La Shandilya Upanishad – 1

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La Shandilya Upanishad – 1

(a cura di Roy Eugene Davis)

Traduzione a cura di Furio ( fsyukteswarji@yahoo.com )

(questo testo è tratto dal libro: “The science of Self-Realization” – CSA
Press 2004)

Upanishad: Dalla radice del verbo sanscrito “sad” (sedersi) con i prefissi
“upa” (vicino), e ni (giù). Un trattato su di un soggetto spirituale e
filosofico presentato solitamente come se gli studenti fossero seduti vicino
all’insegnante per imparare.

Si conoscono almeno duecento upanishads; la tradizione ortodossa le numera
in 108. Composte per la maggior parte da autori sconosciuti, Esse
rappresentano i sistemi filosofici del Vedanta: il culmine dell’insegnamento
dei “Veda” (conoscenza delle realtà più elevate che si dice siano state
rivelate agli antichi saggi). Per centinaia d’anni prima dell’invenzione
della carta stampata, le upanishads furono trasmesse oralmente da insegnante
a studente. Alcune traduzioni persiane furono pubblicate nel quindicesimo
secolo, e quindi in latino nel 1801. Nel 1832 fu pubblicata la prima
traduzione inglese di alcune di loro.
Le upanishads più conosciute, sulle quali Shankara – il profeta filosofa
dell’ottavo secolo – e altri scrissero dei commenti, sono considerate le
principali per i ricercatori ordinari della verità.

La Shandilya upanishad è considerata come appartenente alla categoria delle
upanishads dello yoga, nelle quali le informazioni esoteriche sono destinate
ai devoti che si presumono essere moralmente, intellettualmente, e
spiritualmente preparati per riceverle e trarne beneficio.

Nel testo, Shandilya è raffigurato come un attento discepolo che chiede al
suo maestro Atharvan di dargli la conoscenza delle realtà più elevate che
soddisferà la sua mente e gli sarà di guida nella pratica spirituale che
libera lo spirito ( l’anima ).

Babaji aveva detto a Lahiri Mahasaya che uno degli antenati di quest’ultimo
aveva scritto la Shandilya upanishad. I concetti filosofici e le pratiche
descritti sono quelli della tradizione del kriya yoga.

Ho corretto le frasi più complesse, e omesso del materiale duplicato. Per
rendere più semplice la lettura e la comprensione, la maggior parte delle
parole sanscrite sono state sostituite dal significato equivalente in
italiano, senza in ogni modo diluire la forza dell’insegnamento. Ho usato il
corsivo quando ho spiegato, o definito, una parola.

(Roy Eugene Davis)

Shandilya chiese:

Ti prego, dimmi degli otto elementi dello yoga attraverso i quali si può
raggiungere la realizzazione del Sé.

Atharvan rispose:

Le osservanze morali ed etiche (Yama – limitazioni), le pratiche
disciplinate richieste – o azioni intenzionali – ( niyama ), le posture (
asana ), il controllo della forza vitale ( pranayama ), il distacco della
consapevolezza dai sensi e l’interiorizzazione dell’attenzione (
pratyahara ), l’attenta concentrazione ( dharana ), la meditazione (
dhyana ) e il Samadhi ( realizzazione dell’unità ). Ci sono dieci osservanze
morali ed etiche, dieci pratiche disciplinate, otto posture di meditazione,
tre tipi di pranayama, cinque livelli d’interiorizzazione della
concentrazione e dell’attenzione, due tipi di meditazione, e un tipo di
Samadhi.

Commento:

E’ qui descritta la pratica yoga Ashtanga (con otto parti), definita anche
come raja yoga. Si menzionano dieci tipologie di osservanze etiche e morali
e altrettante di pratiche disciplinate, in contrapposizione agli yoga sutra,
dove se ne menzionano cinque per ogni tipo. Non esiste una regola rigida
riguardo all’insegnamento di questi principi. Fino a che si impartiscono le
istruzioni di base, l’insegnante può presentarle come gli sembra più
appropriato. I tipi e le metodologie del pranayama, e delle altre pratiche,
sono determinati dall’insegnante secondo quanto quest’ultimo ritiene sia
meglio per il discepolo. Esiste solamente “un tipo di Samadhi”
(identificazione della consapevolezza con un oggetto di meditazione
contemplativa); gli stati preliminari di Samadhi sono supportati da un
oggetto della contemplazione.

Testo

Queste sono le guide etiche e morali: 1) Nonviolenza nei pensieri, parole, e
azioni. 2) verità, che conduce al benessere. 3) evitare di desiderare quello
che appartiene agli altri. 4) Conservazione e trasmutazione delle forze
vitali. 5) Compassione per tutte le creature. 6) Equanimità quando si
compiono le azioni dovute e non si compiono quelle proibite. 7) Pazienza in
ogni circostanza. 8) Stabilità mentale durante il guadagno, o la perdita, di
ricchezza o di relazioni personali. 9) Scelte appropriate di cibo nutriente.
10) Purezza. La purezza interiore appartiene al corpo, quella interiore
riguarda la mente e si raggiunge attraverso la trasformazione psicologica e
la realizzazione del Sé.

Commento:

Gli yoga sutra raccomandano la coltivazione di nonviolenza, verità, onestà,
conservazione e trasmutazione delle forze vitali, autocontrollo, e
sostituzione delle tendenze distruttive con atteggiamenti mentali corretti e
azioni costruttive. Raccomandano inoltre di non desiderare le cose altrui
attraverso l’esercizio del potere della volontà (scelta decisionale).

Testo

Le discipline: 1) Liberare mente e corpo da tutte le limitazioni attraverso
l’autoanalisi e i comportamenti regolati. 2) Soddisfazione con quello che la
vita provvede spontaneamente (quando è di supporto). 3) Riconoscere le leggi
di causa ed effetto. 4) Donare risorse acquisite o guadagnate legalmente a
persone meritevoli per giuste cause. 5) Adorazione di Dio con motivazioni
pure in base alla propria comprensione. 6) Cercare di capire il significato
delle scritture. 7) Pentimento per i comportamenti contrari alle scritture o
alle regole sociali. 8) Fede nel proprio percorso spirituale. 9) Utilizzare
i mantra ricevuti dal guru. 10) Praticare regolarmente tutte queste
procedure ed evitare quelle ad esse contrarie.

Commento:

Negli yoga sutra si raccomanda di praticare la pulizia del corpo,
l’appagamento
dell’anima, il controllo degli impulsi mentali e sensoriali, lo studio
metafisico, e l’abbandono totale a Dio (rinunciare all’illusorio senso
separato di esistenza). La pratica del mantra è di due tipi: cantare ad alta
voce o ascoltare mentalmente mentre si contempla l’essenza del mantra
stesso. Il canto ad alta voce ha un valore, ma si afferma che l’ascolto
mentale produca effetti superiori.

Testo

Lascia che ogni persona che non è in grado di usare tutte le posture
indicate utilizzi quelle che trova più facili e confortevoli. Chi controlla
le posture acquisisce il dominio sui tre mondi. Stabile nelle osservanze
etiche e morali, e nelle pratiche disciplinate, si dovrebbe praticare il
pranayama, poiché attraverso di esso si purificano tutte le nadi (i canali
attraverso i quali circolano le forze vitali).

Commento

Il testo descrive otto posture sedute di meditazione che dovrebbero essere
facili e confortevoli, in modo che la concentrazione non sia disturbata. Le
due posture di meditazione classiche per stabilità ed equilibrio sono:
padmasana ( postura del loto ) e siddhasana ( postura di chi ha raggiunto la
contemplazione perfetta o di chi aspira alla perfezione spirituale ).
Quest’ultima
è più confortevole della posizione del loto. Sedersi con la schiena eretta
in una posizione confortevole è solitamente più adatto per i devoti che non
sono abituati ad utilizzare una postura a gambe incrociate, e va bene lo
stesso. I “tre mondi” da dominare sono gli stati incoscienti, subcoscienti,
e di veglia ordinaria.

Shandilya:

In che modo si purificano le nadi? Quante ce ne sono nel corpo? Come si
svegliano, e che forze vitali vi sono localizzate? Dove sono situate
principalmente? Che funzioni hanno? Qualsiasi cosa vada la pena conoscere
sul corpo, ti prego, dimmela.

Atharvan:

Il prana (la forza vitale) si estende (emana un’aura) approssimativamente
per sei pollici dal corpo. Chi, attraverso la pratica dello yoga, riduce il
prana nel corpo per renderlo uguale, o in ogni modo non minore, al fuoco
dentro di esso, diventa un praticante eccezionale dello yoga. La regione del
fuoco, di forma triangolare e brillante come l’oro fuso, è situata nella
parte intermedia del corpo, e si esprime come chakra con dieci radiazioni di
forza vitale. Influenzato dalle energie squilibrate di questo chakra,
l’anima
vaga, guidata dal suo karma. Nel corpo fisico, l’anima cavalca il prana.
Alla base del sushumna si trova la sede della kundalini. Le sue azioni sono
limitate a causa del coinvolgimento dell’anima nelle circostanze oggettive,
ed essa chiude l’apertura del brahmarandra. Durante la pratica dello yoga,
la kundalini si risveglia a causa del fuoco, e rispende con gran
brillantezza nello spazio del cuore sotto forma di saggezza. I maggiori
condotti per il flusso della shakti kundalini sono le 14 nadi principali.
Tra queste, si afferma che la sushumna sia la sostenitrice dell’universo e
il percorso della salvezza. Si estende dalla base della spina dorsale fino
al brahmarandra nella parte alta della testa, è sottile, e ha influenze
preservanti e ravvivanti. A sinistra della sushumna c’è ida, alla sua destra
c’è pingala. Ida, di natura lunare, è tamasica; pingala, di natura solare, è
rajasica. Esse indicano il tempo, del quale sushumna è la consumatrice.
Altre nadi si estendono dal percorso spinale per tutto il corpo. Come la
foglia di un albero è percorsa da piccole nervature, così questo corpo è
permeato dalle nadi.

Commento:

Ridurre la forza vitale nel corpo con lo scopo di “renderlo uguale, o in
ogni modo non minore, al fuoco dentro di esso”, significa mantenere in
equilibrio le azioni della forza vitale. Quando le forze vitali sono
aggravate ed eccessive nelle loro azioni, o deboli e insufficienti, ci può
essere disturbo fisico e psicologico. Ai praticanti dello yoga si insegna di
adattare i regimi ayurvedici ai loro bisogni personali per ristabilire e
mantenere un flusso equilibrato di forza vitale. Si afferma che il centro
vitale situato nella regione lombare della spina abbia dieci aspetti
dell’influenza
della forza vitale. Si dice anche che la “forma triangolare” della forza
vitale in questo chakra sia manifestata dalle sue frequenze energetiche
particolari. Si può aiutare la concentrazione meditativa visualizzando in un
chakra una forma specifica di manifestazione della forza vitale, e
contemplandone l’essenza, gli aspetti, e le funzioni. Quando le forze vitali
squilibrate culminano in difficoltà fisiche e psicologiche, si può essere
inclini alla confusione e a vagare senza scopo. Quando un’anima si esprime
attraverso un corpo fisico, la sua abilità funzionale è data dalle azioni
delle sue forze vitali. La salute fisica e mentale permette all’anima di
esprimersi più liberamente, ossia di “cavalcare” (essere supportata da) le
sue forze vitali. La kundalini, il potenziale energetico “arrotolato”
dell’anima
incarnata, è confinata alla base della spina dorsale. Essa tende a rimanere
dormiente quando si dirige eccessivamente l’attenzione all’esterno (alla
personalità, alla consapevolezza centrata nel corpo, agli scopi motivati
dall’ego, all’eccessiva socializzazione, o ai bisogni impellenti di
stimolazione sensoriale). Si dice che il brahmarandra ( l’apertura sottile
situata nella parte alta della testa, al culmine della sushumna ) sia chiuso
quando la kundalini è dormiente, e aperto quando le sue energie si muovono
verso l’alto. Quando le energie risvegliate della kundalini (shakti)
chiariscono la consapevolezza dell’anima, la saggezza della conoscenza del
Sé brilla nel cuore (la vera essenza dell’essere) del praticante di successo
del kriya yoga. La sushumna (il percorso radiante) è definita come “il
percorso di Dio”. Quando le forze vitali si muovono in alto attraverso di
essa, la consapevolezza dell’anima si libera progressivamente oltre i
confini che la limitano. La forza dell’anima (prana principale) entra nel
corpo dal midollo allungato alla base della testa, e scorre verso il basso
per nutrire il corpo e dare energia alle sue funzioni. La kundalini è forza
vitale dormiente in surplus. Dalla sushumna, il canale principale, se ne
estendono molti altri come se fossero rami di un albero. La forza vitale che
fluisce attraverso il canale a sinistra della sushumna, rinfresca e pacifica
come l’influenza della luna. La forza vitale, che scorre attraverso il
canale di destra, riscalda e dà energia come l’influenza del sole. Eccessive
influenze lunari contribuiscono all’inerzia (tamas), mentre eccessive
influenze solari (rajas) sono stimolanti. La forza vitale fluisce con
maggior vigore attraverso uno dei due canali per circa due ore, quindi
diventa dominante nell’altro canale per lo stesso periodo di tempo. Quando
il respiro è bilanciato in entrambe le narici, l’influenza della forza
vitale nella sushumna è dominante, e facile che ci sia coerenza nelle
attività della testa, prevale la calma mentale ed emotiva, la consapevolezza
è più chiara, e si può sperimentare un senso di non percezione del tempo.

Testo:

Nelle nadi si muovono parecchie influenze degli aspetti della forza vitale.
Le cinque forze vitali (prana) vanno verso la pelle, le ossa, e altri posti
dove sono influenti.

Commento:

Le principali influenze funzionali dei cinque aspetti del prana sono:
inalazione, esalazione ed eliminazioni dei residui, trasformazioni
biochimiche, circolazione, e movimento verso l’alto delle forze vitali.

Testo:

Avendo acquisito una conoscenza estesa delle forze vitali, dei loro
movimenti, e delle loro funzioni, si dovrebbe iniziare la pratica dello yoga
con la purificazione delle nadi. Un devoto stabile nelle osservanze etiche e
morali, che evita la compagnia eccessiva di altre persone, che ha terminato
un corso di studi, stabile con gioia nella verità e nella virtù, che ha
conquistato la rabbia, che serve il proprio guru, che sia bene istruito
nelle pratiche religiose, e consapevole del proprio ruolo nella vita,
dovrebbe andare in un bosco sacro che abbondi di frutta, erbe, e acqua.
Dovrebbe scegliere una dimora confortevole, frequentata da persone che
conoscono Dio che perseverano nei doveri imposti dal loro ruolo nella vita.
In alternativa, il devoto dovrebbe andare in un tempio, o sulle rive di un
fiume, in un villaggio, o in una città. In uno di questi posti dovrebbe
erigere un bel monastero dove poter rimanere in perfetto igiene, e con ogni
tipo di protezione. In quel posto, ascoltando l’esposizione del vedanta,
dovrebbe iniziare a praticare lo yoga. Dopo aver adorato colui che rimuove
tutti gli ostacoli, dovrebbe riconoscere con riverenza l’aspetto del divino
che preferisce. Seduto nella postura di meditazione su un giaciglio comodo,
con il volto rivolto verso l’est o il nord, il devoto istruito, mantenendo
collo e schiena eretti, e fissando lo sguardo all’occhio spirituale,
dovrebbe osservare le sfere della luna e bere il nettare che ne fluisce.

Commento:

Benché le condizioni di supporto raccomandate sopradescritte siano ideali
per la pratica spirituale, non è possibile per chiunque averle. Se si è
preparati dallo studio fatto precedentemente e si è altamente motivati,
qualsiasi luogo quieto e adatto può andare bene. Ai principianti si
consiglia di iniziare ripulendo i canali attraverso i quali scorrono le
forze vitali. Per questo, si raccomanda la pratica del pranayama. Prima
della pratica, si consiglia di pregare affinché siano rimossi tutti gli
ostacoli al successo e di dirigere, in seguito, l’attenzione con riverenza
verso l’aspetto di Dio che si preferisce.

Testo:

Si afferma che il pranayama sia l’unione di prana e apana. E’ di tre tipi:
inalazione, esalazione, e cessazione del respiro. Si afferma che OM sia la
base dei mantra da utilizzare quando si pratica il pranayama. Seduti nella
postura scelta, si dovrebbe meditare su OM. Si dovrebbe quindi inalare
l’aria
attraverso la narice sinistra (tenendo la destra chiusa con un dito), fare
una breve pausa, e quindi esalare dalla narice destra. A questo punto si
dovrebbe inalare l’aria dalla narice destra e, dopo una breve pausa, esalare
dalla sinistra.

Commento:

Il prana è l’aspetto principale della forza vitale strumentale durante
l’inalazione
dell’aria. Apana è l’aspetto del prana strumentale durante l’esalazione e
l’eliminazione
dei residui dal corpo. La pratica efficace del pranayama culmina nel fluire
indisturbato della forza vitale, nel respiro raffinato, nella calma mentale,
e nella chiarezza della consapevolezza. Alternare il respiro con le narici è
un pranayama di base. Attraverso la pratica di questa procedura, presto
l’aria
fluisce regolarmente attraverso entrambe le narici, si neutralizzano le
influenze del prana nei canali sinistro e destro, e la forza vitale si muove
nella sushumna. Per migliorare la concentrazione, quando si pratica questo
pranayama, si può utilizzare un mantra. Si può cantare mentalmente OM
durante l’inalazione e l’esalazione. Qualsiasi altro mantra che si può
utilizzare prende il suo potere da OM (una contrazione di AUM), la corrente
di suono vibrante primordiale che pervade l’universo.

Testo:

Dopo aver raggiunto la fermezza nella postura di meditazione e mantenuto un
perfetto autocontrollo, per rimuovere le impurità dalla sushumna lo yogi
dovrebbe ritenere l’aria inalata prima di esalarla attraverso la narice
opposta. Si dovrebbe praticare la sospensione del respiro all’alba, a
mezzogiorno, al tramonto, e a mezzanotte per un periodo di quattro
settimane. Nei primi stadi si produce sudorazione, in quelli intermedi il
corpo trema, nell’ultimo, il corpo levita. Quando il sudore esce dal corpo,
lo si dovrebbe massaggiare sulla pelle. In questo modo il corpo diventa
fermo e leggero. Non ci sarà sensazione di bruciore nel corpo quale culmine
della pratica. Nello stesso modo in cui, con attente cure, si addomesticano
le bestie, si può regolare il respiro se lo si gestisce in maniera corretta.

Commento:

Praticare ad intervalli di sei ore non è conveniente per la persona media.
Si possono programmare due o tre sessioni di pratica al giorno. Inspirare da
una narice ed espirare dall’altra, ed invertire il processo conta come un
“giro”. Da dieci a venti giri è sufficiente, iniziando con 6 o 10 ed
aumentando gradatamente senza sforzo. La ritenzione dell’aria tra un respiro
e l’altro deve essere momentanea. Non si dovrebbe tentare di trattenere con
forza il respiro. Poiché questo pranayama produce calma mentale, un buon
momento per praticarlo è quando ci si siede per meditare. Se non si utilizza
il respiro alternato attraverso le narici, il pranayama del kriya e le
tecniche supplementari ripuliranno efficientemente (rimuoveranno le
impurità) i canali del prana.

… continua

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