La Scienza Sacra di Sri Sri Yukteswarji 5

pubblicato in: AltreViste 0

La Scienza Sacra di Sri Sri Yukteswarji 5

parte quinta

“LA SCIENZA SACRA”

(parte quinta)

SUTRA 12 -18

Quindi la schiavitù sparisce.

Le otto schiavitù o insidie sono: l’odio, la vergogna,
la paura, il dolore, la critica, i pregiudizi razziali,
l’orgoglio della propria discendenza e la presunzione.
L’eliminazione di queste otto schiavitù conduce
alla grandezza d’animo.

In tal modo si è in grado di praticare Asana,
Pranayama e Pratyahara, e di godere la vita del
capofamiglia nella quale realizzare tutti i propri desideri
e così liberarsene.

Asana significa una posizione del corpo immobile
e confortevole.

Pranayama significa il controllo del prana, la forza vitale. Pratyahara significa ritirare i sensi dagli oggetti
esterni.

Le otto indegnità del cuore. Quando si consegue
una grande forza d’animo è possibile eliminare
tutti gli ostacoli dalla via della salvezza.

Questi ostacoli sono di otto tipi: l’odio, la vergogna,
la paura, il dolore, la critica, i pregiudizi

razziali, l’orgoglio della propria discendenza, la
presunzione e corrispondono alle otto indegnità
del cuore umano.

Il risveglio della grandezza d’animo. L’eliminazione
di questi otto ostacoli apre la via a Viratvam
o Mahattvam (la grandezza d’animo) che
rende idoneo l’uomo a mettere in pratica Asana
(posizione del corpo immobile e confortevole),
Pranayama (controllo del prana, ossia delle forze
elettriche dei nervi involontari) e Pratyahara

(rivolgere all’interno le correnti dei nervi volontari).
Queste pratiche permettono all’uomo di
appagare il cuore godendo degli oggetti dei sensi
così come è previsto che accada nella
vita familiare (Garhasthyasrama).

Il valore del Pranayama. In qualsiasi momento
l’uomo può mettere in azione il sistema nervoso
volontario, o farlo riposare se è affaticato.

Quando tutti i nervi volontari hanno bisogno di
riposo, l’uomo scivola naturalmente nel sonno
durante il quale i nervi stessi si ritemprano e,
quindi, possono riprendere a lavorare con nuovo
vigore. I nervi involontari, invece, fin dalla nascita
dell’uomo e indipendentemente dalla sua volontà
sono costantemente in funzione. Non disponendo
della capacità di controllarli, l’uomo
non può minimamente interferire con la loro attività.

Quando questi nervi sono stanchi, sentono
anch’essi la necessità di riposare e quindi si
addormentano naturalmente. Il sonno dei nervi
involontari e chiamato Mahanidra, il grande sonno
o morte. Quando sopravviene la morte, poiché
la circolazione, la respirazione e le altre funzioni
vitali si interrompono, il corpo fisico comincia
naturalmente a decomporsi. Dopo un
certo periodo di tempo, al termine del grande
sonno (Mahanidra), l’uomo si risveglia con tutti i
suoi desideri e rinasce in un nuovo corpo fisico
per poterli soddisfare. In tal modo l’essere umano
si lega alla catena della vita e della morte e
non riesce a conseguire la salvezza finale.

Il controllo sulla morte. Al contrario, se l’uomo
riesce a controllare i nervi involontari grazie
al Pranayama, può anche interrompere il decadimento
naturale del corpo fisico facendo riposare
periodicamente i nervi involontari (del cuore,
dei polmoni e degli altri organi vitali) così come
fa con i nervi volontari durante il sonno. Il riposo
ottenuto per mezzo del Pranayama vivifica i
nervi involontari che possono riprendere a
funzionare con rinnovata vitalità.

L’uomo non ha bisogno di nessun aiuto per
svegliarsi spontaneamente dal sonno, durante il
quale i nervi volontari si riposano; allo stesso
modo, dopo aver goduto di un riposo totale durante
la morte, l’essere umano si risveglia naturalmente
alla vita terrena in un corpo nuovo. Se
l’uomo è capace di ‘morire’, vale a dire, se riesce
a far riposare coscientemente ogni giorno l’intero
sistema nervoso volontario e involontario grazie
alla pratica del Pranayama, tutto il suo corpo
fisico funzionerà con grande vitalità.

La vita e la morte cadono allora sotto il dominio
dello yogi che persevera nella pratica del
Pranayama. Evitando in tal modo il decadimento
prematuro del corpo cui è soggetta la maggior
parte degli uomini, lo yogi può rimanere quanto
desidera nella sua attuale forma fisica, avendo
così il tempo di bruciare il proprio karma in un
Solo corpo e di esaudire tutti i desideri del suo
cuore e così liberarsene. Finalmente purificato,
non è più obbligato a tornare nuovamente sulla
terra sotto l’influenza di Maya, le Tenebre, o a
subire la ‘seconda morte’.

“Io affermo in nome della gioia che abbiamo in
Cristo [cioè nella Coscienza Cristica], io muoio ogni
giorno”.
Corinti, I, 15, 31

“Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona
della vita… Il vincitore non sarà colpito dalla seconda morte”. Apocalisse, 2, 10-11

La necessità del Pratyahara. L’uomo gode di
una cosa quando ne ha il desiderio. Tuttavia, se
nel momento in cui prova un senso di piacere
indirizza i sensi, per mezzo dei quali gode, verso
l’oggetto del proprio desiderio, non può mai
sentirsi soddisfatto e il desiderio stesso si fa più
intenso. Al contrario, se riesce a rivolgere i sensi
interiormente verso il proprio Sé, può immediatamente
soddisfare il cuore. Per questo, la pratica
del Pratyahara ricordata in precedenza, cioè
far convergere verso l’interno le correnti dei nervi
volontari (che per loro natura si dirigono
all’esterno), e un modo meraviglioso per esaudire
i propri desideri terreni. Infatti l’uomo deve
reincarnarsi innumerevoli volte fino a quando
non riesce a esaudirli e a liberarsene completamente.

La necessità dell’Asana. L’uomo non può avere
percezioni o tanto meno pensieri giusti se la
sua mente non è serena; le diverse parti del corpo
umano sono così armoniosamente collegate
fra loro che, se anche la più piccola parte prova
un sia pur minimo disagio, l’intero organismo ne
risente. Quindi per comprendere una cosa, cioè
per percepirla chiaramente nel proprio cuore, si
deve mettere in pratica Asana, la posizione immobile
e confortevole del corpo.

SUTRA 19-22

Smrti, la vera concezione, porta alla conoscenza
di tutta la creazione.

Samadhi, la vera concentrazione, consente di
abbandonare l’individualità per l’universalità.

Di qui nasce Samyama (‘controllo’ o superamento del
sé egoistico), grazie al quale si può percepire
la vibrazione Om che rivela Dio.

Così l’anima (è battezzata) nel Bhukti Yoga (devozione).
Questo è lo stato della Divinità.

Smrti, la vera concezione. Quando l’uomo diventa
esperto nelle pratiche sopra indicate comincia
a concepire o a sentire per mezzo del
cuore ogni aspetto della creazione. Questa vera
concezione viene detta Smrti.

Samadhi, la vera concentrazione. Quando
l’uomo rivolge fermamente tutta la sua attenzione
su un oggetto qualsiasi, concepito nel modo
di cui si è detto, e si identifica con esso a tal
punto da spogliarsi della propria individualità,
raggiunge il Samadhi, la vera concentrazione.

Pranava Sabda, il Verbo di Dio. Quando
l’uomo dirige tutti i sensi verso il loro centro
comune – il sensorio o Susumnadvara, la porta del
mondo interiore – percepisce il proprio corpo
divino rifulgente di luce, Radha o Giovanni il
Battista, e ode il particolare suono ‘che bussa’
Pranava Sabda, il Verbo di Dio.

“Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per rendere testimonianza
alla Luce, perché tutti credessero per mezzo di lui”.
Giovanni, 1, 6-7

“Io sono la voce di uno che grida nel deserto”.
Giovanni, 1, 23

Samyama, la concentrazione del sé. Quando
l’uomo ha questa percezione crede spontaneamente
nell’esistenza della vera Luce Spirituale e
ritraendo il proprio sé dal mondo esterno, si
concentra sul sensorio. Questa concentrazione
del sé è chiamata Samyama.

Bhakti Yoga o battesimo, la seconda nascita
dell’uomo. Grazie al Saynyama o concentrazione
del sé sul sensorio, l’uomo viene battezzato, o
assorbito nella sacra corrente del Suono Divino.

Questo battesimo è chiamato Bhakti Yoga. In tale
stato l’uomo si pente, volge cioè le spalle alla
creazione fisica delle Tenebre, Maya, e ascende
alla sua Divinità, il Padre Eterno, dal cui seno
era caduto; passando attraverso la porta del sensorio,
entra in una sfera interiore, Bhuvarloka.

Entrare nel mondo interiore costituisce la seconda
nascita dell’uomo che diventa allora un essere
divino, o Devata.

SUTRA 23

La traduzione di questo Sutra coincide col commento che segue.

I cinque stati del cuore umano. Cinque sono
gli stati del cuore umano: oscuro, ispirato,
costante, consacrato e puro. Questi cinque diversi
stati del cuore permettono di classificare gli uomini
e determinarne il livello evolutivo.

SUTRA 24

Quando il cuore si trova nello stato oscuro,
l’uomo nutre concezioni sbagliate (su tutte le cose).
Questo stato è il risultato di Avidya, l’Ignoranza, e
dà origine ai Sudra (uomini che appartengono alla
casta più bassa). Essi possono afferrare soltanto le
idee riguardanti il mondo fisico. Questo è lo stato
mentale prevalente nel Kali Yuga, l’Età Oscura di un ciclo.

Il cuore oscuro. Nello stato oscuro del cuore
l’uomo si forma concezioni sbagliate; egli pensa
che la creazione fisica sia l’unica e vera sostanza
esistente e che non vi sia niente altro al di fuori
di essa. Questo però e contrario alla verità, come
è stato spiegato in precedenza, ed è soltanto l’effetto
dell’Ignoranza, Avidya .

Sudra, la casta dei servitori. In questo stato
l’uomo è chiamato Sudra, o colui che fa parte
della casta dei servitori, perché il suo dovere
naturale è servire chi appartiene alle caste più
alte per assicurarsene la compagnia e preparare
così il suo cuore a raggiungere uno stadio superiore.

Kali Yuga, il ciclo oscuro. Questo stato
dell’uomo è chiamato Kali. Ogni qual volta, in
qualsiasi sistema solare, l’uomo permane in questo
stato ed è in linea di massima privo del potere
di superarlo, si dice che l’intero sistema si trova
nel Kali Yuga, il ciclo oscuro.

SUTRA 25-26

Superato il primo stadio del piano di Brahma
l’uomo fa ogni sforzo per raggiungere l’illuminazione
ed entra nella casta dei guerrieri, Ksatriya.

Egli è spinto (dalle forze evolutive) a combattere
(per la verità). Cerca un guru e comprende il valore
dei suoi divini consigli. In tal modo uno Ksatriya
diventa idoneo ad abitare i mondi della comprensione superiore.

Il cuore ispirato. Quando l’uomo percepisce i
primi segni dell’illuminazione, comincia a paragonare
le esperienze della creazione fisica che si
forma durante lo stato di veglia, a quelle del sogno;
rendendosi conto che queste ultime sono
soltanto idee, dubita dell’esistenza sostanziale
delle prime. Il suo cuore allora si sente ispirato a
penetrare la vera natura dell’universo e, facendo
ogni sforzo per chiarire i propri dubbi, cerca
delle prove per stabilire che cosa sia la verità.

Ksatriya, la casta dei guerrieri. In questo stato
l’uomo è chiamato Ksatriya, o colui che appartiene
alla casta dei guerrieri; combattere nella
maniera illustrata in precedenza diventa il suo
compito naturale, adempiendo il quale può riuscire
a comprendere la natura della creazione e
ottenerne la reale conoscenza.

Sandhisthala. Lo stato intermedio fra il piano
inferiore e quello superiore. Lo stato Ksatriya
dell’uomo è chiamato Sandhisthala, o stato intermedio,
in cui gli uomini sono ansiosi di raggiungere
la vera conoscenza e sentono la necessità di
aiutarsi l’un l’altro. Quindi nel loro cuore si manifesta
l’amore reciproco che è la condizione primaria della salvezza.

Ispirato dalla tendenza dinamica di questo
amore, l’uomo ama stare in compagnia di coloro
che dissolvono le sue angosce, chiariscono i suoi
dubbi e gli concedono la pace. Evita, pertanto,
qualsiasi cosa produca gli effetti opposti; inoltre,
studia scientificamente gli scritti degli esseri illuminati.

Quando l’uomo trova il Sat Guru, il Salvatore.
In questo modo l’uomo riesce a comprendere
il valore della vera fede, e a capire l’autentico
ruolo degli esseri divini nel momento in cui
ha la fortuna di assicurarsi la divina compagnia
di uno di essi, che amorevolmente accetterà di
essere il suo Maestro Spirituale, Sat-Guru, o Salvatore.

L’uomo, seguendo devotamente i suoi sacri
precetti, impara a concentrare la mente, dirigendo
i sensi verso il loro centro comune o sensorio,
Susumnadvara, la porta della sfera interiore.
E là percepisce il corpo luminoso di Giovanni
il Battista, o Radha, e ode il Suono sacro
(Amen, Om) simile a quello di una corrente o di
un fiume; ed essendo assorbito e battezzato in
esso, l’uomo intraprende il viaggio di ritorno che
conduce alla sua Divinità, il Padre Eterno,
attraversando le diverse sfere della creazione o Loka.

SUTRA 27

I mondi o Loka della creazione sono sette: Bhu,
Bhuvar, Svar, Mahar, Jana, Tapo e Satya. (Questa
terra e lo stadio terreno’ della coscienza umana,
sono chiamate Bhuloka).

I Sette Loka. Lungo il cammino che conduce
alla Divinità si attraversano sette sfere o stadi
della creazione, che i saggi dell’Oriente chiamano
Svarga o Loka, come già illustrato nel primo
capitolo, Sutra 13. Essi sono Bhuloka, la sfera
della materia fisica; Bhuvarloka, la sfera degli
elementi sottili o attributi elettrici; Svarloka, la
sfera dei poli magnetici e delle auree o forze
elettriche; Maharloka, la sfera dei magneti, gli
atomi; Janaloka, la sfera dei Riflessi Spirituali, i
Figli di Dio; Tapoloka, la sfera dello Spirito Santo,
lo Spirito universale; Satyaloka, la sfera di
Dio, la Sostanza Eterna, Sat. Di questi sette piani,
i primi tre (Bhuloka, Bhuvarloka, e Svarloka)
comprendono la creazione materiale, il regno
delle Tenebre, Maya; e gli ultimi tre (Janaloka,
Tapoloka e Satyaloka) comprendono la creazione
spirituale, il regno della Luce; Maharloka, ossia
la sfera dell’Atomo, trovandosi nel mezzo, viene
indicata come la ‘porta’ di comunicazione tra i
due mondi – la creazione materiale e quella spirituale –
ed è chiamata Dasamadvara, la decima
porta; oppure Brahmarandhra, la strada che conduce alla Divinità.

SUTRA 28

Entrando nel Bhuvarloka (‘aria’ o ‘il mondo del
divenire’) l’uomo diventa un Dvija o nato due volte’.
Egli è in grado di comprendere la seconda parte della
creazione materiale, quella delle forze sottili. Questo
è lo stato mentale prevalente nel Dvapara Yuga.

Dvija o nato due volte. L’uomo, essendo stato
così battezzato, comincia a ravvedersi e a intraprendere
il cammino di ritorno verso il Padre
Eterno; ritraendo il suo sé dal mondo della densa
materia fisica, Bhuloka, entra in quello della
materia sottile Bhuvarloka, e diventa così Dvija o
nato due volte. In questo stato l’essere umano
comprende le sue forze elettriche interiori, la seconda
parte della creazione formata dalla materia
sottile. Si rende conto allora che l’esistenza
del mondo esterno e soltanto una mera combinazione
o unione – determinata dall’azione della
mente e della coscienza (consapevolezza) –
dei suoi oggetti interiori o sottili dei sensi (gli attributi negativi delle forze elettriche) con i suoi
cinque organi dei sensi (gli attributi positivi),
tramite i suoi cinque organi dell’azione (i relativi attributi neutralizzanti).

Il cuore costante. Questo stato dell’uomo si
chiama Dvapara, e quando, in un qualsiasi sistema
solare diviene lo stato naturale di tutto il genere
umano, si dice che l’intero sistema si trova
nel Dvapara Yuga. Nello stato Dvapara il cuore
consegue la fermezza.

Se l’uomo continua a rimanere immerso nella
corrente sacra, a esserne battezzato, perviene gradualmente
a un piacevole stato in cui il suo cuore
abbandona del tutto le idee del mondo esteriore
e si dedica interamente a quello interiore.

0 0 vote
Voto Articolo
Sottoscrivi Notifiche
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments