La Scienza Sacra di Sri Sri Yukteswarji 4

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La Scienza Sacra di Sri Sri Yukteswarji 4

quarta

“LA SCIENZA SACRA”

(terza quarta)

Capitolo 3
Il Cammino

SUTRA 1

Yajna, il sacrificio, consiste nella penitenza
(Tapas) , nel profondo studio (Svadhyaya) , e nella
pratica della meditazione sull’Om (Brahmanidhana) .
La penitenza sta a significare la pazienza, ossia
l’imperturbabilità in qualsiasi circostanza (equanimità
di fronte alla dualità sostanziale di Maya: freddo
e caldo, dolore e piacere, e così via).

Svadhyaya consiste nel leggere o nell’ascoltare la
verità spirituale, ponderarla e formarsene un concetto chiaro. (La meditazione su) Pranava, il suono divino di
Om, è la sola via che porta a Brahman (lo Spirito),
la salvezza.

Il significato di pazienza, di fede e di sacra
opera. Tapas è l’auto disciplina o pazienza sia
nella gioia sia nella sofferenza. Svadhyaya indica
lo studio (sravana) accompagnato da una
profonda riflessione (manana), da cui deriva
nididhyasana, formarsi un’idea della vera fede
nel Sé; vale a dire che cosa sono, da dove vengo,
dove vado, perché sono venuto, e altri simili
interrogativi riguardanti il Sé. Brahmanidhana è il
battesimo ossia l’immersione del Sé nella corrente
del Suono Sacro (Pranava, Om); in questo
consiste la sacra opera che si compie per ottenere
la salvezza e che rappresenta l’unico modo mediante
il quale l’uomo può ritornare alla
sua Divinità, il Padre Eterno da cui si è allontanato.

“Conosco le tue opere, la carità, il servizio, la fede,
la pazienza; e so che le tue ultime opere sono più
abbondanti delle prime”.
Apocalisse, 2 , 19

SUTRA 5-6

L’Om si ode coltivando Sraddha (l’amore naturalmente
insito nel cuore), Virya (la forza morale),
Smrti (il ricordo della propria divinità) e Samadhi
(la vera concentrazione).

Sraddha significa intensificare l’amore
naturalmente insito nel cuore.

Come si manifesta il Suono Sacro. Il Suono
Sacro, Pranava Sabda, si manifesta spontaneamente
coltivando Sraddha, la dinamica inclinazione,
dell’amore naturalmente insito nel cuore;
Virya, la forza morale; Smrti, la vera concezione
e Samadhi, la vera concentrazione.

La virtù dell’Amore. L’amore naturalmente
insito nel cuore è il principale requisito di una
vita santa. Quando questo amore, dono celeste
della Natura, si rende manifesto nel cuore, allontana
dall’organismo ogni causa di eccitazione e
lo calma riconducendolo a uno stato perfettamente
normale. Rafforzando i poteri vitali,
espelle tutte le sostanze estranee – cagione delle
malattie – attraverso le vie naturali, ad esempio
la traspirazione. Pertanto, rende l’uomo perfettamente
sano nel corpo e nella mente e lo mette in
grado di comprendere giustamente gli insegnamenti
della Natura.

L’uomo potrà capire la vera natura del proprio
Sé e del Sé di tutti coloro che lo circondano solo
dopo che questo amore si sarà sviluppato in lui.
Grazie all’evolversi di questo amore, l’uomo
ha la fortuna di assicurarsi la sacra compagnia
di esseri divini ed è salvo per sempre. Senza
questo amore l’essere umano non può condurre
una vita naturale e gli è preclusa la compagnia
della persona adatta a prendersi cura del suo
bene; non comprendendo gli insegnamenti della
Natura, egli fa entrare nel suo organismo delle
sostanze estranee che lo eccitano e di conseguenza
soffre nel corpo e nella mente; non troverà
mai pace e la vita gli diventerà di peso.

Quindi il requisito fondamentale per raggiungere
la divina salvezza consiste nel coltivare il
dono celeste di questo amore senza il quale
l’uomo non potrà fare nemmeno un passo verso
la liberazione.

“Conosco le tue opere, la tua fatica, e la tua
pazienza; per cui non puoi sopportare i cattivi; li hai
messi alla prova – quelli che si dicono apostoli e
non lo sono – e li hai trovati bugiardi.
“Sei paziente e hai molto sopportato per
il mio nome, senza stancarti.

“Ho però da rimproverarti che hai abbandonato
il tuo primo amore”.
Apocalisse, 2, 2-4

SUTRA 7-8

La forza morale (Virya) deriva da Sraddha che
significa rivolgere il proprio amore al guru e seguirne
amorevolmente gli insegnamenti.
Coloro che allontanano i nostri affanni, chiariscono
i nostri dubbi e ci concedono la pace, sono
veri maestri e compiono un’opera divina. Al contrario,
coloro che aumentano i nostri dubbi e le nostre
difficoltà sono dannosi e vanno evitati come il veleno.

Nel capitolo precedente è stato spiegato che
la creazione è essenzialmente un gioco di idee
della Natura in seno all’unica Sostanza Reale,
Dio, il Padre Eterno, il Guru Supremo di questo
universo. Pertanto tutta la creazione non ha altra
sostanza che quella del Guru, del Padre Supremo,
di Dio stesso, percepito come pluralità
attraverso i molteplici aspetti del gioco della Natura.

“Rispose loro Gesù: Non è forse scritto nella vostra
Legge ‘Io ho detto: voi siete dei?'”.
Giovanni, 10, 34

“Io ho detto: ‘Voi siete dei; siete tutti figli dell’Altissimo’”. Salmo, 82, 6

In questa creazione dobbiamo rispettare profondamente
qualsiasi oggetto – animato, inanimato o per quanto
insignificante possa essere – che ci sollevi dalle nostre
miserie e dai nostri dubbi e ci porti la pace.
Anche se gli altri lo disprezzano come la cosa più abietta,
deve essere accolto come Sat (Salvatore) e la sua compagnia
considerata divina. Invece, tutto ciò che produce
risultati opposti – distruggendo la nostra pace,
rendendoci preda dei dubbi e creando la nostra
infelicità – deve essere considerato Asat, la negazione
di ogni bene, e come tale va evitato.
I saggi indiani dicono:

[Alcuni ritengono che le divinità vivano nell’acqua
(cioè negli elementi naturali), mentre lo studioso
pensa che vivano nel cielo (cioè nel mondo astrale);
lo stolto le cerca nel legno e nelle pietre (cioè
nelle immagini o nei simboli), ma lo Yogi realizza
Dio nel santuario del suo Sé.]

Per raggiungere la salvezza, gli uomini scelgono
come loro Salvatore ciò che riescono a comprendere
a seconda del proprio livello evolutivo.

Così, ad esempio, la gente pensa che le malattie
siano una terribile calamità e poiché l’acqua, se
somministrata appropriatamente favorisce la
guarigione, gli ignoranti potrebbero anche sceglierla
come loro Divinità.

I saggi, essendo in grado di comprendere la
Luce dell’elettricità interiore che risplende in loro,
si rendono conto che l’amore del proprio
cuore fluisce dinamicamente verso la Luce, che
li libera da tutte le cause dell’eccitazione, calma
l’organismo riportandolo alla normalità e
rinvigorisce la loro forza vitale rendendoli perfettamente
sani sia nel corpo sia nella mente. Allora
riconoscono in questa Luce la loro Divinità o loro Salvatore.

Nella loro fede cieca, le persone ignoranti
possono accettare come Salvatore o Divinità un
pezzo di legno o di pietra della creazione
esteriore, per il quale l’amore naturalmente insito
nel loro cuore si svilupperà fino
a quando – grazie alla propria tendenza dinamica – non le
libererà da tutte le cause di eccitazione, riporterà
il loro organismo ad uno stato normale e rinvigorirà
la loro forza vitale. Gli adepti, avendo invece
il pieno dominio su tutto il mondo fisico;
trovano la propria Divinità, o il Salvatore, nel Sé
e non nel mondo esterno.

Amare profondamente il Guru. Stare in compagnia
del Guru non significa soltanto trovarci
alla sua presenza fisica (perché a volte questo è
impossibile), ma vuol dire soprattutto racchiuderlo
nel nostro cuore, fare nostri i suoi principi,
metterci in sintonia con lui.

Questo concetto è stato espresso da Bacone:

“Una folla non è una compagnia, ma soltanto
una galleria di facce”. Per restare quindi in compagnia
di un essere divino, dobbiamo farlo diventare l’oggetto
dell’amore del cuore (Sraddha),
intensificato nel senso sopra descritto, mantenendo
cioè costantemente presenti nella mente
la sua immagine e le sue qualità, pensando a lui
e seguendo amorevolmente i suoi insegnamenti,
docili come un agnello.

“Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i
peccati del mondo”.
Giovanni, 1, 29

Così facendo, quando l’uomo riesce a concepire
lo stato sublime dei suoi fratelli divini, può
avere la fortuna di rimanere in loro compagnia e
assicurarsi l’aiuto di chi tra loro abbia scelto
come suo Maestro Spirituale, Sat-Guru, il Salvatore.
Quindi, per riassumere, Virya (la forza morale)
si può conseguire coltivando Sraddha, che
significa offrire al Maestro il proprio amore,
stare sempre in sua compagnia (nel senso interiore
già spiegato), e seguire amorevolmente i sacri
insegnamenti che egli impartisce liberamente e
spontaneamente.

SUTRA 9-11

La forza morale è rafforzata dall’osservanza di
Yama (moralità ossia autocontrollo) e di Niyama
(osservanze religiose).

Yuma comprende: non violenza, sincerità, onestà,
moderazione e assenza di avidità.

Niyuma significa: purezza del corpo e della mente,
contentezza in ogni circostanza e obbedienza
(seguire cioè gli insegnamenti del guru).

Un’incrollabile forza morale si consegue coltivando
Yama, le astensioni religiose, ossia evitando
la crudeltà, la disonestà, l’avidità, il modo di
vivere innaturale e il possesso di cose superflue,
e Niyama, le osservanze religiose: purezza del
corpo e della mente (vale a dire purificare
interiormente ed esteriormente il corpo da tutte le
sostanze estranee che, fermentando, sono causa
di varie malattie dell’organismo, e liberare la
mente da tutti i pregiudizi e i dogmi limitanti);
sentirsi appagati in ogni circostanza; obbedire
agli insegnamenti sacri degli esseri divini.

Che cosa vuol dire vivere in modo naturale?

Per capire che cosa voglia dire vivere in modo
naturale, è necessario sapere che cosa significhi
vivere innaturalmente. La vita dipende dalla
scelta del cibo, della dimora e della compagnia.
Per vivere in modo naturale, gli animali inferiori
possono compiere autonomamente queste scelte
grazie ai loro istinti e alle ‘sentinelle’ che la natura
ha messo di guardia alla porta degli organi dei
sensi, cioè, la vista, l’udito, il tatto, l’odorato e il
gusto. Invece, per quanto riguarda gli esseri
umani, questi organi sono di solito così snaturati
dal genere di vita condotto fino dalla primissima
infanzia, che non ci si può fidare dei loro giudizi.
Quindi, per capire quali siano le nostre reali
necessità siamo costretti a dipendere dall’osservazione,
dalla sperimentazione e dalla ragione.

Qual è il cibo naturale per l’uomo? Per poter
scegliere il nostro cibo naturale, innanzitutto
dobbiamo osservare la conformazione degli organi
preposti alla digestione e alla nutrizione
cioè i denti e il tubo digerente; l’istinto naturale
degli organi dei sensi che guida gli animali verso
il loro cibo e, infine, il nutrimento dei piccoli.

Osservazione dei denti. Dall’osservazione dei
denti rileviamo che negli animali carnivori gli incisivi
sono poco sviluppati, mentre i canini sono
notevolmente lunghi, lisci e appuntiti, per poter
afferrare la preda. Anche i molari sono appuntiti
ma le rispettive cuspidi non combaciano, bensì
si sfiorano lateralmente per separare le fibre della carne.
Negli erbivori gli incisivi sono estremamente
sviluppati, i canini ridotti (benché a volte, ad
esempio negli elefanti, si siano sviluppati tanto
da formare un’arma di difesa), i molari hanno la
superficie masticatoria larga e sono ricoperti di
smalto soltanto lateralmente.

Nei frugivori tutti i denti hanno più o meno la
stessa altezza; i canini sono leggermente prominenti,
conici e smussati (infatti non sono destinati
ad afferrare la preda, ma a esercitare una forza). I
molari hanno una superficie masticatoria larga e
le parti superiori protette dallo smalto per prevenire
l’usura causata dal movimento laterale, ma
non sono appuntiti come nel caso dei carnivori.

Negli onnivori, ad esempio gli orsi, gli incisivi
sono invece simili a quelli degli erbivori, i canini
a quelli dei carnivori e i molari sono larghi e
appuntiti perché servono a un duplice scopo.
Ora se osserviamo i denti dell’uomo rileviamo
che non somigliano a quelli dei carnivori, e
neppure a quelli degli erbivori o degli onnivori.
Sono invece simili in tutto e per tutto a quelli degli
animali frugivori. Se ne può quindi ragionevolmente
dedurre che l’uomo è un animale frugivoro,
cioè che si nutre di frutta (Per ‘frutta’ si intendono
tutte le parti del regno vegetale utili all’uomo.
La dieta a base di frutta cui si riferisce
lo Swami Sri Yukteswarji include verdure, cereali, noci,
nocciole, mandorle e così via).

Osservazione del tubo digerente. Dall’osservazione
del tubo digerente rileviamo che la
lunghezza degli intestini degli animali carnivori
supera da 3 a 5 volte quella del corpo, misurata
dalla bocca all’ano, e che il loro stomaco è quasi
sferico. Negli erbivori la lunghezza degli intestini
supera da 20 a 28 volte quella del corpo,
mentre il loro stomaco è più ampio e di struttura
complessa. Invece, la lunghezza degli intestini
degli animali frugivori supera da 10 a 12
volte quella del corpo e il loro stomaco è poco
più grande di quello dei carnivori e prosegue
nel duodeno che svolge la funzione di un secondo stomaco.

Questa è esattamente la conformazione che
troviamo negli esseri umani, sebbene l’anatomia
dica che nell’uomo la lunghezza degli intestini
superi da 3 a 5 volte quella del corpo,
commettendo l’errore di misurarlo dalla testa ai piedi,
invece che dalla bocca all’ano. Da ciò possiamo
nuovamente dedurre che l’uomo è, con ogni
probabilità, un animale frugivoro.

Osservazione degli organi dei sensi. Osservando
l’istinto naturale degli organi dei sensi (gli indicatori
delle sostanze commestibili), che guida
tutti gli animali verso il cibo loro congeniale,
vediamo che non appena il carnivoro scorge la
preda ne è così felice che gli ‘brillano gli occhi’;
l’afferra coraggiosamente e ne lecca il sangue
con avidità. Al contrario l’erbivoro si rifiuta però
di toccare il proprio alimento naturale se è
appena spruzzato di sangue. I suoi sensi dell’olfatto
e della vista lo guidano a scegliere come
proprio cibo erbe e altre piante, che assapora
con delizia. Per quanto riguarda gli animali frugivori
possiamo analogamente notare che i loro
sensi li guidano invariabilmente verso i frutti degli
alberi e dei campi.

Constatiamo, inoltre, che i sensi dell’olfatto,
dell’udito e della vista degli uomini, a qualsiasi
razza appartengano, non potrebbero mai indurli
a uccidere gli animali e che, al contrario, gli esseri
umani non possono sopportare nemmeno la
vista di simili massacri. Si è sempre raccomandato
di tenere i mattatoi lontano dalle città e spesso
vengono date severe disposizioni che obbligano
a trasportare le carni macellate in mezzi
opportunamente chiusi. Allora, può mai la carne
essere considerata il cibo naturale dell’uomo
quando gli occhi e il naso la respingono
decisamente, a meno che il suo sapore non sia trasformato
da spezie, sale e zucchero? D’altra parte,
quanto troviamo deliziosa la fragranza della frutta
la cui sola vista spesso ci fa venire l’acquolina
in bocca! Si deve inoltre rilevare che, anche allo
stato naturale, i cereali e i vegetali hanno un profumo
e un gusto gradevoli, benché leggeri. Ecco
che ancora una volta siamo portati a dedurre
che l’uomo era destinato a essere
un animale frugivoro (“E Dio disse:

“Ecco, io vi ho dato ogni erba che
produce seme che è sulla faccia di tutta la terra,
ed ogni albero in cui è il frutto che produce seme:
sarà questo il vostro cibo”. Genesi, l, 29.
Osservazione dell’alimentazione dei piccoli. Se
osserviamo il tipo di nutrimento dei piccoli
rileviamo che il latte è senza dubbio l’alimento dei
neonati. Il seno materno non produce latte a
sufficienza se la madre non sceglie come alimentazione
naturale frutta, cereali e verdure.

La causa delle malattie. Deduciamo da queste
osservazioni, come unica conclusione ragionevole,
che la migliore alimentazione naturale per
l’uomo è costituita da vari tipi di cereali, frutta,
radici commestibili, e che includa come bevande
il latte e l’acqua pura esposta direttamente all’aria
e al sole. Questi alimenti, essendo congeniali
all’organismo quando sono assunti secondo
la funzionalità dell’apparato digerente, vengono
sempre assimilati facilmente se ben masticati e
mescolati alla saliva.

Altri cibi non sono congeniali all’uomo e non
essendo adatti all’organismo gli sono pertanto
estranei; una volta ingeriti non vengono correttamente
assimilati. Entrando in circolazione nel
sangue si accumulano sia nell’organo escretore sia
in altri organi non adatti a riceverli. Se non riescono
a trovare una via di uscita si depositano, a causa
della legge di gravità, negli interstizi dei tessuti;
fermentando producono malattie mentali e fisiche
e conducono, infine, a una morte prematura.
Lo sviluppo del bambino. Gli esperimenti provano
che la dieta naturale e non irritante del
vegetariano è, quasi senza eccezioni, estremamente
adatta alla crescita fisica e mentale del bambino,
e ne favorisce in modo appropriato lo sviluppo
della mente, dell’intelligenza, della volontà, del
carattere, delle principali facoltà e dell’indole in
generale.

Il modo naturale di vivere calma le passioni.
Quando per reprimere l’istinto sessuale si ricorre
a mezzi estremi – quali ad esempio il digiuno
eccessivo, la flagellazione, la clausura – raramente
si raggiunge l’effetto desiderato. Invece è
stato provato che l’uomo può facilmente superare
quelle passioni, le grandi avversarie della moralità,
conducendo una vita naturale e seguendo
una dieta non irritante, come è stato detto in
precedenza; in questo modo si consegue quella
calma mentale che ogni psicologo riconosce come
lo stato più congeniale all’attività della mente,
e che conduce a una chiara comprensione e a
un imparziale modo di pensare.

Il desiderio sessuale. Si deve dire ancora qualcosa
a proposito dell’istinto naturale della riproduzione
che, dopo quello di conservazione, è
l’istinto più forte nel corpo animale. Il desiderio
sessuale, come ogni altro desiderio, ha uno stato
normale e uno stato anormale o morboso;
quest’ultimo è determinato unicamente dalle sostanze
estranee che si accumulano quando si vive
innaturalmente, come accennato in precedenza.
Nel desiderio sessuale ciascuno trova il termometro
del proprio stato di salute. Il desiderio
sessuale viene deviato dal suo stato normale
dall’irritazione dei nervi provocata dalla pressione
che le sostanze estranee, accumulate dall’organismo,
esercitano sull’apparato sessuale; all’inizio si
manifesta un aumento del desiderio
seguito poi da una progressiva diminuzione del
potere sessuale stesso.

Nel suo stato normale, il desiderio sessuale
agisce sull’organismo (risvegliando il desiderio di
essere appagato) solo raramente e libera l’uomo
dai turbamenti delle passioni. Anche in tal caso
gli esperimenti dimostrano che questo desiderio,
come tutti gli altri, è sempre normale negli individui
che conducono la vita naturale di cui si è
parlato.

La radice dell’albero della vita. L’organo
sessuale – punto di congiunzione di importanti terminazioni
nervose, in particolare del sistema nervoso
simpatico e dei nervi spinali (i principali nervi
addominali), che in virtù delle proprie connessioni
con il cervello sono in grado di stimolare
l’intero organismo – è in un certo senso la radice
dell’albero della vita. L’uomo cui è stato spiegato
l’uso corretto del sesso può mantenere il
corpo e la mente in buona salute e vivere serenamente
per tutta la vita.

I principi pratici di un sano comportamento
sessuale non vengono insegnati perché la società
considera l’argomento immorale e indecente.
Nella sua cecità, l’umanità pretende di coprire la
Natura con un velo perché le sembra impura,
dimenticando che essa e sempre immacolata e che
l’impurità e l’indecenza non sono certo una
caratteristica della Natura, ma fanno parte della
mentalità umana. È evidente quindi che l’uomo,
non conoscendo la verità sui pericoli dell’abuso
sessuale ed essendo costretto ad abbandonarsi a
pratiche errate a causa dell’irritazione dei nervi,
dovuta al suo modo innaturale di vivere, va
soggetto a penose malattie e finisce per diventare
vittima di una morte prematura.

La dimora dell’uomo. In secondo luogo dobbiamo
parlare dell’ambiente da scegliere come
nostra dimora. Possiamo facilmente capire, dal
disagio che proviamo entrando in una stanza
affollata dopo aver respirato l’aria pura di
montagna, di una grande distesa di campi o di un
giardino, che le città o i luoghi affollati sono
ambienti del tutto innaturali. L’alta montagna, la
campagna, un giardino o un luogo asciutto, ben
ventilato, ombreggiato da alberi che coprono un
grande appezzamento di terra, sono tutti ambienti
adatti, secondo Natura, a ospitare la dimora dell’uomo.

La compagnia giusta. In terzo luogo consideriamo
genere di persone che dovremmo frequentare.
Anche in questo caso, se diamo ascolto ai
suggerimenti della coscienza e teniamo conto
delle nostre inclinazioni naturali, ci accorgiamo
subito di essere portati verso quelle persone il
cui magnetismo agisce su di noi armoniosamente,
che calmano il nostro organismo, fortificano
la nostra vitalità interiore, ci aiutano a perfezionare
l’amore naturalmente insito in noi, e così ci
sollevano dalle sofferenze e ci procurano un senso
di pace. Ciò sta a significare che dobbiamo rimanere
in compagnia del Sat, o Salvatore, ed
evitare quella di Asat [la negazione del bene],
come è stato chiarito in precedenza. Restando in
compagnia del Sat (il Salvatore), potremo godere
di una perfetta salute fisica e mentale e la nostra
vita si allungherà. Se invece disubbidiamo agli
ammonimenti della Madre Natura, non diamo
ascolto ai suggerimenti della nostra coscienza e
restiamo in compagnia di tutto ciò che risponde
al nome di Asat, si produce l’effetto opposto, la
nostra salute ne soffre e la vita si accorcia.

La necessità di vivere una vita naturale e pura.
Così, vivere naturalmente aiuta a mettere in pratica
Yama, le astensioni ascetiche illustrate in
precedenza.

La purezza della mente e del corpo è altrettanto
importante nella pratica di Niyama, le osservanze
ascetiche di cui si è già parlato, e dovrebbe
essere fatto ogni sforzo per raggiungerla.

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