

Le vie naturali per ridurre il dolore

Tutti noi sappiamo che il piacere ed il dolore sono degli agenti stimolatori straordinari e sono
alla base dell’agire umano e animale. Essi sono vissuti come imperativi e Freud definì questa
tendenza dello psichico ad evitare il dolore e a procurarsi benessere principio di piacere.
Non può sorprendere, pertanto, che una sostanza come l’oppio, in grado di ridurre drasticamente il
dolore e di regalare periodi di intenso piacere, abbia svolto un ruolo importante nella storia
dell’uomo.
Ma cosa rende l’oppio, così piacevole per il nostro organismo?
Agli inizi dell’ottocento venne individuato il principale composto attivo dell’oppio: la morfina.
Inizialmente si fece di questa scoperta un uso indiscriminato perché inconsapevoli dei rischi che
comportava.

Agli inizi del novecento, secondo alcuni studi, un americano su quattrocento era morfinomane (cioè
avvertiva l’incontenibile esigenza di assumere questa sostanza anche quando i motivi clinici che
avevano indotto i medici a prescriverla erano stati superati).
Per questo motivo nel 1914 si arrivò ad una legislazione restrittiva in materia.
Ma proprio dallo studio della morfina si giunse alla scoperta di una classe di molecole messaggere
che possono agire sia come mediatori sinaptici sia a distanza come ormoni: le endorfine.
Le endorfine sono delle sostanze oppioidi endogene, cioè prodotte dal nostro organismo e dotate di
proprietà simili a quelle della morfina.
Risale ai primi anni 70 la scoperta che la morfina agiva su siti specifici situati nel cervello e
nel midollo denominati recettori degli oppiacei.

Nel 1975, grazie ad esperimenti sui maiali, alcuni ricercatori (Heghes ed altri), in Scozia,
isolarono due sostanze, presenti nel cervello di questi animali, in grado di fornire le stesse
risposte della morfina. Queste sostanze furono chiamate encefaline.
Stupiva tuttavia la loro assoluta diversità chimica dalla morfina (erano peptidi mentre la morfina
non lo è!). La risposta all’enigma stava nella forma delle due molecole: un estremo della molecola
di morfina somiglia molto ad un estremo dell’encefaline.
I recettori degli oppiati sono fatti per essere attivati dalle encefaline che funzionano come chiavi
biologiche; la morfina è una chiave falsa molto ben fatta.
In seguito sono state scoperte molte altre sostanze simili chiamate endorfine.

Studi ripetuti hanno dimostrato che, ad esempio, lo stress favorisce la liberazione da parte
dell’ipofisi di endorfine nel circolo sanguigno per aiutare a combattere gli eventuali dolori
connessi con gli eventi stressanti. (Es. nell’anoressia; in situazioni di emergenza dove non
percepiamo il dolore fino al cessato allarme; durante corse lente e su lunghe distanze con evidente
stato di esaltazione, di euforia quando si iniziano a liberare oppioidi ottenendo un “effetto
droga”, ecc.)

La dipendenza dalla morfina è dunque interpretabile, alla luce di queste scoperte, come una
sostituzione del ruolo antidolorifico, di ammortizzatore naturale, svolto dalle endorfine, con una
sostanza che, di fatto, le rende superflue e dunque abitua l’organismo a non produrle.
L’astinenza insorge quando, scomparendo gli effetti della morfina, l’organismo è scoperto delle
funzioni antalgiche di questi oppioidi naturali e finisce per avvertire come insopportabile e
dolorosa anche la percezione del proprio corpo. Attualmente si conoscono molte endorfine (tra cui
alfa, beta e gamma) diverse tra loro per caratteristiche e potenza analgesica. Tra esse ricordiamo
la beta-end (tra 5 e 10 volte più potente della morfina) e la dinorfina (con una strabiliante
potenza analgesica, circa 3000 volte maggiore della morfina!) Al sistema delle endorfine
appartengono, pur essendo distinte, le due sostanze pentapeptidiche chiamate encefaline. Sono
tuttavia classificate in maniera separata poiché vengono liberate da terminazioni nervose diverse da
quelle delle endorfine.

Oltre che nel S.N.C. le endorfine sono presenti anche nella saliva, nelle ghiandole surrenali e nel
tratto gastrointestinale.
Esse sembrano poter svolgere un ruolo significativo nell’insorgenza di particolari tipi di analgesia
non farmacologia quali quelli derivanti da agopuntura, da ipnosi e da placebo (tuttavia alcuni studi
mettono fortemente in dubbio la riconducibilità dell’anestesia ipnotica a questa causa).

guide.supereva.it/ipnosi/interventi/2001/12/85507.shtml

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