La psicologia dei buddha – di Osho – Prima parte, di due

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Tratto da: Oltre le Frontiere della mente

(di Osho)

(Prima parte, di due)

Amato Maestro, cos’è la psicologia dei buddha? Apparentemente sembra essere una scienza per i soli
esseri illuminati, che hanno bisogno di tirare, spingere, sedurre, colpire o baciare i loro
discepoli al momento giusto, in modo che non vacillino, non si blocchino e non cadano in trappole.
Per favore, puoi rivelare qualcosa delle tue scoperte negli ultimi trent’anni?

La domanda che hai posto è una domanda a cui fondamentalmente è impossibile rispondere. Ma di certo
si possono dare alcune indicazioni, fare alcuni cenni… con l’assoluta certezza che ti sfuggiranno,
ma questo non è un mio problema.

Io farò del mio meglio. Da parte tua, se riesci a non essere altro che una mente passiva,
silenziosa, senza cercare di interpretare, allora forse ti si potrà schiudere una certa porta.

Tutto dipende da te. Il processo non è molto difficile, si tratta solo di una vecchia dipendenza.
Noi non siamo capaci di limitarci ad ascoltare, nel modo in cui, ad esempio, ascoltiamo la musica.
Noi immediatamente cominciamo a reagire, a interpretare, a cercare di trovare il senso di quello che
si dice. Ci perdiamo nelle nostre menti, e la musica ci passa accanto senza fermarsi.

Innanzitutto… ho usato il termine “psicologia del buddha” non per indicare ciò che esso significa.
L’uomo illuminato è andato oltre la mente. Di fatto, la mente si è dissolta, proprio come si
dissolvono i sogni.

Tutte le psicologie dell’Occidente si preoccupano di capire come funziona la mente, come lavora,
perché certe volte funzioni bene e altre volte male. Esse hanno accettato un’ipotesi di base che è
falsa: l’ipotesi che voi non siete altro che la mente, che siete una struttura di psicosoma. E
naturalmente, la fisiologia guarda dentro il vostro soma e la psicologia scandaglia la vostra mente
e il suo funzionamento.

Il primo punto da annotare, riguarda coloro che sono arrivati a conoscere in loro stessi uno spazio
diverso, che non può essere confinato all’interno della mente, e che non può essere definito una
parte del suo funzionamento. Tale spazio silenzioso, libero da qualunque pensiero, da qualsiasi
increspatura, è l’inizio della psicologia dei buddha.

La parola “psicologia” viene usata in tutto il mondo a sproposito; tuttavia, quando qualcosa viene
inglobato in una tradizione, diviene una convenzione, e noi di solito ce ne dimentichiamo. Perfino
la stessa parola “psicologia” non indica qualcosa che riguarda la mente, ma la psiche. Il
significato originario di psicologia è “la scienza dell’anima”. Non è la scienza della mente. E se
la gente fosse onesta, dovrebbe usare un altro termine, perché quello usato è sbagliato, è
fuorviante, e porta la gente sulla via dell’errore. Al mondo non esiste alcuna psicologia, nel senso
di “scienza dell’anima”.

Per motivi arbitrari, soltanto perché ci si possa capire, diciamo che tu sei diviso in tre parti. Ma
ricorda, questa divisione è puramente arbitraria. Tu sei un’unità indivisibile. Il corpo è la tua
parte esterna. E’ uno strumento immensamente prezioso, che l’esistenza ti ha donato. E tu non hai
mai ringraziato l’esistenza per il tuo corpo. Non sei nemmeno consapevole di ciò che esso continua a
fare per te, per settanta, ottant’anni, in certi posti perfino per centocinquant’anni… e in alcune
remote regioni dell’Unione Sovietica, addirittura per centottant’anni… e questa realtà mi induce
ad affermare, che l’idea comune — secondo cui il corpo muore all’età di settant’anni — non sia un
fatto, ma una falsa convinzione, che si è tanto diffusa, che il corpo si limita ad attenervisi.

Prima di arrivare a novant’anni, George Bernard Shaw stupì gli amici, perché si mise a cercare un
luogo fuori Londra — città in cui aveva vissuto per tutta la sua vita — con l’intenzione di
trasferirvisi.

Tutti gli chiesero: “A che scopo? Hai una bella casa, tutte le comodità; perché cercare un nuovo
posto in cui vivere? E seguendo un’idea un po’ strampalata… alcuni pensano che ti sia rimbambito.”
Infatti, Show girava per i villaggi, senza entrare in città… visitava i cimiteri, dove
gironzolava, leggendo le pietre tombali…

E alla fine, decise di stabilirsi in un villaggio, dove trovò una lapide su cui era scritto:
“Quest’uomo è deceduto assai prematuramente — aveva solo centododici anni”.

Show spiegò ai suoi amici: “Per quanto mi riguarda, si tratta di un’ipnosi mondiale… poiché si è
tanto insistito sull’idea che si muore a settant’anni, per secoli e secoli, il corpo umano si limita
ora ad assecondare tale idea. Se esiste un villaggio in cui un uomo muore a centododici anni, e gli
abitanti pensano che sia morto ‘assai prematuramente’, in quanto non era ancora il momento per lui
di morire…”.

E George Bernard Shaw visse in quel villaggio l’ultimo periodo della sua vita, e arrivò a cent’anni.

In Kashmir, nella parte ora occupata dal Pakistan, la gente vive senza problemi fino a
centocinquant’anni. E questo, semplicemente perché le loro menti non sono state avvelenate dall’idea
che la vita duri solo settant’anni. Nell’Azarbaydzhan, nell’Usbekistan, angoli remoti dell’Unione
Sovietica, la gente vive perlomeno centottant’anni, e non sono casi rari: migliaia di persone hanno
raggiunto quell’età, e sono ancora giovani. Non hanno ancora smesso di lavorare: si occupano dei
campi, dei giardini.

L’ho raccontato a uno dei miei professori, che non mi ha creduto: “Io sono un professore di
filosofia e di psicologia, e non posso essere d’accordo con la tua idea secondo cui l’umanità muore
a causa di un condizionamento psicologico.”

Risposi: “Te lo dimostrerò.”

Mi chiese: “Cosa intendi dire?”

“Dammi alcuni giorni”, replicai, “perché nessuna discussione può dimostrarlo. Voglio darti una prova
concreta.”

Un giorno… egli viveva a quasi due chilometri di distanza dalla Facoltà di Filosofia, nel campus
universitario. E aveva una salute di ferro: ogni giorno, camminava fino alla Facoltà, e a piedi
tornava a casa… io andai da sua moglie e le dissi: “Mi deve fare un favore. Domani mattina, quando
il Professore S.S. Roy si sveglia, gli chieda con naturalezza: ‘Cos’è successo? Non hai dormito
bene? Sei così pallido, non avrai la febbre?’…”.

Ma lui la zittì: “Che sciocchezze stai dicendo? Io sto benissimo. Non ho affatto la febbre, e ho
dormito bene. Sto benissimo”… io avevo chiesto a sua moglie di scrivere esattamente tutto quello
che il professore avrebbe risposto… in seguito, avrei raccolto queste annotazioni.

Poi, dissi al suo giardiniere: “Quando esce, tu di’ semplicemente: ‘Cosa Le è successo, professore?
Ha un aspetto così sofferente’… e ricordati di scrivere tutto quello che dice.” E al giardiniere
rispose: “A quanto pare, stanotte non ho dormito bene”.

Vicino a casa sua, c’era l’ufficio postale, e lui passava sempre di fronte… il direttore
dell’ufficio era suo amico, e io gli dissi: “Devi fare così e così…”.

Mi chiese: “Ma perché, cosa cerchi di dimostrare?”

Gli spiegai: “Si tratta di una discussione sorta tra me e il Professore S.S. Roy, e io voglio
dimostrargli una certa cosa. Ti racconterò poi tutta la storia. Per ora è sufficiente che, quando il
Professor Roy passa di fronte all’ufficio postale, tu esca e gli dica: ‘Non ti reggi in piedi, non
andare all’Università oggi. Ci penso io a informare il rettore che non stai bene’…”.

E a lui, il professore rispose: “Anch’io stavo pensando di non andarci. Ho la sensazione che
qualcosa nel corpo non funzioni…”. Infine, persuasi il bidello della Facoltà di Filosofia… era
sempre seduto di fronte all’ingresso… non fu facile convincerlo, ma sapeva che il Professore S.S.
Roy mi voleva molto bene, quindi non potevo avere intenzioni cattive… gli dissi: “Nel momento in
cui arriva… devi correre e afferrarlo. Anche se fa resistenza, non ti preoccupare; fallo sdraiare
sulla panca e digli: ‘Non era proprio il caso che si facesse una passeggiata di quasi due
chilometri, Lei sta proprio male!’…”.

Quell’uomo replicò: “Ma io sono un semplice bidello, un pover’uomo…”.

Gli dissi: “Non ti preoccupare. Ti assicuro che non avrai fastidi. Ricordati, però, di scrivere
quello che lui dirà, e fammi anche sapere se farà resistenza oppure no.”

Roy non oppose alcuna resistenza. Si limitò ad assecondare l’idea del bidello; si sdraiò sulla
panchina e disse a quell’uomo: “Per favore, puoi far venire l’auto della Facoltà e dire all’autista
di portarmi a casa…? Non credo proprio di poter camminare per altri due chilometri. Sto proprio
male!”

Alla fine, passai a raccogliere tutti quegli appunti… S.S. Roy era sdraiato su di un lettino,
simile a quelli che gli psicanalisti adoperano per i loro pazienti, e aveva l’aria di uno che fosse
malato da mesi. Anche la sua voce si era affievolita, era a stento in grado di sussurrare qualcosa.
Gli dissi: “Sei certamente molto malato, ma come hai fatto in una sola notte ad ammalarti al punto
da sembrare infermo da mesi? Non più tardi dell’altra sera, quando ti ho lasciato, stavi benissimo.”

Rispose: “Anch’io sono perplesso…”.

Dissi: “Non occorre che tu sia perplesso. Leggi questi appunti!”

Leggendo le annotazioni — da ciò che aveva detto alla moglie, fino ad arrivare al bidello — ebbe
un’improvvisa ripresa. Disse: “Sei un vero birbante… è meglio non entrare mai in polemica con te!
Avresti potuto uccidermi. Stavo già pensando di fare testamento.”

Dissi: “Ecco la risposta a ciò di cui discutevamo alcuni giorni fa… il corpo segue le idee della
mente.”

I settant’anni sono diventati un chiodo fisso, in quasi tutto il mondo. Ma non è una verità del
corpo. E’ una corruzione del corpo, da parte della mente. E per quanto possa sembrare strano, tutte
le religioni sono contro il corpo — eppure il corpo è la vostra vita; il corpo è la vostra
comunione con l’esistenza.

E’ il corpo che respira, è il corpo che vi mantiene in vita, è il corpo che compie quasi dei
miracoli. Avete la benché minima idea di come trasformare un filone di pane in sangue e scomporla
nei suoi diversi elementi, per poi mandarli là dove sono necessari? Avete idea di quanto ossigeno
richiede il vostro cervello? In soli sei minuti, se il vostro cervello non riceve ossigeno, cadete
in coma. E il corpo continua a rifornire il cervello dell’esatta quantità di ossigeno, per una
intera vita!

Come spiegate il processo della respirazione? Di certo non siete voi che respirate: è il corpo che
continua a farlo. Se foste voi a respirare, non sareste qui. Avete così tante preoccupazioni… in
ogni momento, potreste dimenticarvi di respirare… in particolare la notte: o respirate, oppure
dormite… e non è un processo tanto semplice: l’aria che il corpo assume, è composta anche di
diversi elementi che sono pericolosi per la vostra vita. E il corpo seleziona quelli che alimentano
la vita, ed espelle quelli che sono pericolosi, in particolare l’anidride carbonica.

Nessuna religione del mondo ha mai apprezzato la saggezza del corpo. E le vostre persone più sagge,
non eguaglieranno mai la saggezza del vostro corpo. Funziona in maniera perfetta! E la sua saggezza
è stata tenuta assolutamente fuori dal vostro controllo, perché in questo caso avrebbe potuto
rivelarsi distruttivo.

Dunque, il primo elemento che compone la vostra vita, è il corpo. E il corpo è reale, autentico,
sincero. Non c’è modo di corromperlo, sebbene tutte le religioni abbiano cercato di farlo: esse vi
insegnano a digiunare, una cosa contro natura, che va anche contro i bisogni del corpo… tuttavia,
la persona che riesce a digiunare più a lungo, diviene un grande santo. Io, però, lo definirei lo
sciocco più grande, che si è lasciato dominare dalla stupidità della folla

Migliaia di persone, in India — e ora questa malattia si sta diffondendo in tutto il mondo —
stanno ritte sulla testa… e tutti costoro ignorano che, se alla testa arriva una quantità
eccessiva di sangue, il sistema nervoso può subire lesioni, è molto fragile, ed è questo sistema a
creare la vostra intelligenza… ecco perché non troverete mai uno yogin che sia intelligente; è
impossibile: egli ha distrutto la possibilità di esserlo!

L’uomo è divenuto intelligente perché non si muoveva orizzontalmente, come gli altri animali. Quando
un animale cammina orizzontalmente, come fanno tutti, il sangue circola in eguale misura in tutto il
corpo, compresa la testa. Se invece state eretti sui due piedi, l’ultimo posto a cui il sangue
arriva, combattendo contro la forza di gravità, è la testa. Questo è il motivo per cui l’uomo è
divenuto intelligente, ha iniziato ad essere poetico, creativo.. e sono nati i pittori, i danzatori,
i mistici. Ma voi non ne siete consapevoli. L’intero processo è stato tenuto fuori dal vostro
controllo, altrimenti ci sarebbe stato il rischio che vi poteste distruggere.

Quindi, io vi insegno, prima di tutto, ad avere un profondo rispetto, amore e gratitudine per il
vostro corpo. Questa sarà la base della psicologia dei buddha, della psicologia di coloro che si
sono risvegliati.

Al secondo posto, dopo il corpo, viene la vostra mente. La mente non è altro che una finzione. Essa
è stata adoperata, — di fatto adoperata anche troppo — da ogni sorta di parassiti. Questi sono le
persone che vi insegneranno sempre a essere contro il corpo e a favore della mente.

Esiste un meccanismo, che si chiama cervello. Il cervello fa parte del corpo, ma non ha un suo
programma intrinseco. La natura è così compassionevole, che lascia il cervello privo di un suo
programma intrinseco: questo significa che l’esistenza vi dona la libertà. Qualsiasi cosa vogliate
fare del vostro cervello, potete farla. Ma ciò che è stato fatto per compassione da parte della
natura, è stato poi sfruttato dai vostri preti, dai vostri politicanti, e dai vostri cosiddetti
“grandi uomini”. Essi hanno compreso la grande opportunità di riempire il cervello con ogni genere
di stupidaggine.

Il cervello è una tabula rasa: qualsiasi cosa inscriviate su di lui, diventa la vostra teologia, la
vostra religione, la vostra ideologia politica. E ogni genitore, ogni società, sono estremamente
solleciti nel non lasciare che il vostro cervello sia nelle vostre mani: fin dai primi giorni,
iniziano a incidervi sopra il Santo Corano, la Sacra Bibbia, la Bhagavadgita… e all’epoca in cui
venite definiti “adulti”, e siete riconosciuti capaci di prendere parte agli affari del mondo, non
sarete più voi stessi.

E’ un gioco così astuto, e così criminale, che mi sorprende che nessuno lo abbia mai messo in
evidenza. Nessun genitore ha il diritto di forzare il figlio a essere un cattolico, un hindu o un
giainista.

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