La Sincronicità

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La Sincronicità

di Silvia Serio

L’uomo è un animale che ha bisogno di credere. Ha bisogno di credere in
Dio, nell’amore, nel bene e nel male, nella medicina e nella filosofia o in
un ente superiore ed esterno che trascende lui stesso; questo perché arriva
un momento del suo percorso in cui si rende consapevole della sua impotenza
dinnanzi all’imponderabile; i suoi soli mezzi non sono più sufficienti ; i
suoi desideri si fanno inconsistenti dinnanzi ad un potere decisionale più
alto. Qualche saggio ricorda come il parametro per la stima
dell’intelligenza
di una persona sia inversamente proporzionale al numero di certezze che
possiede.
Contemporaneamente, l’uomo è reticente all’ignoto e inspiegabile. Si
accontenta spesso di definire “dogma” il difficilmente accessibile al
razionale; non approfondisce per paura di scoprire al di là della porta una
realtà nuova che sovverte e destabilizza vecchi canoni.

Ragionando sulla nostra umana limitatezza, sorge spontaneo domandarsi se non
esista qualche ordine o sistema organizzato non accessibile alla nostra
conoscenza.

L’unica realtà possibile è quella percepibile per mezzo dei 5 sensi?

Le sensazioni e i pensieri da dove nascono,di che natura sono e dove vanno a
finire?

Il mondo delle emozioni resta una realtà romanzesca, confinata al cuore, che
non ha in termini scientifici un riscontro obiettivabile?

“L’uomo non vive di solo pane”, è un concetto che rappresenta un bisogno
presente giornalmente nella coscienze e si manifesta nella voglia di
spiritualità e di distacco, che spesso il mondo moderno non consente ma che
inevitabilmente riemerge come impulso fondamentale e inscindibile dall’uomo
che trova sbocco in quella strana curiosità mista a diffidenza nei confronti
di culture antiche e orientali capaci di diffondere con parole di serenità
un quadro d’insieme della vita totalmente diverso e a quella sensazione di
incompletezza, di insoddisfazione, anche in una realtà in cui nulla manca.
L’esperienza
evidenzia come la fredda razionalità venga sempre e inevitabilmente
accompagnata da una dose di emotività e stati d’animo, seppure inconsci o
ignorati. Essi sono parte integrante dell’essere umano e la loro repressione
tende a farli riemerge trasfigurati in altre forme:sono impulsi che non si
possono annientare. La medicina ha studiato l’origine anatomica di questi
fenomeni e li ha localizzati nell’area libica del cervello. La psicologia e
la psicopatologia hanno studiato gli effetti delle emozioni sull’uomo.

Questa trattazione sorge soprattutto dalla curiosità nei confronti
dell’espressione
esterna all’uomo di questi medesimi sentimenti; lo stesso concetto si può
anche tradurre in quesiti: da dove trae origine il pensiero? si può
trasmettere un pensiero senza l’avvento dei 5 sensi?

La cultura occidentale ci insegna a diffidare dell’invisibile: esiste solo
ciò che percepisco come obiettivabile, che misuro. Ma, se si pensa a fondo,
esistono ben più di una della nostre realtà universalmente accettate ad
essere “trasparenti”: la corrente elettrica, le radiazioni
elettromagnetiche, l’energia termica, e molte altre. Esse non si vedono ma
producono degli effetti in virtù del fatto che sono energia. Interessante
indagare come il pensiero si collochi in tutto ciò.

Con un piccolo sforzo di astrazione si immagini l’inizio di un processo
finalizzato ad iniziare un movimento. Ho sete; voglio bere; prendo un
bicchiere in mano. Ci è noto dalla fisiologia che il movimento volontario è
consentito dall’attivazione di circuiti neuronali anatomicamente localizzati
nell’area premotoria, che attraverso una serie di sinapsi, terminano nel
motoneurone, consentendo infine l’azione. Ma facciamo un passo a posteriori
e pensiamo a cosa agisce da fattore iniziante, quale è l’input per il primo
neurone della catena neuronale che sfocia nel movimento volontario. È un
pensiero. Un’ideazione, un progetto o comunque lo si voglia chiamare, una
immagine mentale di ciò che deve essere, con un preciso scopo. È una entità
astratta che parte da elaborazioni cerebrali ma che non ha un nucleo
anatomico definito né tantomeno una via di trasmissione del segnale
codificata. È dall’astrazione che origina tutto il nostro agire. Quindi il
substrato dell’azione è un pensiero.

Ma che cos’è il pensiero?

Il pensiero può definirsi come ponte fra l’individualità di ognuno con i
processi di attivazione cerebrale. In questo modo è possibile correlare il
trascendente e invisibile con il misurabile e palpabile, il movimento. Ed è
sul pensiero e sulla sua misteriosa energia che verte tutta la teoria
junghiana della sincronicità.

Il concetto di sincronicità è stato introdotto da Jung nel 1930 e viene
definito come rapporto di connessione acausale fra stati psichici ed eventi
oggettivi; si può anche semplificare come relazione senza nesso
causa-effetto fra pensiero ed azione. Si contrappone totalmente al concetto
di causalità che governa gran parte dell’approccio scientifico ai giorni
nostri; questo ultimo è governato da relazioni di consequenzialità logica
fra due eventi in cui esista relazione temporale. Affinché la sincronicità
possa essere supposta, è necessario che due eventi, fisici o psichici
indifferentemente, siano vincolati fra loro nel significato ma non da
temporalità né casualità, quindi non riconducibili uno conseguenza
dell’altro.

Ad esempio, una telefonata di un vecchio amico il giorno dopo che lo si è
sognato, può essere un esempio di sincronicità, in quanto l’evento è
significativo per noi, seppure non possa esistere correlazione causa effetto
né correlazione temporale (se fosse successo il contrario, ovvero che
l’amico
avesse chiamato prima del sogno, il nesso causa effetto sarebbe invece
dimostrato). Vediamo quindi come molte realtà quotidiane se inquadrate in
questo ambito possano assumere diverso significato e condurre ad una visione
più profonda dell’esistenza. La sincronicità presuppone la presenza di un
ordine di fondo che rende il quadro d’insieme ordinato e stabilito; in
questo modo,nessuno è limitato alla sua esperienza ma si rende parte di un
complesso più ampio e finemente organizzato, come un puzzle. Si capisce
perchè quello di sincronicità sia un concetto applicabile ad una vasta
schiera di discipline: dalla fisica alla filosofia.

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