La via della liberazione theravada

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La via della liberazione theravada

del Venerabile Dhamma Sami

“La via della liberazione”

tratto dal sito it.dhammadana.org, scritto dal monaco buddhista theravada Dhamma Sami e tradotto dal francese, da Guido Da Todi

(con qualche problema con le lettere accentate, ndr)

L’elemento principale della via di liberazione il satipa??hana. Satipatthana un termine pali, che si traduce come “applicazione dell’attenzione”. Questa disciplina, scoperta soltanto da Buddha ed insegnata ancora, ai nostri giorni, dai monaci theravada la sola che possa condurre al nibbana, la cessazione di ogni forma di sofferenza.

Le quattro Nobili Verità

Nel suo primo discorso, Buddha ci presenta le quattro Nobili Verità: La Nobile Verit di dukkha; cio, che ogni cosa soggetta
all’insoddisfazione. La Nobile Verit della causa di dukkha; cio, le impurit mentali: il desiderio, la collera, la gelosia, la paura, l’orgoglio, ecc. La Nobile Verit della cessazione di dukkha; cio, il nibbana, lo svanire delle impurit mentali. La Nobile Verit del cammino che porta all’interruzione di dukkha; cio, dana, sila e bhavana.

E’indispensabile sviluppare questi tre elementi per liberarsi di dukkha. Le persone capaci di esprimere sila e bhavana sono degli esseri che hanno obbligatoriamente praticato dana nelle esistenze passate. Tutti possono esprimere dana, che rappresenta veramente la base di ogni disciplina sulla via del distacco.

dana

In pali, dana vuole dire dono, offerta, generosit. Lo scopo di questa pratica quello di distaccarsi, da un lato dai possessi, dalla nostra dipendenza verso le cose materiali, e, dall’altro, dalle impurit mentali grossolane, come il desiderio, l’avidit, la concupiscenza e la gelosia. Non si tratta del dare per dare, e neppure di offrire per fare del piacere agli altri, o a se stessi. Si tratta, piuttosto, di distaccarsi, di abituarsi a non pi dipendere da qualcosa, o da qualcuno; di produrre delle azioni benefiche, sostenendo materialmente i monaci, che operano allo scopo di realizzare e di fare conoscere questo insegnamento (dono di abiti, di cibo, di medicine, di alloggio). Si tratta, pure, di donare a coloro che si trovano nel bisogno, onde ridurre le loro sofferenze. Si possono offrire degli oggetti, del nutrimento, delle cure; ma, anche rendere dei servizi, donare il proprio tempo, l’ascolto, la compassione, o la propria presenza. In generale, l’abitudine al dono, dana, serve ad accordare meno interesse al proprio piccolo conforto personale, per meglio aprirsi all’ambiente, per meglio osservare e meglio comprendere il mondo che ci circonda.

Sul piano del kamma, tutto una questione di stato spirituale. E’, dunque, la qualit di uno stato spirituale, che spinge a fare un dono, a determinare il kamma futuro. Ecco perch importa praticare dana con attenzione, senza meschinit, rimarcando accuratamente il proprio gesto, ed anche nelle situazioni in cui risulta pi difficile farlo. Essendo lo scopo del dono quello di non possedere pi alcunch, s da consacrarsi alla via del distacco e di aiutare il prossimo a pervenirvi. Il dono supremo fra tutti il dono del Dhamma, in pali: dhammadana.

Ecco il primo elemento che porta alla liberazione da dukkha.

sila

Il secondo, sila, rappresentato dalla condotta, dalla morale, dalla virt. Si tratta di sviluppare una condotta pulita, di abituarsi ad acquisire ed a mantenere una tenuta accurata, di restare onesti in ogni situazione. Questo indispensabile per l’accrescimento della saggezza. La condotta il fondamento del cammino della liberazione. Chi si preoccupa di seguire unicamente un comportamento virtuoso, svilupper con naturalezza una certa concentrazione ed una certa serenit. Il giorno in cui inizier il suo allenamento al
satipa??hana, non incontrer delle grosse difficolt e vi si trover pienamente coinvolto.

Noi siamo molto fortunati, poich, al fine di aiutarci ad osservare con facilit una buona condotta, per lo sviluppo di un buon sila, Buddha ha tracciato per noi delle piste che ci basta seguire. Certune di esse sono pi rapide di altre, ma vanno tutte verso la liberazione. La pista di base sono i cinque precetti. Astenersi dall’uccidere, dal rubare, dal commettere pratiche sessuali illegali, dal mentire e dal consumare sostanze intossicanti. Ci pu sembrare poco, ma coloro che giungono a seguire questi cinque precetti ottengono dei benefici inestimabili. Tra l’altro, sicuramente non rinasceranno nei mondi inferiori durante la loro prossima esistenza, saranno protetti da grossi pericoli e si troveranno ad avere percorso la met del cammino per raggiungere la liberazione da dukkha! Seguendo questi precetti, la positivit sviluppata nel piano del kamma gigantesca, ed il benefico influsso sull’ambiente lo altrettanto. Immaginiamoci un paese, ove tutta la popolazione rispetta la vita degli altri, non ruba, resta fedele nelle relazioni sentimentali, non mente e non consuma n alcool, n droghe. La risposta fuori ogni commento…

A lato di ci, vi un’altra pista un po’ pi rapida; sono gli otto precetti: rispettare la vita, non rubare, evitare i piaceri sessuali, non mentire, non usare intossicanti, non mangiare il pomeriggio, non lasciarsi andare alle distrazioni, non profumarsi, non adornarsi di gioielli, non fare alcunch allo scopo di curare la propria estetica, non usare mobilio lussuoso, o confortevole. Che si tratti dei cinque, o degli otto precetti, cosa estremamente buona seguirli, anche se non regolarmente. E’ anche ottimo cominciare piano piano, osservando soltanto alcuni di essi, per esempio, salvo ad integrarvi i restanti, al momento opportuno. In ogni caso non consigliabile sforzarsi penosamente di seguirne l’uno o l’altro; ci non sarebbe, allora, positivo. A maggior ragione, non bisogna mai forzare nessuno a rispettare qualsivoglia di questi precetti. Tuttavia, sempre un fatto positivo presentare i vantaggi di un simile sentiero; ma, riguardo all’osservanza, ogni persona deve fare come le sembra meglio.

Certamente, ognuno libero, in seguito, di migliorare il suo sila, lavorando sui numerosi punti non inclusi nei precetti; ma, che potrebbero completarli. Ci accadr, curando i propri comportamenti, astenendosi dalle cose futili, o evitando delle azioni suscettibili di innescare l’avidit, o il desiderio.

Per le altre piste, abbiamo la condotta delle monache, che si traduce nell’osservanza degli otto precetti, addizionata da una dozzina di regole supplementari. Infine, ci sono quelle dei novizi (sama?era), che rispettano i dieci precetti, (si tratta, di fatto, degli otto precetti, dei quali il settimo si divide in due il che li fa divenire nove, ai quali se ne aggiunge un decimo: non toccare, n possedere denaro). Oltre a questi dieci precetti, i novizi sono tenuti a rispettare pi di un centinaio di regole disciplinari, delle quali sessantacinque figurano anche nella disciplina dei monaci. Infine, vi la condotta dei monaci (bhikkhu).

Giustamente, la perfezione di sila interamente codificata nel vinaya, che tutti i monaci sono tenuti a onorare, meno le 13 pratiche ascetiche, le quali, bench facoltative, sono molto propizie al distacco. Quel che si chiama patimokkha l’assieme delle 227 principali regole del vinaya, che comprende, beninteso, i dieci precetti. Un laico pu benissimo prepararsi al patimokkha; ma, se giunge ad abbracciare un tale modo di vivere, ci significher che egli divenuto monaco. In tal caso, sarebbe del tutto assurdo che egli non indossi la veste, poich, come tutti sanno, innanzitutto la condotta che fa il monaco e non l’abito. Diremo pure che quanto rende tale il monaco la comprensione della realt, la saggezza, le realizzazioni. Resta sempre il fatto che, senza sila, vano sperare lo sviluppo di questi elementi.

Ai tempi di Buddha, i primi monaci che si univano al sa?gha
osservavano un’impeccabile condotta; il loro sila era puro. Il patimokkha non esisteva; non se ne aveva bisogno. Fu mano a mano che individui meno virtuosi entravano nel sa?gha e cominciavano a commettere delle azioni poco lodevoli, che Buddha stabil delle regole consequenziali. Cos, le parti del patimokkha corrispondono alle negligenze, capaci di farci deviare dalla via giusta; quelle della liberazione.

bhavana
samatha

Una volta ben realizzati dana e sila, siamo pronti a sperimentare bhavana, integralmente. bhavana significa letteralmente cultura ; ma, nel nostro contesto sviluppo della concentrazione, poi della conoscenza diretta. Esistono, quindi, due tipi di culture dello spirito: samata e vipassana. La prima indispensabile per realizzare la seconda. Nel caso contrario, la cultura vipassana risulta solo una meditazione preparatoria (fatto che si manifesta in tutti i metodi, chiamati di vipassana diretta).

Il samadhi ottenuto grazie a samata , in qualche maniera, una limpidit del mentale (causata da una concentrazione profonda). E’ il risultato di una continua concentrazione su di un unico oggetto. Si tratta di un esercizio difficile, che esige una potente determinazione ed un silenzio completo. Questo tipo di meditazione pu causare delle sensazioni estatiche e delle esperienze poco abituali, che possono tradursi in sensazioni di luminosit, di leggerezza e in una serenit rimarchevole. Quando reca i suoi frutti, essa pu condurre lo yogi a sperimentare uno, o diversi jhana, che sono delle realizzazioni mentali di pura concentrazione, ove i fenomeni fisici possono momentaneamente sparire. Bench indispensabili sulla Via della definitiva cessazione dell’insoddisfazione, non bastano.

vipassana

vipassana la conoscenza, per esperienza diretta, dei caratteri di impermanenza, di insoddisfazione e di non s (anicca, dukkha, anatta) di tutto ci che costituisce lo spirito e la materia. In effetti, vipassana una giusta visione della realt ultima, grazie ad una consapevolezza, la cui concentrazione talmente acuta da essere capace di distinguere i momenti di coscienza, uno ad uno (a titolo indicativo, questi momenti appaiono, a milioni, nella durata di un battito di ciglia! Solo un jhana permette di pervenirvi). Ora, la vipassana (sviluppata dal satipa??hana) esposta pi avanti ed attraverso la sezione di questo sito (e che la stessa, insegnata, pi o meno, dappertutto, nel mondo, oggi) una meditazione facilmente accessibile, per chi non ha mai praticato la meditazione.

Satipatthana

L’allenamento a satipa??hana consiste, come il suo nome lo definisce, nell’ applicare la propria attenzione sui fenomeni fisici e mentali; cio, sulle sensazioni tattili, uditive, visuali, gustative, olfattive e mentali che percepiamo. Dall’istante in cui la propria attenzione viene portata sull’oggetto di una di queste sensazioni, vi la conoscenza diretta della realt; e quest’ultima posseduta per quello che essa . Si parla, a questo punto, della “visione interiore”, che, in pali, chiamata: vipassana.

Per chi non ancora molto allenato al satipa??hana, o che comincia appena a seguirlo, esso pu sembrare noioso, penoso, o difficile. Bisogna ben sapere che, qualunque sia il suo livello, il satipa??hana sempre facile. La sola cosa difficile sono gli innumerevoli sforzi inutili che si ha la tendenza a sprecare, quando ci si trova agli inizi. Anche se la mente non pu impedirsi di considerare tutte le goffaggini subite durante quella disciplina che creduta vipassana, bisogna ben sapere che non si tratta affatto di vipassana. vipassana la conseguenza dell’ avere applicato la propria attenzione su di un oggetto (fisico, o mentale). Si deve solo fare lo sforzo pi piccolo che esista, quello giusto, bastevole a che l’ applicazione della propria attenzione possa divenire possibile. Non esiste uno sforzo pi piccolo, quando lo spirito consapevole. L’intera difficolt risiede, dunque, nel ridurre questi sforzi futili ed invadenti, che la mente cos abituata a fornire. Essi esistono semplicemente perch non siamo abituati a respingere questo intero flusso di pensieri e di
vagabondaggio spirituale, che sgorga in effervescenza, n di vigilare su quanto accade nella nostra interiorit. In tal senso, satipa??hana una reale rieducazione della mente.

Per raggiungere il nibbana, l’esperienza finale di questo allenamento, conviene utilizzare con pazienza il metodo satipa??hana, abbandonando, per il tempo necessario, ogni altra attivit. Ci, onde permettere una sempre pi frequente ripetizione ravvicinata degli istanti di vipassana. Grazie al continuo sviluppo progressivo della
concentrazione (kha?ika samadhi), questi istanti di visione interiore diverranno numerosi e profondi, tanto da offrire l’impressione di concentrazione continua. A partire da questo momento, il satipa??hana diverr molto pi stabile e proseguir quasi con naturalezza, avendo ridotto in modo netto ogni sforzo inutile. Qualunque persona si alleni seriamente, rispettando le istruzione che le vengono date (in accordo con gli insegnamenti del Dhamma) e rifiutando ogni altra attivit fisica, o mentale, raggiunge in qualche settimana (al massimo) un tale stadio di concentrazione.

Ci detto, bisogna sempre badare alle eventuali sensazioni
confortevoli, provate in certe fasi del satipa??hana, poich si ha facilmente la tendenza a prenderle per degli obiettivi
dell’allenamento, mentre esse sono soltanto delle conseguenze della concentrazione. Non hanno nulla a che fare con la conoscenza, n con lo sradicamento delle impurit, n con la saggezza; anche se, spesso, fanno nascere delle riflessioni filosofiche molto profonde. Se ci si attacca, non si progredisce pi.

L’Ottuplice Sentiero

Quel che viene chiamato l’Ottuplice Sentiero l’assieme degli otto elementi, che costituiscono la perfezione, ad ogni livello. Si pu dire che si tratta della definizione della nota mentale; cio, l’atto minimo della propria attenzione su di un oggetto. Appena appare una nota mentale, questi otto elementi sono automaticamente riuniti, e quando essi sono al completo, appare una conseguente nota mentale.

Nobili sono gli esseri che seguono questa via, poich quella giusta; la sola che conduca alla definitiva cessazione di ogni forma di insoddisfazione. Ecco, qui riassunti, gli otto passi che compongono l’Ottuplice Sentiero:

1o passo: la giusta comprensione
Comprendere bene le quattro Nobili Verit, le tre caratteristiche dell’universo, chiamate anicca il carattere impermanente delle cose; dukkha: il carattere insoddisfacente delle cose; e anatta, il carattere mancante di un’esistenza propria delle cose.

2o passo: il giusto pensiero
E’avere il pensiero privo di gelosia, di cattiva volont, e di crudelt.

3o passo: giusta parola
Astenersi dalle menzogne, dalla maldicenza, da un linguaggio grossolano e astenersi dalle parole futili.

4o passo: la giusta azione
Non uccidere, non ferire, non rubare, non avere una cattiva condotta sessuale.

5o passo: giusti mezzi di sussistenza
Guadagnarsi da vivere in modo giusto, rimanendo completamente onesti ed evitando di esercitare il traffico di armi, di esseri viventi, o di carne, come anche la vendita di veleni, di droghe e di bevande inebrianti.

6o passo: il giusto sforzo
Lo sforzo di superare quanto negativo, lo sforzo di evitare ci che lo , lo sforzo di sviluppare ci che positivo, e lo sforzo di mantenerlo.

7o passo: la giusta attenzione
La contemplazione del corpo, dei sentimenti, dello spirito e dei fenomeni.

8o passo: la giusta concentrazione
Fissare lo spirito su di un solo oggetto.

Cos, non esiste atto pi giusto, pi onorevole e pi benefico
dell’annotazione mentale.
I vantaggi di satipa??hana
I vantaggi di satipa??hana sono tanto inestimabili, che numerosi…

Chi ha ascoltato degli insegnamenti dati dal sa?gha su satipa??hana, che ha dato fiducia ad essi e che si allena regolarmente, sviluppa in modo naturale un buon sila. Durante la pratica del satipa??hana, anche se non vi prestiamo attenzione, terremo forzatamente una buona condotta. Colui che si addestra in tal modo dunque meno incline a compiere delle azioni che siano malsane, o non profittevoli. E’ alquanto sereno, calmo, tranquillo. Si lascia meno facilmente invadere da violente emozioni; pi tollerante. Quando appaiono la collera, la gelosia, o l’orgoglio, se ne accorge molto presto. In tal modo, possiede un approccio pi giusto alla realt. Ha acuito una
comprensione pi rapida, pi facile e pi sottile del Dhamma, per il quale pu ottenere quotidianamente una conferma concreta della sua validit. Ha sovente delle prese di coscienza che, anche se possono, a volte, passare inosservate, sono molto profonde. Diventano un prezioso aiuto per riflettere sugli insegnamenti del Dhamma.

Ha compreso da solo che tutto ci che pu venire sperimentato dalla coscienza contiene ineluttabilmente dell’insoddisfazione; anche le sensazioni pi gradevoli. Realizza in concreto che tutto ha una genesi, una durata ed una fine. Sapendo, da un punto di vista sperimentale, che ogni cosa cessa, da un giorno o l’altro, da un momento all’altro, si attacca molto meno alla realt. Gi sa che non esiste un io; quando sente ascoltare un uccello, sa che non “lui” che ascolta e che non un “uccello” che canta; ma, che si tratta semplicemente di un suono che appare, e null’altro. Sa questo non per averlo letto, ma perch la sua osservazione personale dei fenomeni gli ha permesso di percepire direttamente la caratteristica di mancanza di esistenza propria nel s di ogni cosa.

Una persona che si allena regolarmente in satipa??hana meglio concentrata nel proprio lavoro, nelle sue azioni in generale; ed , di conseguenza, pi competente, con una migliore memoria. E’ pi utile al prossimo ed influenza positivamente il suo ambiente. Cos, verr automaticamente pi rispettata, pi apprezzata. Possieder una
comunicativa molto pi agevole. Praticando in tale maniera, una tal persona naturalmente pi distaccata dalle cose. Ed , quindi, meno coinvolta nella preoccupazione quotidiana e incontra assai meno problemi in ogni genere di cose. La sua salute diventa migliore.

Non conosce pi la noia, poich i momenti di attenzione divengono delle buone occasioni per notare i fenomeni. Soprattutto, sa che la noia altro non che un sentimento di impazienza, o di angoscia; momenti privi di distrazione. Sa, in ogni caso, che la noia un’avversione verso un gruppo di fenomeni fisici e mentali, come qualunque altro. Tutto diviene pi facile. Poco a poco, ella si coinvolge sempre meno negli affari del mondo. Naturalmente, diviene sempre pi libera e beneficia, cos, delle condizioni sempre pi propizie per seguire la sua pratica.

Tutti coloro che integrano la pratica suddetta nella loro propria esistenza non avranno che vantaggi a loro favore. Pi la loro pratica sar regolare, pi fioriranno i benefici, e pi saranno motivati a seguire sempre meglio questo allenamento. Cos, avranno tutte le chances di rinascere in condizioni favorevoli. Fatto che permetter loro di rispettare la propria disciplina sulla via della liberazione, chiamata pure la giusta via di mezzo, con una facilit crescente.

Io faccio voti sinceri che ognuno possa seguire questa pratica nelle migliori condizioni possibili e raggiungere nel pi breve lasso di tempo il nibbana, la forma definitiva di ogni insoddisfazione.

sadhu! sadhu! sadhu!

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