Il segreto degli Stradivari? Imitare la voce umana

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Il segreto degli Stradivari? Imitare la voce umana

22 maggio 2018

Un nuovo studio dimostra che le qualità sonore degli antichi violini italiani sono legate alla
riproduzione di alcune caratteristiche delle frequenze tipiche delle voci umane. In particolare, i
violini di Gasparo da Salò somigliano alle voci maschili di baritono e basso, mentre gli Stradivari
sono più vicini alle tonalità più acute dei tenori e addirittura alle voci femminili dei contralto (red)

da lescienze.it/news

Lineffabile qualità musicale dei violini di Amati e soprattutto di Stradivari potrebbe derivare
dalla loro capacità di imitare le caratteristiche acustiche della voce umana. Lo ha stabilito un
nuovo studio pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences da Hwan-Ching Tai e colleghi della National Taiwan University a Taipei.

Per capire gli obiettivi dello studio, occorre ripercorrere brevemente la vicenda storico-musicale di cui fu protagonista Cremona.

Dalla seconda metà del Cinquecento alla prima metà del Settecento, la piccola città fu il teatro di
una rivoluzione della musica dovuta allinvenzione e al successivo pefezionamento del violino così
come lo conosciamo ora, che avvenne essenzialmente per opera di due grandi liutai: Andrea Amati (1505-1577) e Antonio Stradivari (1644-1737).

Amati è ricordato come linventore del violino moderno a quattro corde. La complessa geometria e
struttura dei violini di Amati infatti era piuttosto diversa da quella degli strumenti a corda
preesistenti, e divenne presto un nuovo standard costruttivo non solo per le qualità musicali ma anche per quelle estetiche.

Nel corso di alcuni secoli, ci sono stati diversi tentativi di modificare la forma di base e la
geometria dei violini, come il violino per chitarra di Chanot o il violino trapezoidale di Savart,
ma tutti hanno fallito a causa di un’influenza negativa sulle prestazioni acustiche.

Dopo Andrea Amati, il miglioramento più significativo è rimasto quello introdotto da Stradivari, che
fu allievo di Nicolò Amati, nipote di Andrea. Stradivari raffinò gradualmente modelli di strumento e
metodi di produzione fino a raggiungere, nella produzione più matura, un risultato mai più superato e che resta tuttora resta il più amato dai solisti e il più copiato dai liutai.

Benché attentamente studiati nella struttura e nei materiali costruttivi, i violini di Amati e di
Stradivari sono ancora poco compresi per quanto concerne le qualità acustiche che contribuiscono
alla loro popolarità. Secondo Francesco Geminiani (1687-1762), violinista del periodo barocco, il tono del violino ideale dovrebbe “rivaleggiare con la voce umana più perfetta.

Per capire se i violini di Amati e Stradivari producano davvero caratteristiche acustiche simili a
quelle della voce umana, Hwan-Ching Tai e colleghi hanno utilizzato tecniche di analisi del
linguaggio parlato per esaminare le scale di 15 violini italiani antichi suonati da un violinista
professionista e quelli di otto uomini e otto donne, di età compresa tra 16 e 30 anni, che hanno intonato alcune vocali della lingua inglese.

Le analisi delle frequenze dei suoni registrati hanno rivelato che un violino Amati risalente al
1570 e un violino risalente al 1560 di Gasparo da Salò, un altro celebre liutaio italiano, riproduce
abbastanza fedelmente le proprietà del canto maschile, in particolare di bassi e baritoni, mentre
gli Stradivari hanno un suono più simile al tenore o alle voci femminili da contralto. Sembra così che l’intuizione di Geminiani fosse in qualche misura corretta.

http://www.pnas.org/cgi/doi/10.1073/pnas.1800666115

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