La meditazione in piedi, secondo MIndfulness

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La meditazione in piedi, secondo MIndfulness

di J.K.Z.

Meditazione in piedi

Si può anche meditare stando in piedi: la posizione eretta è una delle quattro posture classiche per la meditazione, insieme con quella seduta, quella sdraiata e quella camminata.

Per meditare in piedi è utile trarre ispirazione dagli alberi: gli alberi sì che sanno stare in uno stesso posto a lungo, almeno a paragone della durata della vita umana. Eppure fanno in modo eli essere sempre nel presente senza tempo, giovani o vecchi che siano; dunque può essere utile, a volte, semplicemente fermarsi per un po’ vicino a un albero a cui si è affezionati e praticare lo « stare fuori dal tempo »: udire quel che ode un albero, sentire l’aria che sente un albero, stare sul terreno su cui sta l’albero, dimorare nel momento in cui l’albero abita, abita e abita…

E utile farlo più a lungo di quanto non vorrebbe il primo impulso di andarsene, allungare il tempo in cui ci si ferma al di là del limite attuale della propria pazienza, anche solo di un poco. Se si è pienamente nel corpo è utile naturalmente immaginare, se non percepire, di avere i piedi radicati nel suolo e la testa che si eleva con grazia e agio verso il cielo, anche nel senso di Paradiso. Il carattere cinese per « uomo », « persona », rappresenta una figura che sta fra il Cielo e la Terra: in mezzo a loro è l’ambito in cui si svolge l’esistenza umana.

Questo genere di postura è un’incarnazione conscia dello stare dritti con fermezza nel mezzo della propria vita, del « prendere posizione » nella vita. Il portamento, il modo di tenere il corpo, anche solo il modo di distribuire il peso sui piedi o di tenere la testa e le braccia e i palmi delle mani, anche il tempo in cui si è disposti a rimanere fanno tutti parte di questo grande gesto di consapevolezza in posizione eretta; sarà utile, dunque, prendere coscienza di questi elementi. Certo, ognuno sta in piedi come può, ma è bene mantenere viva l’intenzione di allinearsi con l’asse centrale, verticale, del proprio essere: in altre parole stare eretti con dignità. Un portamento del genere tende a rendere più chiara e più calma la mente e le permette di essere più spaziosa, meno contratta e congestionata.

In questa postura poi si porta (o si lascia che si dispieghi) una consapevolezza spaziosa del panorama del momento presente. Poi ci si arrende al semplice stare con quello che c’è, praticando come si pratica la meditazione seduta o sdraiata, con qualunque sottosistema di strutture formali sembri appropriato al momento, compresa l’assenza di struttura. Solo questo preciso momento in cui si sta qui in piedi, niente di più, essendo la conoscenza che è già: ecco la consapevolezza non selettiva nella posizione eretta, una consapevolezza non selettiva che include e sottintende il portamento del corpo, del respiro, dell’udito, della vista, del tatto, della percezione, dell’odorato, del gusto e della conoscenza stessa. Non stai andando da nessuna parte, stai lì piantato in piedi, tranquillo, per dirlo con le parole di Kabir: « Fermo e solido in ciò che sei ».

Naturalmente la meditazione in piedi può essere praticata dovunque, per qualsiasi lasso di tempo, e non solo nelle vicinanze degli alberi. La si può praticare aspettando l’ascensore o nell’ascensore stesso mentre va, aspettando l’autobus o il treno o la persona con cui si ha un appuntamento in un luogo pubblico in cui non ci si può sedere. Oppure la si può praticare dovunque, senza aspettare niente e nessuno; stare in piedi solo per se stessi, senza irrequietezze, senza muoversi tanto: un essere umano che sta dritto nella propria vita. Che è, che sui lì, che è vivo e basta. In cima alle montagne, nel bosco, in spiaggia, su un pontile, sotto il portico, in un angolo di una stanza qualunque di casa tua: sono tutti ottimi posti dove praticare la meditazione in piedi e portare testimonianza al mondo che gira.

Come sempre, anche per stare in piedi in consapevolezza si richiede un certo genere di intenzione ferma e di attenzione, che le si evochi intenzionalmente o emergano senza sfor*zo nel momento presente. Ci sono svariate poesie che parlano di quell’attenzione e del rapporto che ha con lo stare in piedi e con gli alberi e con la bellezza del momento presente che si arrende al tutto.

Fermo in piedi, in silenzio. Gli alberi davanti a te, i cespugli a fianco non sono spersi. Dovunque tu sia si chiama << qui »;
devi trattarlo come uno straniero potente,
devi chiedere il permesso di conoscerlo e di lasciarti conoscere.

Il bosco respira. Ascolta. Dà risposte:

« Ho creato questo luogo intorno a te,
se te ne vai puoi tornarci anche solo dicendo ‘qui’».
Non ci sono due rami uguali per il corvo;
per lo scricciolo, non ci son due rami uguali.
Se ti perdi quel che fa per te un albero o un cespuglio
di certo ti sei perso.
Fermo in piedi, in silenzio. Il bosco
sa dove sei. Devi lasciare che ti trovi.

David Wagoner

La mia vita non è quest ‘ora ripida
che mi vedi scalare in fretta.
Sono un albero innanzi all’orizzonte,
sono una delle mie molte bocche, e la prima a chiudersi.
Sono l’attimo tra due suoni
che male s’accordano
perché il suono « morte » vuole emergere –
Ma nella pausa buia si riconciliano, entrambi tremando.
E bello resta il canto.

Rainer Maria Rilke

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