IL PARADIGMA OLOGRAFICO 1

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IL PARADIGMA OLOGRAFICO 1

da “Enciclopedia olistica”

di Nitamo Federico Montecucco ed Enrico Cheli

Un paradigma olistico scientifico

Il paradigma olografico è forse la principale base scientifico-filosofica della nuova scienza
olistica, che, partendo da dati fisico-matematici, estende la propria interpretazione all’intera
esistenza e alle dimensioni della coscienza. Il paradigma olografico si basa sul concetto di
informazione globale che lega una parte al tutto: la parte diventa un ologramma del tutto, in quanto
contiene al suo interno una raffigurazione globale dell’insieme da cui deriva. Questo, di fatto,
implica una relazione informatica continua, coerente e dinamica tra la parte e il tutto.

Agli inizi degli anni Ottanta, Ken Wilber, stimato autore di saggi sugli stati di coscienza ed
editore della rivista Revision, curava la pubblicazione di The Holografic Paradigm, un testo di
grande fascino scientifico e intellettuale a cui collaborarono David Bohm, Karl Pribram, Fritjiof
Capra, Renée Weber, Itzhak Bentov, Stanley Krippner e molti altri studiosi.

Sulla scia della critica ai paradigmi scientifici e culturali che il libro di Thomas Khun, La
struttura delle rivoluzioni scientifiche, aveva provocato, il libro di Wilber risuonava come una
prima vera alternativa concettuale attesa da tutti i liberi ricercatori. Ogni periodo storico è
caratterizzato da paradigmi differenti, dei veri modelli della realtà; le rivoluzioni scientifiche e
culturali, sostiene Khun, sono basate su un cambio di questi modelli di fondo con altri più adatti
alle presenti situazioni. Ad esempio, Einstein introduce, con la relatività, un differente paradigma
rispetto a quello newtoniano, in grado di permettere una più profonda e attuale comprensione della
realtà fisica.

Tutti i paradigmi su cui si è basata la scienza sono comunque materialisti, cioè non implicano
l’esistenza di nessun’altra dimensione oltre a quella fisica-oggettiva.

Il paradigma olografico al contrario sembra implicare una complessità teorica e una semplicità
intuitiva tale da renderlo indispensabile per spiegare e comprendere anche scientificamente una
larga parte delle relazioni tra l’Uno e il Tutto.

L’ologramma: la parte nel tutto, il tutto nella parte

Ma che cos’è l’ologramma? Cerchiamo di capirlo in modo semplice. L’ologramma nasce dal laser. Nella
produzione di un ologramma, un fascio laser puro viene fatto passare da un semispecchio, che lo
divide in due fasci identici. Il primo di questi fasci resterà puro e incontaminato, il secondo
verrà proiettato sull’oggetto da “fotografare”, che lo modificherà, riflettendolo. Poi i due fasci,
quello puro e quello modificato, si riuniscono e impressionano la lastra olografica, su cui arriva
un fascio puro e uno modificato dall’oggetto. Tra questi due fasci si viene a creare un fenomeno di
“interferenza” che appare sulla lastra olografica sotto forma di cerchi concentrici senza un senso
apparente; queste linee di interferenza contengono tutte le informazioni tridimensionali
dell’oggetto fotografato. Facendo passare un fascio laser puro dalla lastra precedentemente
impressionata si ottiene un’immagine tridimensionale dell’oggetto ripreso. Questa tridimensionalità
è il frutto della coerenza del fascio laser. Ma l’ologramma riserva ancora delle sorprese; al
contrario di una normale pellicola fotografica, in cui ogni parte contiene una relativa parte
dell’immagine, la lastra dell’ologramma contiene l’intera immagine in ogni suo punto: se la
spezziamo in cento pezzi, ogni pezzo conterrà l’intera immagine. Verranno persi particolari e
dettagli ma l’oggetto apparirà nella sua unità. Ogni punto dell’ologramma contiene quindi, in
perfetto ordine tridimensionale, tutte le informazioni dell’oggetto, proprio come una Cyber-cellula
di un organismo contiene l’intera informazione-coscienza del sistema (Cyber-animale) di cui è parte
intrinseca.

Il paradigma olografico quindi è essenzialmente un modello di relazione e di informazione globale,
un modello universale, potente e fecondo: la sua forma è naturalmente tridimensionale, come insieme
o campo, idealmente sferica, come ogni unità micro-macrocosmica. Il paradigma olografico costituisce
una delle basi teoriche che sostengono il concetto di ordine implicato di Bohm, dove tutto è
connesso e in ogni punto c’è l’immagine e l’informazione del tutto. Dalle sfere celesti del
macrocosmo agli atomi vivi della concezione greca, il paradigma olografico sembra ridare vita e
comprensione scientifica alle visioni unitarie di tutti i tempi e di tutte le culture compreso,
ovviamente, il modello Cyber.

Così l’uomo diventa un insieme, un’unità olografica che contiene in Sé la matrice dell’informazione
totale del sistema in cui è incluso (la sfera terrestre, la sfera schiacciata del sistema solare,
della galassia, e così via), e con il quale c’è un continuo scambio di informazioni e di energie; la
stessa continua relazione, simultaneamente, esiste anche con le sfere più piccole di cui è composto,
le cellule, gli atomi e le particelle subatomiche. Le cellule del nostro corpo diventano, così,
perfette unità olografiche, in quanto ognuna di esse contiene, nel DNA, l’informazione globale
dell’intera unità umana, grazie alla quale la cellula può comunicare e relazionarsi continuamente
con il sistema. I campi di applicazione dell’ologramma possono interessare ogni disciplina, dalla
fisica, all’informatica, alla biologia, alle teorie mediche, sociali e psichiche dell’uomo, alla
cosmologia.

Questo modello da tempo era atteso dalla medicina psicosomatica, dalla psicologia transpersonale e
dall’ecologia per spiegare ciò che Ermete Trismegisto nella Tavola Smeraldina esprime col concetto
Come in alto, così in basso: la relazione speculare e analogica tra la dimensione del micro e
macrocosmo, tra uno e infinito. Ogni grande filosofia e religione ha intuito questa profonda
interrelazione e interconnessione olistica tra unità e Tutto, tra anima individuale e cosmica, come
l’antico modello sacro del mandala o il concetto Brahman-Atman. Le Isa Upanishad esprimono il
concetto olografico con questo Sutra:

Quello è il Tutto
Questo è il Tutto
dalla Totalità emerge la Totalità
la Totalità viene dalla Totalità
e la Totalità comunque rimane

Il paradigma olografico – una nuova prospettiva della realtà
a cura di Emanuele De Benedetti

Il neuroscienziato Karl Pribram di Stanford e il fisico David Bohm, dell’università di Londra, hanno
proposto una teoria associata, che potrebbe spiegare le esperienze trascendentali, gli eventi
paranormali e le normali stranezze della percezione. Le implicazioni in ogni aspetto della vita
umana, nonché per la scienza, sono così profonde che abbiamo dedicato un intero numero
all’argomento.

Si avvera la predizione di un sistema teorico, atteso da lungo tempo, che, basato sulla matematica,
avrebbe stabilito il supernaturale come parte della natura.

Secondo questa teoria i nostri cervelli costruiscono matematicamente la realtà “concreta”,
interpretando frequenze da un’altra dimensione, una dimensione di realtà primaria strutturata e
significativa che trascende lo spazio/tempo. Il cervello è un ologramma che interpreta un universo
olografico.

Fenomeni come gli stati non ordinari di coscienza (che riflettono stati non ordinari del cervello)
sarebbero dovuti a una sintonizzazione letterale alla matrice invisibile che genera la realtà
“concreta”. Si renderebbe possibile l’interazione con la realtà a livello primario, dando così
spiegazione della precognizione, della psicocinesi, dei processi di guarigione, della distorsione
del senso del tempo, dell’apprendimento rapido… e dell’esperienza di “essere uno con l’universo”,
della convinzione che la realtà ordinaria è un’illusione, delle descrizioni del vuoto come
paradossalmente pieno. I taoisti dicono: “Il reale è vuoto e il vuoto è reale”.

Per parecchi anni coloro che si interessavano alla coscienza umana hanno parlato con speranza di un
“paradigma emergente”, una teoria integrale che avrebbe incluso i punti più alti della scienza e
dello spirito. Ecco una teoria che sposa biologia e fisica in un sistema aperto: il paradossale
paradigma senza confini che la nostra scienza schizofrenica ha invocato.

Judith Groch, nel suo libro ‘You and Your Brain’, del 1963, osservava che gli eventi paranormali
potevano essere ignorati perché non erano convenienti nel contesto della nostra conoscenza.
Einstein, incapace di riconciliare le incoerenze all’interno della fisica newtoniana, “aprì una
porta teorica attraverso cui gli scienziati si precipitarono a inseguire la conoscenza che si
trovava dall’altra parte.” Groch suggerisce che il cervello ha aspettato il suo Einstein.

Sembra giusto che un paradigma radicale, soddisfacente, sia nato da Karl Pribram, neuroscienziato,
amico di Alan Watts… di David Bohm, il fisico teorico, di Krishnamurti e collaboratore di
Einstein.

Che cos’è l’olografia?

L’olografia è un metodo di fotografia senza lenti dove la luce emessa da un laser viene divisa in
due. Una parte viene fatta incidere su un oggetto mentre l’altra rimane inalterata. I due raggi
vengono poi fatti incidere sulla stessa lastra fotografica dando così luogo a delle frange di
interferenza (la luce che ha colpito l’oggetto ha avuto un cambiamento di fase).

Quando la lastra fotografica impressionata (l’ologramma) viene fatta attraversare da una luce laser
si ricrea l’immagine originale. L’immagine è tridimensionale, cioè un osservatore può girarci
attorno e vedere i particolari delle diverse angolazioni.

Sulla lastra appaiono delle configurazioni a spire prive di senso.

Proprietà fondamentale: un qualunque pezzo dell’ologramma può rigenerare l’intera immagine, (anche
se si perde in risoluzione se si usa un pezzo piccolo della lastra).

L’ologramma è un modello per una nuova descrizione della realtà

Il fisico David Bohm dice che l’ologramma è un punto di partenza per una nuova descrizione della
realtà: l’ordine implicato. La realtà classica era focalizzata su manifestazioni secondarie,
l’ordine esplicato delle cose, non sulla loro sorgente. Queste manifestazioni secondarie vengono
estratte da un flusso intangibile, invisibile, che non è fatto di parti separate ma è una
interconnessione inseparabile.

Bohm dice che le leggi fisiche primarie non possono essere scoperte da una scienza che tenti di
dividere il mondo in parti.

Ci sono implicazioni convergenti nel paradigma che afferma che il cervello impiega un processo
olografico per estrarre (astrarre) (i suoi contenuti) dal terreno olografico. I parapsicologi hanno
cercato invano l’energia che poteva trasmettere la telepatia, la psicocinesi, l’energia dei
guaritori, ecc. Se questi eventi emergono da un vasto campo di frequenze che trascende lo spazio e
il tempo essi non hanno bisogno di essere trasmessi perché sono potenzialmente simultanei e presenti
ovunque. (Lo spazio e il tempo verrebbero a crearsi nell’ordine esplicato come effetto del
funzionamento olografico del cervello, dell’osservatore. Nella matrice originale del campo delle
frequenze tutto è copresente e interconnesso, cioè in ogni punto c’è già un immagine olografica del
tutto sia in termini spaziali che temporali.

I cambiamenti dei campi magnetici, elettromagnetici o gravitazionali e i cambiamenti delle
configurazioni elettriche del cervello sarebbero solo manifestazioni superficiali, dei fattori
soggiacenti non misurabili. J.B. Rhine, pioniera della parapsicologia moderna, dubitava che questa
energia sarebbe stata trovata, lo psicologo Lawrence le Shan, autore di ‘Alternate Reality’, crede
che l’energia sia un concetto meno utile, per quanto riguarda le guarigioni psichiche, che non il
concetto di risonanza, di una certa fusione di identità.

La realtà primaria potrebbe essere un vasto campo di frequenze

La realtà è il prodotto di una matrice invisibile?

In una conferenza a Huston, Karl Pribram ha affermato: “Ci troviamo, forse, nel mezzo di un
cambiamento di paradigma che abbraccerà tutte le scienze.” Ha poi spiegato la teoria poliedrica che
potrebbe spiegare la realtà sensoriale come un “caso speciale”, costruita dalla matematica del
cervello ma estratta da un vasto campo al di là dello spazio e del tempo, dove esistono solo
frequenze. La teoria potrebbe spiegare tutti quei fenomeni che sembrano contraddire le attuali leggi
scientifiche dimostrando che le restrizioni che impongono sono esse stesse un prodotto delle nostre
costruzioni percettive. La fisica teorica ha già dimostrato che gli eventi a livello subatomico non
possono essere descritti in termini meccanici.

Pribram, ricercatore molto influente nel campo dei meccanismi del cervello, ha accumulato per una
decina di anni prove secondo cui la struttura profonda del cervello è essenzialmente olografica,
funziona cioè in modo analogo al processo fotografico senza lenti per cui Dennis Gabor ha ricevuto
il premio Nobel.

La teoria di Pribram ha raccolto sempre più consenso e non è stata seriamente messa in dubbio.
Un’impressionante insieme. di ricerche, compiute in molti laboratori hanno dimostrato che le
strutture del cervello vedono, sentono, odorano, gustano e toccano per mezzo di un analisi
matematica sofisticata di frequenze spaziali e temporali. Una strana proprietà sia dell’ologramma
che del cervello è la distribuzione dell’informazione su tutto il sistema, ogni frammento è
codificato in modo da poter riprodurre l’informazione del tutto.

Malgrado il modello olografico abbia generato risposte utili, ha anche fatto nascere un
interrogativo che continua a perseguitare Pribram. Chi sta guardando l’ologramma? Chi è “il piccolo
uomo dentro il piccolo uomo” quello che Arthur Koestler chiama “il fantasma dentro la macchina?”

Dopo essersi lambiccato per un po’ su questo problema Pribram decise che se la domanda ha
perseguitato tutti fin dai tempi di Aristotele forse era una domanda sbagliata. Così si è chiesto:
“E se il mondo reale non fosse per niente fatto di oggetti veri Se fosse un ologramma?” Alcuni
colloqui con suo figlio, un fisico, lo hanno condotto a scoprire le teorie di David Bohm. Con grande
eccitazione Pribram ha scoperto che Bohm ha fatto l’ipotesi che la natura dell’universo potrebbe
essere simile a un ologramma, un vasto campo di frequenze e di potenzialità che sottostanno
all’illusione di concretezza. Bohm ha sottolineato che sin da Galileo la scienza ha oggettivato la
natura guardando attraverso delle lenti. Pribram è stato colpito dal pensiero che la matematica del
cervello potrebbe essere “una forma più rozza di lente”. Forse la realtà non è quello che vediamo
coi nostri occhi. Se non avessimo quella lente potremmo conoscere un mondo organizzato nel vasto
campo delle frequenze. Senza spazio, senza tempo, solo eventi. È possibile che la realtà venga
“letta”, estratta, fuori da quel vasto campo? L’esperienza trascendentale suggerisce che ci deve
essere un accesso al dominio delle frequenze, alla realtà primaria.

“E se ci fosse una matrice che non si oggettiva a meno che noi non le facciamo qualcosa?” Le
rappresentazioni del cervello, le sue astrazioni, potrebbero essere identiche con uno stato
dell’universo. Pribram ha inoltre sottolineato le intuizioni straordinarie dei mistici e degli
antichi filosofi precedenti alle prove scientifiche dei secoli successivi. Un esempio è la
descrizione metafisica della ghiandola pineale come il terzo occhio. Recentemente è stato trovato
che la pineale potrebbe essere una specie di super ghiandola, perché la secrezione della melatonina
regola l’attività della pituitaria, fino ad oggi considerata la ghiandola principale, del cervello.

Il filosofo del diciottesimo secolo Leibniz ha descritto un sistema di monadi che coincide in modo
incredibile col nuovo paradigma. La sua scoperta del calcolo integrale ha permesso a Gabor di
inventare l’ologramma due secoli più tardi.

Pribram si chiede: “Come hanno fatto queste idee a nascere millenni prima che avessimo la matematica
adatta a capirle? Forse nello stato olografico, nel vasto campo delle frequenze, 4000 anni sono
soltanto ieri.

La filosofia orientale è già penetrata nel pensiero occidentale nel passato. Ogni tanto abbiamo di
queste intuizioni che ci portano indietro all’infinito. Se questa volta queste intuizioni faranno
presa o se ancora una volta dovremo allontanarcene, dipende da noi. Lo spirito dell’infinito può
diventare parte della nostra cultura e non una cosa ‘un po’ eccezionale’.

I paradossi di Pribram: Come fa il cervello a conoscere?

La ricerca e la teoria di K. Pribram abbracciano tutta la ricerca nella coscienza umana:
apprendimento e disordini nell’apprendimento, significato, percezione, intenzione, paradossi della
funzione del cervello. Elenchiamo alcuni dei concetti chiave:

– I complessi strumenti matematici del cervello potrebbero dipendere dalle interazioni alle
giunzioni tra le cellule (sinapsi) via una rete di fibre sottili sulle diramazioni degli assoni. Gli
impulsi nervosi in questa rete di sottili fibre nervose si manifestano in onde lente che hanno la
capacità di elaborare la matematica del sistema. (Altri ricercatori hanno fatto l’ipotesi che il
ritmo delle onde alfa del cervello sia un dispositivo temporale necessario per questo tipo di
elaborazione matematica).

– L’informazione potrebbe essere distribuita nel cervello come un ologramma. Il cervello
apparentemente, oltre alle sue connessioni digitali o lineari di tipo computer, ha anche una
capacita di elaborare in parallelo che suggerisce un modello ottico simile all’ologramma, mentre le
connessioni si formano con cammini attraversati dalla luce. Una distribuzione simile a quella
dell’ologramma spiegherebbe anche come mai una memoria specifica non ha una collocazione precisa ma
è distribuita su tutto il cervello.

– Una specie di effetto stereo dei segnali sensoriali, auditivi, cinestesici, ecc., focalizza la
percezione sensoriale nello spazio, proprio come autoparlanti stereo bilanciati in modo che il suono
sembri provenire da un punto mediano tra di loro.

– Pribram ipotizza che l’esperienza trascendentale implichi un qualche genere di proiezione. Le sue
osservazioni sulle esperienze trascendentali suggeriscono un possibile ruolo di un centro dei
circuiti nell’amigdala, che controlla l’unione dei meccanismi di feedback e di feedforward nel
cervello. Questi circuiti sono, come ha fatto notare, il sito di disturbi patologici e di esperienze
di “deja-vu” e di “consapevolezza senza contenuto” degli stati mistici.

– Crede inoltre che i neuropeptidi siano in regolatori dei trasmettitori del cervello e che
rappresentino un aspetto rivoluzionario nella comprensione del meccanismo del cervello.

– Pribram non pensa che le esperienze mistiche siano più strane di altri fenomeni quali la
depressione selettiva del DNA nella morfogenesi delle diverse parti di un organismo.

Aggiunge inoltre che “gli scienziati più produttivi sono pronti e in grado di difendere lo spirito
come un qualunque dato sperimentale. La scienza come è stata concepita originariamente è perseguire
la comprensione. I giorni del tecnocrate dal cuore freddo e la testa dura sono contati”.

– Non esiste la metafora, secondo Pribram oppure tutte le metafore sono vere, in un certo senso.
“Tutto è isomortifoco” (Nella filosofia orientale “come in alto così in basso”). Forse oggi stiamo
vivendo gli effetti di un ologramma sociale, una configurazione organizzata di interconnessione di
individui. La sincronicità, le coincidenze significative, hanno senso in un universo olografico,
pieno di significato. Pribram propone che le distribuzioni casuali siano basate su principi
olografici e siano quindi determinate (tale ipotesi è perfettamente coerente con la moderna teoria
del caos, n.d.T.). “L’incertezza nell’accadimento degli eventi è solo superficiale…” Ci sono
simmetrie sottostanti, non sono eventi puramente casuali.

Le implicazioni della teoria toccano tutti gli aspetti della vita umana

La nuova teoria ha implicazioni sorprendenti per il potenziale dell’individuo di influenzare la sua
vita, la sua realtà, è un impressionante forza unificante delle ricerche più disparate sulla
coscienza.

Apprendimento: gli educatori conoscono da tempo l’ansietà che mina la capacità di apprendimento. A
giudicare dall’attività delle onde del cervello, l’ansietà è come uno stato statico, aritmico,
rumoroso. I metodi di insegnamento dovrebbero facilitare negli studenti stati di rilassamento
armoniosi, usando tecniche di centering, di meditazione, di biofeedback o di persuasioni
semiipnotiche con musica e respiro.

Una comprensione più profonda del cervello come analizzatore complesso di frequenze potrebbe creare
un maggior rispetto per le differenze individuali negli stili di apprendimento.

Salute: viene messa in evidenza la responsabilità individuale della propria salute una volta che
diventi chiaro che c’è possibilità di accesso al dominio primario della realtà che crea uno stato di
benessere o di malattia. Questo non significa che i fattori ambientali non siano importanti: i
nutrienti, la luce, la ionizzazione e il suono influenzano la salute a livello delle frequenze.

Tecniche di guarigione che combinano l’immaginazione con gli stati non ordinari di coscienza, cioè
training autogeno, meditazione, ipnosi, psicosintesi, acquistano significato se l’immagine
interagisce con uno stato che include tutte le possibilità dovunque e simultaneamente. Questo
potrebbe riassicurare i pazienti scettici e risparmiare il costo del placebo!

Psicoterapia e religione: Le descrizioni figurate di un senso di fluidità, come in amore nella
gioia, nella fiducia e nei processi creativi, può veramente riflettere stati di coscienza in
risonanza con l’aspetto olistico “ondulatorio” della realtà. L’ansietà, la rabbia e la sensazione di
essere bloccato, rappresenterebbero stati frammentari.

Trasformazione personale: Le trasformazioni personali profonde coincidono con un sintonizzarsi sulle
simmetrie soggiacenti all’universo? Le ricerche sulla coscienza hanno già correlato l’attività del
sistema limbico del cervello con questo tipo di esperienze. Il termine ‘trascendenza’ potrebbe
dimostrarsi una descrizione letterale. Una specie di relazione di fase tra due processi cerebrali
che in genere sono considerati mutuamente esclusivi: quello analitico e quello olistico (come onde e
particelle), l’intellettuale e l’intuitivo.

Attenzione: la consapevolezza focalizzata si correla realmente con uno stato di armonia universale?
L’attenzione è un processo poco capito. Alcuni pazienti di biofeedback curano le emicranie facendo
salire la temperatura delle loro mani, alcuni l’abbassano. I ricercatori cominciano a credere che la
qualità dell’attenzione potrebbe essere più importante che non l’apprendimento dell’autocontrollo
fisiologico.

Filosofia e evoluzione: I’idea di Teilhard de Chardin di una noosfera, una rete invisibile di
coscienza planetaria che si evolve globalmente (vedi il recente, e antico, concetto di Gaia, n.d.T.)
è interessante alla luce della nuova teoria. E così lo è la vecchia idea esoterica di un’età
dell’oro secondo cui esistono altre dimensioni delle realtà a frequenze non normalmente percettibili
ai nostri sensi. Arte: l’apparente universalità delle qualità estetiche potrebbe riflettere una
simmetria soggiacente, frequenze, relazioni di fase a cui il nostro cervello risponde (si potrebbe
obiettare che i canoni estetici sono molto culturali e niente affatto universali, teniamo presente
ciò che spesso, quando la persona che fruisce di una particolare forma estetica è aperta al di là
dei propri condizionamenti particolari e riesce a spaziare su tutta la gamma mondiale). La musica
classica viene usata sempre più spesso per alterare lo stato di coscienza. Un fisico ha fatto
l’ipotesi che i grandi accordi della musica di Beethoven stimolino i chakra.

continua…

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