La Bhagavad Gita di Yoganandaji – 10

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La Bhagavad Gita di Yoganandaji – 10

< LA BHAGAVAD-GITA >

(CON IL COMMENTO DI PARAMAHANSA YOGANANDA)

PREFAZIONE EDITORIALE

Ed. Vidyananda

(Parte decima)

– Spiegazione Elaborata –

Il profano che legge quanto sopra può chiedersi che significa tutto questo, ma il devoto sa che
con la pratica della quinta lezione Yogoda e la seconda tecnica superiore d’autorealizzazione tutti
i suoni sunnominati possono essere distintamente uditi. Questo può essere dimostrato a chiunque sia
profondamente a conoscenza degli insegnamenti Yogoda. Tuttavia, darò sufficienti spiegazioni
scientifiche per soddisfare in qualche misura qualsiasi persona profana legga questo articolo.

Un boscimane australiano, vedendo per la prima volta un film parlato, può credere facilmente
che si tratti d’azioni reali di uomini e donne viventi sullo schermo. Il solo modo di convincerlo
che l’immagine parlante non è altro che un gioco di vibrazioni elettriche è di portarlo vicino allo
schermo e fargli toccare le figure illusorie e sentire la loro natura irreale. Un altro modo di
convincere il boscimane che le figure parlanti sono soltanto immagini e vibrazioni elettriche è
quello di portarlo nella cabina di proiezione e mostrargli come il fascio di luce elettrica
proveniente dalla piccola apertura nella cabina trasporta le immagini e le proietta sullo schermo.

Similmente, per il materialista tutto il mondo – con tutte le sue cose solide, liquide, fuoco,
gas, e così via – sembra composto di concreti oggetti materiali; ma lo yogi avanzato sul sentiero
della percezione interiore dice: “Questo mondo e il cosmo sono soltanto ombre di vita proiettate
sullo schermo dello spazio”. Ovvero che il mondo consiste d’immagini di sogno riflesse nella nostra
camera cosciente e subcosciente. Come il fascio di luce elettrica che fuoriesce dalla cabina può
essere considerato un fascio di luce trasparente senza alcuna immagine visibile, così anche Dio
dalla Sua nel centro dell’Eternità sta proiettando un fascio sferico di raggi d’invisibili
proiettori che producono un’infinita varietà d’immagini apparentemente reali sullo schermo dello
spazio.

Per essere più scientifico, scrutando nell’oscurità invisibile con gli occhi chiusi, lo yogi
trova le sei cabine dei centri coccigeo, sacrale, lombare, dorsale, cervicale e cristico nella spina
dorsale e nel punto tra le sopracciglia. Concentrandosi sui sei centri, egli ascolta dapprima la
musica del calabrone, del flauto, dell’arpa, del gong o della campana, il mugghiare del mare, e una
sinfonia di tutti i suoni astrali, emanare rispettivamente dai sei centri – come descritto prima – e
rappresentanti le vibrazioni dei diversi elementi.

Come il fascio di luce elettrica proiettata sullo schermo fa un rumore particolare, dovuto alla
vibrazione elettrica, così i diversi centri spinali – proiettando nello spazio differenti correnti
producenti le immagini del corpo vere-al-tatto, vere-all’udito, vere-all’odorato e vere-al-gusto –
emanano differenti suoni musicali.

L’immagine del corpo vera-al-tatto è prodotta da una corrente di terra nel coccige, da una
vibrazione d’acqua nel sacrale, una vibrazione di fuoco nel lombare, una vibrazione d’aria nel
dorsale, una vibrazione d’etere nel cervicale, e una vibrazione di coscienza e di vita nel midollo
allungato e nel centro cristico.

Per dirla più chiaramente, la corrente vitale nel coccige è responsabile della solidificazione
di forza vitale ed atomi in carne, e quando opera produce il suono di un’ape ronzante. Il centro
sacrale sostiene gli atomi di tutte le sostanze acquose nel corpo, e quando lavora produce il suono
musicale di un flauto. Il centro lombare mantiene il calore astrale e elettrico del corpo, ed emana
il suono meraviglioso dell’arpa. Il centro dorsale mantiene gli elementi dell’aria e dell’ossigeno
nel corpo uniti con la carne, e produce il suono di una campana o gong.
Il centro cervicale mantiene il sottofondo eterico nel corpo e lo regola con tutte le
vibrazioni spaziali. Questo centro cervicale risuona con la Vibrazione Cosmica dei rumori
dell’oceano. Il centro cristico, nel midollo allungato e nel centro tra le sopracciglia, è la dinamo
della coscienza, della forza vitale e delle vibrazioni essenziali, che soprattutto mantengono
continuamente carichi gli elementi di vita, coscienza, carne, sangue, calore, aria ed etere del
corpo.

In altre parole, il corpo non è come appare essere: è una combinazione delle sei correnti
emanate dai sei plessi. Dapprima l’aspirante spirituale che vuole sapere di più circa l’immagine
misteriosa del corpo ritira l’attenzione dal corpo alle sei cabine interiori, che proiettano le sei
correnti e producono la coscienza del corpo. Con la conoscenza di queste sei correnti, nei sei
centri, e con anni di meditazione sempre più avanzata, l’esperto yogi impara a conoscere il corpo
come una combinazione di queste sei correnti e non come una massa solida.

L’operatore nella cabina di proiezione sa che le figure parlanti sono irreali, combinazioni di
luce e suono, ma il pubblico considera le immagini reali. Similmente, concentrandosi sulle cabine
operative interiori dei sei centri, lo yogi vede il corpo come una combinazione di diverse correnti,
mentre la gente del mondo vede il corpo come una sostanza solida. E’ a questo punto che lo yogi
impara a materializzare o a materializzare il suo corpo.

Nella battaglia psicologica tra la mente legata ai sensi e la discriminazione legata all’anima,
all’interno si sentono le varie vibrazioni dei sensi contendenti e delle forze dell’anima. L’uomo
materiale, la cui attenzione è rivolta alla materia, ascolta i rumori delle cose i suoni grossolani
della circolazione sanguigno, del cuore, e così via, pronti a riportarlo verso la materia. Quando
l’attenzione del devoto diventa più profonda, egli ascolta la musica astrale del calabrone, del
flauto, dell’arpa, del gong o della campana, il mugghiare del mare, la sinfonia astrale, e così via.
Quindi, seguendo questi suoni, egli impara a localizzare i centri. Localizzando i centri, li vede
realmente. Ciò richiede anni di meditazione sotto l’istruzione personale di un avanzato
guru-precettore. Quindi, vedendo i centri, egli risolve il mistero del corpo, e realizza che è un
fascio di vibrazioni di Luce.

Verso 19°

“E quei suoni emanati dalle attività astrali dei centri di terra, acqua, fuoco, aria ed etere, uditi
dal devoto in meditazione, scoraggiarono i desideri mentali e materiali legati al corpo (il clan di
Dhritarashtra)”.

Interpretazione Spirituale

Durante la meditazione, l’attenzione del devoto lascia dapprima il reame dei suoi fisici del
mondo materiale. Quindi l’attenzione è presa dai suoni emessi dal corpo fisico, dal battito del
cuore, e così via. Quando l’attenzione diventa più profondamente interiorizzata, il devoto ascolta i
suoni emessi dalle attività vitali dei diversi centri di terrà, acqua, fuoco, aria ed etere.

Quando l’attenzione raggiunge questo stato, le abitudini materiali dei piaceri dei sensi, i
desideri dei sensi e le tendenze mentali si preoccupano molto nel vedere il devoto che s’allontana
velocemente dal loro rumoroso piano dei sensi al piano astrale governato dalla musica super-astrale.

Come i bambini di mentalità materiale amano la musica jazzistica e non sono interessati nella
più alta musica spirituale, così i sensi amano il rumoroso mondo dei piaceri dei sensi e non amano
assolutamente la musica calmante del mondo astrale. Quando il devoto ama rimanere nelle vibrazioni
della sinfonia astrale, sviluppa disgusto per i piaceri dei sensi ed evita gli ambienti rumorosi
creati dalle persone irretite dai sensi.

In una delle stanze precedenti – la tredicesima – abbiamo visto che l’ego creava molte
vibrazioni materiali per incoraggiare la mente e il suo clan irrequieto. Nella stanza diciannovesima
troviamo il contrario. I suoni astrali crearono uno stupefacente effetto terrificante sulle
irrequiete tendenze mentali.

Verso 20°

“Quando il Signore del mondo vide il clan di Dhritarashtra pronto e quasi per incominciare la
battaglia, allora il Pandava – la cui bandiera ha per emblema la scimmia – sollevò l’arco e disse
queste parole a Krishna:”.

Interpretazione Spirituale

Durante la meditazione, il Pandava (l’anima discriminativa del devoto) vede la ribellione della
mente, che non ama che il devoto venga trasportato dalla musica astrale sul piano astrale. Quindi il
devoto alza la sua bandiera d’autocontrollo con l’emblema della scimmia, che significa il controllo
dell’agitazione. Egli raddrizza la sua spina dorsale, mettendo la testa dritta e spingendo il petto
in avanti e tenendo lo stomaco dentro. Questa posizione della spina dorsale, curva davanti e non di
dietro, è chiamata l’arco della meditazione, ben teso e pronto a combattere i sensi.

Il devoto che medita con la spina dorsale curva non ottiene molti risultati spirituali, perché
mette le vertebre spinali fuori ordine, comprimendo così i principali centri del sistema nervoso
spinale che alimenta i sensi. Questa compressione dei nervi nelle vertebre è dannosa alla chiara
percezione sensibile degli oggetti materiali ed inoltre rallenta il flusso della forza vitale verso
il cervello e lo Spirito. I nervi spinali compressi non alimentano i sensi con la giusta quantità di
energia conduttiva verso l’esterno necessaria per avere chiare percezioni sensibili. I centri
nervosi spinali compressi impediscono il ritiro dell’energia dai sensi al cervello.

Ogni volta che il devoto cerca di concentrarsi sulla Coscienza Cristica – nel punto tra le
sopracciglia – con la schiena curva, trova la sua coscienza legata alla corrente nervosa che va ai
sensi ed incapace di ritirarsi nei centri spinali attraverso i nervi compressi. Come in un tubo di
gomma premuto nel mezzo s’arresta il flusso dell’acqua in avanti o indietro, così i centri spinali
compressi – a causa delle vertebre spostate – ostruiscono il flusso vitale ai sensi verso l’esterno
e il flusso vitale interno dai sensi al cervello. In tutte le attività corporee abbiamo bisogno di
pensiero ed energia dal cervello alla superficie del corpo, tenendo così l’ego impegnato in cose
materiali.

In Meditazione la Mente e l’Energia Devono Essere Ritirate
dai Centri dei Sensi

In ogni processo di meditazione mandiamo il pensiero e l’energia dai centri dei sensi al
cervello, dove regna Dio. Molti devoti che cercano di entrare nel Silenzio ascientificamente,
provano impotentemente a dirigere la mente verso il cervello mentre l’energia centrifuga mantiene
l’attenzione legata ai centri dei sensi. Quando si ritira mentalmente dentro, il devoto scientifico
Yogoda sa come ritirare sia l’energia che la mente dai sensi. Quando l’energia si ritira nella spina
dorsale, i cinque sensi-telefoni di gusto, odorato, vista, udito e tatto sono automaticamente
staccati, impedendo il disturbo mentale da parte delle sensazioni.

Perciò, ogni devoto deve tenere il suo arco di meditazione (la spina dorsale) nella giusta
posizione. Una spina dorsale curva è considerata un arco rotto, e in questa posizione il devoto
viene facilmente sconfitto dalle forze dell’agitazione, a causa della mente e dell’energia legate ai
centri dei sensi ed incapaci di ritirarsi attraverso i centri spinali compressi.

Allora il devoto, dopo aver alzato la bandiera dell’autocontrollo ed aver messo la spina
dorsale dritta, fa scorrere internamente la forza nervosa attraverso la spina dorsale fino alla
dimora del maestro dei sensi e dello Spirito che risiede sul trono cerebrale. Questo è lo stato in
cui il Pandava (facoltà discriminativa dell’anima) si rivolge Krishna, lo Spirito, a mentre la
discriminazione del devoto è pronta a scagliare i suoi proiettili di concentrazione ai pensieri
agitati ribelli.

C’è differenza tra il membro nominale della chiesa cristiana che dev’essere trascinato in
chiesa, e il vero cristiano battezzato dalla pace cristica della meditazione che ascolta ogni giorno
i sermoni della Coscienza Cristica nella chiesa del silenzio profondo. C’è l’ortodosso prete indù
che mira ai soldi dei pellegrini che visitano il suo tempio, e c’è il vero yogi che si ritira nel
tempio della comunione dentro di sé, dove ascolta ogni giorno il canto-sermone dell’Eternità
(Bhagavad Gita) dalle labbra dell’Onnipresenza.

Le Chiese sono tante e divise, incapaci d’ispirare con l’unica Verità universale di Dio.
Preghiamo affinchè tutte le Chiese, che sono erette per il nostro unico Padre, diventino una nello
Spirito e una nel credo. Questo è possibile solo quando la facoltà discriminativa è capace di
ritirarsi mentalmente ed astralmente dentro, nell’unica Chiesa di Cristo (Cristna), o la chiesa
dell’unica Pace, e là trovare Cristo (Cristna) che rivolge a tutti l’unico sermone della saggezza
eterna.

Versi 21° e 22°

Arjuna disse con riverenza: “O Immutabile Krishna, metteresti gentilmente il mio carro tra i due
eserciti, affinché possa vedere quelli che sono pronti in ordine di battaglia? Alla vigilia di
questa guerra, fammi vedere con chi devo combattere”.

Interpretazione Spirituale

Quando il devoto va in profonda meditazione, e supera la sfera dei tre diversi tipi di suoni
prodotti dalle cose materiali – sia esterne che interne al suo corpo – e dalla musica astrale, il
suo Sé fisico contatta l’immutabile stato dello Spirito (Krishna).

La leggenda dice che nella battaglia tra i buoni Pandava e i malvagi Kaurava, Krishna fu
l’auriga di uno dei fratelli Pandava, Arjuna. L’allegoria interpretata significa che quando
l’ardente autocontrollo del devoto (Arjuna) è pronto a combattere tutte le forze dei sensi, allora
lo Spirito (Krishna) diventa l’auriga e il potere guida che conduce il carro della vita alla
vittoria nella battaglia contro le lusinghe dei sensi.

Tre Stati di Meditazione

Ci sono tre stati nella meditazione. Nel primo stato il devoto è disturbato guardando
mentalmente le forze dell’agitazione che deve vincere. In questo stato, la sua mente è concentrata
sugli i suoni materiali e i pensieri irrequieti. Nel secondo stato il devoto contatta il calmo
Spirito interiore, e quindi chiede mentalmente al Potere Divino di guidarlo tra le calme forze della
mente agitata e legata al corpo. Questo è lo stato descritto nelle stanze ventuno e ventidue del
primo capitolo della Bhagavad Gita.

Nel primo stato, la coscienza del devoto si trova nei centri dei sensi. Milioni di devoti
superficiali non vanno mai oltre questo stato di lotta tra i sensi e l’intuizione.

Nel secondo stato, la coscienza e l’energia del devoto vengono accentrate nei plessi spinali.
E’ allora che egli incontra lo Spirito nel cervello e si vede sul comune campo di battaglia della
spina dorsale, dove le contendenti forze spirituali e le forze dei sensi rimangono sotto forma
sottile. Se vincono i sensi, il devoto diventa prigioniero della carne. Se vincono le forze
spirituali intuitive della Beatitudine e della Pace, allora il devoto è portato più profondamente
nel regno del puro Spirito. Questo è il terzo stato; da qui non c’è quasi mai pericolo di ricadere
nella coscienza dei sensi.

Nel secondo stato, il devoto sente una spinta simultanea sia verso i centri dei sensi nel corpo
sia verso i plessi spinali. E’ allora che il devoto chiede allo Spirito di mettere il carro
dell’intuizione tra le sottili percezioni divine e le grossolane percezioni dei sensi. Il devoto
spera, con l’aiuto dello Spirito, d’incoraggiare le sue forze di meditazione a combattere le forze
dell’agitazione.

Per lo Studente Avanzato

Il carro supremo rappresenta anche i centri nella spina dorsale. Ci sono tre posti, o
caravanserragli intuitivi, dove il devoto si ferma nel suo viaggio attraverso i centri per arrivare
a Dio nel cervello. Se la mente del devoto sta nel plesso coccigeo e comprende il seme vibratorio
dong tra i centri coccigeo e sacrale, allora comprende il dominio dei desieri. Questo è il primo
luogo di sosta.
Quando il devoto comprende la vibrazione jong jum nel centro dorsale, allora percepisce tutti in
una volta i centri coccigeo, sacrale, lombare e dorsale. Questo è il secondo luogo di sosta. Infine,
quando il devoto comprende la vibrazione pong, tra il cervicale e il centro cristico midollare (tra
le sopracciglia), egli comprende i sei centri e gli elementi di terra, acqua, aria, fuoco, etere e
super-etere nei loro stati sottili e separati, che quando combinati producono la coscienza del corpo
solido.

Verso 23°

“In questo campo di Kurukshetra desidero vedere quelli che si sono radunati qui per combattere,
desiderosi di compiacere il maligno Duryodhana schierandosi dalla sua parte nella battaglia”.

Interpretazione Spirituale

“Qui, nel campo di battaglia corporeo dell’azione, desidero vedere le tendenze amanti dei sensi
che si sono radunate intorno a re Desiderio Materiale, che causa confusione ed infelicità”.
Durante la meditazione, l’anima del devoto guarda i tormentosi desideri materiali che osano
distogliere lui e le sue percezioni spirituali dai loro beati stati superiori e duraturi, offrendo
dei piaceri temporanei di poco conto pieni di latente e velenosa sofferenza finale, sia fisica che
mentale.

Nello scontro psicologico tra la discriminazione e i sensi, tutto il fuoco delle cattive
abitudini materiali è acceso da re Desiderio Materiale. Re Desiderio dipinge il fuoco fatuo della
speranza di nuovi piaceri nelle tendenze malvage dell’uomo, e così lo inganna. La discriminazione
interiore dello yogi vede come i desideri materiali risvegliano – con false speranze – le cattive
abitudini nell’uomo, malgrado egli sappia che producono sofferenza.

Ogni qualvolta re Desiderio Materiale cerca di incoraggiare le false speranze, la vera
discriminazione deve scoraggiare le cattive abitudini mostrando la loro incapacità ed impotenza di
conquistare permanentemente l’uomo con le loro vie che producono sofferenza. Quando le cattive
abitudini sono convinte della loro bassezza, cessano di esistere.

Versi 24° e 25°

Sanjaya disse: “O Bharata, comandato così da Gudakesha (Arjuna), Hrishikesha (Krishna, l’auriga di
Arjuna) condusse il migliore dei carri in un punto tra i due eserciti, di fronte a Bhishma, Dropna e
a tutti i regnanti della terra, e quindi disse: ‘Guarda, O Partha (Arjuna), tutti i Kaurava radunati
insieme'”.

Interpretazione Spirituale

L’introspezione rivelò alla mente cieca (discendente di re Coscienza Cosmica): “Comandata così
dal vigile e sempre pronto devoto che sconfigge l’illusione, l’Anima – il re dei sensi – condusse il
migliore dei carri, la percezione spirituale, tra i due eserciti di re Discriminazione e re Tendenza
Mentale, di fronte ai generali mentali Ego e Tendenze Latenti e a tutti i principali governanti
dall’intuizione, e disse: ‘O debole devoto, guarda l’assembramento delle perverse tendenze mentali’
“.

Bisogna ricordare che nell’interpretazione psicologica della Bhagavad Gita la guerra vuole
rappresentare la battaglia tra la coscienza e i suoi diversi aspetti perturbatori. La coscienza del
devoto, quando degradata ed identificata coi sensi, è conosciuta come ‘la mente cieca che corre con
la coscienza dei sensi’. Mentre, quando la coscienza del devoto va verso l’anima, è chiamata ‘lo
stato di discriminazione’.

Se due cavalli legati allo stesso carro cercassero di correre in opposte direzioni, il carro
sarebbe fatto a pezzi. Così, quando la coscienza del devoto cerca d’andare nello stesso tempo nelle
opposte direzioni di bene e male, egli fa esperienza di una grande disarmonia mentale. Quando la
coscienza s’identifica con l’anima è chiamata Krishna – il re dei sensi, il Salvatore o la Coscienza
Cristica nell’uomo – che è l’auriga che conduce le nobili tendenze discriminative verso il regno
vittorioso dell’Infinito.

Quando la coscienza si identifica con l’egoismo è chiamata ego. Quando è tutt’uno con le
tendenze passate, è chiamata ‘tendenza latente’. Quando pesa imparzialmente tutte le facoltà
dell’anima, è chiamata Sanjaya, stato introspettivo. Quando la coscienza del devoto cerca di essere
sempre pronta a meditare in preferenza a dormire, ciò è chiamato lo stato di Arjuna, o lo stato
dell’ardente determinazione spirituale e dell’autocontrollo. Lo ‘stato di Partha’ è quello in cui la
coscienza è identificata con le cattive personificazioni ed identificazioni della mente (i malvagi
Kaurava).

Bisogna perciò ricordare che ogni coscienza di bene e male, e le tendenze materiali ed
intuitive, sono parenti della stessa coscienza. Assenza di luce ed oscurità, ed assenza di oscurità
è luce. Così la mancanza d’autocontrollo è debolezza mentale, e la coscienza dell’autocontrollo è
mancanza di quell’oscurità, o la luce della forza.

Questo insegna al devoto che non importa quanto siano forti le sue cattive abitudini, egli deve
ricordare che è con la sua coscienza – attraverso la ripetizione di un pensiero, e l’azione che
produce il pensiero – che egli forma una specifica abitudine. Se la coscienza può pensarsi e
sognarsi nelle cattive abitudini, deve solo pensare e sognare differentemente per coltivare buone
abitudini. Le idee buone e cattive sono differenti forme o differenti sogni della coscienza. E’
meglio sognare belle fasi di coscienza che avere gli incubi di una coscienza erroneamente
immaginativa. La coscienza è molto immaginativa e sensibile; è flessibile e può pensarsi e sognarsi
in qualsiasi stato.

L’aspirante spirituale che medita vigilmente può comandare alla sua coscienza identificata con
l’anima e saturata di beatitudine di concentrare la percezione spirituale. Questa percezione è il
grande carro dei devoti, col quale essi vanno dal deserto dei sensi infuocato di sofferenza
attraverso le oasi dei centri spinali spirituali su fino al piano della coscienza onnipresente nel
cervello. Secondo la qualità del suo avanzamento spirituale, il devoto può concentrare il suo
veicolo di percezione spirituale su qualsiasi piano. Il devoto sempre vigile, nel suo stato beato
saturato dall’anima, sente di vedere il suo carro di percezione spirituale situato tra le perverse
tendenze dei sensi e le tendenze discriminative.

Lo stato materiale è contrassegnato dalla completa identificazione della coscienza con gli
sforzi materiali e l’acquisizione delle cose materiali. Questo è lo stato del grossolano uomo
d’affari, che non cerca mai di capire il potere che sta dietro al suo cervello e senza il quale
nessun affare potrebbe essere compiuto.

Nel secondo stato, il devoto – mediante la concentrazione – cerca una volta ogni tanto di staccarsi
dai sensi. Nel terzo stato, lo yogi – mediante la concentrazione – raggiunge il punto mediano dove,
in mezzo a barlumi di beatitudine, trova le sue tendenze buone e cattive regolarmente contrapposte.
Questo è il risultato della meditazione costante e della giusta disciplina data alle abitudini della
meditazione silenziosa. Nel quarto stato, quando la coscienza diventa completamente una con il solo
Bene, o Dio, il devoto va oltre gli opposti di bene e male. Quando ci si sveglia in Dio, le dualità
dei sogni di bene e male svaniscono come le dolorose e gioiose esperienze di malattia e salute.
Morte e vita in un sogno svaniscono svegliandosi dal sonno.

da lista Sadhana >> it.groups.yahoo.com/group/lista_sadhana

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