Ingegneria del suono – Psicoacustica

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Ingegneria del suono – Psicoacustica

Estratti da Corso Audio Multimediale by Marco Sacco

2.4. Psicoacustica

La psicoacustica studia i meccanismi di elaborazione del suono da parte del cervello. La conoscenza
di questi meccanismi è fondamentale nella pratica sul suono poichè permette, effettuando le
opportune manipolazioni, di ottenere effetti sonori molto sofisticati. Uno dei fattori più
importanti nell’elaborazione del suono deriva dal fatto che il cervello si trova a elaborare due
flussi di informazione contemporaneamente: quelli che provengono dall’orecchio destro e da quello
sinistro. Sono le differenze, a volte anche minime, tra questi due segnali che determinano la
nascita di una nuova informazione associata alla composizione delle due onde sonore. In questo caso
parliamo di suono stereofonico. Quando invece i due segnali che arrivano alle orecchie sono
esattamente uguali parliamo di suono monofonico.

2.4.1.1. Differenze di tempo (fase)

Dalla figura precedente si vede come la distanza dalla sorgente onora delle due orecchie sia diversa
e ciò si traduce in una differenza nel tempo di arrivo (denominato tempo di interarrivo) di ciascun
segnale.
Naturalmente ciò implica una differenza di fase in quanto ritardo in tempo e differenza di fase sono
intrinsecamente correlate.

2.4.1.2. Differenze di ampiezza

Le ampiezze dei due segnali sono diverse sia perché l’ampiezza diminuisce all’aumentare della
distanza sia perché il segnale che deve raggiungere l’orecchio più lontano deve aggirare l’ostacolo
della testa e nel fare ciò perde energia. Inoltre le frequenze più alte non riusciranno proprio a
superare l’ostacolo quindi i due segnali differiranno anche per il contenuto in frequenza. Questo è
il motivo per cui risulta difficile individuare la direzione di provenienza delle basse frequenze:
queste sono in grado di oltrepassare gli ostacoli senza una perdita di energia rilevante e dunque i
suoni che arrivano alle due orecchie sono pressochè identici. Nel caso in cui la sorgente sonora sia
esattamente dietro l’ascoltatore, la direzione viene individuata poichè viene riscontrata una
mancanza delle alte frequenze che vengono bloccate dal padiglione auricolare.

2.4.1.3. Differenze nel contenuto armonico

Riferendoci alla figura precedente vediamo che una delle due onde deve “girare attorno” alla testa
per raggiungere l’orecchio più lontano. Ciò comporta una leggera perdita sulle alte frequenze a
causa della diffrazione.

2.4.2. Fusione binaurale

È quella facoltà del cervello per la quale due segnali simili che arrivano alle due orecchie vengono
fusi in un unico segnale; il nuovo segnale è per così dire una creazione del cervello che non esiste
nella realtà. Consideriamo per esempio uno xilofono. Eseguiamo una linea melodica e la registriamo
su una traccia, successivamente eseguiamo la stessa linea con qualche leggera modifica e la
registriamo su un’altra traccia. Facciamo suonare le due linee contemporaneamente mandando una linea
sul canale sinistro e l’altra linea sul canale destro. Quello che ne esce è una terza linea melodica
derivante dalla fusione delle due precedenti ma che nella realtà non esiste. Questo è uno dei
segreti della magia della musica: i singoli strumenti eseguono delle linee melodiche e se facciamo
attenzione riusciamo ad isolarle ed ad ascoltarle singolarmente, anche quando gli strumenti suonano
tutti insieme. Ma quando lasciamo questa prospettiva e ci spostiamo su un piano più astratto, è in
quel momento che riusciamo a percepire ciò che non esiste, la combinazione di tutti i suoni che
creano un’armonia: è in quel momento che la musica nasce!

(C) 2001-2005 by Marco Sacco

da audiosonica.com

Approfondimento sul sito www.sublimen.com

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