La morte, nei racconti dei “risorti” 3

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La morte, nei racconti dei “risorti” 3

di Paolo Vita

– Parte terza –

Betty Eadie avrebbe voluto tanto rimanere nell’Aldilà, ma,, accettò di tornare nel corpo per una missione imprecisata. Scoprì nel seguito della sua vita che tale missione sarebbe consistita nell’adozione di una bambina rifiutata da tutti. Quando Betty rientrò nel suo corpo, l’impressione di pesantezza che ne ebbe e la nostalgia della sua lunga e meravigliosa esperienza nell’Aldilà furono tali che subì una profonda depressione, da cui si riprese grazie all’affetto dei suoi familiari[58]. Questo, probabilmente, è uno dei motivi per cui non ricordiamo la nostra vita nell’Aldilà, altrimenti vivremmo tristemente sulla Terra, come in esilio, condizione che viene ricordata dalla nota preghiera “Salve Regina”.[59]

Dannion Brinkley è un altro importante scrittore americano, che sembra abbonato a queste esperienze, perché ebbe la NDE per ben tre volte; delle prime due riferì nel suo notevole libro “Salvato dalla luce”. La prima volta, nel 1975, fu “ucciso” da un fulmine mentre stava al telefono. La seconda volta ebbe una crisi cardiaca e, mentre medici e familiari lo assistevano con grande apprensione lui li tranquillizzava dicendo che sarebbe stato ben lieto di morire, per passare in un ambiente assai migliore; anzi rifiutò di farsi operare, finché il suo amico Raymond non lo convinse a permetterlo. In entrambi i casi incontrò un essere di luce, in una città di cristallo, che lo istruì sull’attività a cui era destinato e che consisteva proprio
nell’alleviare i timori della morte nei moribondi, mediante il ricovero in un ambiente sereno, l’abbandono di accanimenti
terapeutici, l’assistenza ai familiari disorientati ed afflitti, terapie fisiche, biofeedback, uso dei colori e della musica. In questo Dannion si è poi impegnato, aiutando Raymond Moody: il noto
ricercatore nel campo delle NDE. Nel 1997 Dannion ebbe dei neuromi frontali, che gli procurarono una terza NDE! D’altronde egli, dopo la prima NDE, continuava a vedere l’Aldilà e l’essere di luce nei suoi sogni.

Come e più di molti altri, Dannion sperimentò capacità
paranormali fin dopo la sua prima NDE, percependo spontaneamente i pensieri altrui.

Dal suo interessante libro posso sintetizzare alcuni punti
principali: Dannion non era stato uno stinco di santo, anzi, aveva trascorso la sua giovinezza con cattiveria, facendo il bullo, picchiando tante persone senza motivo; aveva poi partecipato alla guerra in Vietnam uccidendo senza scrupoli molti vietnamiti, spesso civili inermi; infine aveva operato nei servizi segreti USA in America latina, fornendo armi che avrebbero ucciso molte persone. Tuttavia fu accolto nell’Aldilà senza rimproveri, ma con conforto e – rivivendo la sua vita e immedesimandosi nei ruoli delle sue vittime – si rese conto dei suoi errori, ne soffrì, se ne pentì e si dedicò poi alla missione affidatagli. L’essere di luce gli confidò che noi umani incarnati siamo degli eroi, che debbono avere un’alta autoconsiderazione per l’impegno che ci siamo assunto nell’incarnarci. Nel corso della sua NDE dodici altri esseri presentarono a Dannion delle “scatole”, che erano una sorta di visori, mediante i quali egli poté vivere 117 avvenimenti futuri, di portata mondiale. Alcuni di essi, come il disastro di Cernobyl, la caduta dell’impero sovietico, la guerra del golfo, si verificarono; altri no e gli fu spiegato che gli eventi possono essere cambiati, mediante l’impegno degli uomini, come d’altronde insegnano tanti Maestri.

Paul Perry, che ha collaborato al libro di Dannion,
riferisce l’esperienza di un ricercatore in questo campo, che intervistò un vescovo della curia vaticana; anche il vescovo ebbe una NDE e ne parlò con papa Giovanni Paolo II, dimostrandogli che, nel corso di tale circostanza, aveva, tra l’altro, viaggiato fuori dal corpo, vedendo il papa stesso nel suo spogliatoio e riferendogli come era abbigliato.

Stefan Von Jankovich: un architetto ungherese, emigrato in Svizzera, è forse la persona che fu più impressionata e segnata da un’esperienza di premorte. La sua vita cambiò completamente dopo un grave incidente d’auto, che lo mandò in uno stato di morte apparente per 5-6 minuti, nel 1964. Da allora – contrariamente alla maggior parte dei “risorti”, che riferiscono malvolentieri le loro esperienze, per timore di essere scambiati per matti – si è impegnato a comunicare entusiasticamente la sua esperienza a tutti, mediante conferenze, articoli ed il libro in riferimento. Egli dice che quell’evento fu la più bella esperienza della sua vita. Lo scopo dichiarato del suo libro è:

1. far riflettere

2. dare un esempio di trasformazione

3. offrire dati da confrontare con esperienze analoghe

Era un tecnico che si occupava solo di fatti materiali, non pregava e non s’interessava di filosofia, o teorie spirituali. Registrò la sua esperienza in audio subito dopo il suo risveglio, anche se poi dovette stare in ospedale per mesi.
La sua morte si sviluppò in tre fasi:

1. Consapevolezza di essere morto, senso di leggerezza,
percezione di suoni e colori meravigliosi, pace e luce divina

2. Osservazione del suo corpo inerme, visto dall’alto; visione degli sforzi dei sanitari per rianimarlo sul posto, inclusa la percezione dei loro pensieri; tentativo di avvisarli che era vivo. Poi decisione di allontanarsi verso la luce, che individuò in un “sole pulsante divino”. Sentiva di essere pervaso da energia vibratoria e circondato da Esseri affettuosi. Era impressionato dalla bellezza del suo volo (tanto che poi volle imparare a guidare aerei).

3. Visione di immagini multidimensionali della sua vita a
ritroso, che chiamò “il film della mia vita”. Esaminandolo, valutava ogni azione e pensiero da sé, senza nessuno che lo giudicasse; si rallegrava per le prove superate e si rammaricava per gli errori, che riconosceva e che non classifica come “peccati” e tanto meno come offesa a Dio, ma solo come freno alla sua evoluzione, come un errore fatto da uno studente in un compito scolastico[61]; ne scaturiva pentimento e senso di perdono, dopodiché tali errori svanivano. Quelle considerazioni non seguivano la morale convenzionale, ma solo la legge dell’Amore. Jankovich considera questo film come la più grande scuola. Le azioni positive sono quelle in armonia con l’Amore disinteressato, anche se contrarie alla morale corrente. Quelle da correggere sono quelle egoistiche (anche se spacciate per altruistiche), quelle che interferiscono con la vita altrui (anche se dichiarate “per il loro bene”) e perfino le buone azioni forzate, se violentano noi stessi, essendo innaturali, non in armonia con la nostra effettiva evoluzione

Queste ultime considerazioni mi fanno venire in mente un paio di motti insegnati dal Maharishi Mahesh Yogi (il divulgatore della Meditazione Trascendentale) e che sono anche alla base del taoismo:

“Effortlessly” = “Senza sforzo” : fate tutto senza sforzarvi, senza andare oltre le vostre naturali capacità

e:

“Do not resist anything” = “Non resistete a nulla” : non cercate di far andare le cose come vorrebbe il vostro ego; lasciate fluire la vita ed accettate tutte le situazioni che vi si parano davanti, senza resistere. Anche nella vita terrena “la resistenza crea la
sofferenza”. Non è un fatto esterno in se che ci fa soffrire, ma il nostro rifiuto di accettare le cose come sono.

Anche Gesù dette un insegnamento analogo, quando disse: “a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due.”[62]

Dopo quelle visioni, Jankovich si ritrovò ad osservare la scena dell’incidente ed un uomo che lo stava rianimando, facendo
un’iniezione nel suo petto. Ciò lo costrinse a rientrare nel corpo dolorosamente, al punto che svenne.

Risvegliatosi in ospedale, ricordò e ripensò a quell’esperienza toccante, registrò tutti i suoi ricordi, per paura di dimenticarli e poi fece una serie di considerazioni: Evitare l’accanimento
terapeutico, che riporti la persona ad una vita puramente vegetativa: meglio lasciarla andare. Non sono da compiangere i morti, ma, se mai, i superstiti. Paradiso, Purgatorio ed Inferno sono stati di
coscienza[63]; il Purgatorio è per lo più lo stato terreno stesso. La reincarnazione è un concetto essenziale e lui ebbe la sensazione di aver vissuto molte volte. Occorre dire di si alla vita ed alla morte. In Terra non c’è felicità, ma occorre accettare tutto; abbiamo la forza per superare ogni difficoltà. La ricchezza e la gloria sono inessenziali, anzi limitano la nostra evoluzione, che è lo scopo della vita, attraverso il superamento delle prove e lo sviluppo dell’Amore.

Un’altra scrittrice ci riferisce la sua esperienza; è l’americana Betty Bethards, che, in seguito alla sua pre-morte, maturò a tal punto da diventare veggente, mistica, guaritrice, insegnante di meditazione e fondatrice della “Inner Light Foundation”, una no-profit
organization per la diffusione di queste informazioni e
l’addestramento spirituale.

In uno dei suoi libri: “There is no death” riferisce[64] che fu colpita da polmonite, con febbre alta, si trovò separata dal suo corpo malato aleggiando a sessanta cm al di sopra di esso e non desiderava tornarci. Udì una voce che le disse che quella era la morte, se la sceglieva.

Aveva un corpo e degli abiti uguali a quelli usuali. Non
aveva paura, ma gran pace. Si rese conto che morendo si cambia solo stato vibratorio e si continua a vivere ed imparare.

Poi vide i suoi figli, specialmente l’ultimo di soli 18 mesi e si rese conto che aveva bisogno di lei, perciò decise di tornare sulla Terra. La voce le disse che per continuare a vivere avrebbe dovuto prendere degli antibiotici.

La Bethards sostiene che chi muore di malattia lenta può aver scelto (senza ricordarlo) di imparare come ricevere attenzioni e consentire ad altri di donarsi a loro. Non si tratterebbe di autopunizioni, ma di un processo di crescita per entrambe le parti.

Secondo lei, spesso c’è una festa per l’accoglienza e le spiegazioni sulla vita nell’Aldilà. Per sei settimane il defunto starebbe presso gli amati superstiti.

La Bethards spiega anche che i defunti non diventano onniscienti per il solo fatto di essere passati in un altro stato, ma ricevono solo le conoscenze per cui sono pronti[65]. Essi possono vedere il
comportamento degli incarnati ed imparare da loro.

La religione seguita, o i sacramenti ricevuti contano ben poco, anzi chi ha insegnato o – peggio – imposto dogmi errati, o limitanti e settari, può doverne pagare le conseguenze[66]: ciò che importa è quello che si è maturato interiormente, specie in termini d’amore. L’amore si manifesta come una comunione di anime, un contatto di aure, un “avvolgersi” a vicenda in un abbraccio sublimato[66b]; non c’è bisogno di organi ed accoppiamenti sessuali. Questo amore si può scambiare con tutti, non solo tra coniugi, che si incontrano ed eventualmente scelgono di restare insieme.

Betty Bethards commentò:

“Dopo la mia prima esperienza di morte ho perso ogni paura di morire. Mi sono resa conto che la vita e la morte sono parte di un continuum”

“Morire è facile, vivere è duro!”

“Non si può capire bene il senso della vita, senza capire il significato della morte”

Un altro reduce da una NDE nel 2008 è Eben Alexander,
neurochirurgo razionalista. Fu colpito da una malattia rara che lo tenne in coma per una settimana. Dopo la guarigione scrisse un libro, piuttosto prolisso, ma ricco di descrizioni affascinanti dell’ambiente astrale. Mi piace sottolineare come Alexander sentì l’Amore
incondizionato, la protezione, l’assenza di giudizi esterni. Egli è forse l’unico che identificò l’entità ed il nome divino col suono della OM

Un’altra scrittrice: Federica Orlando, nel suo lavoro “Il libro degli angeli” raccoglie molte esperienze di NDE, tra le quali riassumo le seguenti:

Ann ebbe la visione dell’Aldilà in occasione di una NDE seguita ad un parto drammatico, in cui sua figlia finì per morire dopo quattro giorni dalla nascita. Una gran forza la sollevò verso l’alto dirigendola velocissimamente verso un bellissima luce. Stava benissimo e avrebbe voluto restare sempre lì. A gran velocità un Essere giunse al suo fianco e le toccò la mano, dandole un brivido mai provato. Comunicarono telepaticamente e l’Essere le fece sapere che la bambina sarebbe vissuta solo quattro giorni ed Egli sarebbe venuto a prenderla. Ann ne fu rassicurata e avrebbe voluto restare in quella situazione anch’essa, ma non era ancora giunto il suo tempo per morire; sicché si rianimò. La sua bambina effettivamente morì il quarto giorno per emorragia cerebrale. Quell’esperienza agevolò Ann nell’affrontare quella morte e quella di altri parenti.

Krystel aveva sette anni quando fu per annegare; in quella situazione vide un tunnel nero, che poi si riempì di luce. Una donna che si fece chiamare Elizabeth, l’accolse e lei vide un bellissimo luogo pieno di fiori e incontrò varie persone care defunte, alcune delle quali stavano per reincarnarsi. Elizabeth chiese a Krystel se voleva tornare da sua madre; lei disse di si e si risvegliò.

La giovane Marie si suicidò per amore, ma fu salvata e poté riferire di aver incontrato – dopo il solito tunnel – delle entità, che le mostrarono i polsi in segno di comunanza del tentato suicidio. Una voce le fece capire che quella non era una soluzione, ma avrebbe lasciato tutto come prima, peggio di prima.

Questi ed altri racconti di esperienze di DBV, o NDE, ricordano molto le “esperienze di picco” o di illuminazione momentanea, come, ad esempio, quelle descritte dal medico canadese Richard Bucke, che, nel suo libro “Cosmic consciousness” esamina e riassume la sua esperienza e quella di eminenti figure storiche. Bucke le caratterizza mediante le seguenti proprietà principali:

– visone di luce e colori

– elevazione morale, sensazione di essere salvo

– illuminazione intellettuale, sapere che la vita è eterna, e perdita della paura della morte

– perdita del senso del peccato, inteso come offesa a Dio, ma invece come lezione non ancora appresa bene

Gli studi psicologici non forniscono molti particolari sul
proseguimento della vita nell’Aldilà: la “vacanza” dagli impegni terreni. Secondo alcuni, essa avviene su vari piani esistenziali e di coscienza, in base al livello evolutivo del soggetto. Egli si viene a trovare in compagnia di entità di un livello analogo al proprio, secondo alcuni in gruppi primari e secondari [67b]. Anche persone che apparivano spiritualmente poco elevate, come una donna considerata spiacevole e meschina, vedono l’Aldilà come un luogo splendido[68].

Salvo casi di comportamenti terreni particolarmente negativi e di rifiuto totale dell’amore[69], l’ambiente disincarnato è
caratterizzato da un’atmosfera d’Amore ben superiore a quella terrena, forse grazie all’assenza delle necessità e stimoli materiali, quali la fame, il freddo, le malattie, i dolori fisici, le responsabilità, ecc. le quali ci fanno ripiegare su noi stessi, stimolando il nostro egocentrismo e le nostre paure, allontanandoci dall’Amore. La vasta letteratura, che riporta i numerosi studi sull’argomento, ci informa che l’esperienza dell’Aldilà è positiva. Rare eccezioni sono quelle di persone che abbiano compiuto misfatti gravi e reiterati, come predoni assassini, o alcuni inveterati tossicodipendenti, o alcolisti. Anche loro, tuttavia, videro: il buio, la solitudine, il tentativo di mani che cercano di trascinare in basso, finché chiesero aiuto e si ripromisero di cambiare; a quel punto videro anch’essi la luce.[70] Per lo più, anche queste esperienze furono per loro positive, dato che, una volta rianimati, li indussero a correggersi .

Nell’Aldilà nessuno ci giudica, né ci condanna, o punisce[70b], ma il soggetto stesso si trova immerso in un ambiente d’Amore sconfinato ed incondizionato; egli rivive simultaneamente, come a volo d’uccello, e con grande intensità la sua vita terrena appena conclusa, percependo le ripercussioni dei propri atti ed immedesimandosi negli altri; si confronta spontaneamente con quell’Amore divino, si rende conto così delle proprie limitazioni ed imperfezioni, se ne pente[71] e viene indotto dalla legge del karma[72] a decidere, eventualmente con l’aiuto o la spinta di entità superiori, di reincarnarsi in modi e situazioni atte a fargli sperimentare e migliorare i propri
difetti.[73] La parabola del “figliol prodigo” mi sembra rappresenti bene questa situazione: il figlio sceglie di fare le proprie esperienze, penose che siano, ed infine, confrontando la propria situazione con quella che gli spetta di diritto, torna dal padre, che lo accoglie a braccia aperte. A margine di questo paragone possiamo notare che il fratello, che non si era mai allontanato dalla casa del padre, può essere paragonato non tanto all’uomo retto, ma agli angeli/arcangeli, che stanno sempre con Dio, ma non hanno l’esperienza dell’incarnazione (e perciò sono ritenuti da molti teologi meno evoluti dell’uomo illuminato).

Anche il racconto iniziale della Genesi su Adamo ed Eva viene interpretato da alcuni come una metafora dell’incarnazione: i due rappresentano l’essere umano, che viene attratto dalla materia (la Terra, simbolizzata dalla mela) e vuole sperimentarla, anche correndo i rischi, annunciati da Dio.

Riporto di seguito degli estratti riassuntivi di alcuni
racconti di persone rianimate dopo un periodo di morte apparente o coma.

“Mi sentii staccare dal corpo e salire verso il soffitto. Di lì potevo vedere il mio corpo, disteso sul tavolo operatorio. Poi mi sentii avvolta da una musica meravigliosa ed una luce fortissima, ma non fastidiosa, anzi: affascinante. Non mi interessava più nulla della vita terrena”

“Mi trovai davanti ad un monte coperto di fiori bellissimi, poi vidi una gran luce, che mi si avvicinava riscaldandomi. Delle persone venivano verso di me: erano amici morti; non avevo paura, ma solo curiosità”

“Non ho più paura di morire, perché so dove andrò: ci sono già stato! Ora cerco di agire nel miglior modo possibile; non giudico nessuno.”

“Due persone vestite di bianco sono venute a prendermi e mi hanno accompagnato presso un terzo uomo, munito di un librone. Costui disse che gli avevano portato la persona sbagliata e mi rimandò indietro. Avrei preferito restare lì, perché il posto era bellissimo. Seppi che, poco dopo aver ripreso conoscenza, un altro paziente, mio omonimo, era morto”[75].

“Vide un tunnel da attraversare, alla fine del quale fu
accolta dalla sua cara nonna e vide un bellissimo prato dai fiori meravigliosamente colorati. Fu però riportata in vita e si sentì risucchiare indietro lontano da sua nonna. Tornata al suo stato incarnato e percependo la pesantezza del suo corpo fisico, dopo tanta leggerezza e bellezza, ne fu molto delusa e depressa ed impiegò parecchio tempo per accettarlo”[76]

“Cardiopatica, mentre dormiva si svegliò e si sentì soffocare; poi i problemi sparirono e si sentì bene, leggera, ma vide il proprio corpo sotto di sé, immobile, in una luce chiara, pur essendo buio; cosciente di esser morta procedette lungo un tunnel scuro. Dimentica della vita terrena procedeva felicissima; vide suo padre ed una luce fortissima, ma non abbagliante. Fece un esame di coscienza, e verificò alcune sue debolezze nell’amore. Suo padre le ricordò il suo impegno di assistenza verso sua madre e la sua famiglia e le chiese di tornare in Terra. Vide anche Gesù e si sentì spingere a ritroso verso il suo corpo, in cui rientrò controvoglia. Quell’esperienza le tolse ogni timore della morte, che le si era palesata come assai più attraente della vita terrena.”[77]

“Durante il coma si trovò davanti ad un tunnel ed un bellissimo uomo, vestito di blu, lo incoraggiò telepaticamente ad attraversarlo; all’uscita vide un mondo meraviglioso, bianco, sotto un cielo azzurro, luminoso, senza sole né nubi. C’erano fiori e piante coloratissime. Una grande orchestra suonava una meravigliosa musica. Tra gli ascoltatori vide sua sorella, sua madre, suo padre, in punti diversi, dove si recò col solo atto del pensiero. Poi fu rianimato”[78]

“Un amico di Paola Giovetti le narrò la sua esperienza di coma: era a letto con l’influenza e cominciò a peggiorare fisicamente, mentre le sue facoltà mentali si espandevano; iniziò a percepire una gran luminosità azzurro-oro ed una musica dolcissima, con una gran gioia; le sofferenze fisiche scomparvero e capì che stava morendo, senza paura, né rimpianto. Ma il pensiero dei suoi cari lo trattenne e lo fece ritornare in vita”[79]

“In un ospedale americano, un paziente si presentò al pronto soccorso, per forti dolori al petto; poi ebbe un arresto cardiaco. Fu salvato da misure opportune. Ripresosi riferì di aver avuto l’esperienza di attraversare un tunnel ad alta velocità, di uscire in un luogo meraviglioso e luminoso ed aver visto sprazzi di vita passata”[80]

“In un altro ospedale statunitense, una ragazza venne dichiarata morta per una grave infezione. Poi tornò a vivere e raccontò di aver avuto un passaggio dolce verso una collina bellissima, sotto un cielo azzurro e luminoso, ma senza sole. Sentì di essere accompagnata da un angelo vestito di bianco, che le era familiare. Comunicavano telepaticamente e potevano spostarsi istantaneamente. Poi l’angelo aprì una porta e lei incontrò una luce avvolgente ed amorosa, che identificò in Gesù. L’angelo le chiese se voleva entrare in quel posto e lei lo desiderava intensamente, ma si ricordò di suo padre e sentì che doveva tornare da lui.”[81]

“Un racconto interessante fu riferito ad un cardiologo da un ateo, andato in coma durante la sostituzione del suo pace-maker: si sentì afferrare da dietro da un angelo e trasportare in volo a velocità elevata. Fu deposto in una città meravigliosa, pervasa da una bellissima luce e con alberi stupendi. Lì incontrò i suoi familiari defunti, ma, mentre cercava di abbracciarli, l’angelo lo riprese per la vita e lo riportò in ospedale dove fu rianimato. Dopo tale esperienza non poté restare ateo”[82]

“Una bambina di sette anni era quasi annegata in una piscina e fu rianimata in un ospedale dello stato di Washington, dove restò in coma per tre giorni. Dopo il fatto raccontò la sua esperienza:

Si trovò in un tunnel buio; comparve una donna alta e bionda di nome Elizabeth, che l’accompagnò attraverso il tunnel, in cielo, dove tutto era bello, pieno di luce e fiori. Lì incontrò molti parenti defunti ed infine Dio e Gesù. Le fu chiesto se voleva tornare in Terra e lei disse di no; ma Elizabeth le domandò se voleva rivedere la mamma ed allora lei disse di si e si risvegliò dal coma.”[83]

“Un ragazzo di undici anni fu investito da un’auto; si trovò sopra l’incidente a guardare il suo corpo ed i soccorritori, sentendosi bene. Poi si trovò in un tunnel, con una luce in fondo, con due persone che lo aiutavano. Uscendo dal tunnel riconobbe molti familiari defunti, in una luce divina e sentiva un grande amore. Di lì non avrebbe più voluto tornare indietro, ma gli dissero telepaticamente che doveva tornare in famiglia. In seguito a quell’esperienza il ragazzo non aveva più paura della morte ed aveva imparato che la cosa più importante della vita è l’amore.[84]

“L’ingegner Janvier fu vittima di un incidente d’auto e rimase privo di sensi. Gli sembrò di risvegliarsi in un tunnel buio, dalle pareti elastiche; di fronte a lui vide un punto di luce, verso cui
s’incamminò. Finì per uscire in un ambiente naturale bellissimo, con vegetazione, alberi carichi di frutta, aria tiepida. In lontananza vide una città bellissima, con case dorate e grattacieli argentei. Stava su un’isola ed intorno ad un lago. Una fontana gettava acqua, che produceva una melodia. Si sentì chiamare da un essere vestito di una tunica e circondato da un’aura luminosa, che gli dette il bentornato: quella era la sua casa, da cui si allontanava
periodicamente per perfezionarsi. Janvier, con l’aiuto ed il suggerimento dell’essere che aveva incontrato, capì che in quella vita non aveva completato il suo compito, per paura e che si sarebbe dovuto reincarnare per superare le prove. Chiese di essere rianimato per cercare di concludere l’opera e ciò gli fu concesso: per dargli forza, l’essere gli fece bere l’acqua della fontana, che gli dette energia e i medici riuscirono a rianimarlo.[85]”

“Le esperienze avute dai bambini sono le più toccanti e
convincenti. Una di esse è narrata dal padre: Todd Burpo, pastore protestante di un paese del Nebraska. Suo figlio, di quasi quattro anni, era stato in coma per tre minuti, durante un’operazione per un’appendice perforata. Nel corso di quel coma aveva visto i medici che lo operavano, il padre che pregava per lui ed era stato in “Paradiso” con Gesù, riferendo, con parole e gesti suoi, particolari che nessuno gli aveva insegnato, come l’abbigliamento e le ferite di Gesù, l’incontro con suo cugino (Giovanni il battista) e con la propria sorellina mai nata, di cui non aveva mai avuto notizia.[85b]”

“Uno dei rapporti più straordinari viene da un bambino americano, che era stato in coma all’età di soli nove mesi per problemi
cardio-respiratori. Quando fu in grado di parlare, spontaneamente disse a suo padre di essere morto: aveva visto buio e poi una gran luce e si era messo a correre felicemente, senza sentire più alcun dolore. Aveva comunicato con la testa e non con la bocca (cioè: telepaticamente) con un uomo ed avrebbe voluto restare lì.”[86]

Elizabeth Kübler-Ross riporta- fra i tanti – due casi emblematici:

“Una ragazzina raccontò a suo padre come nel coma si era trovata così bene, in un’atmosfera d’amore e di luce, che non avrebbe più voluto tornare indietro; disse di essere stata accolta da “suo fratello”, anche se lei non aveva fratelli. Suo padre, commosso, le rivelò allora che in effetti lei ne aveva avuto uno, morto prima che lei nascesse e di cui nessuno le aveva mai parlato!”

“Una donna pellerossa era stata investita e soccorsa da un
automobilista di passaggio. Ella – cosciente di stare morendo – chiese al soccorritore di riferire a sua madre che stava bene ed aveva raggiunto suo padre; poi spirò. Il soccorritore, commosso guidò per 700 miglia, per raggiungere la riserva indiana dove abitava la madre della defunta e recarle il messaggio. Lì apprese che il padre della morta era deceduto un’ora prima di sua figlia!”[87]

“Il dr. Heim descrisse[88]così la sua stessa caduta e le
sue esperienze, anche sulla scorta delle sue ricerche tra altri infortunati : Posso senz’altro affermare che dal punto di vista soggettivo è incomparabilmente più penoso veder precipitare un altro che sperimentarlo personalmente. … il mio personale incidente mi è rimasto impresso nella memoria come qualcosa di gradevole e
trasfigurato. … la morte per caduta è soggettivamente una morte bella. Avviene in piena coscienza, senza malattia, senza paura e senza dolore… Chi è caduto in montagna ed è morto , ha visto – come ho visto io – nei suoi ultimi momenti il proprio passato trasfigurato. Ha pensato con amore ai suoi cari, ha udito musica celestiale, ha provato un senso di pace e serenità, ha volato in un cielo azzurro e rosa, dolcemente, beatamente …”

“Vicki era cieca dalla nascita, sposata, a 22 anni ebbe un
grave incidente d’auto e si trovò sul soffitto a guardare la sua camera operatoria. Vide per la prima volta il proprio corpo, che riconobbe dai lunghissimi capelli e dall’anello nuziale di particolare fattura. I medici operavano sulla sua testa, da cui avevano rasato parte dei capelli. Uscì dal soffitto dell’ospedale e vide gli edifici e le luci della città. Poi venne spinta in un tubo verso una luce, giungendo in un campo luminoso e fiorito; c’erano due bambini, suoi ex compagni di scuola, morti anni prima ed altri cari.
Poi intervenne una figura radiosa, che riconobbe intuitivamente come Gesù, alla cui presenza rivide la sua vita trascorsa e le fu detto che doveva tornare sulla Terra, per i suoi figli (che non aveva ancora, ma capì con gioia che ne avrebbe avuti ed infatti ne ebbe tre). Infine si ritrovò nel suo corpo, con tutto il suo peso, dolore e cecità. Da notare che Vicki, nei suoi sogni, non aveva percezioni visive, ma solo uditive, tattili e gustative e la sua NDE fu totalmente diversa da un sogno.”[89]

Un’informazione che ha un impatto filosofico particolare ci viene da un altro racconto, riportato da Kennet Ring: la sua amica Jayne, che aveva subito una NDE, riferì – tra l’altro – di aver compreso che tutto ciò che accade è perfetto così com’é, inclusi gli eventi che a noi sembrano disastrose disgrazie, come le pestilenze, i terremoti e le guerre: ogni cosa ha una sua funzione provvidenziale.

Questo concetto fa il paio con le conclusioni del mio precedente libro “Reincarnando s’impara”, desunte da una serie di informazioni diverse, ma confluenti nella stessa direzione: il mondo è perfetto!

Se molti “risuscitati” hanno scritto o riferito le loro
esperienze di visita dell’Aldilà, per un proprio impulso personale, c’é stato anche chi lo ha fatto in base ad un preciso incarico dall’Alto, che lo incoraggiò a diffondere queste informazioni. Si tratta di un messicano: Sergio Gonzales De La Garza, che, il 9/11/1991, ebbe una lunga esperienza di pre-morte, a seguito di un infarto. Egli fu condotto dalla sua Guida Spirituale, che egli chiama “l’uomo-luce”, attraverso i vari piani del mondo astrale, fino ad affacciarsi a quello mentale, in un viaggio di circa sette ore, che ricorda lo schema della Divina Commedia.

Nel suo interessantissimo libro, disponibile
gratuitamente on-line, Sergio riferisce la sua esperienza ed i suoi colloqui col Maestro, che gli spiegò molte cose sulla costituzione dell’Aldilà e le sue leggi. Il libro conferma quanto sperimentato ed appreso dagli altri “esploratori involontari” sopra menzionati. Per sommi capi noterei quanto segue:

Il piano più basso dell’Aldilà della Terra è quello
“Astrale”, che si suddivide in sette livelli principali. I primi due costituiscono il “purgatorio”, che lui chiama “valle oscura”, “notte” o “caverna dell’anima” (l’Inferno, inteso come pena eterna, NON esiste: tutti, prima o poi, si salvano), dove alcuni passano solo in transito per brevi istanti, ma dove si trattengono solo quelli che commisero gravi colpe e vi restano per periodi variabili, ma non superiori ai duemila anni terrestri; dopo di che salgono ai livelli superiori: tutti belli come descritto altrove, con meraviglie crescenti, man mano che si ascende: profumi, colori, melodie. Al terzo livello si fa una revisione della propria vita e ci si auto giudica; è importante il modo ed il motivo delle azioni, non l’azione in sé.

Dai livelli superiori dell’astrale si passa
gradualmente a livelli sempre più alti: gli stati “mentale”, “causale” ed oltre; oppure ci si reincarna, per imparare quello che si ritiene necessario per fare esperienza e correggersi. Infatti non si può salire se non si è sempre più purificati, dato che ad ogni livello corrisponde una coscienza sempre più raffinata e sensibile.

Gli attaccamenti terreni frenano l’ascesa, scolpendosi
nell’anima. Rancori e sentimenti di vendetta ci fanno restare attaccati alla Terra e sono inutili, dato che la Giustizia viene applicata dalla Vita stessa. Nulla è casuale, tutto è causale. I superstiti non dovrebbero disperarsi, perché altrimenti trattengono i loro cari defunti dall’ascesa. Non ci si dovrebbe vestire di nero, perché il nero attira le negatività. Bisognerebbe vegliare almeno per nove ore il defunto, tenendo candele accese.

L’Amore è luce ed è opposto alla paura, che porta
all’oscurità. I sensi di colpa vanno banditi, dato che intralciano l’ascesa: gli errori del passato furono necessari per l’esperienza. Alcol e droghe nuocciono all’evoluzione, oltre che alla salute.

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