La poverta’ giova economicamente ai ricchi

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La poverta’ giova economicamente ai ricchi

Giugno 1 2017

La pubblicazione dei dati Eurostat sullaumento della povertà e del rischio-povertà in Europa ha
suscitato sui media il solito dibattito, viziato in partenza dal rappresentare limpoverimento come un problema, come un effetto indesiderato delle politiche di rigore.

«In realtà il bombardamento sociale del rigore finanziario non è sostanzialmente diverso dai
bombardamenti militari, nei quali lobbiettivo dichiarato è un pretesto non soltanto per il
consumismo delle bombe (tanto paga il contribuente), ma anche per fare il maggior numero possibile di danni collaterali, cioè di vittime civili».

Lo scriveva Comidad nel 2012, ma sembra scritto oggi. «Anche il rigore è un business, e il danno
collaterale della maggiore povertà apre a sua volta nuove frontiere al business». In questi anni,
aggiunge il blog, è risultato sempre più evidente il nesso consequenziale tra laumento della
povertà e la finanziarizzazione dei rapporti sociali: «La povertà diventa un business finanziario, costringendo i poveri allindebitamento crescente».

Lo confermano annunci come quello del governo tedesco, che si vantò di aver raggiunto il pareggio di
bilancio con un anno di anticipo. Ma la Germania «ha potuto finanziare il suo debito pubblico a
tasso zero, poiché, contestualmente, sono stati i paesi del Sud dellEuropa non solo a pagare tassi di interesse più alti, ma anche a indebitarsi maggiormente».

Dopo il funesto 2011, in cui il mainstream ha ripetuto in modo martellante il mantra del debito,
visto come problema e colpa sociale, «si è poi scoperto che il governo Monti non soltanto non ha
ridotto il debito pubblico, ma lo ha aumentato», annota Comidad, in un post ripreso dal blog La
Crepa nel Muro. «Il cosiddetto spread si è rivelato così una tassa sulla povertà, unelemosina dei
poveri nei confronti dei ricchi». E intanto ha fatto passi da gigante «laddestramento dei poveri alluso degli strumenti finanziari».

Lo stesso governo Monti rilanciò la Social Card di tremontiana memoria: viste le cifre in ballo per
quella carta prepagata, il vantaggio per le famiglie è apparso subito «pressoché inesistente».
Semmai a incassare sarebbe stato il gestore finanziario, BancoPosta. Lo scopo della Social Card, in
realtà, era quello di «allargare il target dei servizi finanziari», tanto per cambiare sul modello
degli Usa, dove «anche lì in via sperimentale, la Social Security Card si è diffusa a macchia dolio», arrivando nel 2013 a dieci milioni di utenti.

«I paesi anglosassoni stanno dimostrando che i poveri costituiscono un target inesauribile per
lofferta di servizi finanziari», sottolinea Comidad. «Non soltanto la carta di credito viene oggi
concessa anche ai disoccupati, ma questi sono anche fatti oggetto di un vero e proprio allettamento
per dotarsi di questo servizio finanziario. Il fatto è comprensibile, se si considera che
disoccupati e precari possono essere ridotti ad un livello assoluto di dipendenza da questi
strumenti finanziari; cosa che non sarebbe possibile nei confronti di chi disponesse di fonti regolari di reddito».

Se i prestiti ai poveri fossero ancora in contanti, allora i rischi di insolvenza «sarebbero mortali
per un business del genere». Ma oggi cè il denaro elettronico, e quindi «le banche non devono
compromettere la propria liquidità per concedere carte di credito». I poveri tendono ancora a
servirsi soprattutto di contanti, «ma le banche intendono sollevare le masse da questa condizione
primitiva, attraverso quello che chiamano un programma di inclusione finanziaria».

Aggiunge Comidad: «Il suono nobile e commovente della parola inclusione serve a nascondere il
fatto che si tratta di un programma a basso rischio dimpresa per lo sfruttamento delle possibilità
di indebitamento delle masse più povere». Il blog ricorda che già nel 2007 il governo britannico
elaborò un piano di inclusione finanziaria «per salvare le masse di unbanked dal loro misero
destino e per metterle a disposizione dellamorevole offerta di servizi bancari».

Lo stesso governo britannico «ha ritenuto di porre una deroga ai limiti della sua spending review
pur di stanziare dei fondi per questo piano umanitario». Anche la Banca dItalia «ha impostato un
piano analogo, in attuazione delle indicazioni del G-20 a riguardo». A quanto pare, continua
Comidad, «il denaro elettronico ha un club di supporter piuttosto nutrito». La Banca Mondiale,
nella sua veste di agenzia specializzata dellOnu, rappresenta lavanguardia in questo progetto di
soccorso mondiale agli unbanked. Robert Zoellick, presidente della Banca Mondiale sino al 2011, ha profuso più di tutti il suo personale impegno nella financial inclusion.

«Zoellick costituisce il prototipo del perfetto bombanchiere: proviene da Goldman Sachs e, nel
periodo in cui ha fatto parte dellamministrazione Bush, è stato uno dei promotori più zelanti
dellaggressione allIraq. Zoellick è anche un ospite donore, pressoché fisso, del Consiglio
Atlantico della Nato». Le banche hanno ormai una pessima reputazione e, spesso, persino una pessima
stampa. «Ma le denunce possono rimanere sul vago, mentre, come si dice, il diavolo si annida nei dettagli.

Cè qualche prestigioso commentatore che auspica addirittura un passaggio completo al denaro
elettronico, con labbandono definitivo del contante; ciò in nome della lotta allevasione fiscale,
come se lelettronica fosse intrinsecamente onesta, e fosse in grado solo di tracciare e non
potesse anche sviare». Per Comidad, lunico risultato certo delladozione integrale del denaro
elettronico «sarebbe invece quello di rendere definitiva la financial inclusion, cioè di non porre più limiti alle possibilità per le banche di impoverire e sfruttare i popoli».

Fonte: libreidee.org

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