La danza indiana, dialogo con gli Dei

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La danza indiana, dialogo con gli Dei

Amadio Bianchi
mar 2002 – n.1249

Per la tradizione indiana, la danza, non è conseguenza di una invenzione umana : come i testi sacri
appartenenti alla “Sruti”, essa prende origine da una “rivelazione divina”. A Brahma, il divino
creatore, si attribuiscono le scritture “originali” considerate sacre, che trattano l’arte del
teatro, della mimica, della danza e della musica.
Ciò è affermato nel primo capitolo del Natya Sastra, opera attribuita al saggio Bharata e
considerata forse il più antico trattato di drammaturgia.

Brahma creò la danza per soddisfare le richieste degli altri dei. In una nota
traduzione-interpretazione di questo antico testo si legge : “Brahma, dunque, ordinò all’architetto
degli dei di costruire un teatro, e, affinché le rappresentazioni non fossero disturbate, fece in
modo che ogni parte dell’edificio fosse collocata sotto la protezione di un Dio : Chandra, la luna,
doveva proteggere la costruzione principale ; i Guardiani dello spazio, i lati ; Marut, il dio della
tempesta, i quattro angoli ; Varuna, Dio dello spazio illimitato e sovrano della notte, l’interno ;
a Mitra, signore del giorno, fu affidato il palco ; ad Agni, Dio del Fuoco, la scena ; alle Apshara,
le danzatrici celesti ; alla Nimphee, l’intera residenza. Yama, Dio della morte, doveva proteggere
la porta ; i due re serpenti Ananta e Vasuki, gli stipiti ; il tridente di Shiva, Trishula, l’apice
della porta, e così via…..Lo stesso Brahma, avendo il ruolo di impedire gli ostacoli, occupava il
centro della scena”.

“Iniziò, dunque, l’insegnamento specifico della danza pura “Nritta” : l’aspetto dinamico, potente e
virile della danza “Tandava”, mostrata da Shiva e, l’aspetto grazioso, delicato e incantevole,
“Lasya”, esposto dalla sua consorte Parvati”.

“Brahma mise l’accento sul valore educativo del teatro-danza con finalità di armonia nell’ordine
cosmico : quest’arte di spettacolo – disse – insegna la rettitudine a chi cerca le regole etiche, dà
godimento a chi attende ai piaceri dell’amore, dona il dominio di se stessi agli indisciplinati,
sapienza alle persone colte”
In generale, la danza indiana propone azioni che si riferiscono a comportamenti sia umani, sia
divini proposti con i relativi stati d’animo (“Rasa”). Essa, inoltre nutre i sentimenti (“Bava”) e
sviluppa il piacere estetico.

Si ha ragione di ritenere, inoltre, che sia stata utilizzata anche come mezzo di diffusione dei
principi vedici e induisti. Originariamente era presentata nei luoghi sacri dalle “Devadasis”,
danzatrici dei templi, e l’esposizione degli episodi era affidata alla mimica del viso e alle
molteplici posizioni delle mani (“Mudra”), che costituivano un preciso linguaggio, oggi ben
codificato e sistematizzato. Le Mani ed i piedi delle danzatrici sono tinti di rosso proprio per
rendere scenicamente più visibili le estremità, in particolare le dita della mano che svolgono un
ruolo importante nella narrazione mimata. Infatti : “dove le mani vanno, lo sguardo segue, lì dove
va lo sguardo, si dirige lo spirito, dove si posa lo spirito, si manifesta uno stato d’animo, dove
si intensifica uno stato d’animo, nasce la gioia suprema”. Nelle fotografie, la danzatrice “Surya”
propone alcuni passi della danza classica Bharata Natyam originaria del sud India. Questo tipo di
danza è considerato lo stile madre dei sei stili di danza classica indiana, il quale, circa un
secolo fa, fu strutturato in una tecnica ben precisa da alcuni maestri chiamati Nattuvanares. Dopo
la sua rinascita ed affermazione negli anni trenta, si è così sviluppata, fino a divenire una delle
forme di danza più complete e significative del mondo. Questa disciplina può divenire una via per
elevati stati di consapevolezza, uno Yoga che richiede anni di preparazione e di studio per allenare
il corpo e la mente a fondersi nella “Bhakti” o devozione.

Uno spettacolo di danza indiana, in generale, con i suoi meravigliosi costumi e l’incanto
dell’atmosfera diviene una esperienza emotiva di altissimo livello : “fiori di loto sbocciano nelle
mani della danzatrice e uccelli prendono il volo dalle sue dita. Il suo corpo si muove ora
orgoglioso, ora sensuale, ora manifestando devozione. Il viso si trasforma in continuazione mimando
sentimenti ed emozioni. Gli occhi e le sopracciglia, in particolare, esprimono ora l’amore, ora il
disprezzo, il sospetto, la compassione, il disgusto, l’orrore.
Quest’arte vive nel suo semplice splendore da 3.000 anni.
Nello Siva Sutra, antico testo indiano in sanscrito si legge : “Nartaka Atma” – il sé è il danzatore
-, “Rango (a)Nt(a) Ratma” – il palco è il sé interiore -, “Preksakani Indryani” – gli spettatori
sono i sensi, “Dhivasat Sattva Siddhih” – la sensibilità estatica è raggiunta con l’intuito -.

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