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Il Progetto Genoma umano

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Il Progetto Genoma umano

Tratto da “La Biologia delle Credenze: come il pensiero influenza il DNA e ogni cellula”,

del Dottor Bruce Lipton

Dopo che il DNA divenne la superstar, bisognava ancora creare il catalogo di tutte le stelle
genetiche del firmamento umano. Si arriva così al Progetto Genoma Umano, un enorme sforzo
scientifico iniziato alla fine degli anni ’80 per catalogare tutti i geni presenti negli esseri
umani.
Fin dall’inizio, il Progetto Genoma Umano si rivelò molto ambizioso. Era opinione comune che il
corpo umano avesse bisogno di un gene per fornire il modello di ognuna delle 100.000 e più proteine
diverse che compongono il nostro organismo. A queste si devono aggiungere almeno 20.000 geni
regolatori che dirigono l’attività dei geni incaricati di codificare le proteine. Gli scienziati
conclusero che il genoma umano dovesse contenere un minimo di 120.000 geni all’interno delle
ventitré coppie di cromosomi umani.

Ma non era finita lì. Stava per manifestarsi uno scherzo cosmico, uno di quegli scherzi che
periodicamente sconvolgono gli scienziati convinti di avere scoperto i segreti dell’Universo.
Pensate all’impatto della scoperta di Copernico, pubblicata nel 1543, che la terra non era il centro
dell’Universo come credevano i teologi-scienziati dell’epoca. Il fatto che la terra girasse intorno
al sole, e che neppure il sole stesso fosse il centro dell’Universo, minava gli insegnamenti della
Chiesa. Le rivoluzionarie scoperte di Copernico innescarono la rivoluzione scientifica dell’era
moderna sfidando la presunta “infallibilità” della Chiesa. La scienza finì per sostituirsi alla
Chiesa come fonte di conoscenza della civiltà occidentale per comprendere i misteri dell’Universo.

I genetisti provarono uno shock analogo quando scoprirono che il genoma umano completo consiste
approssimativamente di circa 25.000 geni invece che degli oltre 120.000 previsti [Pennisi 2003a e
2003b; Pearson 2003; Goodman 2003]. Più dell’80% del presunto e necessario DNA non esiste! I geni
mancanti si stanno dimostrando più imbarazzanti dei diciotto minuti mancanti nei nastri di Nixon. Il
concetto “un gene-una proteina” era un dogma fondamentale del determinismo genetico. Ora che il
Progetto Genoma Umano ha fatto crollare il concetto “un gene-una proteina”, le attuali teorie sul
funzionamento della vita vanno completamente accantonate. Non è più possibile credere che gli
ingegneri genetici possano, con relativa facilità, risolvere tutti i nostri problemi biologici. La
verità è che non ci sono abbastanza geni per spiegare la complessità della vita umana e delle
malattie.

Potrei sembrarvi un pivellino isterico che grida che il cielo (della genetica) sta crollando. Ma non
è necessario che crediate a quello che dico io. I grandi della genetica dicono la stessa cosa.
Commentando i sorprendenti risultati del Progetto Genoma Umano, David Baltimore, uno dei più
eminenti genetisti attuali e vincitore del Premio Nobel, sollevò il problema della complessità umana
[Baltimore 2001]: «A meno che il genoma umano non contenga altri geni invisibili ai computer, è
chiaro che non siamo più complessi dei vermi e delle piante perché abbiamo più geni. Comprendere la
causa di tale complessità – la nostra enorme gamma comportamentale, la capacità di agire
coscientemente, una notevole coordinazione di movimenti, la precisione delle alterazioni in risposta
alle mutate condizioni ambientali, l’apprendimento, la memoria, … devo ancora continuare?
rappresenta la sfida del futuro».

Come afferma Baltimore, i risultati del Progetto Genoma Umano ci costringono a prendere in
considerazione altre idee riguardo ciò che controlla la vita. «Comprendere la causa di tale
complessità… rappresenta la sfida del futuro». Il cielo sta crollando.

Inoltre, i risultati del Progetto Genoma Umano ci obbligano a riconsiderare la nostra relazione
genetica con altri organismi della biosfera. Non possiamo più ricorrere ai geni per spiegare perché
gli esseri umani sono in cima alla scala evolutiva, e ormai sappiamo che non c’è una grande
differenza tra il numero dei geni presenti nell’uomo e quelli degli organismi primitivi. Diamo uno
sguardo al tre organismi animali più studiati nella ricerca genetica: un minuscolo nematode, un
verme filiforme chiamato Caenorhabdítis elegans, la mosca della frutta e il topo da laboratorio.

Il Caenorhabditis è una modello ideale per studiare il ruolo dei geni nello sviluppo e nel
comportamento. Questo organismo, a crescita e riproduzione molto rapide, ha un corpo formato
esattamente da 969 cellule e un cervello molto semplice di circa 302 cellule. Ciò nonostante
possiede un repertorio di comportamenti unico e, soprattutto, è adatto alla sperimentazione genetica
[Blaxter 2003]. Il corpo umano, formato da oltre 50 trilioni di cellule, contiene soltanto 1500 geni
in più di questo modesto verme invertebrato composto di un migliaio di cellule.
La mosca della frutta, un altro soggetto tipicamente usato nella ricerca, ha 15000 geni [Blaxter
2003; Celniker et al. 2002]. Questo insetto, che è un organismo molto più complesso del precedente,
ha soltanto 9000 geni in più del più primitivo Caenorkabditis. Quando infine arriviamo ai topi e
all’uomo, dovremmo avere un concetto più alto dei topi o più basso degli uomini, dato che i
risultati dei progetti paralleli sul genoma rivelano che l’uomo e il topo hanno all’incirca lo
stesso numero di geni!

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