Introduzione alla musicoterapia – parte 5

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Introduzione alla musicoterapia – parte 5

di Mauro Scardovelli

Chi può praticarla? quale formazione occorre?

Chi sono i musicoterapisti o musicoterapeuti? Dove e come si formano? In Italia, a differenza di
altri paesi come l’Austria, l’Inghilterra o gli Stati Uniti, la figura del musicoterapeuta non è
ancora riconosciuta. Quindi la legge non prevede ancora un iter formativo ufficiale (Di Franco, De
Michele, 1995). La situazione richiama quella degli psicoterapeuti, prima della costituzione
dell’albo: ciascuno era libero di scegliere il percorso di formazione personale. Così attualmente è
per i musicoterapisti. In Italia esistono alcune scuole di formazione in musicoterapia, tra cui
quella quadriennale di Assisi, o quella triennale di Bologna collegata all’Università di Bristol,
che forniscono un titolo non riconosciuto a livello legale, ma riconosciuto di fatto dalle
istituzioni private e talvolta anche dalle istituzioni pubbliche.

Varie sono le associazioni professionali di musicoterapisti presenti sul territorio. Esse sono quasi
tutte associate alla Confiam, cioè la Confederazione Italiana Associazioni Musicoterapia, che tra i
suoi fini si propone tra l’altro proprio il riconoscimento legale del titolo, a seguito del
superamento di alcuni standard formativi.

La definizione di tali standard formativi è però ancora oggetto di discussione. E qui giocano un
ruolo determinante le due anime della musicoterapia di cui sì è parlato all’inizio di questo
scritto: c’è chi vede le cose dal punto di vista del musicista, e chi prevalentemente dal puto di
vista del professionista dell’aiuto, sia esso medico, psicologo, psicoterapeuta o psichiatra. A
grandissime linee possiamo dire che la prima delle due posizioni sottolinea l’importanza in primo
luogo di un’eccellente formazione in campo musicale (diploma di conservatorio, elevate capacità di
improvvisazione, conoscenza di più strumenti tra cui sicuramente il pianoforte), a cui va aggiunta
una buona formazione nel campo della pedagogia della musica ed una specifica formazione
musicoterapica. Questa visione ricalca pienamente quella delle scuole anglosassoni . La seconda
impostazione pone in primo piano la competenza relazionale, e quindi sottolinea la necessità di un
rigoroso percorso formativo sulle proprie dinamiche relazionali ed emotive, ed è talvolta disposta a
chiudere un occhio sulle competenze musicali strettamente intese.

I musicoterapisti effettivi oggi in Italia si collocano all’interno di queste due posizioni: così è
possibile e frequente trovare dei musicoterapisti che non dispongono di titoli musicali
riconosciuti, o altri che sono musicisti professionisti ma non dispongono di una specifica
formazione personale. La cosa non dovrebbe scoraggiare più di tanto, in quanto si tratta in genere
di persone che hanno scelto questo mestiere per vocazione, e quindi sono quasi tutti impegnati a
continuare e ad aggiornare la loro preparazione, seguendo corsi, seminari, supervisioni.

Per concludere questa panoramica, voglio citare qui un’autorevole opinione (Postacchini et al.,
1997), che propone di distinguere tre livelli di operatori in questa area:

— operatori di base: persone che hanno seguito una formazione di base in musicoterapia, come
molte scuole oggi propongono in Italia. Tali persone non possono essere considerati ad alcun titolo
musicoterapeuti. Essi hanno acquisito delle competenze musicoterapiche che possono utilizzare
all’interno della loro professione preesistente, ad esempio di insegnante, di educatore, di
fisioterapista;

— musicoterapisti: essi hanno seguito oltre ad una formazione di base, anche una formazione
personale; essi utilizzano la musicoterapia come professionisti, nel campo della riabilitazione o
della terapia, ma devono essere affiancati da un terapeuta, che rimane responsabile e supervisore
del progetto terapeutico;

— musicoterapeuti: devono essere necessariamente persone in possesso di laurea, o comunque
abilitati all’esercizio della terapia, come i medici o gli psicologi. A differenza dei
musicoterapisti, essi sono in grado di gestire autonomamente un caso, formulare il progetto
terapeutico, e fare supervisione ad altri musicoterapisti .

(2). Questa impostazione, ad esempio, è promossa dall’Associazione Pedagogia Musicale e
Musicoterapia Giulia Cremaschi Trovesi, che tra i suoi associati annovera quasi esclusivamente
professionisti forniti di ottima preparazione musicale.
(3). Questa impostazione è condivisa e fatta propria dalla Confiam (Confederazione Italiana
Associazioni Musicoterapia). Va detto però che la distinzione tra musicoterapista e musicoterapeuta
non è pacificamente accettata da tutti.

segue…

Approfondimento sul sito www.sublimen.com

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